Buonanotte, signor Mao

di Silvia Napoli

Un titolo allusivo e tutto da sciogliere, ci introduce nel mondo erratico di Gabriele Battaglia, certamente talentuoso giornalista free lance, autore ugualmente freelance della propria stessa biografia che intravediamo come in filigrana attraverso i molteplici incontri che la costellano. Un reporter che ha quasi l’aria di essere li per caso e invece è mosso da intenzioni ben precise che ci vengono dichiarate da subito, nella amara ricostruzione dei fatti di Genova che fanno da prologo al libro.

Dunque un reporter con un passato, dal quale fuggire per provare a capire di più e che rimane come in certi romanzi americani invischiato nella stessa materia della sua investigazione: il volto bifronte della globalizzazione, nei suoi aspetti più contraddittori e meno indagati. Un tema di fondo che forse non si erano dati con queste caratteristiche, tutti gli autori antecedenti e anche recenti di saggistica, reportage e fiction di viaggi che vi possono venire in mente, italiani o stranieri e che, specialmente e anche con grande successo si sono dedicati e dedicate all’Estremo Oriente.

Il volume esce per Milieu edizioni, piccola casa editrice indipendente e agguerrita con una mission curiosa da declinare, quella di gettare uno sguardo su devianze e marginalità per recuperare, si direbbe, un certo romantico ribellismo cosi difficile da rintracciare se non in certi gialli marsigliesi o di Carlotto, a fronte di un panorama sociopolitico attuale che ha come skyline una guerra per scaramucce tra bande telematiche.
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Legge urbanistica in Emilia Romagna: ecco perché è un fallimento, a iniziare dalla legalità

di Lorenzo Carapellese, urbanista

Gli obiettivi dichiarati della nuova legge urbanistica sono quattro: saldo zero di suolo, riqualificazione degli edifici, semplificazione della disciplina urbanistica e controllo della legalità.

A partire da quest’ultimo obiettivo, sorge il dubbio che dalla legge urbanistica 47/78 alla legge 20/2000 e sino ad ora ci sia stata tanta illegalità diffusa su tutta la regione sì da spingere il legislatore ad enunciare così pomposamente il principio del “controllo della legalità” probabilmente perso in tutti questi anni ( a suo parere). Come se mettere per iscritto il principio del “controllo di legalità” questa sia assicurata cosicché con questa logica potremo fare tutte le prossime future leggi e mettere mano a quelle esistenti: basta mettere che nella legge per pesatura delle alici e quella per la sanità, così come quella per la legge elettorale “ci sia il controllo della legalità”. Cantone può iniziare a fare gli scatoloni e chiudere l’agenzia che dirige.

L’impressione è che “il controllo della legalità” sarà determinato da di ricorsi e litigi delle aule dei tribunali di tutta l’Emilia Romagna vista la contraddittorietà con la legislazione vigente in cui articolo dopo articolo si sfarina questa legge di sviluppo edilizio. La nuova proposta di legge è però perentoria: non si potrà costruire più del 3%. Fatti salvi però i 250 chilometri quadrati già inseriti nei piani esistenti che ovviamente , nella migliore prassi , sono da considerarsi “diritti acquisiti”, come i vitalizi e le pensioni d’oro. Inoltre quel solo 3% di superfice in più ammessa rappresentano altri 70 chilometri quadrati, che nelle città di Ferrara, Modena, Parma, Ravenna, Reggio Emilia è stato calcolato sarebbero equivalenti a due chilometri quadrati per ognuna di ulteriori espansioni, corrispondenti ad altri ventimila abitanti o diecimila posti di lavoro per città.
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