La razzializzazione dei diritti per decreto

di  Elizabeth Arquinigo Pardo La legge in discussione per regolarizzare i migranti concede diritti fondamentali solo in forma temporanea a chi in questo momento è utile al lavoro agricolo e di cura. Una logica razzista che mantiene lavoratrici e lavoratori sotto ricatto Nonostante il lavoro in nero, caratterizzato da sfruttamento, assenza di diritti, ricattabilità e […]

La bomba sociale dell’economia sommersa

di Isaia Sales Nella storia le grandi tragedie hanno sempre svolto una doppia funzione: una aggregante, di avvicinamento cioè tra le persone sottoposte allo stesso dramma collettivo, l’altra disgregante. Mi riferisco, cioè, al diverso impatto che gli stessi eventi (guerre, malattie, epidemie, terremoti, alluvioni, etc,) possono causare a seconda dello stato di salute delle persone, […]

Soma Coal Mining Company - Foto revolution-news.com

Kemal, il minatore quasi bambino morto di lavoro nero nella Turchia moderna

di Loris Campetti

Si chiamava Kemal, proprio come il padre della Turchia moderna, Ataturk. Aveva 15 anni, il suo corpo senza vita, nero di carbone, è stato portato fuori dalla miniera di Soma insieme a quello di altri 282 compagni di lavoro e di sventura. E sono più di cento i minatori ammazzati dalla Soma Coal Mining Company e dal governo di Recep Tayyip Erdogan che i soccorritori non sono ancora riusciti a riportare alla luce, una luce che non potranno mai più vedere.

Kemal è morto per asfissia. Poco più che bambino era stato gettato, senza contratto, in nero come il colore del carbone, nelle viscere della terra dal padrone della miniera che poco prima della strage, con orgoglio aveva dichiarato: dopo la privatizzazione il rendimento è esploso grazie all’abbattimento del costo del lavoro. Il partito islamista al governo aveva appena detto no alla richiesta dell’opposizione socialdemocratica di avviare un’inchiesta su quella maledetta miniera, nessun problema di sicurezza aveva detto Erdogan, e poi si sa che i minatori sono destinati a morire. Apprendiamo da un bel reportage di Marco Ansaldo su Repubblica che un deputato islamista aveva detto che “insh Allah”, nella miniera non sarebbe successo nulla di male, “nemmeno sangue dal naso”.

Eccola la Turchia moderna, che assomiglia alla moderna Cina dove le vittime delle miniere sono ancora oggi a migliaia, alcune ufficiali, altre clandestine perché sono in tanti i poveracci che vanno a scavare negli ultimi filoni di carbone in miniere chiuse dal governo. Nella nuova Romania, invece, i morti di miniera sono drasticamente diminuite dopo che il governo postcomunista, una quindicina d’anni fa, aveva licenziato 100.000 (centomila) “musi neri”, lo chiedeva l’Europa per aprire le porte dell’Unione, mentre la Nato aveva già allungato le sue mani nel paese uscito a pezzi dall’era Ceausescu.
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