Tag Archives: lavoratori

Lavoratori dipendenti: i permessi retribuiti di cui possono usufruire

Con questo articolo, inizia una serie di interventi sul lavoro e sui diritti dei lavoratori curata da Sergio Palombarini, avvocato giuslavorista.

di Sergio Palombarini

Esistono diversi permessi di cui i lavoratori dipendenti possono usufruire. A volte non sono conosciuti in modo completo, e quindi può accadere che non li si utilizzi quando invece se ne avrebbe diritto. Vediamo di fare un riepilogo dei diversi tipi.

Permessi sindacali. È l’ipotesi più conosciuta. Sono disciplinati dal titolo III dello Statuto dei Lavoratori. In particolare rilevano gli articoli 23 e 24:

  • Art. 23 (Permessi retribuiti): “I dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui all’articolo 19 hanno diritto, per l’espletamento del loro mandato, a permessi retribuiti. Salvo clausole più favorevoli dei contratti collettivi di lavoro hanno diritto ai permessi di cui al primo comma almeno:
    • a) un dirigente per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che occupano fino a 200 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;
    • b) un dirigente ogni 300 o frazione di 300 dipendenti per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che occupano fino a 3.000 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;
    • c) un dirigente ogni 500 o frazione di 500 dipendenti della categoria per cui è organizzata la rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero di cui alla precedente lettera b).

    I permessi retribuiti di cui al presente articolo non potranno essere inferiori a otto ore mensili nelle aziende di cui alle lettere b) e c) del comma precedente; nelle aziende di cui alla lettera a) i permessi retribuiti non potranno essere inferiori ad un’ora all’anno per ciascun dipendente.

Memoria e immaginario: storia operaia (orale) tra racconto degli eventi e racconto come evento

di Gioacchino Toni

Il volume di Alessandro Portelli La città dell’acciaio. Due secoli di storia operaia, nato dall’accorpamento di Biografia di una città (1985) e Acciai Speciali (2008), riesce a dar conto di diverse trasformazioni: dell’universo ternano che da rurale diviene prima industriale poi postindustriale; della storia orale che nel periodo che intercorre tra i due saggi qui riuniti da marginale è stata prima accettata e poi, forse, suggerisce l’autore, persino eccessivamente celebrata; del linguaggio degli intervistati che da «epico, vernacolare, intriso di politica, di identità e organizzazione di classe» dei più anziani, alcuni nati nel lontano 1890, diviene «ironico, disincantato, spoliticizzato, più istruito ma non meno arrabbiato» nei più giovani, specie quelli nati dopo il 1980; del registro orale che muta in scrittura e che da privato, nel divenire libro, si trasforma in racconto pubblico; dei nudi fatti storici che si modificano mescolandosi con i sogni e i desideri di chi li racconta.

Se la prima parte di questo immenso lavoro è incentrata su Terni, la seconda si apre ad una dimensione globale che tocca anche gli stabilimenti ThyssenKrupp di Nashik in India, di Ibirité e San Paolo in Brasile e di Johannesburg in Sudafrica. Nelle oltre quattrocento pagine del volume si dipana un affascinante e coinvolgente lungo viaggio tra i racconti operai meritoriamente e sapientemente raccolti e tradotti in forma scritta da Portelli che dedica l’apertura agli aspetti metodologici su cui è costruito il lavoro e ad alcune problematiche inerenti la storia orale.

Picchetto Cgil alla Castelfrigo contro altre 21 assunzioni esterne

di Massimo Franchi

Sotto la pioggia mista a neve da ieri mattina alle 4 e 30 una cinquantina di lavoratori degli appalti Castelfrigo aiutati dal personale delle Camere del lavoro Cgil del modenese stanno bloccando gli accessi dei tir in uscita e in entrata dall’impresa di carni di Castelnuovo Rangone.

La prima volta di un «picchetto» Cgil – sebbene limitato all’ingresso delle merci e non alle persone – è dovuto all’ennesima provocazione della proprietà. Che lunedì ha assunto i primi 6 dipendenti (di un gruppo già definito di 21) lasciando sul piazzale i 75 lavoratori che da mesi protestano denunciando il sistema delle cooperative spurie e degli appalti con cui la Castelfrigo ha prosperato sfruttando un taglio del costo del lavoro che gli esperti calcolano nell’ordine del 30 per cento, sfruttato poi da grandi marchi come Montorsi, Casa Modena, Veroni.

Il clima davanti all’azienda è molto teso. I lavoratori e la Cgil si sono organizzati in questo modo: «siamo una cinquantina suddivisi in turni sulle 24 ore, dobbiamo controllare tre cancelli – spiega Umberto Franciosi, segretario regionale della Flai Cgil – oggi abbiamo bloccato 7 autotreni dentro con la produzione da consegnare e 4 autotreni fuori con materie prime (pancette, gola e lardi), presto la produzione si bloccherà per mancanza di materiale. La Digos è già venuta, chiamata dall’azienda: ci aspettiamo che torni in tenuta antisommossa».

Amazon brevetta il bracciale elettronico. “Pagati per lavorare, non per pensare”, come un secolo fa

di Francesca Fornario

“Voi siete pagati per lavorare, non per pensare; c’è qualcun altro che è pagato per questo”. È quel che spiegava poco più di un secolo fa a un operaio Frederick Winslow Taylor, campione di tennis e primo classificato agli Us Open del 1881 in coppia con il cognato Clarence Clarke; campione di golf volato a rappresentare gli Stati Uniti d’America alle olimpiadi di Parigi del 1900, ingegnere e inventore del “taylorismo”, la teoria sull’efficientamento del ciclo produttivo che prometteva di eliminare in un colpo solo i movimenti superflui del lavoratore e il conflitto di classe ottenendo “il massimo dei benefici per i dipendenti, i dirigenti e i proprietari di azienda”.

“Il preciso risultato dell’applicazione di queste teorie è la riduzione della necessità di pensiero da parte degli operai”, chiosava entusiasta il suo emulo Henry Ford, che ha tradotto le teorie del campione di tennis e golf Frederick Winslow Taylor nella catena di montaggio.

A esonerare i lavoratori dall’esercizio del pensiero ci pensa oggi Amazon. Il colosso dell’e-commerce ha brevettato i “bracciali intelligenti” legati al polso dei lavoratori per monitorare la correttezza e la rapidità ogni singolo movimento e avvisare con una vibrazione in caso di errore o ritardo. Riporta la notizia il sito GeekWire. Per ora non ci sono indicazioni da parte di Amazon sui tempi di utilizzo del brevetto, ma il confine tra “uno strumento che serve a rendere il lavoro più efficiente”, come dice l’azienda, e una forma di controllo che si sostituisce ai metodi già molto pervasivi denunciati da molti dipendenti di Amazon è labile anche dal punto di vista legale.

Ma come fanno gli operai

di Mauro Chiodarelli

Se vuoi ancora sentire parlare i lavoratori, operai e non, devi aspettare un libro Loris Campetti. Implacabile, ci ricorda che esistono che stanno sempre peggio e sono sempre più soli. Solitudine causata da un sistema politico ed anche sindacale, che non solo non li tutela o non è più in grado di farlo, ma che spesso “volutamente” non li vede o non li vuole vedere.

Nel suo nuovo libro, Ma come fanno gli operai (Manni editore), si intrecciano diverse storie, dalla Luxottica, alla Fincantieri, ai “pedalatori” di Foodora, alle coop reggiane miseramente fallite in mano ai “bocconiani”, ed altre ancora.

Non c’è lieto fine, non c’è all’orizzonte il sol dell’avvenire, ma il senso forte di una resistenza e di una lotta quotidiana individuale che vuole sopravvivere alla fine della lotta di classe. Attraverso le parole e le esperienze dei lavoratori, operai e non, vecchi e giovani, “tutelati” e “atipici” (ma chi lo avrà inventato questo termine idiota, come se la fatica avesse sfumature diverse) comprendi il perché di una disfatta frutto di anni di incapacità elaborazione e di ripensamento di strategie sia politiche che sindacali.

Castelfrigo, il distretto delle carni: finte coop, stranieri sotto ricatto

di Giulia Zaccariello

Lavorare per 10, 12 ore, a volte addirittura 14. In un solo giorno. Con pause per il bagno conquistate con fatica, quasi fosse una concessione, mentre quintali di carne scorrono veloci sul nastro: i ritmi impongono a ciascun operaio di pulire decine, anche centinaia di pezzi. Sono questi i racconti che fanno da sfondo alla protesta degli ormai ex-operai in appalto della Castelfrigo, azienda di Castelnuovo Rangone, in provincia di Modena, dove si sezionano parti di maiali, in particolare pancette e gole.

Qui i lavoratori lasciati a casa nell’autunno del 2017 dalle coop Work Service e Ilia D.A (a cui la Castelfrigo aveva dato in appalto i servizi di logistica) hanno superato il 90esimo giorno di sciopero. E da oltre un mese stanno vivendo, giorno e notte, davanti allo stabilimento, nelle tende montate dalla Flai-Cgil, dandosi il cambio per il presidio notturno e combattendo il freddo umido che punge la pianura, allungando le mani su una sorta di bidone stufa, utile anche per scaldare il cibo.

Sono tutti stranieri, arrivano in gran parte dall’Albania, dal Ghana, dalla Costa d’Avorio e dalla Cina. “Perché accettiamo queste condizioni? Il più grande problema di uno straniero è rinnovare il permesso di soggiorno e per farlo abbiamo bisogno di un contratto. È un ricatto”. E così spesso firmano di tutto, diventano soci o addirittura presidenti delle cooperative. Lulja Harum, 30enne albanese, ad esempio, è stato per molto tempo presidente di una cooperativa a sua insaputa.

Amazon, le sette sorelle del silicio e gli algoritmi: il lavoro nel nuovo Millennio

Di seguito pubblichiamo la premessa e il pdf scaricabile dell’ultimo lavoro di Luigi Agostini, coordinatore della Fondazione Isscon. Si parla di digitale, ma anche di lavoro e sfruttamento del lavoro, in nuove forme. Per questo è un importante testo per fare il punto della situazione.

di Luigi Agostini

Premessa

La lotta dei lavoratori di Amazon di Piacenza rompe un incantesimo e apre una nuova epoca. Amazon è una delle sette sorelle del silicio, i signori della Rete; cosi sono chiamate le nuove multinazionali dell’informatica. I signori del silicio stanno sostituendo le antiche sette sorelle del petrolio nel dominio del mondo. La determinazione dei ritmi e delle modalità di lavoro in Amazon, come in tante altre imprese, è affidata ad un algoritmo: l’algoritmo ha assunto anche il ruolo del vecchio Capo cottimo.

Il nuovo “duopolio” tra Amazon e Poste

di Vincenzo Vita

Pensate alla massima di Adriano Olivetti, in base alla quale tra il vertice di un’azienda e l’ultimo assunto il rapporto stipendiale doveva rimanere nella forbice dieci a uno. Ora, quale proporzione corre tra il patron di Amazon Jeff Bezos e un addetto ai pacchi a domicilio che corre a tutte le ore per l’imponente impresa dell’infosfera? Forse neanche è calcolabile.

La distribuzione e la logistica sono uno dei punti salienti dell’architrave del capitalismo delle piattaforme. Insomma, il tema delle poste, ben lungi dall’essere un residuo del passato, è un punto chiave nella geopolitica dei sistemi. Ecco perché, quindi, uno degli Over The Top -Amazon, che ha puntato enormemente sul commercio elettronico – si è strutturato (anche) come enorme servizio di recapito dei pacchi. Si è imposto con la forza dei fatti compiuti e delle economie globali, non certamente nel rispetto del diritto.

Non a caso, lo scorso dicembre l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dal 2012 anche autorità postale, ha diffidato il gruppo sovranazionale. Quest’ultimo svolge l’attività attraverso una miriade di piccole società senza averne titolo formale. Il tutto si risolve in una concorrenza sleale, già passibile di sanzione.

Lavoratori e consumatori: uniti nella lotta

di Luigi Agostini, coordinatore Fondazione Isscon

Nelle tre vertenze più note degli ultimi tempi – Amazon, Ikea, Melegatti -, è emersa una comune e fondamentale novità: l’ingresso del consumatore nella arena delle relazioni industriali. Cosi sintetizza D. DiVico, nell’editoriale del Corriere della Sera del 13 dicembre scorso il significato più emblematico di tali esperienze.

Va sottolineato che tali vertenze parlano più che di presente-passato, di presente-futuro: la vertenza Amazon sembra addirittura annunciare una nuova epoca, i termini del conflitto sociale del futuro in una delle aziende leader del capitalismo digitale. Il dato nuovo che va sottolineato da parte nostra, è che il successo di tali lotte è dovuto anche dalla di scesa in campo dei consumatori. La discesa in campo dei consumatori ha evitato l’isolamento di tali lotte, isolamento ricorrente negli ultimi anni.

Il sindacato, racconta DiVico, ha perfino conquistato simpatie dentro la community degli innovatori, community che rappresenta il nocciolo duro degli utilizzatori del servizio Amazon. La “ipertecnologica” Amazon, la “democratica” Ikea, immagini aziendali costruite con un investimento di tali e tante risorse pubblicitarie e sapienza mediatica che avrebbero dovuto metterle al riparo da iniziative veterosindacali – ritenute cosi dai vertici aziendali e non solo -, si sono dovute scontrare anche con un secondo fronte, il fronte dei consumatori.

Black Friday: quando l’uomo-lavoratore si allea con l’uomo-consumatore. Cioè con sé stesso

di Antonello Mangano

Il grande capolavoro del capitalismo contemporaneo non è la contrapposizione tra i lavoratori, né quella tra migranti e autoctoni (storia vecchia ma sempre funzionante) ma quella – nuova – tra l’essere umano e sé stesso. Così l’uomo consumatore è in competizione e si scontra con l’uomo lavoratore. Anche se si tratta della stessa persona.

Ci arrabbiamo a morte se non ci fanno il contratto a tempo indeterminato ma ci consoliamo con un volo a 9,99 euro. Vogliamo un’assunzione come dipendenti ma compriamo pelati di pomodoro da 60 centesimi.

Il low cost, dal punto di vista del capitalismo, è la quadratura del cerchio. Come vendere ogni genere di prodotti e servizi a una massa di sottopagati, precari e sfruttati? Facendo in modo che tutto costi il meno possibile. Un sistema che attraverso la logistica e gli algoritmi, la produzione globale e la delocalizzazione permette a merci che hanno fatto il giro del mondo di costare pochissimo.

Prendete gli abiti: cotone turco (raccolto da rifugiati siriani), manifattura bangladese (in scantinati maleodoranti a rischio incendio), trasporto ad Amburgo, logistica e smistamento nei pressi di Pavia e vendita in ogni angolo d’Europa. Nonostante il giro di due continenti gli abiti costano pochi euro. Nel frattempo sono stati schiacciati i diritti di centinaia di lavoratori. E la loro legittima aspirazione alla felicità.