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Aboubakar, il sindacalista nuova voce della sinistra: “Contro un governo disumano”

di Alessia Arcolaci

«La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius dimostra che abbiamo toccato il fondo della disumanizzazione». Addirittura? «Il contratto di governo, quello che vuole dare priorità ai bambini italiani negli asili, si basa esso stesso sulla discriminazione».

Aboubakar Soumahoro ha 38 anni, è italo-ivoriano, nato in una grande famiglia allargata, «dove alcuni hanno la carta d’identità italiana e altri quella ivoriana». È il sindacalista in prima linea per difendere i diritti dei braccianti e per fare chiarezza sull’omicidio di Soumalya Sacko. Dopo la sua partecipazione al programma de La7 Propaganda Live, è diventato una star dei social, venendo invocato da molti come «il leader che al Partito Democratico manca». «Ma il mio impegno è di politica sindacale», si schermisce lui. «Io ho già il mio partito ed è quello dei braccianti, gli schiavi delle campagne, donne e uomini di qualsiasi provenienza. Lavoriamo per dare dignità a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità».

Com’è iniziato il suo impegno nell’attivismo?

«Sono diventato attivista dopo essere stato sfruttato. Ho studiato per capire la ragione alla base di questo fenomeno».

Pierre Carniti, un Sindacalista

di Gianni Rinaldini, presidente Fondazione Claudio Sabattini

Nei giorni scorsi è morto Pierre Carniti. Un Sindacalista che è stato uno degli artefici decisivi della stagione dei Consigli di Fabbrica e della F.L.M. (Federazione Lavoratori Metalmeccanici). L’unica vera esperienza democratica di costruzione di un sindacato unitario che scompaginava il rapporto tradizionale tra rappresentanza sociale e rappresentanza politica, tra partiti politici di riferimento e sindacato.

I delegati di reparto eletti su scheda bianca, iscritti e non iscritti alle organizzazioni sindacali, componevano i Consigli di Fabbrica e, la pratica delle assemblee decisionali, erano l’espressione di un Sindacato Democratico che rappresentava in questo modo, il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori Metalmeccanici.

Il cambiamento “qui ed ora” non delegato alla politica, al governo del paese, ha segnato la stagione delle lotte operaie dal 68′- 69′ alla metà degli anni Settanta. Rimane sospesa la domanda – che non ha una risposta – di cosa sarebbe successo se la scelta coraggiosa della F.L.M. fosse diventata la scelta di tutto il sindacato.

Restituire diritti a lavoratrici e lavoratori: i video del seminario dell’Altra Emilia Romagna

È stato un importante appuntamento di politica giuslavoristica, quello dello scorso 18 maggio durante il quale tanti interlocutori autorevoli si sono alternati per parlare di diritti e dignità dei lavoratori. Ecco, dunque, a partire da qui, e anche dal sito del consigliere regionale dell’Altra Emilia Romagna Piergiovanni Alleva, i video della giornata in cui tanti aspetti sono stati approfonditi.

I contratti di solidarietà espansiva: ecco di cosa si tratta

di Sergio Palombarini

Capita di sentir parlare di un ammortizzatore sociale poco noto: i contratti di solidarietà. Mentre il 18 aprile il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali fa sapere agli italiani che i fondi destinati per il 2018 sono già tutti impegnati, gli operai di Emarc S.p.A annunciano 3 ore di sciopero negli stabilimenti di Chivasso e Vinovo, poiché i propri contratti di solidarietà sono in scadenza ad ottobre, nel silenzio della dirigenza.

Il giorno dopo un’altra dirigenza, quella della multinazionale americana Arca Group, dichiara la sua apertura ai contratti di solidarietà come contrappeso al programmato licenziamento di 102 operai nello stabilimento di Ivrea. Non si sottrae all’attualità dell’argomento nemmeno la Guardia di Finanza di Parma, che il giorno prima aveva arrestato 7 professionisti che, per mezzo dei contratti di solidarietà, avevano truffato i contribuenti per ben 2,3 milioni di euro.

Cosa sono i contratti di solidarietà? La storia dell’istituto inizia con la legge n. 863 del 19 dicembre 1984 ed oggi la disciplina dei contratti di solidarietà è contenuta nel d. lgs. n. 148 del 2015, attuativo del c.d. Jobs Act. La solidarietà di cui si parla è indubbiamente fra i lavoratori, ma in realtà questi contratti vengono stipulati fra i datori di lavoro e le rappresentanze sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale per due fini principali:

Il primo maggio a Milano, Torino e Bologna sarà il giorno dell’«orgoglio rider»

di Roberto Ciccarelli

Per la prima volta i ciclo-fattorini che lavorano per le piattaforme digitali parteciperanno in maniera organizzata al primo maggio a Milano, Torino e Bologna. A Milano i «rider» del sindacato sociale che opera in città – Deliverance Milano – apriranno il corteo del pomeriggio, a Bologna la «Riders Union» faranno una critical mass al mattino e una festa al pomeriggio. E anche a Torino i rider si stanno organizzando.

Le rivendicazioni, ribadite domenica scorsa nella prima assemblea nazionale a Làbas a Bologna, sono: riconoscimento dello status di lavoratori mentre oggi sono considerati «freelance»; abolizione della paga a cottimo e dei sistemi di valutazione aziendale; riconoscimento di un’assicurazione per la salute e contro gli incidenti; dotazione di biciclette e di attrezzatura aziendale come gli elmetti.

Il primo maggio dell’«orgoglio Rider» sarà anche europeo. Negli ultimi due anni, infatti, con lo sviluppo tumultuoso delle piattaforme digitali nel settore della consegna a domicilio sono emerse le prime lotte e i tentativi di auto-organizzazione del nuovo lavoro digitale dei fattorini. La connessione europea tra i gruppi e i sindacati auto-organizzati, dalla Spagna all’Italia fino all’Inghilterra, potrebbe essere uno degli obiettivi della giornata.

La rivoluzione del reddito di base e il lato oscuro della new economy

di Giacomo Russo Spena

Un merito ce l’ha il Movimento Cinque Stelle: quello di aver affermato nel dibattito pubblico il tema del reddito di cittadinanza. Nello stesso momento, è fondamentale sottolineare come abbia distorto il senso originario della proposta trasformando la richiesta iniziale di un reddito minimo ed incondizionato in un mero sussidio di disoccupazione. Ma perché il reddito ad oggi è così importante? Lo spiega Roberto Ciccarelli, giornalista e filosofo, che ha appena scritto per DeriveApprodi il libro Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale (219 pp., 18 euro).

Un libro importante, frutto di un’elaborazione cui l’autore ha dedicato più di tre anni, nel quale sono sistematizzate le riflessioni sulle nozioni di lavoro e di valore a partire dalle forme concrete che assumono nei contesti produttivi della contemporaneità (sharing economy – gig economy, free lance – robot). Ne esce fuori un testo complesso, stratificato, con un forte taglio politico-filosofico (spinoziano), utile per capire perché il reddito – inteso come reddito di base, universale e senza condizioni – oggi vada sganciato dal lavoro perché è una delle possibili forme di remunerazione delle attività che già svolgiamo nella società e nell’economia, anche in quella digitale, non una forma di riparazione o di assistenza contro la povertà.

“Il popolo Cgil non ha votato Pd”, Landini: i grillini sanno ascoltarci

Maurizio Landini

di Elena G. Polidori

«Subito dopo il voto – dice Maurizio Landini, ex leader della Fiom e attuale segretario confederale della Cgil – abbiamo scritto ai nuovi presidenti delle Camere e ai gruppi parlamentari, per chiedere che il nuovo Parlamento discuta subito la Carta per i diritti del Lavoro, sottoscritta da più di un milione e mezzo di lavoratori; i 5 Stelle sono stati i primi a risponderci».

Che risposta è arrivata?

«A breve saranno fissati gli incontri, ma è chiaro che stiamo parlando di cambiare il Jobs Act, di fare una legge sulla rappresentanza, vuol dire ripristinare un nuovo statuto di diritti per tutte le forme di lavoro, anche quello autonomo, così come vogliamo una nuova legge sulle pensioni…».

Musica per le orecchie di Di Maio. Ma anche di Salvini…

«Il sindacato, la Cgil, guarda quello che succede, è autonomo da qualsiasi forza politica, governo, imprenditore, ma resta il fatto che oggi è più facile licenziare che ricorrere agli ammortizzatori sociali. E nel congresso che stiamo aprendo, tra le proposte c’è anche quella di sperimentare un reddito di garanzia, per chi non ha alcun istituto, è precario e vuole reinserirsi nel mondo del lavoro».

Di Vittorio, di Mary Shelley

di Jacob Foggia

“Io oggi voterei Casapound”, hanno scritto. Con una calligrafia adolescenziale, col tratto certo degli impuniti. Di chi sa che, alla fine, niente gli è mai successo e niente, mai, gli succederà. Sotto il cippo commemorativo di Giuseppe Di Vittorio. A Molfetta. Lo scandalo ha prevalso, invadendo – invasivo – ogni orifizio del politically correct. Così vanno le cose, così devono andare. E mala tempora currunt. Da dove partire? Da Giuseppe Caradonna. Che a cavallo entra a Napoli, il 24 ottobre del 1922. Quattro giorni prima della Marcia.

Bianco, dicono, il cavallo. Abbronzato lui, il re dei mazzieri. Di quelli che, per dirla alla plebea, pestavano a sangue i braccianti riottosi, quando questi scioperavano. Che i braccianti mai avrebbero dovuto permettersi. Schiene, spalle, facce. Tutto veniva triturato dai guardiani dell’ordine a cavallo. Dai mazzieri da Caradonna. Che, quando entrano a Napoli, hanno già un coro tutto loro. Come i calciatori importanti nel calcio che fu. All’armi, all’armi. Bene. Caradonna aveva fondato i Fasci di Combattimento. Nel ’20. Aveva ucciso Di Vagno, nel ’21. Aveva guidato i pugliesi alla presa del potere, nel ’22.

Era entrato in Parlamento. Era un pezzo grosso. Uno dei più grossi. Giuseppe Di Vittorio, bracciante sindacalizzato, gli fece pervenire un messaggio. Un solo, singolo, messaggio. Diceva: io e te, in piazza, davanti a tutti. Caradonna era importante. Più che importante, era il fascismo. Rifiutò sdegnosamente il duello rusticano. Di Vittorio non poté che concludere: sei un vigliacco .Un vigliacco che rifiuta la disputa dell’onore. Per uno s’aprirono le porte del Gran Consiglio. Per l’altro, quelle dell’esilio. Ma, a Cerignola, tutti sapevano. Che Caradonna era un vigliacco. E tanto bastava. Giuseppe Di Vittorio, uomo del 1892, conosceva l’importanza dei simboli.

Italia.zip: test di comprensione e di compressione del Belpaese

di Sergio Caserta

Scorrendo le pagine di Italia.zip, il libro di Mario Conte e Pierluigi Senatore, sono tornato con la mente ai viaggi settimanali da pendolare che facevo da Bologna a Napoli e ritorno, quando trasferito per lavoro nella capitale felsinea, all’inizio degli anni novanta, prima di restarci a vivere definitivamente con famiglia, attraversavo il Paese, nella condizione di sospensione e di spaesamento di coloro che non sono ancora emigrati e comunque si confrontano con due realtà alquanto diverse del Sud e del Centro Nord.

Il treno è la più significativa metafora del cambiamento, molto più dell’auto, ti porta in viaggio in lunghe distanze consentendoti di guardare il panorama, l’alternarsi di città e campagne, le fabbriche, i fiumi, le strade, le valli, ti permette di osservare i compagni di viaggio, di comprendere abitudini, da pendolare di stringere conoscenze, confrontare esperienze, apprendere e trasmettere conoscenze.

Per il pendolare che si sposta per lavoro ad una certa distanza, il treno è un modo di viaggio che serve ad attutire la lacerazione dolorosa del cambiamento di abitudini e i necessari adattamenti: sai di far parte di un popolo che si sposta per le tue stesse ragioni. Il libro è una ricerca stimolante, condotta dal confronto dei due autori, di differenze e similitudini tra Nord e Sud in questo nostro particolare paese, da tempo in crisi e cosi pieno di contraddittorie virtù e sovrapposti eterni vizi.

La nuova questione meridionale

di Bruno Giorgini

Dice solennemente il presidente della Repubblica che le forze politiche devono dar prova “di senso di responsabilità in nome dell’interesse generale”, riferendosi alla situazione postelettorale. Quasi nello stesso tempo venerdì 9 Marzo in prima pagina del Corriere, Massimo Gramellini nel suo Caffè titolato “Bancomat a cinque stelle”, scrive che “In diverse città del Sud fioriscono le richieste di moduli per il reddito di cittadinanza” e continua esercitando il suo sarcasmo sia verso “i richiedenti” evidentemente digiuni di leggi e dettati costituzionali, che verso i cinque stelle colpevoli di avere proposto un reddito di cittadinanza.

Obiettivo per cui “può darsi che il voto di scambio non sia affatto finito”, ovviamente al Sud. L’acuminato testo termina poi invitando “i nuovi tribuni del popolo” ad allegare al reddito di cittadinanza un bignamino della Costituzione “o almeno una qualunque edizione del telegiornale”. Dove si intravedono e/o si lasciano immaginare le “plebi meridionali” d’antan da educare se non più col moschetto dei carabinieri reali, almeno col suddetto bignamino o col Telegiornale (sic).

Si badi bene: il Corsera non è un qualunque social media dove gli sproloqui spesso accadono e le fake news corrono veloci, bensì il massimo giornale dell’establishment con direttori e vicedirettori prestigiosi a controllare che non si contino balle (dovrebbero), mentre Gramellini si presenta e accredita, dalle parole stampate alle apparizioni televisive, come uomo liberal tollerante e intelligente.