Le aste dei discount che svendono il latte dei pastori sardi

di Stefano Liberti e Fabio Ciconte

Mentre i pastori sardi versavano il loro latte in strada per protestare contro i bassi prezzi d’acquisto, il gruppo Eurospin lanciava un’asta al buio per assicurarsi al minor prezzo possibile una partita da diecimila quintali di pecorino.

Proprio quando la protesta era appena cominciata, nei primi giorni di febbraio, il discount ha convocato i produttori di pecorino romano chiedendogli di fare un’offerta, al massimo ribasso, per una fornitura di formaggio grattugiato, porzionato e in forma intera. La gara d’asta – fatta online – è durata circa mezz’ora ed è stata vinta da due importanti imprese dell’isola a un prezzo di poco superiore a cinque euro al chilo.

“Così la grande distribuzione organizzata orienta tutto il mercato al ribasso”, dice Salvatore Palitta, presidente dimissionario del consorzio per la tutela del formaggio pecorino romano. “Attraverso le aste, le insegne dei supermercati strozzano una filiera che è già pesantemente in affanno”.

Finito al centro delle polemiche per le responsabilità attribuite ai trasformatori per la sovrapproduzione che ha fatto crollare il prezzo, il presidente del consorzio cerca di spostare l’attenzione su quello che definisce il “vero dominus del mercato”, ossia i gruppi della grande distribuzione organizzata (gdo), attraverso i quali passa oggi il 70 per cento degli acquisti alimentari in Italia.
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“Con parole loro”: viaggio nei luoghi (e tra i diritti) fatti a pezzi dalla crisi

di Loris Campetti

La più strabiliante scoperta della politica è che il lavoro non esiste. Il prodotto invece c’è, che sia materiale o immateriale comunque c’è. Che dietro il prodotto ci sia qualcuno che l’ha generato è ininfluente, se non si vede non esiste, dunque è sufficiente renderlo invisibile per cancellarlo. Un telefonino è un telefonino e non chi l’ha costruito. Un algoritmo è un algoritmo e non chi l’ha inventato. Una pizza è una pizza e non il pizzaiolo che ha tirato la pasta o il rider che te l’ha portata a casa in bicicletta.

Eccola la geniale intuizione della politica, una nuova teoria creazionista che non prevede l’evoluzione dalla materia prima al prodotto, cioè il lavoro. Eccola la strabiliante scoperta che ha fatto breccia nella cultura della sinistra politica. Chi invece ben conosce i generatori degli amati prodotti sono gli imprenditori, i quali però non hanno alcun interesse a far circolare la notizia della loro esistenza perché se li si ignora, se i produttori diventano sconosciuti cioè invisibili, non esistono. E se non esistono, i padroni possono farne quel che vogliono di quei generatori di prodotti, senza interferenze della politica o dell’informazione, anzi con la loro subalterna complicità.
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