Lotte dei pastori sardi: i tentativi storici di decapitarli

di Francesco Casula

Vogliono uccidere pastori e pastorizia. E non da oggi. È diventata ormai una costante che carsicamente e periodicamente emerge. I pastori sardi infatti, nella loro storia millenaria, sono stati minacciati di “estinzione” più volte.

Per non tornare troppo indietro nel tempo, uno dei tentativi più brutali fu rappresentato dagli Editti delle Chiudende che – scrive il compianto Eliseo Spiga – irruppero sulle comunità, implacabili come un castigo di dio. In un ciclonico turbinio di inaudite illegalità, sopraffazioni e violenze, di persecuzioni,assassini, carcerazioni e torture… furono chiusi migliaia di ettari dei migliori terreni privati e comunali, pascoli e seminativi, case, ovili e orti familiari, strade e ponti, abbeveratoi e fonti pubbliche. I più danneggiati furono i pastori, abituati a pascolare le greggi in vasti spazi aperti e comuni ed ora costretti a pagare il fitto – spesso erosissimo – ai nuovi proprietari usurpatori: pastori che furono rovinosamente battuti e vinti. Ma comunque non estinti.

Un altro momento e snodo storico di attacco violento soprattutto alle condizioni di vita e di lavoro dei pastori fu rappresentato dalla guerra doganale dello Stato italiano con la Francia, culminata con la rottura dei Trattati doganali nel 1887. L’economia sarda fu colpita a morte. Fino a quel momento la spedizione verso i mercati francesi di alcuni fondamentali prodotti dell’economia sarda aveva, se non scongiurato, almeno contribuito ad allontanare la crisi che gli spiriti più consapevoli paventavano.
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