Requiem per l’Altra Europa? “Noi non ci siamo”

L'altra Europa con Tsipras
L'altra Europa con Tsipras
di Cristina Quintavalla, Imma Barbarossa, Sauro Digiovanbattista, Nando Simeone e Riccardo rossi

Il diavolo insegna a fare le pentole ma non i coperchi. Tutto “l’impegno” profuso nella direzione di impedire un’assemblea nazionale dell’Altra Europa, richiesta da circa il 30% dei componenti del CN, volta a discutere del progetto politico e delle prospettive strategiche e per verificare l’esistenza delle condizioni per un rilancio dell’iniziativa politica, ha confermato purtroppo quanto fondate fossero le nostre critiche.

Per impedire accuratamente il dibattito interno, un bilancio dell’attività di questi due anni, l’assemblea milanese ha partorito un topolino. Che “noi ci siamo” non se n’è accorto nessuno, non gli attivisti dei movimenti, nessun organo di stampa, nè le forze della cosiddetta residuale “sinistra”.

Non se ne sono accorti perché i militanti dell’AE se ne sono andati e tutto il lavoro generosamente messo in piedi dai comitati territoriali è stato ancora una volta vanificato. Poco più di un centinaio di persone a Milano se la è contata e se n’è andata, forse senza nemmeno problematizzarsi sul fallimentare bilancio raggiunto.
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Sinistra: non c’è rosa senza Spine-lli

Barbara Spinelli
Barbara Spinelli
di Sergio Caserta

Nel 1976, alla vigilia delle elezioni politiche, si respirava un’aria di attesa di grandi cambiamenti per il nostro paese. Le sinistre avevano conquistato, l’anno precedente alle elezioni amministrative, le più importanti città d’Italia, Napoli, Roma, Milano e si auspicava di compiere un nuovo grande balzo per mandare finalmente la Dc all’opposizione. C’era quasi il timore per un futuro pieno di incognite ed anche di promettenti speranze, lo slogan più riuscito della campagna elettorale era “insieme costruiremo un Paese dieci volte più bello”.

Non andò così, la Dc non perse anche se il Pci raggiunse la percentuale più alta della sua storia, il 34,4 % che rese la sinistra indispensabile per qualsiasi maggioranza parlamentare. Da lì in avanti cominciarono i problemi.

Con mia grande sorpresa e curiosità venni a sapere che Antonio Guarino, professore di Diritto costituzionale all’Università Federico II, con cui avevo svolto l’esame molto severo, si candidava come indipendente nelle liste del partito. Insieme con lui altri illustri intellettuali, esponenti del mondo laico e di quello cattolico progressista, partecipavano in prima persona nelle liste del Pci che rappresentava in quel momento storico il partito più affidabile per realizzare in Italia i cambiamenti che si consideravano indispensabili.
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Mi domando: una lista civica per Bologna è possibile?

Bologna
Bologna
di Mauro Zani

Mi domando. Se sia possibile mettere in piedi e in campo in tempi brevi una lista CIVICA per governare Bologna.

Mi domando. Se sia possibile fare quello che non si è mai davvero fatto: una lista di CITTADINI che s’impegnano in prima persona per una rinascita di Bologna.

Mi domando. A tal fine, se sia possibile recuperare lo spirito UNITARIO che contraddistinse l’esperienza dell’Altra Europa per Tsipras. Per andare oltre. Molto oltre.

Mi domando. Se sia possibile mettere da parte pur legittime ambizioni e protagonismi personali e di partito per trovare subito un candidato che rappresenti l’insieme delle esperienze compiute a Bologna. Dal movimento per l’acqua pubblica, a quello per la scuola pubblica, alle diverse associazioni impegnate nella solidarietà attiva nei confronti della parte più esposta della popolazione.

Mi domando. Se una proposta di questo tipo possa far tornare in campo anche competenze, idee, persone in carne ed ossa col loro carico di esperienze e delusioni presenti in gran numero nei mondi ancora vitali della società bolognese. Da quello del lavoro, in tutte le sue forme, a quello amplissimo e diversificato della cultura. Ma anche quel mondo dell’impresa che non s’identifica semplicemente con i padroni.
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L'altra Europa con Tsipras

La sinistra riparte dalle lotte sociali: buone notizie da Torino

di Marco Revelli

La sera del 2 marzo l’Assemblea “Atene-Torino. La sinistra riparte dalle lotte sociali” convocata da un gruppo di persone che rappresentano un po’ tutte le aree della nostra variegata galassia, sociali e politiche, è stata un vero successo. Per la partecipazione: il salone della Fabbrica delle E di don Ciotti pieno, con gente in piedi (sono più di 400 i posti a sedere).

E per i contenuti: un video di 15 minuti di Luciano Gallino su austerità, debito e Jobs Act lucidissimo e utilissimo per capire (sarà disponibile in rete per chi lo volesse utilizzare). Un’introduzione trascinante di Argiris sulla Grecia e sul suo messaggio per noi (applauditissimo, ci ha dato la carica). Una seconda introduzione di Andrea Baranes sull’economia e il meccanismo perverso delle ricette neo-liberiste, ascoltato con grandissima attenzione.

E poi interventi, di cinque minuti l’uno, mai di maniera, tutti ricchi di documentazione, sulla povertà devastante a Torino (Leopoldo Grosso, coordinatore della campagna Miseria ladra), sulla condizione di lavoro e la crisi non certo alla fine (il Segretario della Fiom Federico Bellono, che ha svolto un ruolo centrale nella organizzazione della serata, e Passarino), sul Controsservatorio Valle Susa e l’intervento in valle del Tribunale dei Popoli (Livio Pepino con un filmato splendido di comunicazione NO TAV), sulla mobilitazione studentesca di queste settimane culminata con l’accoglienza a Renzi davanti al Politecnico (un giovane rappresentante di quel collettivo), sulla precarietà, la condizione giovanile e le politiche adeguate a organizzare le risposte (Spadon delle Officine corsare) intervallando con voci più specificamente politiche (Giorgio Airaudo, parlamentare e Fiom, che ha aperto gli interventi, Monica Cerutti di Sel, Ezio Locatelli di Rifondazione, il nostro Antonio Canalia), a dimostrazione che coalizione sociale e coalizione politica non stanno in contrapposizione ma si rinviano a vicenda.
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L’Altra Europa, l’Altra Emilia-Romagna, Liguria, Veneto, Toscana…

L'Altra Europa con Tsipras - L'assemblea di Bologna
L'Altra Europa con Tsipras - L'assemblea di Bologna
di Silvia R. Lolli

Al di là delle pur importanti, anche se forse non del tutto utili, discussioni di sabato pomeriggio-sera, l’assemblea dell’altra Europa e delle Altre Emilia-Romagna, Liguria, Calabria, Veneto ha lasciato una positiva impressione, almeno per chi vorrebbe avere ancora voce da cittadina in Italia, in Europa e nel mondo nei prossimi anni, cioè vorrebbe ancora esistere e non sopravvivere.

Sapendo che la sinistra è capace di confondersi e di perdersi in un bicchiere d’acqua, per questo continuano discussioni inutili vista l’urgenza di non perdere ancora più quote di democrazia, l’assemblea ha dimostrato che con contenuti precisi da studiare, diffondere si può trovare una via comune per collaborare e prevedere un reale cambiamento di prospettiva socio-economica che non dimentichi i diritti ricercati da più di due secoli nelle società in cui viviamo.

Devo ringraziare tutti gli intervenuti, soprattutto chi ha delineato domenica mattina i temi su cui studiare e proporre correttivi perché si mantengano i diritti umani, oltre che di cittadinanza. Su tutti la lectio magistralis di Pier Giovanni Alleva sul Job Act, ormai legge dello Stato, alla quale il Governo, per l’incapacità dei parlamentari di bloccare una delega in bianco, ci ha fatto capire quali sono in questo momento le questioni fondamentali in campo: la perdita di diritti dei lavoratori, cioè perdita di diritti di cittadino.
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L'altra Europa con Tsipras

Da lista a soggetto politico, il progetto dell’Altra Europa

di Roberto Ciccarelli

Una sini­stra che si vuole met­tere al lavoro e nel frat­tempo cerca di tenere accesa la fiam­mella di un’alternativa. Nel comi­zio dell’Altra Europa con Tsi­pras, tenuto ieri a piazza Far­nese a Roma davanti a un migliaio di par­te­ci­panti, è stata riaf­fer­mata una diver­sità cul­tu­rale rispetto alla tra­sfor­ma­zione del Pd nel pro­getto ple­bi­sci­ta­rio e neo-autoritario di Mat­teo Renzi. E poi anche un’aspirazione: «costruire un nuovo sog­getto poli­tico unendo le forze a sini­stra del Pd» sostiene Paolo Fer­rero, segre­ta­rio di Rifon­da­zione Comu­ni­sta. L’aspirazione è diven­tare «una forza di governo alter­na­tiva al Pd di Renzi come Syriza in Gre­cia e Pode­mos in Spa­gna» aggiunge l’ex magi­strato Anto­nio Ingroia, rap­pre­sen­tante di Azione civile.

A piazza Far­nese ieri c’erano gli euro­par­la­men­tari Eleo­nora Forenza e Cur­zio Mal­tese, poli­tici che hanno rico­perto inca­ri­chi mini­ste­riali nell’ultimo governo Prodi come Gio­vanni Russo Spena, Alfonso Gianni, Patri­zia Sen­ti­nelli o Paolo Cento. E poi espo­nenti dell’area ex Pds Anto­nello Falomi e Giu­lia Rodano. Sono inter­ve­nuti espo­nenti di Syriza, Pode­mos e Bloco de Esquerda.

In Ita­lia que­sta galas­sia di movi­menti, tema­ti­che e espe­rienze a sini­stra del par­ti­tone cen­tri­sta del pre­mier oggi affron­tano un pro­blema. Così lo ha descritto Gior­gio Airaudo, par­la­men­tare di Sini­stra Eco­lo­gia e Libertà: «Non dob­biamo testi­mo­niare una volontà di oppo­si­zione a Renzi, ma fer­mare il suo pro­getto poli­tico che avrà con­se­guenze gravi e dura­ture». La sini­stra, ha aggiunto Airaudo, «non può restare indie­tro ai lavo­ra­tori che lot­tano e chie­dono di orga­niz­zare un cam­bia­mento, ma pur­troppo è quello che sta acca­dendo».
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Bologna con Tsipras

Dibattito L’Altra Europa con Tsipras: dalla lista elettorale al soggetto politico europeo della sinistra e dei democratici italiani

di Marco Revelli per L’Altra Europa con Tsipras – Comitato operativo nazionale

“Cambiare l’Europa per salvare l’Italia”. Si potrebbe sintetizzare così la proposta che L’altra Europa con Tsipras aveva posto al centro della scorsa campagna elettorale. Significava che la partita vera, quella per la quale un paese sopravvive o va giù, si giocava a quel livello: sulla possibilità di rovesciare l’intero impianto delle politiche europee sostenute dai paesi forti dell’Unione e incentrate sull’Austerità. Che senza una modificazione sostanziale e radicale di quelle politiche comunitarie, l’Italia sarebbe stata condannata o a un brusco default (in caso di fuoriuscita dall’Euro). O a una lunga agonia (nel caso di una permanenza nella sua area).

Ora bisogna aggiungere un secondo passo: “Cambiare l’Italia per cambiare l’Europa”. Perché l’Europa non ha “cambiato verso”. Nonostante che le elezioni europee abbiano sancito una sostanziale delegittimazione della politica delle “larghe intese” (Ppe e Pse, i due partiti contraenti di quel patto, hanno entrambi perso elettori in presenza di un’astensione che supera di molto il 50% mentre cresce minacciosa l’ondata dei populismi di destra). E nonostante che un’opposizione ferma e intransigente di sinistra sia cresciuta soprattutto nei paesi più colpiti dalla crisi, l’asse tedesco Merkel-Schulz è stato riproposto e imposto all’intero continente.

La nuova Commissione non solo replica le linee della precedente, ma le peggiora, come è stato puntualmente e autorevolmente denunciato dai nostri parlamentari Eleonora Forenza, Curzio Maltese e Barbara Spinelli, che vi si sono opposti strenuamente insieme a tutto il gruppo del GUE. Composta da 13 popolari, 7 socialisti, 5 liberali e un conservatore, voluta dalla Merkel e posta sotto il controllo dei falchi, non farà che aggravare una situazione già drammaticamente compromessa. L’Europa continuerà a funzionare come una grande “macchina imperiale” destinata a prelevare risorse in basso, nel mondo del lavoro, e nelle periferie, in particolare nell’area mediterranea, per trasferirle in alto (ai canali finanziari) e al centro (ai “Paesi forti”).

È il modo con cui la crisi viene usata da parte dei poteri – prevalentemente finanziari – che controllano la politica europea incarnata dalle “larghe intese”: dal lavoro al capitale. Dal salario al profitto. Dai paesi fragili a quelli forti. Dall’economia reale al circuito finanziario, secondo un meccanismo che continua ad aumentare le diseguaglianze già scandalose e l’iniquità. È questa la sostanza delle cosiddette “riforme” che ossessivamente vengono richieste: attacco al reddito e al potere d’acquisto della variegata area del lavoro, privatizzazione di ciò che resta del patrimonio pubblico e che possa essere oggetto di business, riduzione della spesa pubblica e dell’occupazione nelle pubblica amministrazione, eliminazione dei vincoli alla spogliazione del patrimonio paesaggistico, artistico e territoriale e liquidazione del concetto stesso di “bene comune” in nome dell’utilizzo economico privato. Il memorandum imposto alla Grecia e ora generalizzato su scala continentale.
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