Non solo Bruxelles, ma anche Lahore: alle radici della jihad

Dopo l'attentato di Lahore
Dopo l'attentato di Lahore
di Alberto Negri

Pensare che il Pakistan sia lontano dall’Europa è un errore che stiamo ancora pagando. La jihad è nata qui. Oscurato dalle atroci imprese del Califfato, un intero pezzo di Asia, ribollente e sanguinoso, era caduto nell’oblio dell’Occidente.

Ma qui si combatte una delle guerre al terrorismo più devastanti del pianeta, lo stesso terrorismo che ha appena colpito a Lahore e destabilizza una vasta regione a cavallo tra Pakistan e Afghanistan, proiettando l’attività dei militanti fino all’Europa.

Per la verità se ne era ricordato qualche tempo fa il presidente Barack Obama nel suo discorso sullo stato dell’Unione, affermando che Afghanistan e Pakistan sarebbero stati teatro del terrorismo per altri decenni, evitando naturalmente di menzionare le responsabilità americane e saudite o la collaborazione assai ambigua delle autorità pakistane e afghane: come abbiamo visto a Bruxelles, con l’arresto di uno dei complici dell’assassinio di Massud nel 2001, circolano ancora i jihadisti che sono stati allevati qui per decenni. Ma un tempo, negli anni ’80, erano gli eroi della guerra all’Armata Rossa, solo più tardi questi alleati dell’Occidente sono diventati “barbari e fanatici”.

Nell’enciclopedia della jihad, che si acquista per pochi dollari a Islamabad, il Pakistan – con Peshawar, capitale della zona tribale dei Pashtun – occupa un posto speciale.
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