La via maestra e la Costituzione: l’urgenza e l’indecenza

L'aula di Montecitorio
L'aula di Montecitorio
l’appello di Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky

Il momento politico che viviamo ci induce a riprendere il cammino iniziato con la manifestazione del 12 ottobre “La via maestra” e a denunciare ora un’urgenza e un’indecenza. L’urgenza è la riforma elettorale, per il ripristino di accettabili condizioni democratiche in vista del rinnovo, con nuove regole, di un parlamento delegittimato da una legge a giudizio unanime incostituzionale, offensiva della sovranità degli elettori e funzionale all’autoconservazione di una classe politica screditata.

L’indecenza è l’insistenza su una riforma della Costituzione che si vorrebbe attuare attraverso un’anomala procedura innescata per modificare, a tappe forzate, l’intero impianto dei poteri costituzionali. In un momento di debolezza delle forze politiche e di loro chiusura autoreferenziale, qualunque minima prudenza e saggezza democratica dovrebbero indurre a riaprire eventualmente la questione solo in presenza d’un Parlamento rinnovato e rilegittimato.
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Costituzione, via maestra

La via maestra della Costituzione italiana: raccontateci i “vostri” articoli

Molte sono le iniziative (ma sempre troppo poche) in difesa della Costituzione. Quanti di noi la conoscono, quanti di noi la sentono propria; è difficile amare ciò che ci è estraneo; eppure molte delle cose che in questo paese accadono dipendono proprio dalla applicazione corretta e/o distorta e/o negata di questa carta dei principi e dei doveri.

Abbiamo chiesto a chi è vicino all’Associazione il Manifesto in Rete, e ora lo chiediamo anche a voi, di commentare alcuni articoli della Costituzione a piacere; non un commento di tipo giuridico ma emozionale. Vorremmo che ci si raccontasse cosa quell’articolo suscita, come lo si interpreta, quale azione conseguente dello stato o nostra dovrebbe scaturire dalla sua applicazione e se ciò avviene o meno, se ha ancora un senso nell’attuale tempo e così via.

I commenti raccolti saranno pubblicati con cadenza settimanale sul nostro sito e saranno il pretesto per iniziative e dibattiti futuri; verranno infine raccolti in un e-book che vorremmo pubblicare il prossimo 25 aprile. Cominceremo domani con un commento di Gabriele Polo sull’articolo 1.
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Di ritorno dalla manifestazione di Roma, una modesta replica a Panebianco

di Rudi Ghedini

Per segnare, confermare, ribadire, la scarsa simpatia verso la manifestazione di sabato 12 a Roma, il Corriere della Sera ha scomodato Angelo Panebianco: uno dei 35 componenti della “commissione dei saggi” chiamata a facilitare le riforme costituzionali. In viaggio verso Roma, ho letto il suo editoriale, retoricamente rivolto ai promotori della manifestazione e, al solito, limpidamente chiaro negli obiettivi. Ho strappato la pagina del Corriere e mi sono detto che avrei provato a rispondere.

Panebianco postula la buona fede dei Rodotà e degli Zagrebelsky – a differenza di tanti altri che sarebbero saliti sul carro della Costituzione al solo scopo di criticare il governo – e arriva a porre una domanda affilata: se la Costituzione va solo applicata e non cambiata, ma la classe politica è corrotta, non sarà che la stessa Carta ha contribuito a questo pessimo risultato? Oppure, la Carta è ormai priva di attualità, ha perso sostanza e intrattiene un labile rapporto con la realtà? Comunque si risponda, scrive Panebianco, la Costituzione andrebbe cambiata.

Il mio ex professore di Scienza della politica – notevolissimo, in quella veste – se la piglia con i “conservatori costituzionali” sparsi per l’Italia, “coloro che ritengono che non esista alcun rapporto fra l’ingovernabilità del Paese e quella seconda parte della Costituzione, che, da più di trenta anni, si cerca periodicamente, e fin qui senza successo, di riformare”. Meglio non sfuggire a questo classico trabocchetto retorico.
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