Tag Archives: la buona scuola

Buona Scuola, ultimi decreti approvati: “È mancato il coraggio di cambiare davvero”

di Alex Corlazzoli

Come cambierà la scuola nei prossimi anni dopo l’approvazione della “Buona Scuola” bis? Anzi. La domanda da farsi è questa: cambierà la vita scolastica dei nostri ragazzi con l’approvazione, l’8 aprile, degli otto decreti attuativi? Poco. Cambierà quella degli insegnanti? Un po’ di più.

Partiamo da un’osservazione. La verità è che questi decreti sono serviti a poco. L’ex premier Matteo Renzi e l’ex ministro dell’Istruzione Stefania Giannini non avevano compreso le reali urgenze della scuola italiana. Così, la ministra del governo Gentiloni, Valeria Fedeli, ha provato semplicemente a mettere un cerotto a una ferita che meriterebbe un intervento chirurgico.

Basta pensare alla questione della scuola media che resta l’anello più debole del sistema d’istruzione italiano: resterà tale e quale e continuerà a fare “morti”, ad aumentare gli abbandoni scolastici. O ancora la questione 0-6: il vero nodo è quello di rendere obbligatoria la scuola dell’infanzia come accade in molti Paesi europei. E ancora il tema genitori: una riforma degli organi collegiali è urgente per rendere effettiva e reale la partecipazione di mamme e papà alla vita della scuola. Per ora resterà tutto nei cassetti. Tuttavia, va dato atto che qualche cambiamento è avvenuto. Vediamo quindi, luci e ombre di queste decreti. Partiamo dalle luci.

Sulla scuola, la musica non cambia

di Marina Boscaino

Si ha davvero l’impressione che la faccia da persona perbene e i modi pacati e urbani di Paolo Gentiloni abbiano prodotto una straordinaria e curiosa opera di revisionismo e di rimozione collettivi. Come se nel governo che questo presidente del consiglio – che si comporta come tale e che è stato messo forse lì per far dimenticare la sguaiataggine di certe uscite, l’arroganza dei toni e dei modi, il giovanilismo urlato e l’inopportuna guasconeria di Matteo Renzi – non fossero presenti personaggi come Marianna Madia, Maria Elena Boschi, Giuliano Poletti, Luca Lotti.

Li abbiamo davvero dimenticati? L’ignoranza, l’arroganza, l’imperizia di questi oscuri personaggi emersi dal nulla, imposti da Renzi al Parlamento e all’opinione pubblica e ancora tenacemente presenti a gestire le sorti di questo Paese, sono davvero entrate nell’oblio?

Non sono scomparsi, anche se una previdente regìa li ha silenziati, impedendone saggiamente la presenza inflazionata, in passato quasi sempre foriera di imbarazzo o di polemiche. Ma sono sempre lì, sono gli stessi che erano quando a capo del governo c’era esplicitamente Renzi. Sono sempre lì, nonostante il 4 dicembre sia stata emessa sulle loro capacità e sulla loro credibilità politica una sentenza inequivocabile. Sembriamo esserci dimenticati dei danni che questi signori hanno prodotto alle nostre esistenze individuali e alla vita collettiva, come del fatto che gli elettori hanno bocciato senza appello e in massa la politica di questi personaggi.

Buona scuola, va avanti la legge più odiosa. In perfetto Renzi’s style

Matteo Renzi e la buona scuola

di Marina Boscaino

La definitiva smentita di tutti coloro che avevano creduto che la nomina di Valeria Fedeli a ministro dell’Istruzione in sostituzione di Stefania Giannini avrebbe prodotto un cambiamento di rotta sulle politiche scolastiche è arrivata puntualmente sabato 14 gennaio, quando il Consiglio dei ministri ha approvato 8 delle 9 deleghe previste dalla legge 107/15 (la cosiddetta Buona Scuola) su altrettante materie fondamentali per il sistema scolastico di istruzione: esame di Stato, istruzione professionale, valutazione, diritto allo studio, per dirne solo alcune.

Tra tutti spiccano i provvedimenti relativi all’inclusione scolastica e al percorso 0-6, sui quali da lungo tempo una parte consistente della scuola aveva espresso fortissime perplessità e resistenze e di cui occorrerà parlare diffusamente per illustrarne la pericolosità. Ma, non pago dell’autoritarismo con il quale fu approvata la legge più odiosa (quanto a normativa scolastica) della storia della Repubblica, il governo Gentiloni si è pervicacemente allineato con quell’atteggiamento che – ricordiamolo – è stato uno dei motivi del mai discusso ed analizzato pubblicamente flop referendario del 4 dicembre.

Alcune rapide questioni solo apparentemente periferiche: non è vero fino in fondo che la nomina di Fedeli sia stata un evento in perfetta continuità. La sua provenienza sindacale (Cgil, tessili) ha consentito nei primissimi giorni del suo mandato di riallacciare un dialogo con le parti sociali, che ha fatto registrare modifiche per quanto riguarda il contratto di mobilità.

Bocciata la riforma della “buona scuola”, promossi insegnanti e prof universitari

La buona scuola che non vogliamo

di IlLibraio.it

La riforma della “buona scuola” voluta dal governo Renzi non passa l’esame. Promossi, invece, gli insegnanti italiani. Il riferimento, come racconta il sito di Repubblica, è ai risultati dell’indagine di Demos-Coop; per gli italiani coinvolti nel sondaggio il limite più grosso della scuola nostrana riguarderebbe la mancanza di fondi e risorse (per il 31% degli intervistati) e, di conseguenza, la poca attenzione riservata al rinnovamento e alla messa in sicurezza dell’edilizia scolastica. Secondo l’81% dei partecipanti al sondaggio la sicurezza degli edifici è la questione cui il governo dovrebbe dare la massima priorità.

Gli intervistati, dunque, non sembrano scontenti della scuola come istituzione (gli insegnanti, il loro livello di preparazione). L’esiguità dei fondi destinati alla scuola pubblica è anche la possibile causa di un altro dato che emerge dal sondaggio: se nel 2007 erano 10 i punti che distaccavano coloro che si ritenevano soddisfatti per l’andamento delle scuole pubbliche (43%) e coloro che lo erano delle scuole private (33%), a oggi tale divario si è notevolmente ridotto: sono solo 4 i punti che distaccano la soddisfazione per le pubbliche e per le private, dove la scuola pubblica continua a essere preferita maggiormente al Nord (dove dispone di più fondi) e meno al Sud (dove resta maggiormente abbandonata a se stessa).

Scuola corrotta, nazione infetta

cartello-scuola-pubblicadi Francesco Masala

Se l’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), guidata dal magistrato Raffaele Cantone, dice che la legge n. 107/2015 (la Buona Scuola) è potenzialmente criminogena ci sarebbe da preoccuparsi, no? Mentre la società civile è in vacanza, come accade spesso, le due associazioni di dirigenti scolastici, di recente nascita, Nsdsevnsuc [1] e Dmlhdegacmlt [2] proclamano: “Lasciateci lavorare!”

Chiamata diretta, orari docenti, assegnazione alle classi, incarichi collaboratori sono a rischio corruzione: a dirlo l’Anac

L’Anac è “l’Autorità Nazionale Anticorruzione”, che giorno 13 aprile 2016 ha emanato la delibera n. 430 che analizza i motivi di possibili corruzioni all’interno delle istituzioni scolastiche.

Il documento analizza quali processi all’interno delle scuole possono essere a rischio corruzione.

Nell’elenco vengono riportati svariati processi che riguardano la progettazione del servizio scolastico, i processi di organizzazione, di autovalutazione dell’istituto, il processo di sviluppo e di valorizzazione delle risorse umane, valutazione degli studenti, gestione dei locali.

Tra i processi a rischio corruzione vengono elencati, ad esempio: gli incarichi ai docenti coerenti con il PTOF, l’assegnazione dei docenti alle classi, l’elaborazione degli orari, conferimento supplenze, gli incarichi dei collaboratori, l’adozione dei libri di testo.

La soluzione offerta dall’Anac riguarda la trasparenza nella pubblicazione delle graduatorie interne con attribuzione di legittimi punteggi o pubblicazione sul sito della scuola i criteri per la definizione degli orari di servizio.

Tra i timori espressi dall’Anac anche il conferimento degli incarichi di docenza (la chiamata diretta) che secondo l’Autorità Nazionale, può creare “discriminazioni e favoritismo nell’individuazione all’interno degli ambiti del personale cui conferire incarichi.”

Il documento non si limita ad individuare il problema, ma dà anche la soluzione. Il consiglio è di definire, “anche attraverso la consultazione degli organi collegiali, e pubblicazione sul sito internet della scuola, dei criteri oggettivi per l’attribuzione di incarichi”. La “diramazione di circolare esplicative dei criteri”. Nonché “la pubblicazione tempestiva degli incarichi di docenza conferiti”.

Scarica il documento Anac

Tutto sulla chiamata diretta

Da qui

Chiamata diretta, school bonus, alternanza scuola-lavoro: processi a rischio corruzione. PSP, intervenga l’Anac

I partigiani della scuola pubblica ha nuovamente scritto al presidente dell’Anac Cantone, al fine di evidenziare alcuni procedimenti a rischio di corruzione, evidenziati nella delibera n. 430 della medesima autorità nazionale anticorruzione e determinati dalle novità introdotte dalla legge di riforma della scuola.

I procedimenti evidenziati dai PSP riguardano la chiamata diretta, lo school bonus, l’alternanza scuola-lavoro e le scelte didattiche dei docenti che potrebbero essere influenzate dal DS, in quanto è lo stesso ad assumere i docenti.

Riguardo al primo aspetto, ossia la chiamata diretta, i PSP evidenziano che le misure volte ad evitare il rischio corruzione nell’ambito della chiamata diretta, previste nella medesima delibera Anac, non saranno rispettate, per una questione legata alla tempistica. Nel documento dell’Anac, infatti, si consiglia, al fine di rendere il processo di assegnazione dell’incarico ai docenti dell’ambito, di definire criteri oggettivi per poi procedere alla pubblicazione degli stessi, anche tramite circolari esplicative, e degli incarichi conferiti. Incrociando le date di pubblicazione degli avvisi e quelle in cui i docenti dovranno caricare i curriculum su Istanze On line, è evidente che i dirigenti possono pubblicare gli avvisi dopo che i docenti caricano i curriculum, per cui si potrebbero definire dei criteri su misura per il docente che si vuole “chiamare”. In particolare – scrivono i PSP – nella scuola secondaria di secondo grado i CV devono essere caricati a cominciare dal 16 agosto mentre i criteri verranno individuati a cominciare dal 18 agosto, ossia due giorni dopo. Secondo tale tempistica, dunque, le misure previste dall’autorità anticorruzione sono inapplicabili: prima i curriculum e poi gli avvisi con i criteri.

Quanto allo school bonus, i PSP ritengono che i finanziatori delle scuole potrebbero determinare le scelte dei dirigenti, la cui valutazione è legata dal raggiungimento degli obiettivi delineati nell’atto di indirizzo e dalla valorizzazione delle risorse umane, che necessitano di un investimento economico che non può trovare appoggio in fondi d’istituto tanto ridotti da dover essere alimentati dai contributi volontari dell’utenza. L’unico appiglio che avrebbe il Dirigente Scolastico per soddisfare la responsabilità di risultato che gli consentirebbe di accedere alla retribuzione appositamente prevista per la sua figura professionale sarebbe dunque il reperimento di finanziamenti esterni privati. Privati, che a detta dei PSP, potrebbero finanziare la scuola in cambio magari dell’assunzione di un docente loro amico o dell’acquisto di beni e servizi nella loro azienda da parte dell’Istituto.

L’alternanza scuola – lavoro potrebbe anch’essa determinare dei processi corruttivi di “cambio di utilità” tra impresa e Dirigente scolastico o tra aziende e famiglie, atteso che quest’anno alcuni istituti, in difficoltà per l’assenza di un registro dell’alternanza con le varie imprese, hanno demandato alle stesse famiglie la ricerca di aziende disponibili a questa pratica di tirocinio e la valutazione dell’azienda concorre a quella curricolare dell’allievo.

Ultimo aspetto, oggetto della missiva dei PSP all’Anac riguarda l’influenza, che il DS potrebbe esercitare sulle scelte didattiche dei docenti e la valutazione, essendo il dirigente medesimo ad assumere gli insegnanti, a valutarli e ad attribuirgli il bonus premiale.

Alla luce di quanto suddetto, i PSP chiedono un incontro anche pubblico con il presidente Cantone, che potrebbe intercedere nei confronti del Miur affinché corregga tutte le storture della legge n. 107/2015.

Da qui

Note

  • [1] Nsdsevnsuc è la sigla di “Noi siamo dirigenti scolastici e voi non siete un cazzo”
  • [2] Dmlhd(ld)egacmlt è la sigla di “Dio me l’ha data (la dirigenza)e guai a chi me la tocca”

Questo articolo è stato pubblicato sul sito La bottega del barbieri di Daniele Barbieri il 29 luglio 2016

La “buona scuola”: così l’alternanza aula-lavoro è diventata un incubo per gli studenti

La buona scuola che non vogliamo

La buona scuola che non vogliamo

di Michele Sasso

È uno dei pezzi forti della Buona scuola per portare la cultura d’impresa dentro gli istituti. Si chiama Alternanza scuola lavoro ed è il primo “punto alla lavagna” del video diffuso dal governo con voce narrante il premier Matteo Renzi che spiega la rivoluzione copernicana tra i banchi italiani.

L’idea è quella di trasformare le superiori non in soli pensatoi, ma in trampolini verso una professione, con la speranza che gli stage (gratuiti e obbligatori) possano permettere di abbassare quel 46 per cento di disoccupazione giovanile che attanaglia il sistema Paese, aiutando gli adolescenti ad avvicinarsi il prima possibile alla concretezza di un mestiere.

Da quest’anno ogni studente di un Itis dovrà fare 400 ore di stage, e ogni liceale dovrà applicarsi in 200 ore di impieghi fuori dalle mura scolastiche nell’arco del triennio (dal terzo al quinto anno quindi).

Sul piatto ci sono 45 milioni di euro per 60 progetti di laboratori territoriali: attività da svolgere in orario extrascolastico, con il sogno di istituti aperti al territorio, luoghi di innovazione e sperimentazione per inserire 60 mila giovani nel biennio 2015-17.

Prima che buona, la scuola è a disagio

La buona scuola che non vogliamo

La buona scuola che non vogliamo

di Barbara Floridia

La scuola è a disagio. Non le viene più riconosciuta la funzione costruttrice che porta in sé o, se riconosciuta, non le viene più richiesta e, se le viene richiesta è svalutata. La scuola è a disagio in questo fare e in questo dire sommario e veloce, pieno di slogan anglofoni e privo di sostanza, che vediamo applicato in qualunque canale informativo, dal mezzo di comunicazione di massa fino alla stesura delle Leggi. La scuola, che insegna anche la lentezza, che legge e vuole capire, che insegna a costruire il dialogo, ad ascoltare le opinioni altrui quindi a elaborare e a disfare pensieri, è a disagio perché la Politica invece, sembra volerla allontanare da questo modo di costruire la società.

Tutto quello che in pratica la scuola aiuta ad elaborare appare fuori moda o meglio fuori tempo; non ha una spendibilità immediata né economica quindi non ha valore.

Crediamo che sia tempo di condividere il disagio che provano gli insegnanti a ricoprire un ruolo che non è più riconosciuto socialmente né economicamente e bisogna condividere il disagio che provano ad insegnare saperi e stuzzicare intelligenze per poi vedere gli stessi giovani promettenti, entusiasti a lezione che, dopo qualche anno, devono andare via dal nostro Paese.

Referendum abrogativo della Buona scuola: le parole di Massimo Villone

Nel video ecco l’intervento del professor Massimo Villone all’assemblea di Napoli del 7 febbraio 2016 per il referendum abrogativo della Buona scuola.

Scuola: elogio del docente “contrastivo”

La buona scuola che non vogliamo

La buona scuola che non vogliamo

di Marina Boscaino

Mi presento. Sono la tipica docente contrastiva. Una di quelle che – nel fantasioso linguaggio della Anp, Associazione Nazionale Dirigenti ed Alte Professionalità – come si evince da una slide di “formazione” del nuovo dirigente scolastico (quello a cui la legge 107/15 – la Buona Scuola – assegna il ruolo di reclutatore, valutatore ed elargitore del bonus che premia il merito, stravolgendo la ratio inclusiva e la vocazione democratica e quindi collegiale della scuola della Repubblica) crea potenzialmente problemi all’istituto e quindi deve/può essere allontanata.

Cosa vuol dire? Vuol dire che non sono docile, malleabile, indecisa, impaurita dalle gerarchie, schiacciata dal timore del potere. Perché sarebbe così che ci vorrebbero: servi, esecutori, incapaci di rivendicare la libertà di insegnamento e le proprie prerogative non solo professionali ma civili, yes wo/men di personaggi che sono per lo più stati cooptati dall’amministrazione (che li ha addestrati sul Toyota Management System, con l’avallo di Treelle e Fondazione Agnelli, per dirigere – pensate! – delle scuole) e li ha reclutati attraverso procedure concorsuali controverse, dai risvolti poco chiari, con prove a dir poco opinabili. Nonché costosi corsi di formazione, di cui la stessa Anp è organizzatrice, of course.

Sono una docente contrastiva per vocazione e temperamento. E lo sono non per partito preso, ma perché rispondo direttamente al mandato costituzionale che ho assunto nel momento in cui ho iniziato a lavorare nelle scuole: il rispetto di quei principi mi ha resa autorevole e dialettica con i miei studenti, preparata nelle mie discipline, intransigente verso un “nuovo che avanza” che di quei principi fa carne di porco.

Quando la scuola pubblica apre i cancelli ai finanziamenti privati

La buona scuola che non vogliamo

La buona scuola che non vogliamo

di Andrea Avantaggiato,
docente

Chiariamoci le idee: l’ingresso dei privati nella scuola pubblica sta già avvenendo e aumenterà esponenzialmente con le tante implicazioni che avrà la legge 107 approvata dal Pd di Renzi a luglio.

A Bologna, ad esempio, Unindustria sta proponendo per il secondo anno l’adesione ad un progetto da loro interamente finanziato destinato a classi (non a istituto) di scuole medie da loro scelte, in tutta la provincia. Il progetto prevede il potenziamento della lingua inglese (+ 2 ore con insegnante madrelingua), l’assistenza durante la mensa (+ 5 ore), attività laboratoriali (+ 2 ore) e assistenza ai compiti nel pomeriggio (+ 4 ore), per un totale di 13 ore in più rispetto al normale tempo scuola settimanale.

Unindustria offre anche tablet per tutti gli alunni della classe, una lavagna interattiva multimediale, nuovi arredi, banchi polifunzionali e persino l’assistenza postdatata nel primo biennio delle superiori per la lingua inglese a tutti coloro che frequenteranno il corso destinatario del progetto. Le scuole devono proporsi in questi giorni, poi sarà Unidustria-Bologna a decretare le classi e i territori che “vinceranno” il pacchetto di potenziamento.

Cosa chiedono in cambio? La possibilità di fare le loro lezioni laboratoriali al mattino con lo scivolamento di alcune ore curriculari al pomeriggio, la disponibilità degli stessi insegnanti della scuola ad effettuare l’assistenza ai compiti al pomeriggio, l’ingresso a pieno titolo nella progettazione didattica del consiglio di classe, la mensa obbligatoria per la classe coinvolta.