Inevitabile, imperdibile: a Bologna è nel pieno il Festival 20.30

di Silvia Napoli Mentre la città si interroga sulla sua nuova insospettata vocazione ittica, una vagonata ennesima di festival e rassegne si sussegue con moto invero ondoso sui fine settimana e oltre. Impossibile stendere un elenco ragionato di appuntamenti tematici che coniugano brillantemente impegno, letterarietà, cultura e intrattenimento di qui ai primi di dicembre. “Tanta […]

Perdere le cose, ovvero ritornare alle persone: l’ultimo lavoro di Kepler452

di Silvia Napoli

Non dev’essere stato facile per questo ensemble di giovani teatranti, che vengono da un pianeta emotivo speculare al nostro, affrontare il passaggio assai delicato tra essere riconosciuti rivelazione del momento e confermare la propria peculiare identità artistica, rimanendo tuttavia connessi con protervia alle proprie radici territoriali. Si sa che spesso nessuno è profeta in patria, eppure considerando il caso loro e dei cugini dello Stato Sociale, in qualche modo imparentati con l’humus generativo del movimento artistico affatto fermo, in verità, parrebbe proprio di veder smentito l’antico adagio.

La pressione e l’attesa sono grandi, dopo i riconoscimenti piovuti per il Giardino dei Ciliegi, ma l’affetto e la fiducia del pubblico sono trasversalmente altrettanto vivi, anche quando non tutti sono proprio dentro i loro assunti o comprendono le loro motivazioni. Del resto, i nostri, sono anche quelli che, prevenendo qualsiasi appunto liquidatorio della famosa serie:fanno cose generazionali, hanno assunto come bandiera questa questione, portandola a valore, rendendola una vera mission organizzativa, pedagogica, esplorativa, formativa, forse politica.

L’altra grande conseguente fissa di Kepler è infatti riuscire a parlare di una generazione parlando ad una generazione, e parlando di cosa? Parlando con quale lingua?
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Kepler452: il sistema solare tra ambiente, arte e vita

di Silvia Napoli

Una volta conoscevamo a stento l’esistenza di questo piccolo lontano pianeta speculare al globo terrestre che risponde a un nome fantaevocativo quale Kepler452. Poi abbiamo cominciato nel corso di questi ultimi anni a familiarizzare con i suoi immaginifici, giovani abitanti, tanto radicali da imbarcarsi nell’impresa di fare teatro e cercare di coinvolgere i loro coetanei in questa grande passione cognitiva. Intanto loro diventavano un agente aggregante anche per la riflessione critico-organizzativa che i lavori performativi calati per definizione prepotentemente tra ambiente, arte e vita, richiamano naturalmente.

Ecco formarsi una sorta di galassia di pensieri ed energie comprendente uno staff organico e parallelo al gruppo originario autorinnovatosi con la Rivoluzione permanente delle avanguardie. Avanguardie, a loro volta, portatrici di un festival aperto alla penisola intera ma benissimo radicato in città, fin dentro ogni habitat possibile, persino casalingo, con una vocazione ormai biologica al mix di linguaggi.

Si fa teatro con i dj set e con le suggestioni da installazione, tratteggiando infine una rappresentazione generazionale abbastanza distante dal racconto mainstream di giovani sdraiati o in fuga perenne dalla storia, dalla politica, da sé stessi. Un collettivo dunque molto aperto, senza la retorica del collettivo d’antan e consapevole del fatto che un buon lavoro di squadra si fa partendo dalla scoperta e valorizzazione delle singole personalità.
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Come fare rivoluzione in buona compagnia, ovvero il teatro secondo Kepler452

di Silvia Napoli

Non dev’essere un caso se incontriamo Nicola Borghesi performer e regista di Kepler452, nell’imminenza della ripresa del Giardino dei Ciliegi, spettacolo rivelazione della scorsa stagione teatrale bolognese, perché un tratto da letteratura russa aleggia già nella persona che mi plana svolazzando in bici davanti ad un caffè.

I modi di Nicola sono pacati e febbrili nello stesso tempo, come si conviene a chi vive forse più in penombra o comunque sotto luci non naturali, che en plen air. Eppure questo rega in tutto e per tutto felsineo. è reduce da una lunga estate portoghese trascorsa nei laboratori teatrali di Thiago Alves, perché rinnovarsi e imparare sempre è cosa salutare,almeno se hai quasi sempre voluto fare questo mestiere, come candidamente ammette.

Non lo crederesti,ripensando agli esordi tutti interni ad una balotta molto indie, che all’inizio si fece rappresentare dai contenuti ironici del blogger Quit the doner, a sua volta esploso come la Ferrante dei giovani precari expat in Rete. C’era tanta gente allora a far caciara sulle tavole prestigiose dell’oratorio S Filippo Neri. Un sotto-sopra palco con il pubblico giovanissimo che si era messo fuori in file chilometriche all’entrata, perché comunque c’era anche lo Stato Sociale in quella storia li ed era un gruppo di culto, come si dice.
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