Napoli, Je so’ pazzo: una storia esemplare

delle attiviste e degli attivisti dell’ex-Opg “Je so’ Pazzo”

Che cos’è, oggi, l’ex-OPG “Je so’ pazzo”? Per capirlo fino in fondo non si può prescindere dal racconto di ciò che è stato ieri, il riscatto e la trasformazione attuali hanno infatti radici molto profonde, sono la risposta a tante vite negate e storie mai raccontate che si sono consumate tra le mura dell’imponente struttura di via Imbriani, a Materdei, nel cuore di Napoli.

Se oggi possiamo raccontare questa storia è grazie al lavoro di tanti volontari, prima di tutto degli psichiatri, degli psicologi, degli storici, dei sofferenti psichici e delle loro famiglie, che ci aiutano quotidianamente a ricostruire la memoria di questo luogo – e a trasmetterla anche attraverso le tante visite organizzate con le scuole della città e iniziative sulla storia delle istituzioni totali che ospitiamo al suo interno – e che animano il nostro sportello di ascolto, una delle tantissime attività gratuite che si svolgono presso l’ex-OPG.

La storia del complesso edilizio

Se “OPG” sta per Ospedale Psichiatrico Giudiziario, se lo chiamiamo “ex” perché da tempo non è più un luogo di prigionia e di libertà negata, la storia racchiusa in queste mura è molto più antica e complessa di così: è nella seconda metà del Cinquecento, infatti, in particolare nel 1566, che le prime tracce di una struttura simile a una masseria vengono documentate nell’opera cartografica di Antoine Lafrery.
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