Dopo Grillo, e considerata la situazione europea, una proposta per uscire dallo stallo attuale

Foto dal blog di Guido Viale
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di Guido Viale

L’esito delle elezioni ha “tolto il tappo” a un sistema politico bloccato, pietrificato dall’egemonia, condivisa da destra e sinistra, del pensiero unico (e in Italia consolidata, e in parte mascherata, dal dilagante berlusconismo). Ma non è stato Beppe Grillo a far saltare quel tappo; sono stati quelli che lo hanno votato, andando ad aggiungersi o a sovrapporsi al numero, altrettanto ampio, degli astenuti. Non è stato Grillo a intercettare il loro voto; sono stati quegli elettori a “intercettare” Grillo. E che altro potevano fare? Se si fossero astenuti, il sistema politico italiano – centro-destra, centro e centro-sinistra – avrebbe continuato le sue pratiche come se niente fosse, incurante del fatto che ormai solo il 50 per cento degli elettori lo vota. D’altronde negli USA è già così da tempo.

Ma è sbagliato confondere gli elettori di Grillo con il movimento cinque stelle o dare troppo peso al loro programma; perché a fare il pieno di voti è stata la rivolta contro il sistema dei partiti e le politiche economiche da questi sostenute. Come è sbagliato sostenere che il movimento cinque stelle non ha un programma: c’è l’ha, ed è più solido e sensato di quello del PD, anche se forse né Grillo né il movimento hanno idee chiare su come realizzarlo (Pizzarotti insegna). Ma gli elettori che lo conoscono sono una minoranza; e quelli che lo condividono, o vi si riconoscono, sono ancor meno.
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Jabil (ex Nokia), Milano: aggrappati da 19 mesi al proprio futuro

Jabildi Gabriele Polo

Da diciannove mesi sono senza lavoro e dal luglio del 2011 presidiano la fabbrica per evitare che venga svuotata dai macchinari e ritrovarsi disoccupati. Sono i 322 dipendenti della Jabil di Cassina de Pecchi, un tempo Siemens, quando nel sito alle porte di Milano lavoravano in 3.000, prima di un serie di dismissioni ed esternalizzazioni. La fabbrica è nata nel 1964 da una filiazione della Marelli, quando Cassina era poco più di una cascina. Poi la cittadina è cresciuta attorno allo stabilimento – che ha “portato” pure la fermata della metropolitana – il cui fiore all’occhiello era il reparto di ponti radio.

Nel 2007 tutto passa alla Nokia che dopo pochi mesi vende proprio quel reparto di punta e i suoi lavoratori alla Jabil, multinazionale americana di circuiti elettrici “specializzata” in compravendite di rami d’azienda in crisi. Crisi che a Cassina è arrivata con la fuga degli investimenti pubblici nel settore delle telecomunicazioni. Perché i ponti radio che qui si producono – un tempo grandi come armadi e oggi piccoli come scatole, ma sempre pieni di tecnologia e professionalità – “trasferendo segnali” da un punto del mondo all’altro ci permettono di telefonare, guardare la televisione e sentire la radio, sono essenziali per la vita di oggi, ma hanno bisogno di investimenti per ricerca, innovazione, sviluppo; difficilmente si può fare a meno dell’intervento statale, politica che dalle nostre parti è andata in dismissione insieme a tanta parte dell’industria italiana.
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