Spese militari, l’Italia in prima fila

di Enrico Piovesana

Secondo i dati contenuti nel primo rapporto annuale sulle spese militari italiane presentato dall’Osservatorio MIL€X, presentato alla Camera dei Deputati lo scorso 15 febbraio, l’Italia spende ogni anno per le sue forze armate oltre 23 miliardi di euro (64 milioni di euro al giorno), di cui oltre 5 miliardi e mezzo (15 milioni al giorno) in armamenti.

Una spesa militare in costante aumento (+21% nelle ultime tre legislature), che rappresenta l’1,4% del PIL nazionale: esattamente la media NATO (USA esclusi), ma ancora troppo poco per l’Alleanza Atlantica, che chiede di arrivare al 2% in base a una decisione (mai sottoposta al vaglio del Parlamento) che incoraggia a spendere di più, invece che a spendere meglio, secondo una logica distorta che arriva al paradosso quando la NATO si congratula con la Grecia per la sua spesa militare al 2,6% del PIL, ignorando la bancarotta dello Stato ellenico. 

Oltre alla “virtuosa” Grecia, in buona compagnia del Portogallo (1,9% del PIL), gli Stati europei che spendono in difesa più dell’Italia sono le potenze nucleari francese e inglese (intorno al 2% del PIL) e le nazioni dell’ex Patto di Varsavia con la paranoia della minaccia russa come Polonia (2,2%) ed Estonia 2%. Altre grandi nazioni europee come Germania, Olanda e Spagna spendono molto meno di noi (intorno all’1,2% del PIL).

Oltre a spendere molto in difesa, l’Italia spende male, in modo irrazionale e inefficiente. Il 60% delle spese è assorbito da una struttura del personale elefantiaca e squilibrata fino al paradosso di avere più comandanti che comandati, più anziani ufficiali e sottufficiali da scrivania, che graduati e truppa giovane operativa.
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Iveco

Brescia, l’Iveco strozzata dalla Fiat

di Valentino Marciò, delegato Fiom Iveco Brescia

Dal novembre del 2008 in Iveco stiamo utilizzando vari ammortizzatori sociali,abbiamo iniziato con la cig poi la cigs per ristrutturazione e a luglio scade il secondo anno di contratto di solidarietà, negli anni precedenti la crisi producevamo circa 25 mila Eurocargo all’anno, l’anno scorso abbiamo chiuso con meno di 15.000 veicoli e quest’anno produrremo circa 13.550 veicoli. L’Eurocargo è un veicolo che è stato lanciato nel 1991 e che stiamo producendo da oltre 20 anni, è vero ci sono stati vari restilyng nella cabina e l’adeguamento della motorizzazione ma in sostanza ci sarebbe bisogno di un nuovo veicolo per lo stabilimento di Brescia, invece non si sa niente del futuro di questo stabilimento, che vede la sua manodopera calare anno per anno, negli ultimi 4/5 anni abbiamo perso circa 500 lavoratori ora siamo 2171operai e impiegati, da febbraio nel sito Iveco si sono aggiunti 84 lavoratori licenziati della Mac, il reparto presse terziarizzato nel 1999 da parte di Fiat, la quale ora non rispetta gli accordi presi che dicevano in caso di problemi della Mac, Iveco avrebbe riassorbito quei lavoratori, così come avvenuto nel 2006 con il passaggio in Iveco di 90 lavoratori e nel 2009 con altri 30 e questi ultimi in piena crisi.

Alla fine del 2011 avevamo circa 900 iscritti e all’ultimo rinnovo delle Rsu il 47% dei consensi, poi nel dicembre 2011 è arrivato il famoso accordo di Pomigliano esteso a tutto il gruppo Fiat; dopo un anno e mezzo di non riconoscimento della Fiom in fabbrica abbiamo avuto un centinaio di tessere disdette e alle elezioni delle Rsa che si svolte ad aprile dell’anno scorso ben 966 lavoratori circa il 50% sono venuti a firmare la nostra lista fuori dalla fabbrica perché a noi non è stato possibile presentarsi alle elezioni svolte dagli altri a dalla azienda. Le votazioni si sono svolte con continue pressioni e telefonate ai lavoratori a casa in ferie o in malattia per recarsi a votare, per poter raggiungere dal punto di vista politico almeno il 50% più 1 di votanti, anche se il regolamento che si sono dati non lo prevedeva.
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