L’Italia dica no alla guerra

di Maurizio Acerbo Mentre Salvini si congratula con Trump per l’attacco terroristico ingiustificabile sul piano del diritto internazionale, chi si riconosce nei principi della Costituzione ha il dovere di mobilitarsi perché prevalgano le ragioni della pace. La condanna della folle iniziativa dell’amministrazione USA non può che essere senza se e senza ma. L’assassino del generale […]

Italia anni Settanta: se si trattò di complotto, l’origine fu nelle nostre tare

di Adriano Prosperi «Durante il caso Moro ho avuto la certezza di essere dentro un complotto di cui era impossibile arrivare a capo, di cui non sarei mai riuscito a capire nulla»: con queste parole Cesare Garboli spiegò quale fosse lo stato d’animo che lo aveva spinto a lasciare per sempre Roma e a rifugiarsi […]

Scoprire la grande Italia lungo i confini delle città

di Tomaso Montanari Finalmente ha smesso di piovere. Finalmente un sole freddo asciuga le pietre e innalza i nostri cuori. Questi giorni di confine – giorni in cui abbandoniamo senza rimpianti il cadavere del 2019, e ci apprestiamo a sorridere, con speranza ingenua quanto necessaria, al nuovo anno in fasce – sono dunque ideali per […]

Ue: la “stupida” procedura d’infrazione

di Alfonso Gianni Come avevamo detto anche in un recente passato, avviene che due torti tornano a scontrarsi tra loro. Da un lato quello interpretato dalle decisioni della Commissione europea di aprire una procedura per debito eccessivo in base all’articolo 126.3 del Trattato sul funzionamento della Ue. Dall’altro quello rappresentato dalla politica economica del governo […]

Nadia Urbinati: il populismo? Non è fascismo e poi le democrazie sono “elastiche”

di Stefano Vaccara e Giulia Pozzi La Columbia University di New York, si sa, vanta una illustre tradizione di politologia e studio della democrazia, che non ha mai disdegnato di analizzare, da oltreoceano, le vicende che caratterizzano la nostra bella Italia. Per anni, in proposito interveniva l’indimenticato professore Giovanni Sartori, autore di pamphlet che scuotevano […]

Sinistra, anno zero (una lunga storia di tradimenti e divisioni)

di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena Vent’anni che hanno cambiato tutto, portando alla dissoluzione una lunga, e a suo modo gloriosa, storia di lotte, conquiste e presenza nei luoghi di lavoro, di socialità, culturali. Vent’anni nei quali la sinistra italiana si è autoesclusa dai giochi della politica, per miopia, scarso coraggio, mancata lettura del […]

Quale politica uscirà dall’uovo?

di Salvatore Settis

Una strana epidemia affligge l’Italia. Partito dai politici, il contagio si è esteso dappertutto. Il morbo passa inosservato perché non è mortale, ma produce danni irreversibili. Si chiama miopia. Comporta un’ossessiva concentrazione sul presente, l’incapacità di elaborare progetti di lunga durata, il ripudio di ogni visione strategica, l’indifferenza ai dati di fatto, il rigetto di ogni soluzione. Insomma, il lento suicidio di chi corre verso il precipizio ma non ci crede, e non cambia strada né mette il piede sul freno. Nasce così quel che con metafora ciclistica si chiama surplace: la tecnica di star fermi, in equilibrio sulle ruote, spiando l’avversario. Ma se tutti i ciclisti fanno surplace, la gara non parte mai. Questo flusso d’incoscienza pervade la scena politica. In luogo dei disastri sempre imminenti e sempre rinviati, genera stagnazione.

Calamandrei diceva che la Costituzione è presbite, perché guarda lontano; ma le istituzioni di governo sono in preda alla miopia. Il suo contrario è la chiaroveggenza: la capacità, o almeno il tentativo, di prevedere quel che accadrà, e non solo nell’immediato futuro. Il quadro di Magritte Clairvoyance è una vera lezione di lungimiranza. Un pittore siede davanti alla tela, pennello in mano, e fissa il suo modello, un uovo posato sul tavolo. Ma il pittore, chiaroveggente, dipinge l’uccello che nascerà: anticipa i tempi, “vede” il futuro che cova dentro il presente. Il suo sguardo a raggi X ‘legge’ nell’uovo il Dna, ‘sa’ se ne nascerà uno sparviero o un piccione.
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La questione migranti: Italia incivile, Europa incivile

di Luigi Ferrajoli

Una politica disumana e illegale

Il principale segno di cambiamento manifestato finora dall’attuale sedicente “governo del cambiamento”,nato dall’alleanza tra la Lega e ilMovimento 5 Stelle, è la politica ostentatamente disumana e apertamente illegale da esso adottata nei confronti dei migranti. Il primo atto governativo è stato uno dei più vergognosi della storia della Repubblica: la chiusura dei porti inaugurata con il respingimento dell’Aquarius sul quale erano stati salvati dalla Guardia costiera italiana629 migranti, di cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte.

Il senso dell’operazione è stato quello di premere sull’UnioneEuropea, prendendo i migranti in ostaggio e costringendoli a una lunga e sofferta traversata fino al porto di Valencia dove il governo spagnolo, per ragioni umanitarie, aveva infine consentito l’approdo. Ha fatto seguito il blocco opposto ad altre navi, lasciate a vagare in mare con il loro carico sofferente di centinaia di persone, e poi la vicenda, in agosto, della nave Diciotti, dove la presa in ostaggio per dieci giorni di177 migranti è stata una chiara lesione del principio della libertà personale stabilito dall’articolo 13 della nostra Costituzione e perciò, come ha ritenuto la Procura di Agrigento, un sequestro di persona e un abuso d’ufficio.

L’aspetto più grave e chiaramente eversivo di questo reato è stato peraltro la sua aperta rivendicazione compiuta dal ministro, il quale ha per di più dichiarato di voler perseverare nella sua commissione, con l’evidente intento di alterare i fondamenti del nostro stato di diritto: non più la legalità costituzionale, ma il consenso elettorale quale fonte di legittimazione di qualunque arbitrio, persino se delittuoso.Siamo dunque di fronte a una gigantesca omissione di soccorso e alla violazione di principi elementari di diritto interno e di diritto internazionale sulla protezione dovuta alle persone in mare in pericolo di vita.
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Foto di Michele Cattani

I migranti rischiano la vita attraverso le Alpi

di Annalisa Camilli

Porta sulle spalle una grossa sacca di tela verde che lo costringe a camminare con la schiena piegata. Ha le gambe sottili e un cappello nero che gli copre la fronte dal freddo. Un cappotto più grande della sua taglia lo avvolge fino alle ginocchia. Il termometro segna meno otto gradi, quando Tidiane Ouattara scende dal treno che arriva da Torino.

Alla stazione di Oulx, in val di Susa, Ouattara, l’ivoriano, si accoda ai pendolari che tornano a casa dal lavoro, ma poi mentre tutti rapidamente scompaiono, rimane da solo fino a quando lo raggiungono di corsa due amici: Camara e Ousmane. Tutti e tre indossano diversi strati di vestiti, ma tremano dal freddo. Sono le 18.30 ed è già notte nella stazione di frontiera.

Camara, il guineano, non passa inosservato: ha un cappello di lana bianco, rosso e verde, i colori della bandiera italiana, e un giubbotto mimetico. Da qualche giorno lo hanno dimesso dal centro di accoglienza in cui viveva a Rovigo. Dopo un anno e mezzo di attesa, non ha ottenuto l’asilo ed è diventato irregolare. “Sono scappato dal mio paese a 16 anni per ragioni familiari, non per questioni politiche, né dalla guerra. Per quelli come me non ci sono permessi di soggiorno”, mi racconta con amarezza, seduto sulle panchine di legno della sala d’attesa della stazione.
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SantiagoItalia, il docufilm di Nanni Moretti avverte: “L’Italia di oggi ricorda il Cile di allora”

di Sergio Caserta

Quarantacinque anni dopo il golpe in Cile che eliminò il governo democraticamente eletto di Salvador Allende instaurando una sanguinaria dittatura militare, Nanni Moretti torna con un docufilm incentrato sulle vicende di allora, analizza il carattere brutale della repressione e si sofferma, attraverso numerose interviste a ex profughi cileni, sul rapporto tra questi rifugiati e il nostro Paese.

Allora un esperimento estremamente innovativo come il primo governo socialista in un importante Paese del Sudamerica, se si esclude Cuba, aveva suscitato la reazione immediata della destra statunitense e il presidente Richard Nixon varò l’operazione segreta denominata “Condor”, che aveva lo scopo di neutralizzare tutti i “focolai” di sinistra che si andavano sviluppando nel continente latino-americano, quindi in primo luogo l’abbattimento del governo cileno. L’Italia accolse molti rifugiati cileni e un moto di solidarietà si diffuse in tutto il Paese, un’Italia civile che viveva la fase forse migliore dopo la caduta del fascismo, la guerra e l’avvento della repubblica democratica.
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