Sinistra, anno zero (una lunga storia di tradimenti e divisioni)

di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena Vent’anni che hanno cambiato tutto, portando alla dissoluzione una lunga, e a suo modo gloriosa, storia di lotte, conquiste e presenza nei luoghi di lavoro, di socialità, culturali. Vent’anni nei quali la sinistra italiana si è autoesclusa dai giochi della politica, per miopia, scarso coraggio, mancata lettura del […]

Quale politica uscirà dall’uovo?

di Salvatore Settis

Una strana epidemia affligge l’Italia. Partito dai politici, il contagio si è esteso dappertutto. Il morbo passa inosservato perché non è mortale, ma produce danni irreversibili. Si chiama miopia. Comporta un’ossessiva concentrazione sul presente, l’incapacità di elaborare progetti di lunga durata, il ripudio di ogni visione strategica, l’indifferenza ai dati di fatto, il rigetto di ogni soluzione. Insomma, il lento suicidio di chi corre verso il precipizio ma non ci crede, e non cambia strada né mette il piede sul freno. Nasce così quel che con metafora ciclistica si chiama surplace: la tecnica di star fermi, in equilibrio sulle ruote, spiando l’avversario. Ma se tutti i ciclisti fanno surplace, la gara non parte mai. Questo flusso d’incoscienza pervade la scena politica. In luogo dei disastri sempre imminenti e sempre rinviati, genera stagnazione.

Calamandrei diceva che la Costituzione è presbite, perché guarda lontano; ma le istituzioni di governo sono in preda alla miopia. Il suo contrario è la chiaroveggenza: la capacità, o almeno il tentativo, di prevedere quel che accadrà, e non solo nell’immediato futuro. Il quadro di Magritte Clairvoyance è una vera lezione di lungimiranza. Un pittore siede davanti alla tela, pennello in mano, e fissa il suo modello, un uovo posato sul tavolo. Ma il pittore, chiaroveggente, dipinge l’uccello che nascerà: anticipa i tempi, “vede” il futuro che cova dentro il presente. Il suo sguardo a raggi X ‘legge’ nell’uovo il Dna, ‘sa’ se ne nascerà uno sparviero o un piccione.
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La questione migranti: Italia incivile, Europa incivile

di Luigi Ferrajoli

Una politica disumana e illegale

Il principale segno di cambiamento manifestato finora dall’attuale sedicente “governo del cambiamento”,nato dall’alleanza tra la Lega e ilMovimento 5 Stelle, è la politica ostentatamente disumana e apertamente illegale da esso adottata nei confronti dei migranti. Il primo atto governativo è stato uno dei più vergognosi della storia della Repubblica: la chiusura dei porti inaugurata con il respingimento dell’Aquarius sul quale erano stati salvati dalla Guardia costiera italiana629 migranti, di cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte.

Il senso dell’operazione è stato quello di premere sull’UnioneEuropea, prendendo i migranti in ostaggio e costringendoli a una lunga e sofferta traversata fino al porto di Valencia dove il governo spagnolo, per ragioni umanitarie, aveva infine consentito l’approdo. Ha fatto seguito il blocco opposto ad altre navi, lasciate a vagare in mare con il loro carico sofferente di centinaia di persone, e poi la vicenda, in agosto, della nave Diciotti, dove la presa in ostaggio per dieci giorni di177 migranti è stata una chiara lesione del principio della libertà personale stabilito dall’articolo 13 della nostra Costituzione e perciò, come ha ritenuto la Procura di Agrigento, un sequestro di persona e un abuso d’ufficio.

L’aspetto più grave e chiaramente eversivo di questo reato è stato peraltro la sua aperta rivendicazione compiuta dal ministro, il quale ha per di più dichiarato di voler perseverare nella sua commissione, con l’evidente intento di alterare i fondamenti del nostro stato di diritto: non più la legalità costituzionale, ma il consenso elettorale quale fonte di legittimazione di qualunque arbitrio, persino se delittuoso.Siamo dunque di fronte a una gigantesca omissione di soccorso e alla violazione di principi elementari di diritto interno e di diritto internazionale sulla protezione dovuta alle persone in mare in pericolo di vita.
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Foto di Michele Cattani

I migranti rischiano la vita attraverso le Alpi

di Annalisa Camilli

Porta sulle spalle una grossa sacca di tela verde che lo costringe a camminare con la schiena piegata. Ha le gambe sottili e un cappello nero che gli copre la fronte dal freddo. Un cappotto più grande della sua taglia lo avvolge fino alle ginocchia. Il termometro segna meno otto gradi, quando Tidiane Ouattara scende dal treno che arriva da Torino.

Alla stazione di Oulx, in val di Susa, Ouattara, l’ivoriano, si accoda ai pendolari che tornano a casa dal lavoro, ma poi mentre tutti rapidamente scompaiono, rimane da solo fino a quando lo raggiungono di corsa due amici: Camara e Ousmane. Tutti e tre indossano diversi strati di vestiti, ma tremano dal freddo. Sono le 18.30 ed è già notte nella stazione di frontiera.

Camara, il guineano, non passa inosservato: ha un cappello di lana bianco, rosso e verde, i colori della bandiera italiana, e un giubbotto mimetico. Da qualche giorno lo hanno dimesso dal centro di accoglienza in cui viveva a Rovigo. Dopo un anno e mezzo di attesa, non ha ottenuto l’asilo ed è diventato irregolare. “Sono scappato dal mio paese a 16 anni per ragioni familiari, non per questioni politiche, né dalla guerra. Per quelli come me non ci sono permessi di soggiorno”, mi racconta con amarezza, seduto sulle panchine di legno della sala d’attesa della stazione.
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SantiagoItalia, il docufilm di Nanni Moretti avverte: “L’Italia di oggi ricorda il Cile di allora”

di Sergio Caserta

Quarantacinque anni dopo il golpe in Cile che eliminò il governo democraticamente eletto di Salvador Allende instaurando una sanguinaria dittatura militare, Nanni Moretti torna con un docufilm incentrato sulle vicende di allora, analizza il carattere brutale della repressione e si sofferma, attraverso numerose interviste a ex profughi cileni, sul rapporto tra questi rifugiati e il nostro Paese.

Allora un esperimento estremamente innovativo come il primo governo socialista in un importante Paese del Sudamerica, se si esclude Cuba, aveva suscitato la reazione immediata della destra statunitense e il presidente Richard Nixon varò l’operazione segreta denominata “Condor”, che aveva lo scopo di neutralizzare tutti i “focolai” di sinistra che si andavano sviluppando nel continente latino-americano, quindi in primo luogo l’abbattimento del governo cileno. L’Italia accolse molti rifugiati cileni e un moto di solidarietà si diffuse in tutto il Paese, un’Italia civile che viveva la fase forse migliore dopo la caduta del fascismo, la guerra e l’avvento della repubblica democratica.
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Italia: una rivoluzione apparente al servizio dell’egemonia neoliberale

di Stefano Palombarini

Il neoliberismo, espressione della sovranità nazionale

L’azione del governo italiano è al centro dell’attenzione in Europa, in primo luogo a causa della “disobbedienza” alle indicazioni della Commissione UE. Le ragioni del conflitto tra le istituzioni europee e la coalizione che si è formata dopo le elezioni di marzo meritano riflessione. Ma va immediatamente sottolineato come questo scontro abbia una forte valenza simbolica, in quanto convalida il racconto di una sovranità schiacciata dai trattati comunitari: indipendentemente dalla sua connotazione politica, l’alleanza M5S-Lega attira le simpatie di chi concepisce l’Unione europea come una camicia di forza anti-democratica che impedirebbe alla volontà popolare di determinare le politiche pubbliche.

Il precedente della Grecia, vittima di un vero ricatto fondato sulla necessità per quel paese di ottenere i prestiti di Fmi e Bce, è citato spesso, ma a torto. L’Italia si finanza sui mercati, dispone ancora di un forte risparmio interno e non corre il rischio di insolvenza. Cosa rischia disobbedendo alla Commissione? L’apertura di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo, che nel peggiore dei casi potrebbe concludersi con una multa certo considerevole, ma che non potrà eccedere lo 0.5% del Pil.
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Lo scontro Italia-Ue in un vicolo cieco

di Alfonso Gianni

Come era prevedibile, alla Commissione Europea la risposta del governo italiano che intende mantenere inalterati i dati riguardanti i saldi e la crescita non è piaciuta affatto. Finisce così miseramente l’improbabile tentativo di mediazione del ministro Tria, con l’incerto e inefficace sostegno del presidente del Consiglio. Vasi di coccio finiti tra vasi di ferro, quali, per ora, sono Salvini e Di Maio.

I primi a chiedere che all’Italia non si conceda nulla e che anzi bisogna aprire una procedura d’infrazione nei nostri confronti sono stati paesi come l’Austria e l’Olanda. L’internazionale nazional-sovranista è una contraddizione in termini, peggio che un ossimoro. E infatti alla prima prova più che liquefarsi non si è neppure appalesata. Durissimo il ministro delle Finanze di Vienna, Hartmut Loeger – membro di un governo nel quale i popolari governano con il partito dell’ultradestra guidato da Strache – con una dichiarazione che come si sa ha l’effetto di mandare in bestia i nostri governanti: “L’Italia corre il rischio di scivolare verso uno scenario greco”. Con la rilevante differenza che il peso dello Stivale è assai maggiore di quello del paese ellenico e i pericoli di contagio ancora maggiori. Infatti lo stesso ministro austriaco ha aggiunto che “non si tratta di una questione italiana, ma europea”. Avendo in questo caso del tutto ragione, ma in un senso ben diverso da quello che intende.
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Rossana Rossanda: “Colpa nostra se vince Salvini, la sinistra ha deluso le speranze”

di Concetto Vecchio

“A luglio ho deciso di tornare in Italia, assalita dal bisogno di capire. Da Parigi, dove vivevo da dodici anni, seguivo Salvini in tv e mi prendeva vergogna per quel che vedevo. ‘È anche colpa mia, colpa della nostra parte’, mi ripetevo. Avevo passato la vita a fare politica e reputavo la mia lontananza come un abbandono del campo. Mio marito è scomparso tre anni fa, non avevo più nessuno in Francia, qui a Roma i compagni di una vita non ci sono più, Lucio Magri, Luigi Pintor, Valentino Parlato sono tutti morti, e anche io sono molto vecchia ormai”.

Rossana Rossanda, 94 anni, giornalista, scrittrice, partigiana, “la ragazza del secolo scorso”, come titolò la sua famosa autobiografia, sta sfogliando nel salotto di casa i primi numeri della collezione de il manifesto, il giornale da lei fondato nel 1969. “Voglio rileggermi le cronache delle lotte operaie di allora, i lavoratori si sono battuti per i loro diritti e hanno vinto”.

Che Italia ha trovato?

“Un Paese irriconoscibile, senza spina dorsale. Mi fa paura vedere quel che sta diventando”.

Le fa più paura Salvini o Di Maio?

“Salvini, perché sa quello che vuole, Di Maio è sempre lì che ride”.
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Varoufakis: “L’Italia continua a comportarsi da bimbo viziato, non è così che si cambia l’Europa”

Yanis Varoufakis

di Arcangelo Rociola

L’economia italiana non è sostenibile all’interno delle politiche dell’Eurozona e la manovra del governo non riuscirà a rivitalizzarla: ogni sforzo è inutile senza una revisione completa delle politiche europee e del fiscal compact. Ne è convinto Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco e professore di economia all’Università di Atene, allontanato dal governo Tsipras per la sua dura opposizione al regime di austerità imposto dall’Europa per il salvataggio di Atene. A colloquio con Agi, Varoufakis ha spiegato perché rispetto alla sua battaglia contro Bruxelles, quella del governo giallo-verde è destinata a non cambiare nulla, ripetendo gli stessi errori “da bambino viziato” commessi dall’ex premier Matteo Renzi.

Il governo italiano ha deciso di sfidare Bruxelles trovando un accordo per una manovra espansiva, con un rapporto deficit/pil che sfora i parametri di bilancio dell’Ue. Servirà a rivitalizzare l’economia italiana?

“No, non credo sarà sufficiente a rivitalizzare l’economia italiana. Per farlo servirebbe un cambiamento più radicale a livello di Eurozona, compreso un programma di investimenti su larga scala e una revisione completa del Fiscal compact. Bisogna fermare il declino dei redditi medi”.

Cosa pensa dell’introduzione del reddito di cittadinanza e della flat tax? È ciò di cui l’Italia ha bisogno?
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Cosa è (e cosa non è) il reddito minimo degli altri Paesi europei

di Giovanni Perazzoli, Stradeonline.it

Comprensibilmente il reddito minimo condizionato degli altri paesi europei suscita molta perplessità in Italia. È difficile orientarsi, anche perché il principio sembra cozzare con il senso comune. Come? Chi non lavora ha un reddito? Nonostante esistessero da lungo tempo, di questi strumenti non abbiamo saputo nulla, al massimo è sembrato che fossero cose da paesi scandinavi, paesi poco popolati, un po’ strani. Scoprire che la Francia è forse il paese con il welfare più generoso è troppo destabilizzante, si oppone al senso della realtà. Doveva succedere.

I populisti hanno approfittato, in direzione antieuropea, dell’ottusa difesa della politica italiana (a destra come a sinistra) del welfare corporativo e clientelare. Proverò qui a rispondere ad alcune domande, cercando di cogliere lo spirito di questo sistema. Partiamo dai nomi. I “redditi di cittadinanza” o i “redditi di inclusione” degli altri, Francia, Germania e Regno Unito, si chiamano: Revenu de solidarité active, Arbeitslosengeld II, Jobseekers allowance.

Alt! Ma è corretto l’uso di “reddito di cittadinanza” del M5s?

A molti è parsa, con buone ragioni, una denominazione ingannevole, perché allude a un welfare incondizionato; potrebbe però essere difesa così: se il revenu de solidarité active francese fa perno sul valore della “solidarietà”, quello del M5s fa perno sulla “cittadinanza”. Allo stesso modo, il Rei (Renzi-Gentiloni) fa perno sull'”inclusione”. Non mi fermerei sui nomi. Bisogna cercare di cogliere invece lo spirito di questi sistemi di welfare, se non si vuole prendere per buone le patacche.
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