Ricostruzione di Gaza: zero costruzioni, massimi profitti

Palestina - Foto di Ryan Rodrick Beiler / Activestills.org
Palestina - Foto di Ryan Rodrick Beiler / Activestills.org
di Edo Konrad, traduzione di InvictaPalestina

L’ultimo attacco israeliano a Gaza ha lasciato almeno 2.000 palestinesi uccisi e 17.000 case distrutte, rendendo oltre 110.000 persone senza casa e trasformato gran parte della striscia di macerie. A seguito di palesi violazioni israeliane del diritto internazionale umanitario, la crisi umanitaria già esistente nella Striscia di Gaza assediata è stata ulteriormente peggiorata.

Non solo Israele è riuscito a evitare condanne per la sua responsabilità, ma ha anche beneficiato economicamente dalle rovine che ha causato. La ricerca sul caso Nesher, l’unico produttore di cemento israeliano, mostra come il mercato israeliano delle costruzioni trae profitto dalla distruzione che Israele ha provocato nella Striscia di Gaza.

L’accordo trilaterale delle Nazioni Unite: garantire profitto israeliano

Nel mese di settembre 2014, l’accordo trilaterale delle Nazioni Unite stipulato tra le Nazioni Unite, Israele e l’Autorità Palestinese ha fornito un quadro normativo temporaneo per l’industria di ricostruzione di Gaza. Questo accordo è stato indicato come un mezzo per superare l’embargo e alleviare la sofferenza umana nella Striscia di Gaza, in base all’accordo Israele avrebbe fornito con misure di sicurezza e di controllo sul movimento degli aiuti, le merci di ricostruzione e i materiale.
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