Io, Daniel Blake, un essere umano schiacciato dalla burocrazia

di Francesco Boille

Arriva finalmente in Italia la Palma d’oro dell’ultimo festival di Cannes, Io, Daniel Blake. Una splendida rivendicazione identitaria contro lo schiacciamento degli individui operato da burocrazia, tecnocrazia e liberismo per rimettere al centro l’uomo con la u maiuscola.

Al regista britannico figlio di operai non riesce forse di rinnovare il suo cinema come aveva fatto nel 1994 con Ladybird Ladybird, in cui fu in grado di innestare il melodramma sul film intimo e sociale senza cadere nel ridicolo, ma realizza comunque uno splendido fuoco d’artificio politico e umano, un graffito protestatario prossimo a quello pittato dal suo protagonista.

Potrebbe essere una vita quieta in un quartiere popolare tutto sommato dignitoso, dai numerosi scorci graziosi. O sarebbe potuta essere? Lasciamo al lettore l’interrogativo in sospeso. Fin dall’inizio, Ken Loach delinea efficacemente in pochi tratti, o meglio in brevi sequenze, il carattere del protagonista, i suoi vicini, il suo ambiente.
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