Quando Rossana Rossanda intervistò Salvador Allende: “Se vincono i militari sarà il massacro”

di Rossana Rossanda

Questa conversazione si è svolta al Palazzo presidenziale della Moneda, a Santiago del Cile, ai primi di ottobre del 1971, circa un anno dopo l’ascesa al potere di Unidad Popular con la vittoria di Salvador Allende, socialista, alle elezioni presidenziali del 1970. Essa si colloca alla fine della fase felice dell’esperienza cilena: la partecipazione popolare è, in certi settori, ancora intensa, la destra sta appena preparandosi a levare il capo – le prime manifestazioni avrebbero avuto luogo un paio di mesi dopo – il viaggio di Fidel Castro, iniziato, con prudenza, è terminato in un crescendo di entusiasmo.

Poi il clima si sarebbe rapidamente teso fra Allende e l’alleato obbligato alle Camere, la Democrazia cristiana di Frei, fra socialisti e comunisti (questi ultimi più inclini al compromesso), fra socialisti e Mir, incline invece a una radicalizzazione. La crisi del rame; l’inflazione galoppante, il relativo isolamento mondiale permisero all’esercito, appoggiato dalle grandi compagnie americane espropriate, di preparare il colpo di stato dell’11 settembre1973. Salvador Allende si difese armi alla mano nel Palazzo della Moneda, e lì mori mitragliato dagli uomini di Pinochet. I materiali di questo e altri servizi sono stati pubblicati in proprio in un volume del manifesto: Sul Cile.

Questa intervista, preziosa, è raccolta nel volume Le interviste del manifesto 1971-1981

Salvo qualche svolazzo nei comizi, il parlar politico a Santiago non ha nulla del cliché latino-americano: poca retorica, uso moderato degli aggettivi, inclinazione marcata a vedere il pro e il contro e a non mettere eccessive ipoteche sul futuro.
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Potere al Popolo: intervista a Viola Carofalo dal Sudamerica

di Dario Clemente e Hernán Ouviña

Diversi sono i temi affrontati in questo corposo dialogo con Viola Carofalo, leader di Potere al Popolo (Pap)- Tra questi la svolta autoritaria in Italia, la politica europea, Gramsci, Fanon, il femminismo e le esperienze latinoamericane.

LA SVOLTA AUTORITARIA IN ITALIA

In Italia si è formato da poco un governo trainato da un partito “populista” e un partito di estrema destra che strizza l’occhio ai nuovi fascismi e nazionalismi europei, un governo anti-immigrati, ostile ai diritti LGBITQ. “Populismo” e “fascismo” sono elementi dicotomici o sono compatibili, arrivando persino a potersi articolare e fondere tra loro in uno stesso progetto politico reazionario?

Purtroppo nella declinazione italiana del termine si, infatti una difficoltà che abbiamo avuto, anche nel parlare con compagni è spiegare cosa noi intendiamo per populismo. E abbiamo appunto dovuto richiamarci al modello sudamericano, perché in Italia e in Europa la parola populismo richiama più facilmente la destra che la sinistra, quindi in realtà si, questa conciliazione è possibile.

Io credo che bisogna fare un ragionamento sulla questione dell’avanzata delle destre e del populismo di destra in Italia che vada oltre alla figura di Salvini. Salvini è un leader molto pericoloso perché a differenza della rappresentazione che spesso se ne dà, lui è riuscito ad attuare una strategia, che è una strategia tipica dei movimenti di estrema destra in Italia. Si tratta di un doppio livello, quindi un livello molto violento, le ronde contro gli immigrati e per controllare “l’ordine e la pulizia” nelle loro città e poi un livello istituzionale. Io credo che la parola giusta per definire questa situazione in Italia sia il ritorno ad un forte autoritarismo.
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“Perché le Cellule rivoluzionarie ruppero con Carlos”. Il racconto di Thomas Kram

die tageszeitung
die tageszeitung
Ci sembra utile tradurre questa intervista, pubblicata il 23 ottobre 2010 dal quotidiano tedesco die tageszeitung (col titolo “Se vuoi ammazzare qualcuno, gli dai un’arma in mano?”). La conversazione prendeva lo spunto dall’allora imminente uscita del film “Carlos – Lo sciacallo” del regista Olivier Assayas. Thomas Kram, che incontrò tre o quattro volte Carlos, ripercorre la storia delle Revolutionäre Zellen, dal diretto coinvolgimento negli anni ’70 in azioni terroristiche del gruppo palestinese Fplp (in cui militò anche Carlos), alla rottura di quei legami internazionali dopo il dirottamento di un aereo a Entebbe nel 1976, alla critica del militarismo esasperato e al riposizionamento in appoggio ai movimenti d’opposizione in Germania, con la pratica di una guerriglia “leggera” e diffusa.

Thomas Kram è indagato a Bologna per la strage alla stazione perché il 2 agosto 1980 si trovava in quella città: non avrà mica messo lui la bomba su incarico di Carlos, per conto dei palestinesi? Il costrutto accusatorio parte dalla premessa che nel 1980 Kram fosse “un uomo di Carlos”. La storia delle Cellule rivoluzionarie dimostra esattamente il contrario. Di qui l’attualità “bolognese” dell’intervista (g.a.)

Intervista di  Andreas Fanizadeh e Christoph Villinger

Taz: Nel 1975 Ilich Ramirez Sanchez, detto “Carlos”, divenne famoso in tutto il mondo. Un commando da lui guidato prese d’assalto la conferenza dell’Opec a Vienna. Partecipò in prima linea anche un membro delle Cellule rivoluzionarie tedesche (RZ). Signor Kram, lei fece parte delle RZ: all’epoca ebbe contatti personali con Carlos?

Thomas Kram: Nel 1975 ero appena entrato nelle RZ, e non ero stato informato prima dell’azione contro l’Opec.
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