In morte di Ermanno Olmi: se ne va un mondo e un modo di interpretarlo

di Mario Agostinelli

Leggo meno i giornali e sempre più spesso mi infastidisce la televisione. Di conseguenza, la notizia della morte di Ermanno Olmi non mi è giunta online né metabolizzata da Wikipedia, ma attraverso il dolore già rimuginato da amici, il rincrescimento per un vuoto che non si può riempire a parole, l’apprezzamento sofferente per l’autenticità e la creatività di un uomo che sceglieva i tempi lunghi, sapeva collocarsi nella storia con le sue contraddizioni e riusciva a scrollarsi di dosso la rincorsa affannata del presente.

Come dice Tonio Dell’Olio, “non è moneta corrente che la storia contempli l’azione di registi ispirati e inventivamente geniali che hanno dato la parola agli ultimi”. E nemmeno che esalti quelli che hanno trasformato in poesia il dolore e la quotidianità senza cedere un frammento alla retorica né un granello alla verità nuda di storie solo apparentemente anonime e minori. Poveri, dialetto, terra e lavoro e poi qualche volo poetico e maestoso oltre le nostre pianure nebbiose – anch’io sono nato a Treviglio – per sognare la pace dopo la crudeltà delle guerre: un auspicio che viene sempre più rimosso, come se la pace non fosse il diritto da cui emanano e traggono senso tutti gli altri.

Il timore è che con lui se ne vada un mondo e anche un modo di interpretarlo. Provo una certa vena di pessimismo e non credo ai prodigi. Così, dietro la morte di Ermanno, vedo con rammarico una solidarietà infranta, tanti frammenti separati, ognuno dotato di ostinazione, poca sensibilità al pluralismo, perdita di meraviglia di fronte al vivente, che, anche quando muore, può invece trasferire la sua identità, la sua unicità in una eredità comune e incancellabile, se la si è potuta e voluta valorizzare a suo tempo nelle forme più aperte di comunità.
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Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 4

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
di Francesco De Maio

(Prima, seconda e terza parte). Adesso possiamo dire qual è il terzo strumento che Pasolini usa per completare la sua forma. Il terzo strumento è il «SEGNO GRAFICO» che il lettore deve apporre al manoscritto dell’autore. Per comprendere, in questo caso particolare, (ce ne sono altri) come e dove si deve usare questo strumento, dobbiamo ricorrere nuovamente allo schema, ma, questa volta, tracciando tutti i collegamenti fra i duplicati numerici degli appunti. Come faccio di seguito nel terzo schema.

Questo «SEGNO GRAFICO», attuato manualmente dal lettore sul manoscritto di Pasolini, è approssimativamente il seguente:

«III VII».
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Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 3

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
di Francesco De Maio

(Prima e seconda parte). Siccome io, pur ascoltando, non seguo quasi mai i consigli, soprattutto quando si basano su osservazioni prive di stile, vorrei rovinare completamente la mia reputazione aggiungendo alle osservazioni precedenti, che ho definito apparentemente razionali, un’altra osservazione apparentemente irrazionale. Un’osservazione, che se non avessi deciso di non essere nuovamente ironico, definirei quella di una mente malata, ossessivamente e inesorabilmente assuefatta al gioco del lotto. L’osservazione è la seguente.

Gli appunti in questione sono all’interno di uno spazio numerico (14) compreso fra l’Appunto 55 – «Il pratone della Casilina» – con significato di «MUSICA» e i due Appunti numero 70 – «Chiacchiere notturne al Colosseo» e «Chiacchiere al Colos-seo (seguito)» – che ha come significato cabalistico (prendendo sempre il significato dalla smorfia “classica”, quindi, austeramente, con un solo significato per numero) «’O PALAZZO», cioè «IL PALAZZO».

Ricapitolando, oltre ad avere, in tutta la struttura, i numeri del Pratone, di Gennariello e di Patmos, (cioè 5, 7, 14, 20, 55) avremmo anche 70 come PALAZZO, cioè una costruzione architettonica di epoca romana. Dunque avremmo la «MUSICA» (55), ossia la forma perfettamente pura, «pur-puris» (accezione latina di cui potrete trovare la spiegazione nel mio libro), unita al «PALAZZO» (70) come costruzione architettonica. In altre parole: LA COSTRUZIONE ARCHITETTONICA DELLA PURISSIMA FORMA DI PETROLIO.
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Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 2

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
di Francesco De Maio

(Prima parte). Ritornando ai nomi dei 20 spiriti, ecco lo schema creato da Pasolini, partendo dall’ultimo personaggio fino al quinto:

  • 9 Pietro – PIER Paolo (nove lettere)
  • 8 (Gianni) – Pasolini (otto lettere)
  • 7 Erminio – (sette lettere) (settimo personaggio del Pratone)
  • 6 (Gustarello) – Hermes (sei lettere)
  • 5 (Fausto) – Ermes (Guido, cinque lettere)

Nello scioglimento, in Petrolio, Pasolini immagina il mondo dopo la scomparsa dell’autore, ecco perché i numeri 108 (8 PASOLINI) e 109 (9 PIER PAOLO), sono, a differenza della parte prima parte del romanzo, assenti dagli appunti. Anzi, in questa terza parte di Petrolio, sono gli unici numeri assenti dalla successione narrativa. Nello scioglimento, dunque, l’autore è definitivamente assente, cioè presente (.), come nel rito del cerimoniale ufficiale per i caduti in guerra, uno deiduecentomila di Redipuglia. Approfitto di questo per dire che sono proprio i numeri mancanti a creare la parte della struttura misterica e autobiografica dell’unità del romanzo. Il 109 e il 108, il 57 e il 75, il 35 e il 53, 25, 28, 38, 69, 14…

“Il Pratone della Casilina” è l’appunto 55, «’A MUSICA» nella cabala napoletana. Usato dall’autore proprio con questo preciso significato. Infatti l’appunto è un ossessivo «tema» pornografico ripetuto nove volte con appropriate «variazioni» strategiche. La musica, dunque, come forma «perfettamente pura», «pur-puris», (tanto da poter essere accepita come «altro linguaggio» a cui sottende il senso e il significato) è in rapporto di ossimoro con il tema pornografico che la eclissa.
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Pier Paolo Pasolini

Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 1

Sono trascorsi 40 anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto il 2 novembre 1975. Per questo proponiamo, in 4 puntate, questo saggio che rappresenta una chiave di interpretazione del romanzo Petrolio.

di Francesco De Maio

Caro Maestro (Maestri), ho compreso l’unità di Petrolio leggendo Gennariello. Pasolini sintetizza il tutto in un solo personaggio: «Pulcinella». È questo personaggio a costituire l’unità dell’opera, la chiave di tutto il romanzo. Petrolio non è, come molti sostengono, un meta-romanzo, quanto un’opera meta-semiotica.

La conseguenza di questa caratteristica formale è che, prima di poterne comprendere l’unità letteraria, quella comunemente intesa, bisogna comprenderne invece l’unità simbolica e numerica (cabalistica). Infatti è quest’ultima a costituire la struttura portante e primaria del romanzo. Ciò non deve risultare strano, in quanto il poeta-regista è stato il primo a scrivere una «grammatica» della lingua cinematografica, intesa come lingua della realtà, «Empirismo eretico».

Il suo romanzo Petrolio è diviso in tre parti, di cui le prime due sono rispettivamente contraddistinte dall’appunto 41 e dall’appunto 101. Questi due appunti rappresentano i momenti salienti di tutto il romanzo ed entrano in relazione formale tra loro attraverso «Gennariello» (in «Lettere luterane») e il «Pratone della Casilina», l’appunto 55 di «Petrolio». Questo avviene anche attraverso la poesia, e in modo specifico, con la poesia intitolata «Patmos».
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