Sinistra, serve una battaglia di civiltà per rifondare la scuola

di Anna Angelucci

Partiamo da un dato di realtà: l’attuazione della legge 107, per tutti la “buona scuola”, violentemente imposta al paese da Matteo Renzi e dal Partito Democratico nel 2015, si sta consumando nell’inerzia di una rassegnata e passiva accettazione da parte di insegnanti e studenti [1], contrari soprattutto ai tre aspetti più cogenti del provvedimento – chiamata diretta, bonus premiale e alternanza scuola-lavoro, lesivi di norme e principi costituzionali – ma incapaci di elaborare un’efficace strategia di mobilitazione, opposizione e contrasto.

Al netto di reazioni di protesta a macchia di leopardo – che hanno visto alcune scuole devolvere il bonus ad attività filantropiche o utilizzarlo come parte del fondo d’istituto, oppure rifiutarsi di stilare una lista di requisiti per selezionare i docenti più ‘adatti’ – una reazione politica compatta, forte, necessariamente unitaria e condivisa a livello nazionale, alla legge che sta distruggendo il sistema scolastico italiano indubbiamente non c’è.
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Buona Scuola, ultimi decreti approvati: “È mancato il coraggio di cambiare davvero”

di Alex Corlazzoli

Come cambierà la scuola nei prossimi anni dopo l’approvazione della “Buona Scuola” bis? Anzi. La domanda da farsi è questa: cambierà la vita scolastica dei nostri ragazzi con l’approvazione, l’8 aprile, degli otto decreti attuativi? Poco. Cambierà quella degli insegnanti? Un po’ di più.

Partiamo da un’osservazione. La verità è che questi decreti sono serviti a poco. L’ex premier Matteo Renzi e l’ex ministro dell’Istruzione Stefania Giannini non avevano compreso le reali urgenze della scuola italiana. Così, la ministra del governo Gentiloni, Valeria Fedeli, ha provato semplicemente a mettere un cerotto a una ferita che meriterebbe un intervento chirurgico.

Basta pensare alla questione della scuola media che resta l’anello più debole del sistema d’istruzione italiano: resterà tale e quale e continuerà a fare “morti”, ad aumentare gli abbandoni scolastici. O ancora la questione 0-6: il vero nodo è quello di rendere obbligatoria la scuola dell’infanzia come accade in molti Paesi europei. E ancora il tema genitori: una riforma degli organi collegiali è urgente per rendere effettiva e reale la partecipazione di mamme e papà alla vita della scuola. Per ora resterà tutto nei cassetti. Tuttavia, va dato atto che qualche cambiamento è avvenuto. Vediamo quindi, luci e ombre di queste decreti. Partiamo dalle luci.
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L’Ocse promuove la scuola italiana: ditelo a quelli che vogliono riformarla

di Marina Boscaino

L’Ocse, comparando i dati tra competenze linguistiche e matematiche dei quindicenni scolarizzati di diversi paesi, ci rivela che la scuola italiana è ancora uno strumento di rimozione degli “ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, come recita l’art. 3 della Carta [qui il documento dell’Ocse].

Qualcuno ha voluto definirla una sorpresa. Per la maggior parte di coloro che militano nel movimento della scuola – pubblica, laica, democratica, inclusiva – non si è trattato di una sorpresa, ma – semmai – della conferma di quanto andiamo affermando da anni, da lunghi anni, a dispetto di tutti; e – soprattutto – del Pensiero Unico main stream, al quale i governi degli ultimi decenni hanno voluto (sotto dettatura dell’Unione Europea) ridurre la nostra scuola. È la conferma che le motivazioni e le istanze della nostra resistenza e della nostra vigilanza sono corrette e concorrono a salvaguardare la funzione e il ruolo di quella che continua a configurarsi come uno degli ultimi presidi di democrazia e di tutela dell’interesse generale.
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Bocciata la riforma della “buona scuola”, promossi insegnanti e prof universitari

La buona scuola che non vogliamo

di IlLibraio.it

La riforma della “buona scuola” voluta dal governo Renzi non passa l’esame. Promossi, invece, gli insegnanti italiani. Il riferimento, come racconta il sito di Repubblica, è ai risultati dell’indagine di Demos-Coop; per gli italiani coinvolti nel sondaggio il limite più grosso della scuola nostrana riguarderebbe la mancanza di fondi e risorse (per il 31% degli intervistati) e, di conseguenza, la poca attenzione riservata al rinnovamento e alla messa in sicurezza dell’edilizia scolastica. Secondo l’81% dei partecipanti al sondaggio la sicurezza degli edifici è la questione cui il governo dovrebbe dare la massima priorità.

Gli intervistati, dunque, non sembrano scontenti della scuola come istituzione (gli insegnanti, il loro livello di preparazione). L’esiguità dei fondi destinati alla scuola pubblica è anche la possibile causa di un altro dato che emerge dal sondaggio: se nel 2007 erano 10 i punti che distaccavano coloro che si ritenevano soddisfatti per l’andamento delle scuole pubbliche (43%) e coloro che lo erano delle scuole private (33%), a oggi tale divario si è notevolmente ridotto: sono solo 4 i punti che distaccano la soddisfazione per le pubbliche e per le private, dove la scuola pubblica continua a essere preferita maggiormente al Nord (dove dispone di più fondi) e meno al Sud (dove resta maggiormente abbandonata a se stessa).
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Gli insegnanti non dimenticano

di Maurizio Matteuzzi

Vi sono specialisti che analizzano i flussi, gli spostamenti di voto dopo ogni elezione. I parametri sono quelli consolidati dalla letteratura statistica in quest’ambito, ad esempio sesso, titolo di studio ecc.

Non ho competenza in merito, e non oso cimentarmi in approfondimenti secondo questo taglio. Vorrei piuttosto chiedere al lettore di concedermi un ragionamento da un punto di vista completamente diverso, forse meno matematizzabile, ma magari ancor più importante. Vengo dal mondo dell’insegnamento, e su quello credo di avere un punto di vista privilegiato, vuoi per interesse, vuoi per la lunga militanza.

Vorrei quindi qui svolgere alcune considerazioni, che partono da un concetto che a me piace citare in modo classico: “empatia”. Ma a chi abbia sofferenza per questo aulico ritorno a quelle che ritengo le “origini”, propongo l’anglismo “feeling”, come sostitutivo in ogni contensto.

Bene, è chiaro che ogni organizzazione politica ha un suo bacino, un suo “terreno di caccia”, che gli è empatico. Così, per fare l’esempio più banale, e abbastanza lontano nel tempo da evitare, spero, polemiche, tra gli allevatori di bovini, ansiosi della revisione delle famose “quote latte”, e la Lega Nord v’era empatia.
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La “buona scuola”: educazione fisica, addio

La buona scuola che non vogliamo
La buona scuola che non vogliamo
di Silvia R. Lolli

Vogliamo focalizzare questo intervento su un punto del comma 7 della legge 107/15, nel quale si parla di potenziamento motorio. È importante ricordare che il comma si riferisce a tutti i livelli di scuola, cioè ogni punto potrà interessare in modo diverso le IS, cioè dovrà essere declinato secondo i bisogni delle diverse età degli allievi.

C’è poi un altro comma che ipotizza, finalmente, la presenza dell’educazione fisica, insegnata da specialisti anche di altri ordini, nella scuola primaria. Il c. 20 prevede l’inserimento, nella scuola primaria, delle così dette educazioni, finora lasciate insegnare senza alcuna specializzazione: musica, arte, e appunto educazione motoria.

“Per l’insegnamento della lingua inglese, della musica e dell’educazione motoria nella scuola primaria sono utilizzati, nell’ambito delle risorse di organico disponibili, docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate, nonché docenti abilitati all’insegnamento anche per altri gradi di istruzione in qualità di specialisti, ai quali è assicurata una specifica formazione nell’ambito del Piano nazionale di cui al comma 124”.

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Scuola: ed ora quale applicazione della legge?

La buona scuola che non vogliamo
La buona scuola che non vogliamo
di Silvia R. Lolli

Il mese di ottobre 2015 sarà veramente impegnativo per i docenti interessati e chiamati a contribuire alla stesura dei piani di offerta formativa (POF) per l’anno scolastico in corso mentre per il piano triennale (PTOF) il quale il Miur ha appena disposto una proroga al 15 gennaio 2016. Non dimenticando che l’anno scolastico è iniziato e i ritmi delle lezioni e dell’apprendimento degli allievi non potranno essere troppo sconvolti – gli obiettivi curricolari si dovranno pur mantenere – la legge prevede che le IS scrivano i piani per accedere, nell’anno in corso all’organico di potenziamento e nei prossimi tre anni all’organico dell’autonomia, definiti a livello territoriale.

Così le varie componenti scolastiche sono chiamate a svolgere un surplus di lavoro, senza avere troppi emolumenti in cambio, per definire in questi primi giorni di scuola la programmazione. Può capitare però che in alcune situazione, probabilmente anche per abbreviare i tempi di stesura dei documenti, saranno pochi i docenti coinvolti nella scelta delle aree da indicare come prioritarie. Ci sarà la consultazione da parte del collegio dei docenti, ma il coinvolgimento democratico su queste decisioni potrebbe non esserci sempre.

Le scuole si cimentano dunque sull'”AGODGPER” emanato dalla Direzione generale per il personale scolastico il 21 settembre che ha per oggetto:
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Da Bologna riparte la lotta contro la “buona scuola”

La buona scuola che non vogliamo
La buona scuola che non vogliamo
di Lip Scuola

Nove ore di lavori, la presenza di 350 persone rappresentanti 130 soggetti del mondo della scuola, 90 interventi serrati e articolati nel merito e nel metodo hanno fatto sì che da Bologna il 6 settembre si sia levata – ferma ed inequivocabile – la voce della scuola, chiamata a pronunciarsi su due temi precisi dalla precedente assemblea del 12 luglio a Roma: la continuazione della mobilitazione e il referendum.

Sul primo tema la risposta è stata: adesione alla riunione nazionale delle RSU l’11 settembre a Roma; Notte Bianca della scuola il 23 settembre in tutti i territori; spinta e appoggio ai sindacati per una manifestazione nazionale e sciopero generale unitari della scuola in tempi brevi; definizione di una serie di azioni di contrasto rispetto ai singoli provvedimenti: assemblee sindacali in tutti gli istituti scolastici il primo giorno di scuola; determinazione di mozioni per ostacolare il voto sul comitato di valutazione, che andrà combattuto anche con la fondamentale collaborazione degli studenti; flash mob davanti alle sedi delle Regioni; fiaccolata il 19 dicembre; adesione al 9 ottobre, giornata di mobilitazione degli studenti. Fortemente sentito il tema del precariato: presente una consistente rappresentanza delle principali vittime della demagogia e del dilettantismo della buona scuola.

Sul referendum l’assemblea ha concordato l’inizio di un percorso che vagli la fattibilità – sia nel metodo che nel merito – di un referendum da celebrare nella primavera del 2017 e che tenga dentro da una parte il monito dei costituzionalisti, che hanno sottolineato la delicatezza del tema sia per motivi tecnici che politici; dall’altra la necessità di intervenire su un piano sociale più ampio, associando il tema della scuola con altri elementi dell’attuale emergenza democratica: ambiente, lavoro, riforme istituzionali ed elettorali.
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Assemblea Lip: manifestiamo per la scuola pubblica

La buona scuola che non vogliamo
La buona scuola che non vogliamo
di Silvia R. Lolli

La due giorni di incontri sulla scuola organizzata a Bologna dalla Lip (Legge di Iniziativa Popolare) il 5 e 6 settembre ha visto la partecipazione di parlamentari, sindacati scuola, Comitati Lip arrivati da tutta Italia e altri cittadini, docenti, studenti e genitori. Al termine di prese di posizioni e discussioni sulla possibilità di aprire una stagione referendaria ampia, si è giunti alla stesura di un documento finale con più obiettivi: referendum, revisione della Lip, organizzazione di manifestazioni contro questa buona scuola.

Una due giorni che non ha avuto alcuna pausa, perché sabato sera la maggior parte dei partecipanti ha potuto continuare le discussioni durante la cena preparata, nella sede del Tpo, dai giovani del gruppo Lambis. I lavori di sabato sono partiti dal documento finale approvato nell’assemblea del 12 luglio nella quale ormai si prevedeva un’imminente pubblicazione della legge sulla G.U. Da lì la decisione di incontrarsi subito dopo agosto con il mandato di verificare le azioni democratiche da intraprendere per far fronte alla grave situazione della scuola, prima di tutto il referendum.

Dunque una delibera dell’assemblea di luglio chiara:

“convocare un secondo incontro nazionale domenica 6 settembre a Bologna per valutare concretamente se indire un referendum abrogativo, i suoi contenuti, i tempi e i modi per procedere e per decidere unitariamente quali proposte di mobilitazione condividere nel nuovo anno scolastico”.

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La “buona scuola”: Azione civile si mobilita contro la legge

#MeglioLaLip: le foto dell'assemblea di Bologna del 5 e del 6 settembre 2015
Foto di Silvia R. Lolli

a cura dell’Area tematica scuola di Azione civile

Azione Civile, il movimento politico fondato da Antonio Ingroia partecipa all’Assemblea Nazionale degli Stati Generali della Scuola e aderisce alla mobilitazione contro la Legge 107/2015 poiché ritiene di primaria importanza la possibilità di fare rete per una buona politica. Fare rete per costruire un fronte democratico alternativo, aperto ed inclusivo delle varie esperienze, orizzontale e solidale è nel nostro spirito e nelle finalità del suo statuto.

Il collante di questa rete, la piattaforma comune sulla quale confluire è la difesa della Costituzione repubblicana, ultimo baluardo rimasto tra l’esistenza dei diritti fondamentali dell’uomo e la loro soppressione, tra il principio della prevalenza del bene pubblico e lo strapotere degli interessi privati.

L’Area Scuola del movimento esprime profonda preoccupazione per la deriva antidemocratica verso la quale il pessimo testo, che il Presidente del Consiglio ha chiamato la buona scuola con ineffabile cinismo, spinge la scuola pubblica. Di tale provvedimento respingiamo persino la definizione di “riforma”.
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