Ministro Bussetti, cinque consigli per cambiare la scuola. Da un’insegnante

di Aurora Di Benedetto

Egregio signor ministro Marco Bussetti, da giovane docente della scuola primaria le auguro buon lavoro e mi permetto di segnalarle qualcosa che secondo me non dovrebbe essere cambiato ma difeso e attuato e qualche cambiamento che riterrei opportuno introdurre. Quello che non cambierei sono le Indicazioni nazionali per il curricolo.

Esse portano avanti un’idea di scuola moderna ispirata alle migliori e sperimentate teorie pedagogiche. Una scuola che deve porre al centro al centro il bambino rendendolo protagonista del suo apprendimento attraverso esperienze significative e la riflessione su quelle esperienze. Insomma, per farla breve, esse configurano la scuola come a mio avviso dovrebbe essere e ancora non è. Ora mi accingo ad elencarle delle piccole modifiche nella struttura organizzativa della scuola.
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Se questa è la scuola, io me ne vado a fare il maestro di strada

di Alex Corlazzoli

Il primo giorno di scuola quest’anno sono entrato in classe, ho preso un gesso bianco, mi sono avvicinato alla lavagna d’ardesia e ho scritto ciò che dovevamo imparare: “La bellezza salverà il mondo”. I bambini hanno capito subito un concetto che quelli che si definiscono “grandi” spesso non comprendono.

Ad esempio, al verbo obbedire declinato all’imperativo non c’è risposta se sei un maestro che crede e vive la democrazia entrando in classe spostando la cattedra; stando in cerchio, ascoltando la richiesta dei ragazzi di avere più intervalli; facendo il tuo mestiere con passione e onestà; riconoscendo ciò che sai fare e ciò che non sei in grado di fare. Così come al verbo tacere declinato all’imperativo c’è solo una risposta se sei un maestro che crede nel valore della parola: non stare zitto. Perché ai miei alunni ho insegnato a leggere e a scrivere, a usare la parola per difendersi dai soprusi e per difendere chi non ce l’ha.

A chi crede nella scuola dei soli voti, delle sospensioni, all’industria delle verifiche dobbiamo opporci proponendo una scuola dove ciò che ha valore è la conquista quotidiana, anche la più piccola; dove ha valore lo stupore di un bambino di fronte a un’opera d’arte non a un lavoretto o a un pensierino; dove non si interroga ma ci si interroga di fronte al volto di un migrante che muore su una spiaggia, di un’azienda del paese che chiude.
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