Bologna, Prati di Caprara: il comitato si prepara a far camminare il bosco

di Radio Città Fujiko

“Il bosco che cammina”. Come nel Macbeth di Shakespeare, Rigenerazione No Speculazione si prepara per la marcia del bosco spontaneo dei Prati di Caprara, prevista il 16 marzo. La battaglia è sempre quella: salvare il bosco dall’urbanizzazione. Laboratori a Làbas e Mercolello per costruire maschere silvestri. Il 28 febbraio un’assemblea pubblica.

A qualcuno potrà ricordare la battaglia raccontata da Tolkien ne “Il Signore degli Anelli”, ma il riferimento letterario evocato dal comitato Rigenerazione No Speculazione è un altro, il Macbeth di William Shakespeare. In particolare la scena in cui il barone ribelle Macduff e il figlio del defunto re Duncan muovono con l’esercito contro Macbeth e, per nascondere la moltitudine dei soldati, li occultano dietro rami tagliati dalla foresta di Birnam, così da sembrare che il bosco stesso avanzi.

Il 16 marzo, invece, sarà il bosco spontaneo dei Prati di Caprara ad avanzare e muoversi verso il “centro del potere”, piazza Maggiore, sede di Palazzo D’Accursio. Ad “animarlo” saranno sia il comitato che tutte le associazioni e i gruppi di cittadini che negli ultimi anni si sono battuti per preservare quel polmone verde della città ed opporsi ai progetti urbanistici del Comune.
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L’atlante dell’attivismo meticcio

di Silvia Napoli

Ci sono alcuni che pensano e dicono “prima gli italiani”. Ci sono altri che ritengono neanche tanto riservatamente che i bolognesi siano i primi in Italia per l’attenzione dedicata non tanto e non solo alla Cultura, quanto anche alle culture, in senso antropologico e largo. Del resto, se è vero che ad ogni scadenza ventennale i cittadini bolognesi si rinnovano per un quarto, sarà giusto fare i conti con i vissuti, i contenuti, le motivazioni, le aspirazioni, gli immaginari che questi bolognesi non autoctoni portano con se e che spesso si occultano nell’omologazione maistream della koinè consumista internazionale, l’unica community overseas che a modo suo prospera perché è veicolo di accettazione. Più spesso, ci scorrono accanto imperscrutabili e incomprensibili.

Si sta delineando in merito un grande sforzo sinergico da parte delle istituzioni culturali cittadine e regionali per mettersi in rete e offrire la rappresentazione di una grande compattezza etica che è forse anche pre condizione politica nella direzione di una apertura al mondo intero. Mondo ormai divenuto tutto mappabile, percorribile, conoscibile, attraverso modalità diverse,eppure mai forse percepito tanto come ora, come un posto pericoloso, indecifrabile, insidioso, intollerante, soprattutto economicamente stagnante e politicamente debole.

In bilico, in attesa di palingenesi o catastrofi, prima di smettere i panni delle cassandre e assumerci qualche responsabilità, sentiamo il bisogno di fare ordine nei cassetti di ciò che è stato e di assumerci un impegno di inventariazione delle esperienze e di chiamata a raccolta delle energie, perché si fa presto a dire post moderno o qualsiasi altro post, ma tutti i vari dopo qualcosa, presupporrebbero di ricostruire.
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Alcune riflessioni sulla Next Generation: appunti da un festival

di Silvia Napoli

La passata legislatura si è chiusa con un pesante smacco rispetto alle questioni inerenti i diritti civili, stante la mancata approvazione di una legge sullo ius soli. La nuova si presenta come ritorno ad un futuro fatto di discriminazioni, luoghi comuni pregiudiziali e passatisti, nella migliore delle ipotesi, quando non si vagheggi apertamente una sorta di far west urbano.

A Bologna, la rete Non one is illegal, composta in larga parte da operatori del sociale che lavorano a stretto contatto con i migranti e che fa capo al centro sociale TPO, da tempo ribatte colpo su colpo all’ondata di diffuso razzismo strisciante tramite molteplici mobilitazioni e azioni di vigilanza culturale. Iniziative concepite al suo interno o anche entro altre realtà aggregative strutturate o in divenire, cui fa da cassa di risonanza e contenitore.

Questo è stato il caso del festival dedicato alle nuove generazioni italiane, che abitualmente vengono definite invece come seconde o terze rispetto all’ondata migratoria della propria etnia, che si è svolto nel pomeriggio-serata del 17 novembre scorso presso i locali di via Casarini, presentando un programma nutrito e variegato in grado di richiamare una folta partecipazione giovanile estremamente eterogenea.
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