La Terra dei fuochi brucia ancora nell’indifferenza di tutti

di Angelo Mastrandrea

A Caivano non è cambiato nulla, e così a Orta di Atella, a Giugliano e negli altri 52 comuni che fanno ufficialmente parte della cosiddetta Terra dei fuochi. Nonostante i proclami degli scorsi anni, la mappatura dei terreni inquinati e i duecento milioni annunciati dal governo Renzi per le bonifiche, il sistema dello smaltimento illecito dei rifiuti non si è fermato. Lo smaltimento segue la stagionalità delle produzioni coinvolte: ora è il tempo dei copertoni delle automobili e degli scarti del tessile, poi arriverà il turno del calzaturiero e delle plastiche per le serre.

Gli attivisti che si battono contro i roghi e gli interramenti dei rifiuti tossici conoscono le discariche abusive una per una. Sono sempre le stesse di qualche anno fa, a testimoniare che in quest’area a nord di Napoli che sconfina nel casertano l’industria dello smaltimento illecito funziona a pieno regime e ha poco a che vedere con cattive abitudini o scarsa coscienza civica.

“Le gomme delle auto sono abbandonate dagli autodemolitori e non dai gommisti, ce ne accorgiamo dal modo in cui sono tagliate. Vuol dire che si tratta degli scarti di un sistema di riciclaggio di automobili, che vengono smontate e almeno in parte rottamate”, spiega Enzo Tosti, un operatore sociosanitario che da anni setaccia ogni palmo del territorio ed è convinto che, per capire di cosa si sta parlando, la monnezza va osservata da vicino, esaminata scarto per scarto. Da buon entomologo della monnezza, da anni setaccia le discariche abusive.
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