Bologna: una mappa interattiva degli edifici e delle aree urbane abbandonate

di Coalizione civica

Quello che presentiamo è un piccolo contributo di conoscenza, da parte di Coalizione Civica, al tessuto insediato della città di Bologna. Nessun processo di rigenerazione urbana può prescindere dall’analisi della realtà urbana. Anche quando questo significa misurarsi, da un lato con un panorama abbastanza preoccupante di abbandono e inutilizzo di risorse, e dall’altro dalla sensazione di degrado diffuso che ne può derivare.

È un inizio, può essere fatto meglio, sicuramente ci sono errori e molte involontarie omissioni, ma è un inizio per stimolare chi ha più mezzi a farlo di più e meglio, come forse spetterebbe ad un’amministrazione pubblica. Non è un promemoria per occupazioni, ne indicazioni per agenzie immobiliari, ci piacerebbe che fosse un ausilio a quanti lavorano al riuso temporaneo a fini sociali e culturali del patrimonio pubblico e privato, di cui a Bologna cominciano ad esserci esempi importanti.

In questo studio realizzato da Piergiorgio Rocchi, architetto, referente del Gruppo Urbanistica di Coalizione Civica, si è cercato di quantificare e descrivere il fenomeno dell’abbandono e dell’inutilizzo di contenitori edilizi e aree urbane. Gli immobili individuati sono 199, e rappresentano un discreto campione della realtà territoriale (sono compresi anche 5 Comuni della prima cintura metropolitana).
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Emilia Romagna, regione rossa che si dà un’urbanistica regressista

fino alla fine del suolo

di Ilaria Agostini, ricercatrice di tecnica e pianificazione urbanistica, Università di Bologna

Non meravigli. Giunge proprio da una “regione rossa”, di (lontana) luminosa tradizione pianificatoria, una proposta di legge urbanistica dai contenuti pericolosamente regressivi. Formulata in linea con le pratiche urbanistiche contemporanee che hanno abbandonato il dato sociale in favore della finanziarizzazione immobiliare, la proposta attua una svolta deregolativa che rischia di ledere l’autonomia comunale in materia.

Il progetto di legge affida a princìpi di sapore neoliberista – negoziazione, semplificazione, competizione, eccetera. – il raggiungimento degli obbiettivi di “rigenerazione” urbana e di saldo zero nel consumo di suolo. Viene da chiedersi con quale efficacia.

Se il progetto diventerà legge, la riqualificazione della città sarà realizzata tramite “accordi operativi” pubblico-privato in sostituzione dei piani attuativi, con un piano regolatore deprivato dei contenuti dimensionali e localizzativi. Il saldo zero resterà travolto dagli effetti del previsto 3% di “suolo consumabile” e del triennio di interregno, tra varo della legge e sua applicazione, nel quale sono fatti salvi i diritti a costruire su suolo agricolo, acquisiti dai piani previgenti. Il superamento delle diseguaglianze urbane sarà negato da un regime edilizio largamente in deroga al DM 1444/1968, che ebbe il merito di introdurre il sistema egualitario degli standard urbanistici.
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Ici e Chiesa, lo scandalo della “legge uguale per tutti”

L'Ici e la Chiesa
L'Ici e la Chiesa
di Tobia Invernizzi

La normalità talvolta desta interesse, scalpore e persino indignazione. Si parla ancora una volta di tasse, uno dei temi più dibattuti e controversi della storia della Repubblica italiana, in un avvenimento che alcuni hanno già definito storico: la quinta sezione civile della Suprema Corte di Cassazione, il 20 maggio scorso, ha riconosciuto legittima la richiesta di pagamento dell’ICI dal 2004 al 2009 da parte di due istituti scolastici religiosi al comune di Livorno, condannandoli al pagamento degli arretrati di circa 420.000 euro.

Per la prima volta in Italia due sentenze della Cassazione intervengono a chiarire definitivamente la questione a lungo dibattuta, nonostante la Corte fosse già intervenuta più volte con svariate sentenze (n. 5485 del 2008, n. 27165 del 2011, n. 4502 del 2012), dichiarando nella n.16612 del 2008 che «per integrare il fine di lucro è sufficiente l’idoneità, almeno tendenziale, dei ricavi a perseguire il pareggio di bilancio; né ad escludere tale finalità è sufficiente la qualità di congregazione religiosa dell’ente».

Le imposte vengono quindi applicate agli immobili, e non al progetto educativo. Nessuno vieta alle istituzioni religiose o ad altri enti di aprire e gestire scuole paritarie di ogni ordine e grado, ma la Cassazione ricorda che il fatto stesso di pagare una retta assoggetta gli istituti a una attività di carattere commerciale, «senza che a ciò osti la gestione in perdita», ribadendo anche che l’esenzione è «limitata all’ipotesi in cui gli immobili siano destinati in via esclusiva allo svolgimento di una delle attività di religione e di culto». La Chiesa Cattolica non svolge in questo caso attività in forma gratuita, ma offre un servizio a pagamento, nulla di più evidente.
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Bologna, Asia-Usb: “10 mila immobili del Comune sfitti, li usi chi non ha casa”

Diritto all'abitare - Foto di Zic.it
Diritto all'abitare - Foto di Zic.it
di Francesca Mezzadri

“Ci sono circa 10 mila immobili sfitti di proprietà comunale disabitati e un alto numero di persone senza fissa dimora – migranti ma anche famiglie con bambini – che rappresentano un grosso disagio sociale. E quindi noi ci chiediamo: che cosa impedisce che gente senza casa e case senza gente si uniscano per affrontare un problema comune?”

È un interrogativo che si pone Fabio di Asia-Usb, l’Associazione inquilini e assegnatari dell’Unione sindacale di base, che presidia da gennaio insieme ad altri ragazzi l’ex-caserma Sani di via Ferrarese a Bologna, di proprietà del Demanio e attualmente in disuso. La ex-caserma è abbandonata e in forte degrado, così come lo erano lo stabile privato di via Achillini e l’ex istituto Beretta, occupati da Asia-Usb l’anno scorso e sgomberati dopo pochi mesi dal Comune di Bologna.

Due giorni fa è stata invece la volta dei dormitori di via del Milliario, via Pallavicini, via Sabatucci e via del Lazzaretto, dove gli attivisti di Asia-Usb hanno organizzato 48 ore di presidio con gli ex-ospiti delle strutture. Questi dormitori hanno ospitato oltre agli homeless anche i profughi provenienti dal Nord Africa fino alla fine di marzo. Ora, con la fine dell’inverno e del piano freddo che aveva prolungato i tempi di permanenza, i migranti sono stati lasciati “liberi” con un bonus di 500 euro e senza alcuna prospettiva, la stessa che hanno i senzatetto costretti anch’essi ad andarsene.
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