L’odio verso gli stranieri: il capro espiatorio e l’attacco alla democrazia

di Chiara Saraceno

L’Italia sembra avvitata in una sorta di spirale viziosa, ove l’impossibilità – per motivi di compatibilità economica, ma anche per contraddittorietà degli obiettivi – di mantenere tutte le promesse contenute nel contratto di governo, unita alla competizione tra i “contraenti”, spinge ossessivamente alla ricerca di capri espiatori da indicare come i colpevoli di questa impossibilità: non solo i governi passati, ma gli immigrati, l’Unione Europea, la Germania, la Francia di Macron, le agenzie di rating. Ciò a sua volta provoca sfiducia e isolamento da parte degli investitori e dei (ex?) partner europei, riducendo ulteriormente i margini di manovra e allo stesso tempo confermando la sindrome dell’accerchiamento e del vittimismo. “Prima gli italiani”, non solo dei migranti, ma anche del patto europeo di stabilità e dei vincoli di bilancio, suonerebbe accattivante e sensato, se non fosse che l’insostenibilità del debito pubblico rischia di ridurre non solo il bilancio pubblico, ma anche quelli privati, oltre a mettere una pesante ipoteca sulle generazioni future.

Questo circolo vizioso è per ora vincente sul piano politico, consolidando la leadership di chi è più bravo (e con meno remore morali) nella costruzione della dicotomia noi-loro, amico-nemico e nello spostare progressivamente i limiti di ciò che è ritenuto moralmente e civilmente intollerabile, nelle parole ma anche nei fatti. Tra “la pacchia è finita”, i migranti come “croceristi” a sbafo, fino al sequestro per giorni di 170 migranti su una nave italiana, il ministro degli interni Matteo Salvini ha visto sistematicamente aumentare la propria popolarità e il consenso al suo partito. Ha visto anche aumentare la percentuale di chi lascerebbe in mare al proprio destino coloro che si ostinano a cercare in Europa, via Italia, una vita migliore, o a fuggire da quella intollerabile nel loro paese.
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Una proposta per cambiare le leggi europee sull’immigrazione

Migranti - Foto di Roberto Pili

di Internazionale.it

A un anno esatto dal lancio della campagna Ero straniero, l’umanità che fa bene per una legge d’iniziativa popolare di riforma della legge sull’immigrazione in Italia, il 19 aprile a Roma le stesse associazioni hanno lanciato la campagna Welcoming Europe, per un’Europa che accoglie, un’iniziativa di cittadini europei per chiedere alla Commissione europea di scrivere una legge comune europea sull’immigrazione e sull’asilo in particolare su tre punti: la creazione di canali umanitari per i rifugiati attraverso lo strumento della sponsorship, la protezione delle vittime di sfruttamento lavorativo e di violenze e la depenalizzazione del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per le organizzazioni umanitarie che aiutano i migranti non a scopo di lucro.

L’obiettivo è raccogliere un milione di firme in un anno in almeno sette paesi europei. La proposta è stata registrata alla Commissione europea nel dicembre 2017 ed è stata approvata il 14 febbraio 2018. Tra i promotori dell’iniziativa ci sono: Radicali italiani, Arci, Asgi, Arci, Action Aid, A buon diritto, Cild, Oxfam, Fcei, Casa della carità, Cnca, Agenzia scalabriniana per la cooperazione e lo sviluppo, Legambiente, Baobab experience.

Oltre che in Italia, si sono costituiti comitati promotori in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria.
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Martins, Mélenchon e Iglesias: per una rivoluzione democratica in Europa

di Catarina Martins (Bloco de Esquerda), Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise) e Pablo Iglesias (Podemos), traduzione italiana da ilcorsaro.info

L’Europa non è mai stata ricca come ora. E non è mai stata così diseguale. A dieci anni dallo scoppio di una crisi finanziaria che i nostri popoli non avrebbero mai dovuto pagare, oggi constatiamo che i governanti europei hanno condannato i nostri popoli a perdere un decennio.

L’applicazione dogmatica, irrazionale e inefficace delle politiche di austerità non è riuscita a risolvere nessuno dei problemi strutturali che causarono quella crisi. Al contrario, ha generato un’enorme inutile sofferenza per i nostri popoli. Con la scusa della crisi e dei loro piani di aggiustamento, hanno preteso di smantellare i sistemi di diritti e protezione sociale conquistati in decenni di lotte.

Hanno condannato generazioni di giovani all’emigrazione, alla disoccupazione, alla precarietà, alla povertà. Hanno colpito con particolare crudezza i più vulnerabili, quelli che più hanno bisogno della politica e dello stato. Hanno preteso di abituarci al fatto che ogni elezione diventi un plebiscito tra lo status quo neoliberista e la minaccia dell’estrema destra.
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L’uso politico dei migranti e la spoliazione dell’Africa

di Cristina Quintavalla

La tragedia umanitaria che si sta consumando sotto i nostri occhi, acuita dall‘inarrestabilità dei processi migratori, è resa tanto più drammatica quanto più viene utilizzata a fini politici e sociali, in Italia e in Europa. La questione della fuga di milioni di uomini, donne, bambini dai loro paesi d’origine e l’approdo di molte migliaia di essi sul territorio europeo viene presentata come la conseguenza del sottosviluppo, legato ad economie non industrializzate, rurali, primitive, imputabili ad arretratezza, o a regimi dittatoriali, a guerre intestine e fratricide. Insomma imputabili a storie e responsabilità loro.

Viene messa in scena una sorta di concezione della storia, fondata su una dialettica contrappositiva tra civili/civilizzati/sviluppati/benestanti/capaci/meritevoli e incivili/sottosviluppati/incapaci/poveri/immeritevoli: l’assalto di questi ultimi alla nostra ricchezza, prosperità, sicurezza, civiltà si configurerebbe come una minaccia gravida di insidie e pericoli, causa della disoccupazione, della precarizzazione delle vite, della crisi economica, dell’imbarbarimento sociale.

Di questo si tratta in primo luogo: della costruzione di una narrazione che rende giustificabili i respingimenti collettivi, la chiusura delle frontiere, l’erezione di muri, la militarizzazione delle operazioni di ricerca, la collaborazione con regimi ripetutamente denunciati per violazione dei diritti umani, la detenzione in hotspot in stato di sospensione, quando non di brutale e violenta negazione dei diritti, come sta avvenendo in particolare nel territorio libico, posto sotto il controllo del sedicente governo di Al Serraj, con cui le autorità italiane, con la benedizione delle istituzioni europee, hanno stretto accordi.
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Tre consigli per spiegare l’immigrazione ai più piccoli

L'immigrazione spiegata ai bambini. Il viaggio di Amal
L’immigrazione spiegata ai bambini. Il viaggio di Amal
di Paolo Armelli

È uno dei temi su cui più siamo abituati a dividerci, polemizzare, discutere. Eppure l’immigrazione è anche un fenomeno fondamentale per decifrare l’attualità e il contesto socio-economico dei nostri tempi. Spesso gli adulti ne parlano per frasi fatte, preconcetti e senza cognizione di causa: un motivo in più per spingerci a spiegare questo argomento in modo chiaro e immediato, invece, ai più piccoli.

È il presupposto da cui sono partiti il giornalista Marco Rizzo e l’illustratore Lelio Bonaccorso – collaboratori di Wired proprio sul tema dei migranti – realizzare la storia a fumetti L’immigrazione spiegata ai bambini. Il viaggio di Amal, edito da Beccogiallo. Ma perché parlare proprio al pubblico dei più giovani di questo tema? “Avevamo lavorato in precedenza al libro La mafia spiegata ai bambini”, racconta Rizzo. “Subito ci è venuto in mente di parlare di immigrazione, che è un altro tema che ci è molto vicino per ragioni geografiche [i due autori sono siciliani, ndr]. Volevamo fornire degli strumenti ai ragazzini che imparano nelle scuole”.

Lo spunto di partenza è il viaggio di quattro animali che si trovano costretti a convivere, letteralmente, su una stessa barca. Sono gli animali che accompagnano i migranti e diventano il tramite per raccontare le loro vicende: “Molto spesso chi si mette in viaggio in cerca di una vita migliore”, spiega Rizzo, “si porta dietro una capra o una gallina: le uniche loro ricchezze. Più spesso oggi dalla Siria, dove c’era un tenore di vita discreto in alcune città, ci si porta appresso animali domestici come cani o gatti”. Una prospettiva che sicuramente può incuriosire e attirare l’attenzione dei più piccoli.
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Immigrazione: è arrivato il dossier Watchdog

Immigrazione: il dossier Watchdog
Immigrazione: il dossier Watchdog
di Sbilanciamoci.info

98 proposte di legge presentate dall’inizio della legislatura e 286 atti parlamentari non legislativi (tra interrogazioni, interpellanze, ordini del giorno, mozioni). Di immigrazione si parla sempre in termini di “emergenza” ma cosa fa chi potrebbe adottare i provvedimenti necessari per consentire il passaggio da interventi emergenziali e straordinari a misure più ordinarie e sistemiche? È a partire da questa domanda che ha preso le mosse il rapporto Watchdog. Un accurato monitoraggio svolto da Lunaria tra il 1 febbraio e il 5 agosto scorso, e corredato dai link a tutti gli atti legislativi, dell’attività politica parlamentare in materia di immigrazione, asilo, cittadinanza, discriminazioni e razzismo.

Emerge dal rapporto una intensa attività legislativa che però nella stragrande maggioranza dei casi non riesce a vedere la luce. Un gran numero di proposte di legge e atti di indirizzo che si perde nelle pieghe della burocrazia. Scopriamo così, per esempio, che l’odioso reato di clandestinità ancora non è stato abolito, perché il governo non ha ancora esercitato la delega del Parlamento avvenuta con l’approvazione della legge il 14 maggio 2014 sull’onda dello sdegno seguito alla tragedia del 3 ottobre 2013 al largo delle coste di Lampedusa.
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Là dove la ragione vacilla: risposta a Panebianco sul Corsera a proposito di immigrazione

Lavoro immigrati - Foto Cau Napolidi Maurizio Matteuzzi

Dal compianto maestro e amico Pierugo Calzolari avevo appreso la lezione del “rasoio di Hanlon“, che il suddetto, da signore qual era, sintetizzava così: “non attribuire a malizia ciò che può essere adeguatamente spiegato con l’incompetenza”; e che io, popolano e tutt’altro che signore, formulerei invece così: “prima di pensare alla malizia prendi in considerazione l’idiozia”.

Ho usato questa massima in senso kantiano, facendola mia, in specie in considerazione della miseria umana. Ma c’è un limite a tutto, come diceva Totò, ogni limite ha la sua pazienza. Leggo sul Corriere della sera:

“Per esempio, certi gruppi, provenienti da certi Paesi, dovrebbero essere privilegiati rispetto ad altri gruppi, provenienti da altri Paesi, se si constata che gli immigrati del primo tipo possono essere integrati più facilmente di quelli del secondo tipo. È possibile che convenga favorire l’immigrazione dal mondo cristiano-ortodosso a scapito, al di là di certe soglie, e tenuto conto del divario nei tassi di natalità, di quella proveniente dal mondo islamico”.

Be’, qui il rasoio non mi sorregge. È un passo di “mein Kamf”? No, è di Panebianco, ed è uscito sul nostro giornale di più consolidata tradizione. Che dire? Selezioniamo dunque i cristiani, meglio, i cattolici? O magari gli misuriamo gli attributi, perché appunto abbiamo bisogno di più nascite? Si rimane veramente senza parole. E qui il “rasoio” non regge. Non può essere che si arrivi a tanto. E allora, che spiegazioni darsi?
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Corriere Immigrazione: il business della xenofobia

Claire Rodier
Claire Rodier
di Luigi Riccio

Contro i migranti è in corso una guerra feroce e redditizia. Intervista a Claire Rodier, cofondatrice di Migreurop e giurista del Gisti (Gruppo di informazione e di sostegno agli immigrati).

Droni, radar e migliaia di chilometri di muri per fermare l’immigrazione. Privatizzazione delle strutture di detenzione e delle operazioni di espulsione. Migliaia di vite umane messe sotto scacco dal binomio business-xenofobia. Di questo e altro parla Rodier nel libro Xénophobie business. A quoi servent les contrôles migratoires? (La Decouverte, 16 euro).

Negli Stati Uniti, ma anche nel Regno Unito, prigioni e centri per migranti sono gestiti da società private con evidenti fini di lucro: G4S, Geo, Gerco. Quali sono i rischi di un business del genere?

«Con la privatizzazione della gestione dei centri e delle espulsioni si hanno semplicemente gli effetti della concorrenza in un sistema capitalista comprendente altre società con le stesse ragioni sociali. Le imprese si trovano a far fronte a dei rischi, a costi da abbassare per essere più competitive e ottenere così i contratti di gestione delle strutture.
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Nasce All-tv: passa dal web il racconto video dell’immigrazione

di Corriere Immigrazione

Una web tv per raccontare l’immigrazione, fatta da immigrati. A ideare All-tv è stato Jean Claude Mbede Fouda, giornalista camerunese rifugiato in Italia. Questa nuova piattaforma è stata presentata a Milano all’interno del convegno Media e Immigrazione: dalla carta di Roma all’etica professionale. La sua mission, come detto dall’ideatore, è «Fare crescere il senso di cittadinanza comune, la coesione territoriale e il dialogo fra i popoli, partendo dalla considerazione che la mancata conoscenza culturale reciproca sia alla base di pregiudizi e violenza».
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Lampedusa: “Ministro Cécile, sono Daniel e su quella barca potevo esserci anche io”

del Corriere Immigrazione

Dura poco più di un minuto. È stata fatta sull’onda del dolore e dell’indignazione, da un comitato di ragazzi che non ha nessuno alle spalle se non la propria consapevolezza e il senso di appartenenza e di responsabilità. E ci è stata affidata. «Ministro Cécile, sono Daniel, un ragazzo italiano. I miei genitori vengono dall’Eritrea e dall’Etiopia», comincia con queste parole il messaggio del comitato che non si è ancora dato un nome.

Siamo sconvolti dal dolore per quello che è accaduto a Sampieri e a Lampedusa. Quei morti non sono solo nostri, ma di tutta l’Italia e dell’Europa intera. Sappiamo quanto si sta impegnando per rendere il nostro paese, l’Italia, un posto migliore e per questo ci rivolgiamo a lei per rendere pubblico il nostro messaggio. Queste tragedie non si devono più ripetere. E per impedirlo non serve a niente metere i militari alle frontiere o fare i respingimenti. Bisogna creare le condizioni per rendere effettivo il diritto d’asilo in Italia e in Europa. Chi scappa da una guerra o si sente in pericolo non deve essere costretto ad affidarsi agli scafisti per mettersi in salvo.

Ministro Cécile, so che queste cose lei le sa, ma devono saperle anche quelli che speculano su queste tragedie. Io su quella barca non c’ero, ma se i miei genitori avessero fatto scelte diverse, ai loro tempi, avrei potuto esserci anch’io. E forse adesso sarei in fondo al mare.

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