Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, continueremo a ripetere: #noinonarchiviamo

di Beppe Giulietti

Il prossimo 17 aprile un giudice potrebbe decidere di “archiviare” le indagini relative all’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi in Somalia il 20 marzo del 1994. Da allora una lunga catena di omissioni, depistaggi, bugie, come ha riconosciuto la Corte d’appello di Perugia nel liberare Hashi Omar Hassan, costretto in galera per anni, condannato per un delitto mai commesso.

La madre di Ilaria, Luciana, donna coraggiosa e tenace, non ha mai smesso di lottare per arrivare alla verità e alla giustizia. “Non mi interessa avere un capro espiatorio, voglio conoscere la verità e soprattutto voglio che siano indicati i nomi dei depistatori e ricostruita la catena delle responsabilità”. Queste le parole di Luciana che ha deciso di non parlare più sino al giorno della possibile ultima udienza, poi dirà la sua e lo farà in modo puntuale senza usare perifrasi o protettivi verbi al condizionale.

Per queste ragioni quel 17 aprile ci ritroveremo in tanti con Lei, non solo per farle sentire la solidarietà, ma anche per far capire che la sua richiesta è anche la nostra, perché la storia della repubblica è già costellata da troppi “Buchi neri”.
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La Somalia di Jupiter: 20 anni senza verità per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Trafficanti di Andrea Palladino
Trafficanti di Andrea Palladino
di Andrea Palladino

È il 20 marzo del 1994, Mogadiscio. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono appena tornati da Bosaso, nel Nord della Somalia. Il paese è nel pieno di una guerra civile che durava dal momento della caduta di Siad Barre. Ilaria ha tra le mani un ottimo servizio per il telegiornale della sera. Lo ha annunciato al suo caporedattore, senza dare altri particolari. Ha poco tempo, deve rivedere il materiale girato da Miran, preparare i testi, la scaletta. È uscita dall’albergo diretta ad un incontro, forse con il corrispondente dell’Ansa Remigio Benni, che però era già partito. Il contingente internazionale Unosom stava lasciando Mogadiscio in quelle ore, i soldati italiani si erano riuniti nel porto, dove la nave Garibaldi era pronta per salpare.

Quello che è avvenuto quel 20 marzo del 1994 è ormai noto. Un commando segue il loro fuoristrada e, a pochi metri dall’ex ambasciata italiana, scatta l’imboscata. Un’operazione quasi chirurgica: un colpo alla nuca – sparato a distanza ravvicinata, come stabilirà il medico nel corso dell’esame esterno del cadavere – uccide Ilaria Alpi e un colpo probabilmente di Ak 47 fredda Miran Hrovatin. Un’esecuzione.

Ilaria Alpi da tempo stava preparando un’inchiesta sui traffici che passavano per la Somalia. Quello che è ormai certo – a distanza di anni e nonostante le conclusioni scandalose della commissione parlamentare d’inchiesta guidata dall’avvocato Taormina – è che i moventi dell’agguato sono custoditi nel crocevia dei traffici somali.
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