Portogallo, la sinistra che avanza

di Jacopo Custodi Il 6 ottobre 2019 in Portogallo si sono svolte le elezioni parlamentari, dopo quattro anni di geringonça (l’”accozzaglia”), durante i quali il Partito Socialista, di centro-sinistra, ha governato in minoranza grazie ad un’alleanza parlamentare con la sinistra radicale, composta dai comunisti del PCP, dai verdi del PEV e dal Bloco De Esquerda. […]

Essenzialismo, nemico della libertà d’origine

di Giso Amendola Si invoca spesso, tra i vari smarrimenti, oblii, mancanze, di cui noi oggi porteremmo il lutto, una «crisi» dell’identità. Per le destre, la riconquista dell’identità, o la difesa dell’identità minacciata, è il caposaldo di ogni strategia, tanto che «identitario» è l’aggettivo più usato dalle destre di governo: ma anche a sinistra, l’analisi, […]

Non è populismo, si chiama altra politica (una terza via tra establishment e demagoghi)

di Giacomo Russo Spena La battaglia è, innanzitutto, semantica. La tesi di Pierfranco Pellizzetti, saggista ed autore del libro “Il conflitto populista” (138pp, Ombre corte), parte dallo stravolgimento di significato del lemma “populismo”, etichetta ormai utilizzata per espellere dal discorso pubblico le posizioni di chiunque osi criticare i diktat delle oligarchie economico-finanziarie. Peggio ancora, si […]

Karl Marx impigliato nel futuro

di Benedetto Vecchi

Due secoli separano il presente dall’anno di nascita di Karl Marx. In termini di anni (duecento), l’immagine evocata è quella di un uomo e di un’opera di altri tempi, ottocentesca. Eppure la sua critica all’economia politica, la sua antropologia filosofica, la sua militanza politica hanno condizionato gran parte del Novecento. Era quindi prevedibile che studiosi – marxisti e non solo – facessero i conti con la sua eredità teorica. Molte sono state le pubblicazioni dedicate al Moro. Difficile individuarne contorni netti, tuttavia. Ne esce semmai una costellazione tematica, talvolta sfuggente.

In primo luogo, emergono quelli che David Harvey ha chiamato i «punti di stress» dell’opera marxiana. La teoria del valore lavoro, la distinzione tra lavoro produttivo e improduttivo, la definizione della necessità di una organizzazione politica che valorizzasse l’autonomia della classe operaia. La polarità tra una tendenza globale del capitale (la formazione di un mercato mondiale, o per usare una espressione di Etienne Balibar di «capitalismo assoluto») e una «nazionalizzazione» della base economica del capitalismo stesso.
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“Sei di… se”: identità e memoria nei gruppi Facebook

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di Noemi Pulvirenti

Nonostante io abbia quasi trentanni e sia cresciuta con la tecnologia, spesso le variazioni continue dei social network mi mettono in crisi. Infatti non ho ancora capito perché devo visualizzare ogni singolo commento dei miei contatti verso persone, gruppi che non conosco. Ma non siamo qui per parlare della mia incapacità di stare a pari passo con Facebook.

Nelle ultime settimane si sono diffusi a mo’ di boomerang questi gruppi chiamati “Sei di città X se” dove le persone, con poche righe ma concise (simili più a dei tweet), raccontano aneddoti sui luoghi in cui sono nati o cresciuti, sui cosiddetti “scemi del villaggio” oppure semplicemente riportano esperienze lontane nella memoria.

Per curiosità mi sono addentrata nel gruppo del paese dove sono cresciuta, e in effetti spesso mi ha fatto sorridere ripensare a certi personaggi che erano scomparsi dai miei ricordi, o il nome dei giardini dove ci riunivamo, i nomi delle strade, quello del bidello delle elementari o l’insegnante delle medie che odiavo tanto.

Ma a un certo punto, più leggevo più riflettevo su quella memoria indotta, una madeleines proustiana telematica. Sul ricordare tutto non per una volontà personale, ma attraverso le parole di persone sconosciute, alcune conosciute e perse con il tempo. Se il tempo comporta anche la perdita di persone e ricordi, è giusto riportare la memoria in un gruppo Facebook? E a patto che sia utile per ogni singolo individuo, voler affermare attraverso gli altri la propria identità di appartenenza a un luogo ci fa sentire davvero uniti o è l’ennesima trappola di egocentrismo personale?
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