Bologna: le partecipate e i nodi che vengono al pettine

Heradi Silvia R. Lolli

Martedì 16 giugno, mentre ascoltavamo la presentazione fatta ai cittadini del quartiere Barca sulla riqualificazione della centrale di teleriscaldamento COGEN di Via Nanni Costa e della riconfigurazione della centrale di via Rigola erano tante le domande che volevamo porre alla politica bolognese.

La presenza in massa dei politici, sindaco Merola, gli assessori Gabellini e Malagoli oltre al presidente di quartiere Vincenzo Naldi e ai consiglieri di quartiere Viola e Meliconi delle commissioni “ambiente, verde, qualità della vita, assetto del territorio e urbanistica” e “mobilità, viabilità e trasporti, infrastrutture, lavori pubblici”, ci ha fatto intanto pensare che il tema continua ad essere importante e deve essere accettato così come si propone; il progetto sembra essere già pronto, solo da attuare nel 2016.

Viste le tante domande dei cittadini dopo il ppt descritto dall’ingegnere di Hera, progettista della nuova struttura COGEN, avremmo appesantito il clima della serata con domande molto politiche, anche se potevano avere il compito di fare un po’ di storia recente su questi temi. Lo schema era già stato tentato nei primi mesi di insediamento del sindaco Cofferati, Merola assessore all’Urbanistica che poi si avvalse dell’opera della Gabellini: presentazione di una nuova centrale di teleriscaldamento da costruire sulla rotonda Romagnoli.

Solo la tempestiva e pervicace volontà di un gruppo di cittadini dei quartieri Porto e Reno (in due mesi raccolta di 4.000 firme) ed in parte l’aiuto del presidente del quartiere Porto di allora, costrinse a organizzare un laboratorio partecipato, chiamato Nord-Ovest. Dopo quattro incontri si pensò di chiudere il laboratorio che però arrivò a far cambiare idea al Comune e ad Hera.
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Scandalo Hera già denunciato da un’Altra Hera e dall’Altra Emilia-Romagna

Heradi Lorenzo Alberghini, candidato alle regionali con L’Altra Emilia Romagna

Hera: la multiutility di successo di Bologna che gestisce gas, luce, acqua e rifiuti nella città. La sua sede è da 10 anni nell’area Berti-Pichat tra Porta San Donato e Porta Mascarella. Nell’ultima puntata di Report è “saltato fuori” che il territorio sul quale Hera sorge e dà lavoro a 700 dipendenti è ricco di idrocarburi, non è ancora stato bonificato e che i vertici della società sono stati in affari, a loro insaputa, con la famiglia camorrista dei Cosentino.

Il Comune di Bologna, principale azionista di Hera, dichiara di non sapere nulla. Ma c’è chi denuncia da tempo il fatto che la multiutility fosse una Spa anomala e che i conti non tornassero: la rete di attivisti un’altra Hera, alla quale hanno partecipato alcuni candidati dalla lista l’Altra Emilia-Romagna. I problemi di debito di Hera erano ormai noti, e soprattutto il fatto che i loro amministratori, che come si evince dalla puntata di Report sono tutti consiglieri comunali o segretari del Pd, erano lì non per meriti ma per appartenenza al partito.

Nonostante il Comune di Bologna dichiari di non sapere nulla, le voci di un’Altra Hera si fanno sentire ormai dal 2009. E la qualità degli amministratori della nostra città è peggiorata negli anni. Un altro caso noto di amministratore politico premiato nonostante i disastri economici che ha causato alle casse pubbliche, è quello di Francesco Sutti, ex presidente dell’ATC di Bologna. Anche lui è stato nominato dall’allora sindaco Cofferati all’interno del Cda dell’Hera con 100mila euro all’anno: ubbidente al suo partito, andrà a processo nell’ambito dell’inchiesta sul People Mover. Alla nascita di TPER Sutti ha trovato un’altra cospicua retribuzione all’interno della cooperativa di costruzioni Cesi di Imola che è poi fallita e che, guarda caso, risultava assegnataria di alcuni appalti nell’ambito del progetto Civis.
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Bologna, contro la vendita di azioni Hera

Heradi Acqua Bene Comune Bologna

“È solo la vendita di un altro pezzo di Hera”. Con queste parole Andrea Caselli, del comitato Acqua Bene Comune dell’Emilia Romagna, commenta la notizia dell’intenzione del comune di Bologna di vendere il 10,73% delle azione della multiutility emiliana pari a 7 milioni di azioni “Merola si giustifica dicendo che sono fuori dal patto di sindacato ed il 51% è salvo – continua ancora Caselli – ma la realtà è che questa operazione è figlia dell’assoggettamento al fiscal compact ed al patto di bilancio che strangola gli enti locali. Una politica portata avanti da tutti i governi che si sono succeduti fino ad esso, compreso quello Renzi, che continua a non rispettare l’esito del referendum”.

“La strisciante privatizzazione di Hera e un debito della società che ha già raggiunto i 3 miliardi di euro – conclude Caselli – unitamente all’incapacità di rispondere ai bisogni del territorio hanno già portato alcuni comuni come Ferrara e Forlì a dichiarare di voler uscire fuori dal patto di sindacato. E mentre altri piccoli comuni sono in sofferenza, si continua la politica delle manovre finanziarie come la fusione con AcerGas benedetta dalla Cassa depositi e Prestiti. Noi pensiamo, invece, che sia possibile una strada alternativa: avviare la ripubblicizzazione del servizio idrico partecipato dai cittadini e dagli utenti come sta già avvenendo a Reggio Emilia e sulla scorta di analoghe esperienze nazionali di trasformazione in aziende speciali nel resto del paese”.
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Galliera, la discarica della discordia in provincia di Bologna

Rifiuti - Foto di Radio Città del Capo
Rifiuti - Foto di Radio Città del Capo
di Massimo Corsini

Anche a Galliera, purtroppo, sta accadendo quello che in altri comuni della regione ha già allertato i cittadini. La discarica in gestione alla società di cui il comune stesso faceva parte, Gal.A, 60% Hera, 20% Galliera e 20%Baricella, dovrebbe essere ormai chiusa. L’estate scorsa, stranamente, in quattro e quattro otto, l’amministrazione stessa decide di uscire dalla società senza alcun motivo apparente.

Passa un po’ di tempo e, arrivando all’ultimo consiglio comunale, neanche un mese fa, un cittadino che abita vicino alla discarica, alla presenza del direttore di produzione di Hera Ambiente, Paolo Cecchin, fa presente che, nonostante quest’ultima sia ormai chiusa, continuano ad arrivare camion che scaricano. Per il sindaco, ovviamente, questo non è possibile, ma Cecchin cogliendo di sorpresa anche il primo cittadino ammette che è vero: continuano ad arrivare camion che trasportano carichi speciali di macerie provenienti dalle zone terremotate della regione. Nessuno sapeva nulla. Difficile da credere, ma neanche il primo cittadino di Galliera.

Se è vero che a pensare male degli altri ci si prende sempre, i casi sono due: o il sindaco, Teresa Vergnana, non ne sapeva nulla veramente, e il fatto la dice lunga su come Hera si serva delle amministrazioni comunali, e al Comune probabilmente è stato chiesto di uscire dalla partecipata per poter fare meglio il proprio lavoro, oppure il sindaco mente, e il fatto la dice lunga su come le amministrazioni si servano di Hera. Il fatto è che opposizione, cittadini e parte della stessa maggioranza, si stanno ponendo delle domande: si stanno chiedendo allarmati che tipi di rifiuti ci siano tra le macerie del post terremoto, chi le trasporta e, poiché si paga a conferire in discarica tali carichi speciali, perché il comune e i cittadini debbano rinunciare a questo introito.
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Appennino tosco-emiliano: meno capitalismo dei rifiuti e più ambiente sostenibile

Sistema Cosea
Sistema Cosea
di Legambiente SettaSamoggiaReno

In tema di rifiuti abbiamo recentemente letto dell’invito che il ministro allo sviluppo economico Zanonato, che ama l’energia nucleare, ha rivolto a livello nazionale alle 4 grandi multi utility, protagoniste negli ultimi anni di importanti fusioni, affinché nelle proprie politiche espansionistiche diano la priorità all’assorbimento delle piccole e medie aziende di proprietà pubblica. Come Legambiente, lo consideriamo un messaggio inquitante e sbagliato nella forma e nei conteniti.

Negli ultimi giorni è apparsa inoltre sulla stampa locale la notizia che 24 Comuni dell’Appennino tosco-emiliano, proprietari del consorzio e delle società che costituiscono il cosiddetto “Sistema-Cosea” che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti sulla montagna Bolognese e Pistoiese, in vista della scadenza dell’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti a Cosea Ambiente SpA, e di un ormai prossimo esaurimento della discarica del Co.Se.A. Consorzio Servizi Ambientali, sono chiamati a valutare il futuro di queste realtà (circa 100 dipendenti diretti e altrettanti nell’indotto) ipotizzando la cessione dell’attività, in tutto o in parte, alla mulitutility Hera.
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Ferrara, Hera: beni comuni in super saldo?

Heradel Comitato Acqua Pubblica di Ferrara

Il Comune di Ferrara ha deciso nel giugno scorso di vendere una parte delle azioni di HERA (non vincolate dal patto di sindacato), e l’assessore Marattin ha annunciato l’intenzione di venderne altre nella seconda metà del 2014 alla scadenza del patto di sindacato. Ora che il titolo in borsa continua a volare basso e i tempi stringono per il bilancio comunale, invece di cambiare strategia, la giunta Tagliani chiede di poter svendere le azioni a qualsiasi prezzo. Con perdite quantificabili in centinaia di migliaia di euro.

Bisogna innanzitutto partire da una semplice affermazione: si tratta di una operazione di privatizzazione del patrimonio pubblico, in netto contrasto con il pronunciamento dei cittadini al Referendum del giugno 2011.

Il combinato di misure come l’assoggettamento al patto di stabilità, la privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti, l’accentramento delle risorse fiscali allo Stato, la consegna del debito dei Comuni alle banche ed al sistema finanziario, creano una situazione che le Amministrazioni locali non sono più in grado di sostenere. Ma non per questo le amministrazioni possono sentirsi autorizzate a scegliere la scorciatoia “più facile”: alienare il patrimonio pubblico, privatizzare i servizi pubblici locali, l’assistenza, la scuola, la sanità, il territorio.
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Acqua Pubblica

“Fare cassa” a Ferrara: il Comune vende azioni Hera e in regione viene imitato anche da altri centri

dei Comitati Acqua Bene Comune dell’Emilia Romagna

Il Comune di Ferrara ha deciso di vendere una parte delle azioni di HERA (non vincolate dal patto di sindacato), e l’assessore Luigi Marattin ha annunciato l’intenzione di venderne altre nella seconda metà del 2014 alla scadenza del patto di sindacato. Un orientamento comune ad altre amministrazioni del territorio emiliano-romagnolo, tutte necessitate, così dicono, dal bisogno di “fare cassa”.

Bisogna innanzitutto partire da una semplice affermazione: si tratta di una operazione di privatizzazione del patrimonio pubblico, in netto contrasto con il pronunciamento dei cittadini al Referendum del giugno 2011. Il combinato di misure come l’assoggettamento al patto di stabilità, la privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti, l’accentramento delle risorse fiscali allo Stato, la consegna del debito dei Comuni alle banche ed al sistema finanziario, creano una situazione che le Amministrazioni locali non sono più in grado di sostenere. Ma non per questo le amministrazioni possono sentirsi autorizzate a scegliere la scorciatoia “più facile”: alienare il patrimonio pubblico, privatizzare i servizi pubblici locali, l’assistenza, la scuola, la sanità, il territorio.

Si affronta quindi il problema della crisi finanziaria dei Comuni non a partire dalle cause, da un audit pubblico sulla natura del debito, ma con un atteggiamento supino, di adattamento, funzionale proprio agli obiettivi di chi ha voluto creare questa situazione per favorire le privatizzazioni. I partiti che governano in sede locale, sono gli stessi che in parlamento approvano i tagli, la costituzionalizzazione del “pareggio di bilancio”, e le conseguenti politiche di privatizzazione.
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Hera e la cattiva strada delle multiutility

Heradi Vincenzo Comito

Hera spa è un’azienda con sede sociale a Bologna, nata nel 2002 dalla fusione di 12 aziende municipalizzate operanti in Emilia Romagna; è attiva della distribuzione del gas, dell’acqua, dell’energia e nello smaltimento dei rifiuti in Emilia Romagna e nelle Marche, ma si sta espandendo anche al di fuori di queste regioni. Azionisti di riferimento sono un numero rilevante di comuni. Partecipano al capitale anche delle entità esterne, quali Lazard Asset Management, Carimonte Holding, Gsgr srl., ecc. Dovrebbe presto diventare socia la Cassa Depositi e Prestiti, che acquisirà il 6% del capitale complessivo.

I ricavi della società, che erano stati pari a circa 1,1 miliardi di euro nel 2002, sono saliti sino ai 4,1 miliardi del 2011. Il tasso di crescita medio annuo della cifra d’affari si colloca nel periodo intorno al 16,2%. I dati del 2012 vedono una ulteriore crescita sino a 4,5 miliardi, con un incremento del 9,4% sull’anno precedente.

Dal 1° gennaio 2013 la società AcegasAps, che concentra la sua attività sulle aree di Padova e di Trieste, è entrata a far parte del gruppo. La cifra d’affari di Hera per il 2012, se considerassimo nel conto anche tale nuova struttura, dovrebbe superare i 5 miliardi. In prospettiva, essa potrebbe diventare ancora più rilevante con la ventilata, ipotetica, fusione con Iren spa, un altro complesso di grandi proporzioni. Nel 2011 l’energia elettrica rappresentava il 35,1% del totale della cifra d’affari, il gas il 33,0%, l’acqua il 13,2%, l’ambiente il 16,4%; gli altri servizi raccoglievano il residuo 2,2%.
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Fusione Hera-Acegas: il Comune di Bologna approva. Ecco il testo completo della delibera

L’ufficio stampa del Comune di Bologna annuncia a mezzanotte e undici minuti che: Il consiglio comunale ha approvato, nella seduta odierna, la delibera che dà il via libera della fusione per incorporazione di Acegas Aps Holding Srl in Hera, e del conseguente aumento di capitale a servizio della promozione di un’offerta pubblica di scambio e […]

Zic.it: Hera-Acegas, la protesta blocca il consiglio comunale a Bologna

Da Zic.it, Hera-Acegas, la protesta blocca il Consiglio comunale: Lavori già sospesi due volte da decine di manifestanti, che protestano contro la fusione tra le multiutility. Il palazzo del Comune era presidiato dalla Polizia fin dalla mattina. Alcune decine di persone, armate di striscioni e cartelli, pochi minuti fa hanno bloccato i lavori del Consiglio […]

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