Stefano Palombarini: “I gilets jaunes costituiscono una coalizione piuttosto inedita”

di Lionel Venturini. Traduzione di Leonarda Martino

La crisi è ormai politica, e l’insurrezione dei “gilets jaunes” pone delle domande sulla sua capacità di durare. Per Stefano Palombarini, autore con Bruno Amabile de “L’illusion du bloc bourgeois” [1] la crisi politica francese non è legata a lotte d’apparato o personali ma alla difficoltà di formare un nuovo blocco dominante. Perché Macron, eletto aggregando le classi medie attorno alla borghesia, vede restringersi sempre di più la sua base sociale.

Quello dei “gilets jaunes” è un movimento composito. Come spiega il fatto che non si disintegri?

SP Il sondaggio Ifop [Institut français d’opinion publique] sulla natura del sostegno ai “gilets jaunes” fa apparire tre categorie che supportano il movimento: gli impiegati (63%), gli operai (59%) e i lavoratori autonomi (62%, auto-imprenditori, commercianti, artigiani). Questa coalizione sociale è piuttosto inedita in Francia. A colpire, nella lista delle rivendicazioni inviata ai media, è che tutti gli interventi reclamati si indirizzano al governo, non ai datori di lavoro. La sola rivendicazione salariale è la SMIC [2] che è fissata dal governo, con la richiesta di portarla a 1300 Euro, vale a dire 150 Euro più di oggi, cosa molto ragionevole. Quanto al potere d’acquisto, il nocciolo delle rivendicazioni è una riduzione delle imposte. È precisamente l’abbandono delle rivendicazioni salariali tradizionali a permettere l’unificazione del movimento tra categorie che altrimenti non riuscirebbero ad accordarsi tra loro.
Leggi di più a proposito di Stefano Palombarini: “I gilets jaunes costituiscono una coalizione piuttosto inedita”

La guerriglia diffusa delle Cellule Rivoluzionarie

Revolutionäre Zellen - Foto di Wikipedia.de
Revolutionäre Zellen - Foto di Wikipedia.de
di Guido Ambrosino

A differenza della Rote Armee Fraktion, i militanti delle Cellule Rivoluzionarie non volevano agire dalla clandestinità, ma proseguire – finché possibile – a vivere e a lavorare legalmente. Potevano così continuare a impegnarsi nei movimenti sociali e a partecipare alle discussioni nella nuova sinistra. Le Rz, formatesi nel 1973, rifiutavano un rigido modello di centralizzazione: le singole cellule operavano autonomamente a livello locale, pur nell’ambito di “campagne” concordate tra tutti i gruppi regionali. Riuscirono a sottrarsi alla spirale militarista, che portò invece altre organizzazioni al continuo inasprimento del “livello di scontro”. Il loro era il metodo della “guerriglia diffusa”, con azioni certamente illegali, ma dosate in modo tale da poter riscuotere la simpatia di un largo pubblico di sinistra.

“Vogliamo una ‘guerriglia popolare'”, dicevano le Revolutionäre Zellen. Certo la più “popolare” delle loro azioni avvenne nel 1975, quando a Berlino si inserirono in un movimento di protesta contro l’aumento delle tariffe dei mezzi di trasporto pubblici stampando e mettendo in circolazione 120 mila carnet di ticket della metropolitana perfettamente contraffatti, che trovarono calorosa accoglienza nelle “comuni” studentesche.
Leggi di più a proposito di La guerriglia diffusa delle Cellule Rivoluzionarie

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi