Venezuela: è vero, è tornata la dottrina Monroe

di Maurizio Matteuzzi Non è finita. Il secondo o terzo o quarto tentativo di golpe, il 30 aprile in Venezuela, si è risolto in un fallimento clamoroso, ai limiti del grottesco. Dopo la auto-etero-proclamazione del carneade Juan Guaidó in gennaio, il tentativo di “sfondamento umanitario” ai confini con la Colombia in febbraio, il micidiale blackout […]

Venezuela: alla ricerca di una terza via per evitare la catastrofe

di Maurizio Matteuzzi

Quale sarà e di chi sarà la prossima mossa? A due mesi dalla auto-etero proclamazione del carneade Juan Guaidó, avventurosamente lanciato il 23 gennaio scorso alla “presidenza della repubblica” dall’amministrazione Trump, lo scenario in Venezuela sembra essere passato da una guerra di movimento, con tensione alle stelle e rischi continui di rottura irrimediabile, a una guerra di trincea, in cui né i due presidenti (meglio: i due Venezuela) né i rispettivi protagonisti e comprimari esterni sanno bene cosa fare.

Ma questa apparente inerzia non può durare a lungo. Ed è tutto da capire a chi gioverà. Forse a nessuno dei due e tutto finirà in una catastrofe. Forse a Nicolás Maduro, presidente pessimo ma costituzionale, che può dire, a ragione, di avere il pieno controllo del paese e di avere sventato due o tre tentativi di golpe (l’auto-etero proclamazione; la messinscena, smascherata dall’insospettabile New York Times, degli “aiuti umanitari” bloccati al confine con la Colombia; l’ “attacco cibernetico”, verosimile e probabile se non proprio certo, che ha provocato il drammatico black-out del paese per una settimana).

O forse a Juan Guaidó, “l’auto-proclamato” (che va in giro per il paese a vendere la sua “Operación Libertad” annunciando che “molto presto” dopo la cacciata “dell’usurpatore” andrà a occupare l’ ufficio presidenziale nel palazzo di Miraflores; che entra ed esce dal Venezuela senza che nessuno lo fermi o lo arresti, e chissà che un po’ non ci speri) in ansiosa attesa che il cappio delle sanzioni messo dagli USA intorno al collo di Maduro, prima l’embargo finanziario dal ‘17, poi l’embargo commerciale dal gennaio scorso, poi quello petrolifero (praticamente l’unica fonte di valuta) annunciato per le fine di aprile, possa essere la stretta finale per arrivare a un regime change come dio e la storia comandano.
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Venezuela: le ingerenze degli Stati Uniti e la voglia di un nuovo caso Panama

di Maurizio Matteuzzi

Lo storico Howard Zinn ha contato 103 interventi militari USA nel mondo fra il 1798 e il 1895, un calcolo che non tiene conto di tutti quelli – un’infinità – nel corso del ‘900 e neppure di quello auspicato dal futuro presidente Theodore Roosevelt, allora Assistente segretario alla Marina, che in una lettera del 1897 scriveva di “sperare in una qualsiasi guerra perché credo che questo paese ne abbia bisogno”. In effetti l’anno dopo, 1898, gli Stati uniti dichiararono guerra alla Spagna, naturalmente, parole di Roosevelt, sia in nome “dell’umanità e per il bene dei cubani” sia come “ulteriore passo verso la completa liberazione dell’America dal dominio europeo”.

Sono passati 120 anni e lo scenario è ancora lo stesso. Perfino le parole – la narrazione, come si usa dire adesso – sono praticamente le stesse.Venezuela, gennaio-febbraio 2019. Il paese deve essere liberato dal giogo chavista, con qualsiasi mezzo, sia in nome dei diritti umani e per il bene dei venezuelani, sia come ulteriore passo verso la completa liberazione dell’America latina dalla macchia rossa del quindicennio di governi di sinistra o quantomeno progressisti , e dalla crescente interferenza di Cina e Russia.
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