Grecia e il referendum

Dalla Grecia all’Europa: esperimenti fatali

di Boaventura de Sousa Santos, traduzione di Bruno Montesano

L’Europa è diventata un laboratorio per il futuro. Ciò che sta succedendo lì dovrebbe essere motivo di preoccupazione per tutti i democratici e specialmente per chiunque sia di sinistra. Due esperimenti in questo momento stanno venendo messi in pratica – e quindi, presumibilmente, stanno venendo controllati – in questo ambiente di laboratorio.

Il primo esperimento è uno stress test sulla democrazia, la cui ipotesi di fondo è la seguente: la volontà democratica di un paese forte può abbattere non democraticamente la volontà democratica di un paese debole senza intaccare la normalità della vita politica europea. I prerequisiti del successo dell’esperimento sono tre: il controllo dell’opinione pubblica che permette che gli interessi nazionali del paese più forte si trasformino nell’interesse comune dell’eurozona; il proseguimento, da parte di un gruppo di istituzioni non elette (Eurogruppo, Bce, Fmi, Commissione Europea), nella neutralizzazione e nella punizione di ogni decisione democratica che disobbedisca ai diktat del paese dominante; la demonizzazione del paese più debole così da assicurarsi che non ottenga comprensione dagli elettori degli altri paesi europei, specialmente nel caso di elettori di paesi che potrebbero disobbedire.

La Grecia è la cavia di questo agghiacciante esperimento. Stiamo parlando della seconda operazione di colonialismo del ventunesimo secolo (dal momento che la prima è stata la Missione di stabilizzazione ad Haiti nel 2004). È un nuovo colonialismo, condotto con il consenso dei paesi occupati, anche se sotto un ricatto assolutamente inedito. E, proprio come il vecchio colonialismo, la giustificazione che ora viene data è che tutto ciò che avviene sia nell’interesse del paese occupato.
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Per capire la Grecia occorre capire quello che è venuto prima

Grecia, crisi e ripresa
Grecia, crisi e ripresa
di Joseph Halevi

Se volete capire bene la Grecia e perché è arrivata a questo punto cominciate da Augusto Graziani e dalla letteratura meridionalistica connessa al suo filone. Vi assicuro che è esaustivo solo in peggio riguardo la Grecia. Graziani individuò sul nascere la nuova fisionomia del meridione anni 60: un salto verso i consumi ed una base produttiva debole, però tedesca/scandinavo/nipponica se paragonata alla Grecia. La Grecia dalla metà degli anni 80 ha fatto esattamente come descritto da Graziani per il meridione mentre si assottigliava la sua base produttiva.

Gli anni Ottanta e parte dei Novanta sono anni di deindustrializzazione della Grecia, perdita della cantieristica, della meccanica se non quella più grezza. Un miglioramento solo nel caseario. Anche la produzione di olio d’oliva non si modernizza e non si concentra per cui le olive greche che potrebbero produrre olio di alta gamma si vendono come materia prima per gli oleifici italiani.

Quelli greci per fare il salto produttivo dovrebbero capitalizzarsi fisicamente, cioè comprare macchinari avanzati (al 90% produzione italiana) ma perfino in condizioni pre-crisi solo pochissimi avevano la possibilità di farlo. L’industria del turismo è interamente soggetta alle importazioni considerando che la produzione agricola greca è molto inferiore al fabbisogno anche in rapporto alla popolazione stanziale. Dato che la Grecia triplica la popolazione con il turismo (pro capite ha più turisti della Francia: 21 milioni contro 83, popolazione: 11 e 66 rispettivamente), le importazioni alimentari aumentano in proporzione.
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Erri De Luca - Foto di Lettera43.it

Erri De Luca: “Dalla Val Susa alla Grecia, perché resistere”

di Giacomo Russo Spena

Il prossimo 20 settembre sarà nuovamente nel tribunale di Torino per difendersi dall’accusa di istigazione a delinquere. Un provvedimento che Erri De Luca considera “autoritario, repressivo e lesivo della libertà di espressione”. Per la prima volta verrebbe applicato ad uno scrittore per le sue convinzioni pubbliche, reo – secondo l’accusa – di aver rilasciato un’intervista all’Huffington Post nella quale giustificò il sabotaggio della Tav Torino-Lione.

Si difende praticamente da solo, il suo avvocato costretto a seguire le sue decisioni. Ma, durante la conversazione, dalla Val Susa in un attimo si arriva al braccio di ferro tra le Istituzioni europee e la Grecia: “Il debito è diventato un’arma per sottomettere i Paesi e ridurli in servitù e in perpetua dipendenza – afferma – Tsipras ha dimostrato una novità antica, il primato della politica sull’economia”.

Dopo uno scontro durato cinque mesi, all’Eurosummit le Istituzioni hanno però inflitto una “pace punitiva” al Paese ellenico. Siamo ad un golpe bianco?

Siamo ai rapporti di forza tra un creditore reazionario e un debitore costretto a subire. Le condizioni capestro servono a scoraggiare altre nazioni, penso soprattutto alla Spagna di Podemos.

Nell’eurozona le diseguaglianze sociali aumentano, così il divario tra Paesi creditori e Paesi debitori, tra centro e periferia. Che Europa abbiamo costruito?

A noi nati nel dopoguerra è stata garantita un’Europa di pace, nata sulla sconfitta delle tirannie nazifasciste. Ne abbiamo tratto enormi vantaggi. La scelta oggi è tra rafforzare i vincoli tra gli Stati cedendo competenze a una federazione oppure dissociarsi e smembrare. Preferisco andare verso una federazione.
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Grecia e il referendum

L’obiettivo di travolgere Syriza

di Rossana Rossanda

Spezzeremo le reni alla Grecia. Mi pareva di averlo già sentito. Adesso ci sono riusciti, c’è riuscita l’Europa democratica, tutta unita, una flebile opposizione è stata esalata dalla Francia; dall’Italia neanche questo.

Al contrario abbiamo letto su tutti i giornali, inclusi quelli targati centrosinistra, le ragioni che avrebbero costretto ad affamare un popolo già affamato mettendolo di fronte non a una scelta ma a un ricatto: o salti da quella finestra o da questa, ti rompi le ossa in tutti i casi, ma intanto mi porti sul vassoio la testa del Giovanni Battista di turno, Alexis Tsipras. Che aveva osato, colpa inammissibile in una democrazia, ricorrere al voto popolare per avallare o sconfessare i suoi movimenti: sono curiosa di sapere come una giovane professoressa spiegherà ai ragazzini e attraverso quali ragionamenti che sarebbe riprovevole appellarsi al voto per scegliere il proprio destino.

La verità è che l’obiettivo non era di sanare i conti sciagurati della Grecia ma di travolgere Syriza. Cattivo maestro che avrebbe potuto indurre altri paesi del sud a seguirla. Giacché il debito stringe dovunque e se un piccolo paese (undici milioni di persone) avesse ottenuto un alleggerimento o un rinvio di esso nel tempo, i decisori di Bruxelles si sarebbero forse trovati davanti paesi più grossi e debiti più massicci che avrebbero reclamato tagli o moratorie. Meglio affogare un gatto oggi che una tigre domani. Ma è più facile dirlo che farlo e lo dimostrano i più soavi accenti della troika dopo il primo innegabile successo.
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Arci: raccolta fondi per i centri di solidarietà sociale in Grecia

Campagna per i centri di solidarietà sociale in Grecia
Campagna per i centri di solidarietà sociale in Grecia
di Arci Bologna

In questi giorni è stata scritta una pagina buia della storia del nostro continente. Non riguarda solo la Grecia, riguarda tutti e tutte. L’Europa che vogliamo non umilia i popoli, non affama le persone, non mette le banche prima della dignità, non sostituisce la forza del potere alla democrazia. Non vogliamo morire di austerità. Chiediamo a tutti e tutte un gesto concreto. Con generosità e convinzione, come gesto politico di resistenza alla guerra contro i diritti e la democrazia che è in atto in Europa.

Sosteniamo con una donazione i centri di solidarietà sociale in Grecia. Sono più di quattrocento, sono tutti gestiti da volontari e dagli stessi utenti. Sono ambulatori e farmacie sociali, mense e ristoranti sociali, botteghe alimentari a costo zero, doposcuola, scuole di musica e di informatica, corsi di lingua, centri di assistenza legale, filiere di distribuzione alimentare senza intermediari, spazi di economia sociale, strutture di sostegno per chi ha perso la casa, è senza lavoro o è sommerso dai debiti. Sostengono greci, immigrati, richiedenti asilo.

Affrontano da anni collettivamente le conseguenze disastrose dell’austerità. Le persone si aiutano a sopravvivere e a difendere la dignità umana. Dalla solidarietà fanno rinascere la speranza. Trasformano la frustrazione in partecipazione e autogestione, generano mobilitazione e resistenza popolare.
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Grecia e il referendum

Grecia, un inedito esperimento di dominio

di Carlo Donolo

Oggi non si può chiedere a nessuno di parlare della Grecia sine ira et studio. C’è la rabbia e c’è la presa di parte. Le emozioni sono razionali a modo loro, e solo un pregiudizio a favore della democrazia può giustificare una qualsiasi analisi degna di questo nome. Le analisi economico-finanziarie che prescindono da questo riferimento essenziale non capiscono la natura del problema, e si rivelano per quello che sono: retoriche al servizio dei potenti. La loro scienza non è mai stata tanto triste e perniciosa.

Il senso profondo, già storico, degli eventi è il confronto tra ragioni della democrazia e ragioni della potenza (economica e finanziaria, ma non dissimile negli effetti e negli intenti dalle vecchie forme a base di cannoniere). La democrazia esce sconfitta, dichiarata dannosa dai più alti vertici istituzionali europei, di quella Europa che scioccamente si vantava di esserne la patria e il modello esportabile. Non la democrazia è primaria, ma il denaro, deve essere una lezione chiara per tutti, affinché non sopravvivano vecchie superstizioni e velleità al riguardo.

Il secondo senso, più contestualizzato e geo-referenziato, è di stabilire chi comanda in un’Europa che non ha un governo democratico, né lo deve avere. Un nucleo di paesi – che davvero sono stati al margine del processo europeo – con al centro la potenza geopolitica pivot, la Germania onnipotente. Questa Germania ancora una volta preda di proprie ebbrezze di dominio tradisce tutta la sua storia di avvicinamento all’Occidente democratico tante volte spiegato e quasi implorato da Habermas.
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Grecia, tertium non datur: ecco come nasce la dittatura del capitale finanziario

Grecia e il referendum
Grecia e il referendum
di Susanna Boehme-Kuby)

L’evoluzione delle ultime estenuanti “trattative” a Bruxelles – dopo il referendum del 5 luglio – sul destino greco ed europeo riafferma alcuni punti chiave della controversia iniziale: i responsabili dei vari organismi finanziari europei e tedeschi (Eurozona) non sono disposti ad alcun compromesso con un governo di sinistra che intende anche solo allentare la pressione sui Paesi del sud europeo che soffrono la supremazia e lo strangolamento finanziario tramite la politica imposta dell’austerità. E mette in evidenza il fatto che le forze dominanti non sono disposte a lasciare alcuno spazio per una qualsiasi “alternativa” all’interno del sistema europeo neoliberale.

I creditori internazionali e i gruppi di potere a essi legati preferiscono tener in vita il proprio debitore anziché ammazzarlo (come ha minacciato il ministro delle finanze tedesche). Un “Grexit” avrebbe portato la Grecia di fatto all’insolvenza e a un taglio del debito, che a sua volta avrebbe potuto destabilizzare tutta la zona Euro, lasciandola di nuovo alla speculazione finanziaria. Avrebbe inoltre potuto mettere a rischio la collocazione geopolitica della Grecia come avamposto sudorientale Usa nella Nato.

Quindi si è fatto di tutto per destabilizzare il governo a guida Syriza, rifiutando ogni apertura a uno sviluppo autonomo, reimponendo addirittura il controllo diretto della Troika, che dovrebbe vegliare sulle ulteriori “riforme”. Con ciò cesserà ogni ultima parvenza di sovranità nazionale. Troverà ora applicazione il modello tedesco della Treuhand (nome del programma di rapina imposto durante la seconda guerra mondiale nei territori europei orientali occupati militarmente), già proposto da Angela Merkel anni fa, quel modello di svendita con il quale il capitale occidentale si è impadronito dell’intera economia tedesco-orientale (Rdt) in pochi anni (1990-94) distruggendola di fatto (e tutto il suo contesto di relazioni di scambio con i paesi dell’ex-blocco sovietico).
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Grecia, crisi e ripresa

La crisi greca e l’Europa delle diseguaglianze

di Guglielmo Forges Davanzati

La gran parte delle analisi sulla crisi greca, soprattutto nei media italiani, si è concentrata sull’andamento delle trattative fra il Governo greco e le istituzioni europee, e – schematicamente – il dibattito è sostanzialmente ruotato intorno alla domanda se l’intransigenza tedesca sia opportuna o meno, ovvero se i greci debbano o meno continuare a fare “riforme”. L’accordo recentemente raggiunto configura di fatto una resa incondizionata del Governo Tsipras, sui cui sviluppi è impossibile esprimersi, anche considerando che molte delle ‘raccomandazioni’ contenute nel documento approvato sono assolutamente inattuabili. Ed è un accordo probabilmente non conclusivo della vicenda.

La crisi greca può essere forse meglio compresa se inquadrata innanzitutto all’interno di una cornice più ampia, che parta dalla constatazione che l’attuale configurazione delle economie capitalistiche è essenzialmente caratterizzata da forti e crescenti diseguaglianze della distribuzione dei redditi [1].

Con la massima schematizzazione, si può rilevare che ciò che qualche anno fa era definita crisi globale è oggi essenzialmente crisi europea ed è tale proprio nell’area nella quale trovano la loro massima legittimazione le politiche ‘neoliberiste’, in una condizione di continuo aumento dei debiti pubblici dei Paesi aderenti (e, nel caso greco, di sostanziale insolvenza).
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Grecia, Glezos: “Noi l’Europa non ve la regaliamo”

Intervento all’Eurogruppo del 92enne eurodeputato greco: “Mi rivolgo a chi sogna di cacciarci dalla Ue; i vostri sforzi sono vani. Chiediamo una soluzione equa e giusta, perché è per il diritto che noi ci battiamo”. Nel giorno di Tsipras nell’Aula di Strasburgo, a colpire l’attenzione è anche l’intervento dell’eurodeputato greco Manolis Glezos: Chiediamo un margine […]

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