Vertenza facchini, il corteo a Bologna da piazza dell’Unità a piazza Maggiore

Foto di Leonardo Tancredi Promosso da Si.Cobas e da diverse realtà cittadine, centri sociali compresi, ecco alcune immagini del corteo di oggi per le vie del centro di Bologna, da piazza dell’Unità a piazza Maggiore, dove sfilano i facchini del consorzio Sgb che da settimane stanno protestando per ottenere condizioni di lavoro migliori. Per una […]

Bologna Football Club a Granarolo: l’inganno del pubblico interesse

Granarolo e il Bologna Calcio
Granarolo e il Bologna Calcio
di Andrea De Pasquale, direzione del PD di Bologna

Il 28 marzo scorso è stato firmato l’Accordo di Programma relativo al nuovo Centro Sportivo del Bologna Football Club a Granarolo, poi approvato il 4 aprile dal Comune di Granarolo, che comprende 12 campi da calcio (in parte sotto la linea dell’alta tensione a 220.000 volt) più ristorante, hotel, centro congressi, centro fitness, per una utenza che richiede oltre 480 nuovi posti auto. Si tratta di un’operazione esemplare per capacità di contraddire in un colpo solo tutti i principi urbanistici, ambientali e trasportistici a cui le amministrazioni locali (e le coalizioni di sinistra che le governano) affermano di ispirarsi.

In primo luogo, ci sono dubbi di legittimità riguardo il rispetto del Piano Paesistico Regionale e del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Tutta la procedura si basa infatti sul presupposto di un “rilevante interesse pubblico”, che nella fattispecie viene identificato con lo sviluppo del club calcistico, ovvero di una azienda privata, i cui obiettivi di business vengono automaticamente assunti come valore collettivo. Sono poi state fatte forzature interpretative per classificare l’intervento come di livello comunale (non metropolitano), e adottare quindi una procedura semplificata e accelerata (che non coinvolge alcuna assemblea elettiva se non il Consiglio Comunale di Granarolo), mentre il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale cita per ben 4 volte il nuovo centro sportivo del Bologna Football Club come “Polo Funzionale”, evidenza che viene negata a più riprese in tutta la procedura.

In secondo luogo, è evidente il forte squilibrio tra benefici pubblici e privati. Il comune di Granarolo cede “sottocosto” un patrimonio collettivo, limitato e non rinnovabile come il suolo agricolo, in cambio di un piatto di lenticchie: un campo sportivo a quasi 3 km dal paese e a soli 900 metri dall’inceneritore (il campo attuale è invece in pieno centro, a 300 metri dalle scuole), e un risparmio quantificato dallo stesso comune in 15.000 € all’anno.
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Unione Terre di Pianura, una frattura che in provincia di Bologna riflette conflitti nazionali

Unione Terre di Pianura
Unione Terre di Pianura
di Sandro Nanetti

Nell’Unione Terre di Pianura sorgono contrasti tra i sindaci di Granarolo, Budrio, Minerbio e Baricella e il loro collega di Castenaso. I primi quattro comuni fanno già parte del raggruppamento mentre Castenaso dovrebbe entrare ma il suo primo cittadino, a dire degli altri, si mostra reticente ad aderire all’associazione nonostante una delibera in tal senso approvata dal suo consiglio comunale.

Sembrerebbe una diatriba di interesse locale ma, andando più a fondo, si possono leggere in questi bisticci i riflessi della situazione interna al PD dopo le primarie e, soprattutto, dopo le elezioni politiche. Posto che tutti i sindaci interessati sono targati PD, quello di Castenaso fu il primo a definirsi renziano e a dimostrare nella sua azione amministrativa sia una certa discontinuità con il passato sia una discreta autonomia dalle imposizioni di Via Rivani.

Non è quindi un caso che la maggioranza di centrosinistra del consiglio comunale si sia “sfarinata”: due consiglieri sono usciti e hanno formato un autonomo nuovo gruppo insieme a un altro consigliere ex DS che, causa contrasti con i locali esponenti PD, aveva preferito farsi eleggere nella lista che vede insieme civici e iscritti a partiti di centrodestra.
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Nuovo centro sportivo del Bologna FC: Legambiente deposita un esposto in procura

Granarolo e il Bologna Calcio
Granarolo e il Bologna Calcio
di Legambiente Emilia Romagna

Legambiente ha depositato nei giorni scorsi un esposto alla procura della Repubblica di Bologna, in merito al progetto di nuovo centro sportivo del Bologna FC. Un intervento da 22 ettari in piena campagna di Granarolo, che prevede il cambio di destinazione d’uso dell’area (oggi agricola), variando gli strumenti urbanistici del Comune grazie ad un accordo fortemente voluto dalla giunta Draghetti.

Come già segnalato fin dall’estate scorsa, per Legambiente si tratta dell’ennesima forzatura delle regole urbanistiche che questa Regione si è data, oltre che un ennesimo danno al territorio. Sono numerosi i tecnici e gli stessi addetti ai lavori che in questi mesi hanno segnalato disagio e sdegno riguardo le modalità e i contenuti dell’operazione.

Un intervento di modifica dei PSC che viene giustificato formalmente dalla presenza di “rilevante interesse pubblico”, secondo l’articolo 40 della legge regionale 20/2000. Un interesse pubblico poco evidente per Legambiente, secondo cui i dati certi della vicenda sono una perdita di suolo agricolo in piena campagna, operazioni immobiliari e cambi di destinazione di terreni appartenenti a privati.
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Granarolo: nuovo centro sportivo del Bologna, ma c’è chi non è d’accordo

di Sandro Nanetti

Granarolo, tra via Prati e la San Donato, è il luogo in cui sorgerà il nuovo centro sportivo del Bologna calcio. E per capire lo stato dell’arte informando i cittadini, nei giorni scorsi l’amministrazione comunicale ha convocato un’assemblea. Ad affiancare il sindaco Loretta Lambertini ci sono il vice presidente della Provincia Giacomo Venturi, il responsabile dei servizi tecnici del Comune e perfino due funzionari della ditta che impianterà i campi in erba sintetica. Il pubblico, dal canto suo, è equamente diviso tra favorevoli e contrari alla nuova realizzazione.

Loretta Lambertini apre con una puntigliosa descrizione dei passaggi che hanno portato a quest’ultima fase: pubblicazione degli atti definitivi e sessanta giorni di tempo per valutare obiezioni, suggerimenti, diversi pareri. Poi, il 4 febbraio 2013, il decreto della Provincia che segnerà un’altra importante tappa del percorso per la realizzazione dell’opera.

L’amministrazione comunale non ha dubbi sul fatto che per Granarolo si tratti di un’opportunità irripetibile: il Bologna Calcio per cinquant’anni si assumerà impegni di manutenzione del parco pubblico che sarà realizzato al posto dell’attuale area sportiva comunale di via Roma. Agli sportivi giovani e meno giovani del paese sarà destinata una porzione (circa 5 ettari) dei ventitré ettari occupati dal nuovo centro del Bologna Calcio. Anche le infrastrutture viarie saranno realizzate dalla società bolognese che, a tutela del comune, dovrà fornire garanzie fideiussorie per il 110 percento degli oneri previsti.
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Situazione mense

Bologna, situazione mense: rette salate e poco biologico. Sotto accusa la partecipata Seribo

di Angelica Erta

Mentre in molti comuni della provincia la mensa scolastica diventa bio, a Bologna in dieci anni il servizio cambia pochissimo, forse peggiora. La retta aumenta del 30% ad aprile del 2011, mentre i genitori spazientiti chiedono ripetutamente udienza a Palazzo d’Accursio. Nel capoluogo il servizio mensa è affidato a Seribo, partecipata a maggioranza pubblica, con i soci privati Camst e Concerta cui è stata appaltata la gestione. In vista della scadenza contrattuale, a settembre del 2013, ancora non è dato sapere cosa accadrà. Il Comune prende tempo di fronte all’assedio delle famiglie, sostenute dai dati forniti dall’Osservatorio cittadino mense scolastiche.

Del tutto incomprensibile appare l’aumento delle rette, dato che gli investimenti sono bloccati dal 2010. Intanto l’utile della società continua la sua ascesa, 2 mlioni negli ultimi tre anni al netto delle imposte, spartiti fra soci pubblici e privati. Nelle casse di Camst e Concerta sono andati circa 800.000 euro l’anno, al Comune il resto. Un profitto immediatamente restituito ai soci privati dal momento che l’amministrazione “incassa” l’utile sotto forma di sconto sull’integrazione delle rette delle famiglie a tariffa agevolata o esentate dal pagamento. Il privato dà con una mano e prende con l’altra e forse in questo gioco il pubblico perde qualcosa, ma in tempi in cui la gestione diretta dei servizi sembra eresia tanto vale continuare con una nuova partita di giro.
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Passante nord: la proposta dei comitati

Granarolo: la provincia bolognese tra passante nord e “cantera” rossoblù

di Sandro Nanetti

Il ministro dell’Ambiente, Mario Catania, ha puntato il dito sull’appena autorizzato progetto di nuovo centro sportivo del Bologna e sul passante autostradale che, nonostante un primo parere contrario dell’Unione Europea, gli enti territoriali stanno surrettiziamente cercando di rimettere in pista. “Noi tutti, in Emilia e fuori dall’Emilia, dovremmo pensarci dieci volte prima di autorizzare ulteriore consumo di terreno agricolo in un Paese che ha già bruciato cinque milioni di ettari negli ultimi 40 anni” sono le sue parole.

Sui quotidiani si può leggere che il vicepresidente della Provincia, Giacomo Venturi, “abbozza” e conferma che saranno evitati futuri ulteriori consumi: i piani di ulteriore espansione edilizia incontrollata, infatti, ci sono ma la crisi economica li ha arrestati. Per l’intanto il progetto della nuova casa rossoblù va bene così e al Passantino (non lo dice) ma, sotto sotto, stanno lavorando. Il sindaco di Granarolo, Loretta Lambertini, non condivide le parole del Ministro e difende il nuovo Centro Sportivo che dovrà portare lustro (e non solo) al suo comune.

Per capire che aria tira a Granarolo dell’Emilia abbiamo partecipato all’assemblea indetta dal Comitato per l’alternativa al passante nord. L’amministrazione comunale, a differenza di quel che è successo nelle assemblee che si sono svolte in altri comuni, non è rappresentata dal sindaco né da qualche assessore. L’unica presenza “politica” e quella del capogruppo della locale lista civica di opposizione.
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Granarolo e il Bologna Calcio

Il consumo del territorio in Emilia Romagna: il caso Granarolo e Bologna Calcio

di Legambiente Emilia-Romagna

Sulla necessità di un freno al consumo di suolo negli ultimi anni sono state spese molte parole dalla giunta regionale, a partire dal Piano Territoriale Regionale, passando per i programmi elettorali. Purtroppo a oggi su questo versante gli unici rallentamenti sono stati messi in atto dalla crisi dell’invenduto, mentre dalla Regione non un atto politico riconoscibile è venuto in questa direzione, a riprova di una chiara mancanza di volontà politica.

Ultima conferma di questi silenzi, è il caso paradigmatico della variante al Psc di Granarolo, nel bolognese, per la realizzazione del polo sportivo e polifunzionale del Bologna calcio. Un progetto che coinvolgerà 22 ettari in piena campagna, con una scelta opposta ad ogni sensata strategia urbanistica, che oggi dovrebbe puntare a contenere la dispersione abitativa, ridurre il consumo di suolo e creare nuovi poli attrattivi solo lungo le principali assi di mobilità pubblica di massa. E come spesso accade un progetto attuato in deroga agli strumenti urbanistici, con l’opinabile argomento della “pubblica utilità”.

Invano Legambiente, Italia Nostra ed esponenti della minoranza in consiglio regionale hanno chiesto all’Assessore Peri e agli uffici regionali di esprimere un parere sulla procedura, giudicata non corretta. Un parere che non è mai arrivato, a testimonianza di una impermeabilità ormai consolidata. Ed intanto mercoledì si è chiusa la conferenza degli enti che ha espresso parere favorevole sull’intervento.
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