Tag Archives: governo

Luigi De Magistris: “Il mio obiettivo è candidarmi alla guida del Paese”

di Stefania Rossini

Luigi De Magistris è un uomo senza mezze misure. Nelle scelte di campo e negli scontri che hanno segnato la sua vita di magistrato e di politico, ha avuto sempre un atteggiamento frontale: io sono nel giusto e voi no. E, come in uno specchio, non ci sono mezze misure nei suoi confronti. Lo si ama o lo si odia questo sindaco che si atteggia a guappo ma ha alle spalle una famiglia borghese con ascendenze nobili. Lo si ama perché, come diceva Ermanno Rea, non è un moderato, e lo si detesta per lo stesso motivo. Se molti napoletani sostengono che con la sua amministrazione la città ha ritrovato lo splendore, altri lamentano il caos urbano e la violenza nelle strade. Se lui stesso invoca il bene comune e rivendica di essere stato l’unico a far rispettare il referendum sull’acqua pubblica, gli si risponde che è il sindaco dei centri sociali e non della città.

Ma a 51 anni, con un’avvenenza virile intatta di cui fa un uso consapevole e con una padronanza politica ormai allenata, l’ex magistrato è pronto a lanciarsi in nuove sfide politiche. Ce le racconta in questo colloquio quasi confidenziale dove mostrerà anche un’inaspettata duttilità.

È noto che si sta preparando alle elezioni europee di primavera e anche alle regionali del 2020. Davvero vuole fare tutto?

«Candidarmi alla Regione è inevitabile. Mi ci costringe l’atteggiamento del governatore De Luca, talmente ostile da non permettere neanche un minimo di dialogo istituzionale. Se mi sentirò appoggiato da una forte spinta popolare, lo sfiderò con il solo rammarico di lasciare Napoli un anno prima della fine del mandato».

Lo scontro Italia-Ue in un vicolo cieco

di Alfonso Gianni

Come era prevedibile, alla Commissione Europea la risposta del governo italiano che intende mantenere inalterati i dati riguardanti i saldi e la crescita non è piaciuta affatto. Finisce così miseramente l’improbabile tentativo di mediazione del ministro Tria, con l’incerto e inefficace sostegno del presidente del Consiglio. Vasi di coccio finiti tra vasi di ferro, quali, per ora, sono Salvini e Di Maio.

I primi a chiedere che all’Italia non si conceda nulla e che anzi bisogna aprire una procedura d’infrazione nei nostri confronti sono stati paesi come l’Austria e l’Olanda. L’internazionale nazional-sovranista è una contraddizione in termini, peggio che un ossimoro. E infatti alla prima prova più che liquefarsi non si è neppure appalesata. Durissimo il ministro delle Finanze di Vienna, Hartmut Loeger – membro di un governo nel quale i popolari governano con il partito dell’ultradestra guidato da Strache – con una dichiarazione che come si sa ha l’effetto di mandare in bestia i nostri governanti: “L’Italia corre il rischio di scivolare verso uno scenario greco”. Con la rilevante differenza che il peso dello Stivale è assai maggiore di quello del paese ellenico e i pericoli di contagio ancora maggiori. Infatti lo stesso ministro austriaco ha aggiunto che “non si tratta di una questione italiana, ma europea”. Avendo in questo caso del tutto ragione, ma in un senso ben diverso da quello che intende.

I falchi del Pd sperano in una crisi di governo e rimandano ancora il congresso

di Sergio Caserta

Appare sempre più evidente la contraddizione politica in cui si trovano il governo e la sua contorta maggioranza. L’asse M5S e Lega al di là delle ostentazioni è sempre più vicino ad una possibile rottura, che finora non è avvenuta forse più per responsabilità dei media che hanno spinto, con i loro attacchi furibondi, verso un consolidamento dell’alleanza. Ora però che giungono al pettine importanti nodi, ovvero il decreto sicurezza punto di forza di Salvini e le decisioni intorno ai progetti infrastrutturali Tap e Tav, contro i quali è cresciuta la “cultura alternativa” dei M5S, le cose si fanno sempre più difficili.

I due soci al governo cercano di eludere le difficoltà scommettendo sugli altri provvedimenti che creano consenso e cementano il blocco ovvero reddito di cittadinanza, pensioni quota 100 e condono (o simil condono). Ma potrebbe non bastare se l’andamento della produzione industriale, della borsa e del rendimento dei titoli di Stato si mantiene sui livelli attuali, tant’è che li rinviano stralciandoli dal DEF.

È la scommessa a breve termine su cui puntano i falchi del Pd, ovvero Renzi & C.: con una crisi di governo immediata avrebbero un ottimo motivo per rinviare il congresso alle calende greche, per cercare di riaprire i giochi dentro il partito attualmente proteso, nonostante tentennamenti e contraddizioni, verso un diverso assetto politico.

Quella del sindaco di Riace è disobbedienza civile

di Luigi Ambrosio

Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, non è mai stato tipo che si nasconde. Ha sempre svolto il suo lavoro alla luce del sole e anche le intercettazioni telefoniche che sono utilizzate come elemento di accusa nei suoi confronti lo dimostrano. Nelle conversazioni, il sindaco spiega che una donna di nazionalità nigeriana occorre che si sposi per poter ottenere i documenti necessari per il permesso di soggiorno. Altrimenti, data la sua condizione, verrebbe espulsa. Il sindaco aggiunge che in caso di matrimonio lui si sarebbe fatto carico di produrre tutti i documenti necessari consentirle di rimanere in Italia.

Secondo il procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, il sindaco si sarebbe più volte e in modo inequivocabile adoperato per organizzare matrimoni di comodo. Con una “spigliatezza disarmante” dice il procuratore. Stabilirà la magistratura se i reati siano effettivamente stati commessi. A Salvini, che ha esultato per l’arresto, ha risposto Emma Bonino ricordando l’importanza di essere garantisti, sempre. “Ancora una volta una vicenda tutta da chiarire nei suoi aspetti giudiziari è trasformata in un’arma di propaganda e gettata nel tritacarne mediatico e social da un ministro della Repubblica italiana” ha scritto Bonino.

È significativo che sia stata proprio lei a esprimersi. Emma Bonino è stata tra le principali protagoniste di battaglie che si sono basate anche disobbedienza civile. Nel caso di Riace, la disobbedienza civile è uno strumento di azione risposta politica contro comportamenti sempre più punitivi nei confronti dei migranti da parte del Governo. Questo, al netto dell’esito della vicenda giudiziaria su cui, come ricorda Bonino, occorre essere garantisti.

L’acqua pubblica è democrazia

di Alex Zanotelli

Questi sette anni dalla vittoria referendaria (2011) sono stati molto duri e deprimenti per chi si è impegnato per la gestione pubblica dell’acqua. Ben cinque governi si sono succeduti in questi sette anni (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) senza tener conto del risultato referendario. Eppure il popolo italiano aveva deciso a larga maggioranza che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto sull’acqua. Una chiara riprova questa che la politica non obbedisce al volere popolare, ma è prigioniera dei poteri economico-finanziari. Inutili anche tutti i tentativi fatti per far discutere in Parlamento la Legge di iniziativa popolare sull’acqua che aveva ottenuto quasi un milione di firme. Questa Legge stravolta è rimasta intrappolata nella Commissione Ambiente presieduta da Realacci (PD) e mai discussa poi in Parlamento. Ma anche i Cinque Stelle, la cui prima Stella fu la gestione pubblica dell’acqua, non sono riusciti a regalarcela in città pentastellate come Roma, Torino e Livorno. L’unica grande città italiana che ha obbedito al Referendum è ancora Napoli.

Nonostante tutto questo il movimento italiano dell’acqua ha continuato a resistere in maniera carsica sui territori. Siamo grati ai comitati locali e ai coordinamenti per la gestione pubblica dell’acqua perché nonostante tutto sono stati capaci di continuare a resistere. Ma ora mi sembra di percepire un’inversione di tendenza. L’ho percepita quando sono stato invitato a Brescia a lanciare il Referendum Provinciale per bloccare la vendita ai privati dell’acqua che, a Brescia, è al 100% pubblica. Il comitato dell’acqua, guidato da uomini impegnati come Marco Apostoli, si è opposto a questo ed ha forzato la Provincia, con l’appoggio di 54 consigli comunali, a indire un Referendum che si terrà il 18 novembre.

Migranti: presa di posizione pubblica contro la politica del governo Salvini-Di Maio

Siamo docenti universitari, insegnanti, scrittori, artisti, attori, registi, economisti, membri della società civile. Denunciamo come incostituzionale, moralmente inaccettabile e contraria ai più elementari diritti umani la politica sull’immigrazione del governo Salvini-Di Maio. Nel futuro non assisteremo senza opporci con tutti i possibili mezzi legali al respingimento di navi umanitarie, alla minaccia di “censimenti” di tipo etnico-razzista o ad altri fatti di questa gravità.

Denunciamo come ugualmente pericoloso, incostituzionale e inaccettabile l’intero asse politico europeo di orientamento razzista e nazionalista cui questo governo guarda ideologicamente. Da sempre i flussi migratori sono naturali ed essenziali per le civiltà umane; il rispetto della diversità culturale, del diritto d’asilo e del diritto all’integrazione – principi duramente conquistati dall’Europa con la sconfitta del nazifascismo -, sono l’unica strada che è necessario regolare e percorrere, naturalmente a livello europeo.

La Costituzione sia il faro del governo

di Alfiero Grandi

Errori? Tanti, ma non se ne può restare ostaggi. È vero che il Pd ha sbagliato respingendo la possibilità di costruire un’ipotesi di governo con i 5 Stelle. Questo ha spinto i 5 Stelle a un’intesa con la Lega. I 5 Stelle con la litania che destra e sinistra non esisterebbero più hanno aderito a un’intesa con la Lega che rischia seriamente di fagocitarli. Per evitarlo i 5 Stelle provano a reagire rilanciando i loro obiettivi caratterizzanti.

Del resto il “contratto” con cui è stato giustificato l’accordo con la Lega contiene una sommatoria di impegni. Ad esempio reddito di cittadinanza e flat tax sono scelte agli antipodi e per di più incompatibili dal punto di vista dei costi, quindi inevitabile fonte di tensioni nella coalizione. Altrimenti perché tanto impegno nel sostenere che non ci sono tensioni?

Salvini vuole incassare il maggior consenso possibile, ma la sua forzatura nel dichiarare e minacciare è anche consapevolezza che non c’è spazio per tutto e quindi chi occupa per primo le posizioni ha un vantaggio. È una coalizione con un’inevitabile competizione interna. È poco valorizzato un aspetto fondamentale che si sta rivelando decisivo: la Costituzione.

La Fortezza Europa ringrazia Salvini

di Guido Viale

«Garantiamo una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia». Così il ministro della Repubblica Salvini, nell’atto di negare l’accesso ai porti italiani a una nave di Sos Mediterranée con a bordo con 629 profughi (non tutti «ragazzi»; ci sono anche 7 donne incinte, 11 bambini e 123 minori non accompagnati). Ora ad accoglierli sarà la Spagna e non sarà facile, anzi. Ma poi c’è in vista anche il blocco di una seconda nave, la Sea Watch, in attesa di altri naufraghi salvati da navi mercantili e di decine di gommoni stracarichi che non troveranno più navi delle Ong a raccoglierli, per le quali si prospettano ulteriori e drammatiche strette.

La «vita serena in Africa» che Salvini offre a quei ragazzi è il ritorno in Libia. Con le donne stuprate in modo seriale, gli uomini venduti come schiavi e tutti e tutte torturate, affamati, ricattate, ammazzati come insetti. Quanto a quella garantita ai «nostri figli», anche per loro c’è l’emigrazione; certo in condizioni di maggiore sicurezza, ma per andare a fare i lavapiatti dopo una laurea o un diploma. Così si svuotano i paesi «periferici» – dell’Africa, con il politiche coloniali tutt’altro che finite; ma anche dell’Europa, con l’«austerità» – delle forze migliori; purché quelle peggiori continuino a governare.

Marco Bussetti, il neo ministro dell’istruzione

di Silvia R. Lolli

Sono molte le facce nuove del governo giallo-verde finalmente insediato e con piena fiducia; tra esse c’è il nuovo ministro dell’Istruzione, prof. Bussetti Marco. Un nome politicamente in quota Lega, ma una reale competenza per il ruolo assegnato, visto che ha lavorato per anni negli uffici ministeriali periferici ed insegnato legislazione all’Università Cattolica di Milano; la sua carriera ha inizio dall’insegnamento dell’educazione fisica; è stato, forse per pochi anni visto i suoi tanti incarichi organizzativi e più amministrativi, insegnante, poi dirigente scolastico.

La sua formazione di base è dunque quella di diplomato Isef, poi di laureato in scienze motorie. Un profilo di competenza per un ministero per il quale alla Camera per esempio sono state spese poche parole; del resto è un incarico che, nonostante l’importanza che dovrebbe rivestire in un paese democratico, è stato finora adombrato dagli altri ministeri.

La nostra speranza è di vedere rifiorire l’impegno per ricostituire una scuola in linea con i dettami costituzionali, richiamati spesso dal presidente del consiglio dei Ministri, Conte. Ma cosa ci attendiamo più nel dettaglio dal ministro che dovrebbe conoscere la situazione in cui riversa la scuola statale? Innanzitutto che non faccia l’ennesima riforma dall’alto degli scranni governativi, anche se ci auguriamo, forse troppo utopisticamente, che faciliti quella riforma dal basso per cui si stanno raccogliendo per l’ennesima volta le firme sulla proposta di legge popolare della scuola partendo appunto dalla Costituzione.

Il governo del cambiamento: una farsa nera

di Tomaso Montanari

Nel Paese della commedia dell’arte il governo Conte nasce come una farsa, una pochade. Un governo che nasce mentre il presidente del consiglio incaricato viene nascosto in tutta fretta in un armadio del Quirinale, in tasca la lista dei ministri: mentre torna al talamo nuziale l’altro, il marito scacciato, e ora benevolmente riammesso.

Un governo del paradosso: con i due vicecapi che comandano il capo. Anzi: con un vicecapo che è il vero capo, e tiene gli altri due al guinzaglio. Un governo il cui vicepresidente tre giorni fa ha annunciato in diretta la messa in stato d’accusa del Capo dello Stato che oggi lo ha nominato. Un governo che nasce con una manifestazione antifascista (del sedicente Fronte Repubblicano) in solidarietà di un presidente della Repubblica che ha appena nominato ministro della polizia e vice premier uno in cui Casa Pound si riconosce, uno che annuncia rastrellamenti di migranti “con le maniere forti”, uno che vuole gli italiani armati, uno che dice che “il fascismo ha fatto anche cose buone”. Un fascista.

Un governo che nasce con un presidente della Repubblica che prima forza la Costituzione per fermare Savona, nemico dell’Europa, e quattro giorni dopo nomina Savona ministro dell’Europa. E delle due l’una: o Mattarella ha dato disco verde perché è riuscito a imporre al governo il proprio indirizzo politico (violando la Costituzione); o Mattarella ha affidato il Paese a un governo che farà il disastro che egli ha descritto domenica 27 maggio.