Fantasmi di città - Foto di Ludovico Sinz

Zanonato, ministro dello sviluppo e tutore delle multiutility del “rusco” (*)

di Claudio Corticelli

I ministri del governo Letta, seguono quella deriva liberista che da decenni i vari governi hanno intrapreso, favorire il grande capitalismo industriale, a scapito di medie piccole imprese che vanno bene e fanno bene alla comunità locale. A riprova di queste scelte pseudo-liberiste, il ministro Zanonaro “temendo” che le piccole società potrebbero accumulare perdite, le ex municipalizzate italiane, le fa mangiare dalle quattro-big del settore del rusco: Hera di Bologna, Acea di Roma, A2a di Milano e da Iren di Torino.

Anzi il ministro Zanonato, si noti appartenente al PD, che appena insediato era subito scivolato sul nucleare, da pochi mesi bocciato dagli italiani al referendum, pochi giorni fa ha ammonito le quattro Utilites, “non fate fusioni tra voi, guai” le ha riunite e gli ha intimato il contrordine, niente più megafusioni che metterebbero a rischio la loro forza attuale, ma la linea è l’acquisizione, il mangiarsi le aziende più piccole, da parte di quelle più forti.

Un’indicazione ministeriale che puzza da lontano di processo graduale al TRUST pigliatutto, per adesso accantonata, come è già avvenuto in Germania con la nascita dell’unica Utilities la RWE. Mentre invece Zanonato ha l’obiettivo palese non tanto di salvare le ottime aziende locali, come COSEA Ambiente, che opera con profitto e qualità tra le genti e la società civile dei 24 municipi dell’Appennino Tosco-Emiliano, ma di svendere questo patrimonio aziendale locale alle grandi aziende, che non sono più in mano ai Comuni, ma sono manovrate dal grande capitale finanziario, che ne tiene la maggioranza delle azioni.
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Università e riforma: “Signori in carrozza”. La malattia dell’ottimismo

Gianni Letta e il decreto del fare
Gianni Letta e il decreto del fare
di Maurizio Matteuzzi, Unibo, delegato nazionale Conpass

Se ne andò Maria Stella Neutrini e si accese la speranza: subentra un competente, un ex rettore, un uomo di area del PD. Profumo di novità, e soprattutto, di inversione di tendenza. Viceversa: continuità assoluta; ecco la prima dichiarazione ufficiale del neoministro: “La legge Gelmini non va abolita, va oliata”. Proprio quello che aveva detto Bersani sui tetti: “La Gelmini la aboliremo”. Compagni, la aboliamo o la oliamo?

Vengono in mente le vignette di Guareschi: “Contrordine, compagni; non era aboliamo, era oliamo”. Con rapidi, frequenti, disastrosi decreti Profumo dimostra la più totale dedizione nell’applicare e addirittura rafforzare una legge che a molti pare una vergogna nazionale, e al sottoscritto, per sovrapprezzo, un’offesa all’intelligenza e alle possibilità di crescita del Paese. L’istruzione continua ad essere presa a pesci in faccia. Poi Profumo si scopre montiano e non di area PD (avrebbe potuto essere il candidato sindaco di Torino, per il PD appunto, prima che si decidesse per Fassino). Vabbe’. Non ti sentire intelligente, paziente lettore: l’avevamo capito tutti che sotto la scorza pseudotecnocratica pulsano spesso cuori neoliberal monto-casiniani. E’ forse il caso di ricordare Ichino?

Ora c’è il governo Letta, altro giro altro regalo, altro ex rettore. Questa è la buona, non può non esserci una inversione di tendenza riguardo ai tagli all’istruzione; e poi la Carrozza l’ha anche detto e ridetto, scritto e riscritto. Poi arriva il decreto del “fare”. Ecco, a commento, il comunicato di Conpass, il coordinamento dei prof. associati:
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Fondazione Luigi Pintor, i nuovi corsivi: le lobby e la sinistra

Loggy - Foto di Julia Manzerova
Loggy - Foto di Julia Manzerova
di Valentino Parlato

Sul Corriere della Sera di sabato 6 luglio 2013, Michele Ainis scrive un ottimo editoriale per denunziare la resistenza dell’attuale governo a definire una normativa sulle lobby. Si tratta di una resistenza che diventa complicità con poteri fuori legge che fanno legge, che decidono su posti di comando (così un capo della polizia diventa presidente di Finmeccanica). E su un sacco di altre scelte economiche e politiche.

Ma ancor prima di una legge sarebbe opportuno che governo e parlamento rendano pubblico un censimento di queste lobby, che vivono e operano in segreto o quasi, prendendo decisioni che influiscono sul complesso della vita del nostro sciagurato paese.

Sempre Ainis ci dice che ben 54 progetti di legge sono andati in fumo; prova clamorosa del rifiuto di questi centri di potere di una qualsiasi normativa che tenti di regolare il loro agire. E Ainis aggiunge “C’è un che di sbilanciato nel rapporto che le grandi corporazioni private intrattengono con le istituzioni pubbliche. Potenti e prepotenti le prime, impotenti le seconde”.

Queste cose si debbono leggere sul Corsera (che Luigi Pintor chiamava Il Corriere dello Zar) mentre poco ci arriva da quella parte, che , sia pure sottovoce, si dice di sinistra?
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