Barricate caserecce e imprenditori politici del razzismo

a-gorino

di Annamaria Rivera

Dopo che Gorino Ferrarese è salita agli onori (si fa per dire) delle cronache per le sue barricate contro donne e bambini profughi, una nuova notizia è emersa dal fondo melmoso di questa frazione di Goro che conta appena 641 anime. Da almeno un anno e anche durante i giorni della vergogna, all’interno e all’esterno della chiesa locale è restata affissa un’ignobile locandina che recitava: «Visto che noi siamo, per voi, infedeli: ma perché non ve ne andate nel vostro califfato di Iraq con il santo Califfo El Bagdadi, il quale vive di armi e uccide a tutto spiano coloro che non sono sunniti?».

Autore dell’affissione e del testo, non precisamente evangelico, è il parroco Paolo Paccagnella, da oltre venticinque anni pastore delle pie pecorelle di Gorino, il quale di certo non condivide il giudizio severo dell’Arcidiocesi di Ferrara, che aveva definito la notte delle barricate come qualcosa «che ripugna alla coscienza cristiana». Ancor più ripugnante suona oggi l’invettiva del parroco, se si considera che tra le dodici richiedenti-asilo respinte coi loro otto bambini, a furor di barricate alla casereccia, v’erano alcune cittadine nigeriane di fede cristiana, fuggite, in modo tanto avventuroso quanto coraggioso, dalle persecuzioni e dalle orrende violenze di Boko Haram.

Manco a dirlo, anche in questa occasione il sindaco di Goro, Diego Viviani, è caduto dalle nuvole, lui che, durante le barricate, aveva più volte espresso comprensione per «la paura dei cittadini»: così scioccamente opportunista, il sindaco piddino, da non considerare che a dar manforte ai barricadieri caserecci fosse stato un buon numero di leghisti partiti da Ferrara, non precisamente suoi alleati.
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Migranti: a Gorino vince la paura e perde lo Stato

di Stefano Lugli (segretario regionale Prc Emilia Romagna) e Stefania Soriani (Segretaria Prc Federazione di Ferrara)

Ciò che è successo a Gorino, con le barricate per respingere l’arrivo di 12 donne, di cui una incinta, è di una gravità inaudita perché al classico repertorio di luoghi comuni contro l’accoglienza si unisce l’organizzazione politica di una protesta targata Lega Nord che fomenta l’odio razziale fino al punto di imporre alla Prefettura la sistemazione di queste persone in altri luoghi. Questo episodio segna dunque la sconfitta dello Stato e delle politiche di accoglienza e la vittoria di quei partiti che prosperano fomentando la paura dei migranti e la guerra tra poveri.

Sono infatti vergognose le deliranti affermazioni del capogruppo regionale della Lega Nord, Alan Fabbri, che come uno sciacallo si è buttato su questa vicenda parlando di una “nuova resistenza contro la dittatura dell’accoglienza”. Nella Resistenza il nemico non arrivava sui barconi per fuggire a guerre e carestie, ma aveva la svastica degli oppressori nazisti e dei suoi alleati fascisti, e queste parole ci raccontano della spregiudicatezza con cui la Lega Nord cerca consenso imbarbarendo il clima politico nel Paese.

Non va infatti dimenticato che quanto successo a Gorino è anche la conseguenza del terrorismo mediatico diffuso dalla Lega Nord ferrarese negli ultimi sei mesi, che prima ha imposto ai Comuni il disimpegno dall’accoglienza e poi quando la Prefettura si trova da sola a gestire l’emergenza organizza le barricate contro la presunta ‘invasione’. La disorganizzazione con cui è stata gestita l’accoglienza di queste 12 donne e dei loro bambini ha dunque responsabili politici con nome e cognome che rispondono alla Lega Nord.
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