Enrico Berlinguer nella morsa dei sovranisti a 35 anni dalla sua scomparsa

di Claudio Bazzocchi Enrico Berlinguer è stato bistrattato per lungo tempo dai suoi accaniti estimatori che ne hanno fatto un santino piccolo-borghese di uomo perbene e onesto. Altri l’hanno addirittura definito un liberale, uno che ha avuto la sola colpa di non cambiare nome al PCI, per farlo diventare un partito socialdemocratico. A questi “estimatori” […]

Trump, la Cina e la globalizzazione

di Lorenzo Battisti, dipartimento esteri Pci e Pci di Parigi Trump viene accusato da tempo di aver posto fine alla “magica” globalizzazione. In realtà le sue politiche sono il risultato dei nuovi equilibri mondiali generati dall’emersione dei Brics e in particolare dallo sviluppo economico e politico della Cina. La globalizzazione e il neoliberismo: la fase […]

Addio ad Angela Pascucci: la sua cronaca di un’estate torrida in Cina

Questa notte è mancata Angela Pascucci, giornalista e scrittrice che lavorò a lungo al Manifesto e che è stata una nostra collaboratrice. Qui sotto riproponiamo un suo lungo reportage pubblicato su questo sito il 1° settembre 2015. Sabato 28 aprile, alle 13, si terrà la cerimonia funebre nella chiesa romana di Santa Maria dell’Ospitalità (via del Torraccio, 270).

Anche quando si marcia in gruppo, come facciamo noi, può capitare di perdere di vista qualcuno che si è concesso una sosta per assaporare un particolare che lo ha colpito, che ha rallentato il passo per un momento di stanchezza, o semplicemente per la voglia di un attimo di solitudine. Allora tieni il sentiero ma rallenti ed aspetti il momento in cui ricompare; quando succede tiri un sospiro di sollievo e riprendi il passo ed il ragionamento sospeso, senza domande, senza aver mai dubitato che potesse aver abbandonato. E ti senti meglio. Così ci sentiamo oggi con questo nuovo articolo di Angela Pascucci, che ci torna a parlare della Cina, come solo lei sa fare, che stringiamo in abbraccio a distanza. P.S. Avviso a quelli che ancora si attardano: qui davanti, per ingannare il tempo intanto che ci raggiungete, abbiamo quasi finito i viveri (l’Associazione il manifesto in rete).

di Angela Pascucci

Alla fine è arrivato Capitan America sfoderando un tasso di crescita dell’economia Usa che nessuno si aspettava e il rinvio dell’aumento dei tassi di interesse, e i foschi cinesi sono rientrati nei ranghi facendo quello che tutti si aspettavano dovessero fare, pompare soldi nel loro sistema spompato. Le Borse mondiali hanno rimbalzato di sollievo agguantando i rialzi, la “tempesta perfetta” si è dissolta. Fino al prossimo round che, a leggere bene le cronache economiche rosa del giorno dopo, è acquattato dietro l’angolo.

Ragion per cui l’immagine più vera di questa torrida estate di crisi finanziaria resta una sola. Quella di un mondo che, entrato nella seconda fase della grande crisi economica deflagrata nel 2008, non ha ancora capito a che santo votarsi per arginarla. Il disorientamento globale è tale infatti da far apparire surreale, anche alla luce del poi, il raccomandarsi spasmodico alla Cina che nella circostanza è apparsa anch’essa come una Pizia traballante sul suo trespolo fumoso, dal quale nei momenti più critici ha lanciato rimedi, senza apparentemente rendersi conto di dove sarebbero andati a parare.
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Lo spettro di Marx torna ad aleggiare

di Sergio Caserta

Metti due ottimi film in programmazione ravvicinata e un week end post elettorale senza riunioni. Capita di vedere “Il giovane Karl Marx” di Raoul Peck, film storico di grande impatto emotivo, sugli anni giovanili del grande filosofo economista e dell’incontro con Friedrich Engels, la nascita di un sodalizio destinato a cambiare il mondo. Un film che lascia senza parole per quanto riesce a proiettarci con realismo e passione nel turbine del periodo che prelude alle grandi trasformazioni della prima rivoluzione capitalistico industriale, agli albori della nascita del movimento operaio e dell’anelito alla giustizia sociale.

Un film romantico e nello stesso tempo asciutto che inquadra in modo puntuale, attraverso la descrizione delle vite dei protagonisti e dei diversi personaggi storici in campo, la furiosa dialettica, all’interno del pensiero socialista che si andava diversificando e l’affermazione impetuosa “sturm und drang” delle idee comuniste che in modo stringente indicavano nella lotta di classe, per l’uguaglianza economica, la liberazione del mondo del lavoro e quindi dell’intera umanità dalla servitù.


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Governance europea: completare o rovesciare?

Europa
Europa
di Roberto Musacchio

Alfiero Grandi pone giustamente l’esigenza che la sinistra avanzi una propria proposta di ripensamento complessivo della UE. Ne offre l’occasione, scrive, l’autorevolezza con cui Mario Draghi pone la questione che ci si doti di un vero ministro dell’economia dell’area euro. Ciò consentirebbe di profittare dello spazio di riflessione che si è aperto anche in settori conservatori e di provarsi a modificare il quadro, compreso quello dei trattati, facendo perno sostanzialmente sull’area euro per un cambiamento politico di fondo.

Chiedo scusa a Grandi per la sommarietà e forse l’imprecisione con cui ho riassunto la sua proposta. Dico subito che condivido l’esigenza. Io stesso, per chi interessa, ho scritto in varie occasioni del lavorio in corso in materia di ripensamento della governance europea e in particolare del documento cosiddetto dei 4 Presidenti, della Commissione, del Consiglio, della BCE e dell’euro gruppo, poi diventato dei 5 per l’arrivo di quello del Parlamento e dell’interfaccia realizzato dallo stesso PE con un testo approntato dalla socialista francese Beres e recentemente votato. Purtroppo questa discussione è rimasta fin qui confinata in ambiti assai ristretti.

Non c’è quella partecipazione democratica che sarebbe necessaria data la evidente crisi della UE stessa. E, sempre purtroppo, siamo in totale continuità con il modo in cui si è proceduto da sempre nell’edificazione di quella che oggi ritengo di dover chiamare l'”Europa Reale” proprio per segnalarne la profonda differenza con le aspettative ideali e la mancanza di democrazia. C’è stato, sin dall’inizio, una sorta di doppio binario. Quello di un europeismo idealista e quello di un europeismo funzionalistico.
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Il mondo alla rovescia: la globalizzazione non è un buon affare per l’umanità

Globalizzazione - Foto di Cinzia Robbiano
Globalizzazione - Foto di Cinzia Robbiano
di Paolo De Gregorio

Certo che il mondo sembra girare alla rovescia. Il sistema capitalistico globale che ci tiene sotto il tacco lascia i giovani a spasso e mantiene al lavoro gente di quasi 70 anni; l’efficienza e la modernità vengono usate per far funzionare competizioni demenziali come la formula 1 che propaganda la velocità come fenomeno positivo, ossia propaganda la morte, mentre negli ospedali dove rapidità ed efficienza significano la vita di persone, regnano spesso lentezza, inefficienza e lassismo.

Guardiamo lo sport: attività nata per giovare alla salute e rendere armonioso il corpo, negli ultimi decenni si è trasformato in un esasperato professionismo pieno di denaro e di droghe, letali per la salute degli atleti, soprattutto una volta smessa l’attività.

Osserviamo il fenomeno della esplosione demografica: i paesi più poveri e affamati procreano molto di più dei paesi ricchi e satolli, generando fenomeni destabilizzanti come l’emigrazione disperata. Basterebbe offrire a questi paesi i presidi anticoncezionali dell’Occidente e il fenomeno si fermerebbe, ma le due grandi religioni monoteiste sono unite nel bloccare qualunque autodeterminazione delle donne.
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Siamo al declino o alla fine della sinistra?

Foto Fondazione Luigi Pintordi Nino Lisi

Più che di declino credo che si debba parlare di fine della sinistra che abbiamo conosciuto e nella quale abbiamo militato nel secolo che è passato. Lo dico chiaramente, forse brutalmente, perché sono convinto che sbaglieremmo di grosso se volessimo tentare di rianimare gli insignificanti e inincidenti resti della sinistra, che sono sopravvissuti sino ad ora: non faremmo che prolungarne l’agonia. Peggio faremmo se provassimo a far nascere qualcosa che le somigliasse: nascerebbe morta Il mondo è radicalmente cambiato ed una sinistra come quella che ha segnato il novecento non è riproponibile, è superata, non servirebbe.

Per evitare fraintendimenti, dico subito che non sono di quelli che sostengono che la distinzione tra destra e sinistra non abbia più senso. Secondo me ne ha di senso, eccome! Non è infatti che le classi siano scomparse; tutt’altro; ma si sono scomposte e ricomposte altrimenti. Non è che la lotta di classe non vi sia più: è ben presente, eccome; ma è combattuta da una parte sola (con una veemenza maggiore di prima e con forme e mezzi anche nuovi). Ma non c’è l’altra parte che si contrapponga.

Di una sinistra quindi c’è un disperato bisogno. Ma ne va fondata una nuova, all’altezza dei tempi, capace di “leggere” il mondo come è oggi, comprenderne le logiche e le dinamiche dominanti, individuare ed organizzare i soggetti che possono essere oggi protagonisti di cambiamenti in seno alla società; una sinistra in grado di escogitare forme e mezzi di lotta che possano incidere sull’attuale contesto economico e sociale. Se è questo che ci proponiamo, allora ha senso provarci. Altrimenti verrebbe da usare una frase vecchia di 2000 anni, ma tuttora attuale: lasciate che i morti seppelliscano i morti.
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Foto di Roberto Giannotti

Un anno dopo, Monti e a capo

di Rossana Rossanda

È giusto un anno che il parlamento italiano, auspice il presidente della repubblica, si è consegnato mani e piedi a un illustre “tecnico” e al governo da lui interamente scelto (se no non avrebbe accettato l’incarico) per smettere con le fanfaluche politiche e risanare i conti del nostro bilancio, primo fra tutti l’indebitamento. Si sa che la politica non è “oggettiva”, quando va bene risponde a una parte sociale, quando va male risponde a interessi privati, mentre la “tecnica” non guarda in faccia a nessuno, è neutra e, come il professor Monti ama ripetere, è assolutamente super partes.

Risultato? L’analisi di Pitagora, (L’anno perduto di Mario Monti, Sbilanciamoci.info 20 novembre 2012) ha dimostrato nel modo che più chiaro non potrebbe essere, che il nostro debito è aumento, crescita, occupazione ed entrate pubbliche sono calati. (E non parliamo del contorno di corruzione che sembra incrostato nelle nostre istituzioni, non è per colpa specificamente di questo governo). I fautori delle somme e delle sottrazioni contabili possono soltanto dirci: “È vero. Niente di fatto. Ma se non avessimo applicato questa terapia da cavallo chissà dove saremmo finiti. E avremmo dovuto chiedere un prestito accettando di passare sotto il controllo della troika, cosa che il nostro premier, essendo uno della stessa famiglia, ha evitato”. Dunque il debito è cresciuto ma politicamente a bocce ferme; l’equilibrio sociale fra chi ha e chi non ha non è stato toccato.
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