Napoli, la città obbediente di De Magistris

di Bruno Giorgini in collaborazione con Amalia Tiano

Quando dopo mezz’ora di discussione (25 giugno 2018), a Luigi De Magistris chiedo di Napoli città ribelle, che è, tra l’altro, il titolo di un suo libro, risponde a sorpresa: sì ho coniato io questa definizione, ma oggi, beh oggi direi piuttosto Napoli città ubbidiente.

Con Amalia siamo in città da un paio di giorni, per cercare nei limiti del possibile di capire, o almeno guardare, come si svolgono le dinamiche di strada, specie nella parte più popolare: i quartieri spagnoli. Uscendo da casa scendiamo in via della Pignasecca, col suo mercato dove trovi di tutto, aggirandoci nell’intrico dei vicoli. Dove la criminalità camorristica è ben visibile, ma anche molti turisti si muovono, tutti stranieri. Il rinascimento culturale di Napoli, anch’esso ben visibile, porta infatti in città molti turisti soprattutto non italici coi relativi soldi al seguito, e là dove arriva il denaro la camorra si dispiega.

Turisti che conoscono Gomorra, e non hanno paura, anzi la camorra se la vanno a cercare, nei luoghi di Gomorra, e/o dell’Amica Geniale, la quadrilogia di Elena Ferrante. Camorra che produce anche innovazione tecnologica: un microcellulare, leggerissimo, piatto, lungo pochi centimetri, intestato a ignare utenze straniere, con pochissimo metallo, perciò invisibile ai metal detector, che si può nascondere nelle suole di un paio di scarpe da tennis. Lo si trova completo di scheda per 150 euro al mercatino della Duchesca, e si dice sia stato inventato a Poggioreale da qualche detenuto di genio per le comunicazioni dei boss con l’esterno.
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La forza dei diritti: contro i nazionalismi un’Unione che restituisca la giustizia sociale

di Nadia Urbinati

L’Europa manca di leadership. E manca di volontà politica comune. Eppure è sempre più necessaria, non solo per la pace – secondo l’idea dei suoi costruttori – ma anche per la possibilità di dare ossigeno alla democrazia, alle promesse di giustizia sociale che la cittadinanza democratica fa e che non può mantenere se confinata dentro gli Stati-nazione. Per comprendere appieno la contraddizione tra la debolezza della volontà politica dei leader europei e il bisogno di una politica europea dobbiamo tornare alle origini, e mettere a confronto questa Unione europea con le ambizioni dei suoi fondatori.

Nessuno sa oggi come sarà l’Europa di domani e che peso avranno le forze nazionalpopuliste crescenti da Est (Ungheria e Polonia) a Ovest (l’Austria e l’Italia). L’allargamento dell’Europa è stato guidato dall’idea di facilitare la transizione democratica dei paesi dell’ex Patto di Varsavia, di portare il modello occidentale a oriente. Oggi, assistiamo al processo contrario, poiché è l’Est – il suo modello nazionalpopulista – che sta conquistando l’Ovest.

Dunque, è opportuno chiedersi (ora che anche l’Italia si appresta a varare un governo che guarda con simpatia verso Est) non solo se i paesi europei vogliono un’Europa politica, ma come la vogliono; poiché è chiaro che, anche i nazionalisti xenofobi sanno che è nel loro interesse stare nell’Unione: il problema è che essi hanno un’idea di Europa che deve preoccupare i democratici.
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Costituzione 70 anni dopo: dal lavoro alla giustizia sociale, la Carta tradita dalla politica

di Marco Palombi e Silvia Truzzi

Il 1° gennaio 2018 la Costituzione italiana compie settant’anni e non è un caso che, come si fa con le vecchie signore, la si lasci ormai parlare senza darle retta. E dire che governare, legiferare, produrre e vivere contro la Carta è – o forse, ormai, sarebbe – la più grave forma di illegalità possibile per la Repubblica: è per evitare di ammettere questo che il pulviscolo di individui e interessi che un tempo era una comunità nazionale deve considerare la Costituzione solo come una vecchia signora un po’ svanita, persa dietro le sue fantasie di gioventù, inadatta al mondo presente, un mondo che si vuole, nei fatti, post-costituzionale. Basta leggerla per sapere che è così: diritto al lavoro, giustizia sociale, solidarietà, responsabilità sociale dell’impresa. Questa non è, dunque, una celebrazione, ma il breve riassunto di un tradimento.

Un vecchio discorso e un programma per oggi

Bisogna chiedersi: a cosa serve questo «pezzo di carta, che se lo lascio cadere, non si muove»? Parole di Piero Calamandrei, uno dei padri di quel “pezzo di carta”, che così lo spiegò agli studenti milanesi in un giorno del 1955, partendo dal secondo comma dell’articolo 3 («il più importante di tutti»): È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
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Social Justice Index, l’Italia agli ultimi posti

di Bruno Montesano

Quest’anno la pubblicazione del Social Justice in the EU. Index Report 2017, curato da Daniel Schtraad-Tischer e Christof Schiller, è avvenuta il giorno prima del vertice di Goteborg, dove si è discusso del Pilastro sociale europeo. Nel rapporto elaborato dalla Bertelsmann Stiftung – un think tank legato alla Bertelsmann GA, colosso mondiale dell’informazione – si plaude alla proposta della Commissione di istituire un Pilastro sociale europeo, sostenendo che, assieme al rapporto stesso, il pilastro potrebbe fungere da guida per permettere ai governi di affrontare i problemi sociali dei rispettivi paesi.

Il Pilastro sociale europeo dovrebbe essere basato su pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e inclusione sociale. Tra le principali proposte c’è il salario minimo in ogni paese dell’Unione Europea, a cui Emma Marcegaglia, presidente di Business Europe (l’associazione delle imprese europee), si è subito detta contraria sentenziando che “Non è con nuovi interventi legislativi a livello europee che si possono creare nuovi posti di lavoro”. Al contrario, la Confederazione europea dei sindacati (ETUC), pur nell’attesa di vedere come verrà messa effettivamente in pratica, ha accolto positivamente la proposta.
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