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Ricordando Giuseppe Di Vittorio, 59 anni dopo

Mauro Di Vittorio

di Ilaria Romeo, responsabile dell’Archivio storico Cgil nazionale

Il 3 novembre 1957 muore Giuseppe Di Vittorio. Il viaggio della salma, da Lecco a Roma, è indimenticabile. Ad ogni stazione ferroviaria il treno deve sostare più a lungo per la folla che, a pugno chiuso, si riversa nelle piazze a salutare Peppino.

Sette anni prima di Togliatti, 27 anni prima di Berlinguer è il primo vero lutto collettivo della sinistra italiana. “Tutto pare come sospeso – osserva quel giorno Pier Paolo Pasolini – , rimandato: anche io mi ritrovo solo con gli occhi, e come senza cuore, in pura attesa. Ma intanto attraverso gli occhi, il cuore si riempie. Non ho mai visto gente così, a Roma. Mi sembra di essere in un’altra città”.

Dall’appello in difesa degli ebrei italiani contro la svolta razzista di Mussolini del 1938 all’ultimo discorso pronunciato a Lecco poche ore prima della morte; dal ricordo del Primo maggio 1945 (il primo dell’Italia liberata) alle parole di Trentin pochi giorni dopo la sua morte; dai verbali delle riunioni in Cgil nelle calde giornate del 1948, quando si consumò la scissione sindacale, al processo nella riunione della direzione del Pci per la posizione assunta sui fatti d’Ungheria, i testi che segnaliamo a seguire offrono al lettore un’immagine di Di Vittorio a tutto tondo, presentando tutte le sfaccettature di una persona – e di una personalità – amata probabilmente come poche altre nella storia del nostro Paese, cui il sindacato e l’Italia devono molto.

Murale Di Vittorio: tra gli studenti del liceo artistico di Cerignola per discuterne

di Michele Fumagallo

Forse è utile, prima di ascoltare la voce di studenti e insegnanti del Liceo Artistico di Cerignola, una breve ricapitolazione per questo ultimo scritto sulla questione Murale Di Vittorio. Dunque la storia negli ultimi anni è più o meno questa. C’è la scoperta di un grande Murale – distrutto e fatto a pezzi in anni lontani – in un locale del Comune. C’è una campagna stampa nazionale (di un solo giornale, purtroppo) per sensibilizzare sul fatto. C’è la sostanziale insensibilità politica del Comune (centro destra) e della Regione (centro sinistra vendoliano).

Quest’ultima, dopo varie sollecitazioni, corre ai ripari con una leggina ipocrita e fuorviante che non ha nulla da spartire con l’arte e il suo recupero (infatti, non c’è ancora traccia dei fondi stanziati in quella legge). Taccio della miseria della politica nazionale notoriamente lontana dall’investimento massiccio che l’arte e il suo recupero richiederebbe in Italia. Ancora: c’è un grande sindacato italiano (Cgil), che ha nel protagonista delle storie del dipinto il suo fondatore e che non solo non interviene in passato quando il murale viene smantellato ma, dopo aver assicurato oggi, attraverso la sua segretaria, un generico interessamento, ovviamente non ne fa nulla.

Il Primo maggio di Giuseppe Di Vittorio: un discorso ancora attuale

Il murale di Giuseppe Di Vittorio

di Giuseppe Di Vittorio, dal numero 17 del «Lavoro» uscito il 26 aprile 1953

Se la celebrazione del Primo maggio diviene, ogni anno, più grandiosa nel mondo gli è perché il suo significato esprime le aspirazioni più profonde e più vive dell’uomo. Il Primo maggio, infatti, esalta la potenza del lavoro e le priorità e la nobiltà della sua funzione nella vita d’ogni società umana.In pari tempo, questa giusta esaltazione pone in maggior luce l’ingiustizia rivoltante del fatto che, in tanta parte del mondo, il lavoro non è libero, essendo sottoposto al giogo del capitale e subordinato alla legge barbarica del profitto di pochi, a detrimento di tutti. Non essendo libero, il lavoro non può espandersi, secondo i crescenti bisogni dell’uomo; non può utilizzare tutta la sua potenza creatrice, per soddisfare le incessanti esigenze di vita e di progresso dell’umanità. Ogni possibilità di lavoro e di produzione è condizionata e limitata dalla convenienza o meno dei detentori del capitale, dei loro trust, dei loro monopoli.

Di qui, le mostruosità inumane del sistema capitalistico: immense estensioni di terre incolte o malcoltivate e masse enormi di braccianti disoccupati; fabbriche che si chiudono e milioni di famiglie prive dei prodotti più necessari; tonnellate di grano buttate a mare – per mantenere elevati i prezzi – e milioni di uomini e di donne e di bambini che scarseggiano o mancano del pane.Da questo sistema di predominio del capitale, da questo sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sorgono le crisi, la disoccupazione, la miseria, di cui soffrono le popolazioni.

Da questo sistema d’ingiustizia e di sopraffazione, sorgono le cupidigie e le brame di rapina dei grandi monopoli su altri Paesi, su altri mercati, su altre fonti di materie prime. Di qui, sorgono le guerre imperialistiche, coi loro inseparabili e terribili cortei di massacri, di distruzioni, di lutto, di carestia.Il Primo maggio, pertanto, i lavoratori del mondo intero, celebrando la potenza invincibile del lavoro, rivendicando il loro diritto alla conquista di migliori condizioni di vita riaffermano la loro volontà collettiva di accelerare la marcia verso l’emancipazione del lavoro, che libererà tutta l’umanità dal timore delle crisi, dalla paura della fame, dall’incubo della guerra, ed aprirà ad essa la via radiosa del benessere crescente e d’un più alto livello di civiltà.

Ettore De Conciliis, l’artista che lavorò al murale Di Vittorio

Ettore De Conciliis

di Michele Fumagallo

La terza e ultima intervista sulla questione murale Di Vittorio è con l’artista Ettore De Conciliis che ebbe un ruolo forte nella costruzione dell’opera, insieme a Rocco Falciano e altri. Ettore De Conciliis ha iniziato a lavorare nell’ambito dell’arte fin da giovanissimo. Diede vita, insieme a Rocco Falciano, al Centro di Arte Pubblica Popolare di Fiano Romano. Sempre nell’ambito del muralismo, la prima opera che ebbe un effetto dirompente in Italia e all’estero è il “Murale della pace” nella chiesa di san Francesco ad Avellino. Poi seguita da altri murali in altre città e da interventi di land art tra cui il “Memoriale di Portella della Ginestra” in Sicilia e il “Parco della Pace” a Roma. La strada artistica di De Conciliis si è evoluta negli anni in altre direzioni con attenzione a tematiche più intime e naturalistiche.

Come iniziò la tua storia di pittore “muralista”?

“L’inizio fu il murale della Pace nella chiesa di San Francesco in Avellino. Una mia opera giovanile che compie oggi 50 anni. Volevo rispondere con la pittura ai temi della società di allora che venivano interpretati dal pontificato di Papa Giovanni, cioè dal Concilio Vaticano Secondo e dall’enciclica ‘Pacem in Terris'”.

Quale fu la genesi del Murale Di Vittorio a Cerignola e come andò lì la sua installazione?

Natalia Gurgone: la restauratrice e studiosa del murale Di Vittorio

Natalia Gurgone

di Michele Fumagallo

Il secondo incontro con gli esperti legati alla questione murale Di Vittorio, è quello con Natalia Gurgone, restauratrice di opere d’arte formata presso l’Istituto Superiore per la conservazione e il Restauro di Roma. Dal 2005 lavora come libera professionista, specializzata nel restauro dell’arte contemporanea. Collabora con Musei e istituzioni nell’ambito della conservazione e della ricerca. Sul Murale Di Vittorio ha compiuto indagini e studi che sono confluiti in pubblicazioni.

Puoi dirmi come ti sei imbattuta nel murale Di Vittorio?

“Sono venuta a conoscenza del murale Di Vittorio nel 2004 durante la preparazione della mia tesi presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma, incentrata sul muralismo contemporaneo in Italia. E’ stato durante quel periodo che ho studiato le opere realizzate dal Centro di Arte Pubblica e Popolare. Durante l’intervista con gli artisti Ettore De Conciliis e Rocco Falciano fui informata da loro che il Murale dedicato a Di Vittorio era stato smantellato e in parte distrutto (forse ne era rimasto qualche frammento nei depositi del Comune) per i lavori di ristrutturazione della Piazza della Repubblica. Solo qualche anno dopo, mentre scrivevo un articolo di approfondimento sulle tecniche esecutive dei murali realizzati dal Centro, sono entrata in contatto con la Casa Di Vittorio e con Giovanni Rinaldi. Ho saputo che effettivamente dei frammenti dell’opera esistevano ancora e con entusiasmo sono scesa a Cerignola per studiarli e vederli dal vivo”.

Che effetto hanno avuto nella realtà locale i tuoi studi sul muralismo di quegli anni, e nello specifico quello su Di Vittorio a Cerignola?

“Non credo che i miei studi così tecnici e specifici abbiano avuto grandi effetti. Semmai, nella realtà locale, l’effetto maggiore lo ha sempre avuto Giuseppe Di Vittorio. Mi riferisco soprattutto alla popolazione che ha partecipato attivamente, attraverso varie manifestazioni, alla richiesta di recupero dell’opera a lui dedicata”.

Giovanni Rinaldi, il ricercatore che “scoprì” i resti del murale Di Vittorio

Giovanni Rinaldi

di Michele Fumagallo

Cominciamo la seconda parte della ricognizione sulla questione del murale Di Vittorio a Cerignola. Tre brevi interviste, per questo sito, ad altrettanti protagonisti che hanno incrociato il problema negli ultimi anni ci serviranno forse a inquadrare meglio il tutto. Incominciamo con Gianni Rinaldi, grafico, ricercatore e storico italiano. Ha al suo attivo ricerche importanti. Dopo quelle sul teatro e sui simboli politici e religiosi al Sud, ha messo mano a una vasta ricognizione sui braccianti del Tavoliere pugliese (il suo territorio, dove vive), poi pubblicate nel volume, scritto insieme a Paola Sobrero, “La memoria che resta”.

Quindi è venuta la ricerca “I treni della felicità” sui figli dei braccianti – imprigionati durante la repressione del dopoguerra – che vennero ospitati al Centro e Nord Italia (molti in Emilia Romagna). Infine ha curato la pubblicazione di “A Sud. Il racconto del lungo silenzio”, la riscoperta di un vecchio spettacolo ormai dimenticato con le canzoni di Matteo Salvatore e la voce di Riccardo Cucciolla. Ha al suo attivo anche mostre fotografiche, compartecipazione a spettacoli tratti da sue opere, laboratori nelle scuole.

Dunque, come è iniziata questa storia, quando hai scoperto i resti del Murale Di Vittorio?

“Nell’ambito del Progetto Casa Di Vittorio, che dirigevo, ritrovai nel 2008 parte dei pannelli, che si ritenevano dispersi, sparsi in più depositi del Comune. Furono provvisoriamente unificati in un deposito, con l’idea di verificarne la consistenza (l’opera era molto degradata e frantumata in decine di frammenti grandi e piccoli). Il Progetto Casa Di Vittorio, con la caduta dell’amministrazione comunale di sinistra, si arenò e nel 2009 un gruppo di giovani cerignolani appassionati di arte formarono il gruppo facebook in cui si proponeva l’idea del recupero e restauro dell’opera”.

Quando Di Vittorio rifiutava i regali

Giuseppe Di Vittorio in un comizio

Giuseppe Di Vittorio in un comizio

di Michele Fumagallo

Mi prendo un piccolo, minuscolo intervallo nella documentazione sul Murale Di Vittorio, certo di essere perdonato. Dopo la prima parte del dossier con alcuni articoli e note che sono già usciti su questo blog, e in attesa a breve della seconda con le interviste ai protagonisti e lo stato attuale della faccenda nella città pugliese, metto qui sotto, a mo’ di breve pausa tra le due cose (ma non un “fuori tema”, anzi) una lettera di Giuseppe Di Vittorio scoperta nel 2007.

Siamo sempre quindi nel pianeta Di Vittorio e stavolta ai vertici più alti. In tempi di corruzione dilagante (ma da tantissimi anni, sia chiaro: nessuna ipocrita scoperta dell’ombrello) non ho resistito alla tentazione di pubblicare questa lettera. Si tratta di un rifiuto, da parte del sindacalista, di alcuni regali mandati dal conte Giuseppe Pavoncelli, ricco proprietario terriero e commerciante di grano oltre che studioso e politico, a Di Vittorio in occasione delle feste natalizie. La lettera fu scoperta e mandata dall’amministratore attuale dei Pavoncelli, il 21 settembre 2007, al ricercatore Gianni Rinaldi, allora responsabile della Casa Di Vittorio a Cerignola.

Questa lettera, per quanto riguarda la nostra famiglia (intendo il Manifesto), è stata pubblicata e distribuita, onore al merito, nella prima brochure del Circolo del Manifesto di Avellino tre anni fa. Che dire? Bisognerebbe trascrivere questa lettera all’ingresso di tutti gli uffici della Cgil e dei sindacati, di tutte le sedi dei partiti (a partire da quelli di sinistra, sia chiaro), di tutte le istituzioni, di tutte le scuole. Non vi pare?

Ecco dunque la risposta di Giuseppe Di Vittorio all’amministratore di allora della Pavoncelli.

Cerignola, li 24 Dicembre 1920

Egregio Sig. Preziuso.

In mia assenza, la mia signora ha ricevuto quel po’ di ben di Dio che mi ha mandato. Io apprezzo al sommo grado la gentilezza del pensiero del suo Principale ed il nobile sentimento di disinteressata e superiore cortesia cui si è certamente ispirato.

Cerignola e Di Vittorio: il murale simbolo di legalità e democrazia

A Giuseppe Di Vittorio

A Giuseppe Di Vittorio

di Silvia R. Lolli

La proposta di aiutare l’associazione Casa Di Vittorio di Cerignola a raccogliere risorse monetarie per recuperare il murales e le statue a lui dedicate dev’essere accolta con entusiasmo da tutti coloro che amano la legalità e la democrazia ispirata alla Costituzione italiana e al suo articolo 1.

Fu il costituente Di Vittorio uno dei principali ispiratori dell’articolo che ha permesso negli anni Settanta di arrivare alla stesura dello Statuto dei lavoratori e conseguentemente dei contratti nazionali di lavoro. Ripristinare a Cerignola il murales a lui dedicato può rafforzare l’immagine di una città, a vocazione agricola e per estensione di territorio la terza a livello nazionale, che negli anni Settanta ed Ottanta ha visto la proliferazione della mafia. In quegli anni avveniva un fenomeno ormai consueto in molte altre regioni italiane, ma qui si verificava dimenticando la storia delle lotte bracciantili contro il latifondo, di cui Di Vittorio fu uno, se non il massimo, esponente sia prima della guerra sia negli anni Cinquanta.

Dopo un periodo difficile in cui le sparatorie in questo territorio erano all’ordine del giorno, nel 2004 il sindaco propone di costituire l’associazione Di Vittorio (la fondazione ha la sede a Roma) per riportare nella sua città natale il ricordo dell’uomo e dei valori democratici e del lavoro che rappresenta.

L’aver partecipato al primo campo di Libera, organizzato qui nell’agosto del 2013 su due beni confiscati alla mafia, ha fatto conoscere bene una realtà che certamente una visita turistica di queste zone anche balneari probabilmente non permettono. L’organizzazione dei campi di Libera aiuta a trovare un particolare spirito solidaristico e di aiuto, nel quale la conoscenza delle persone e delle storie, oltre che della Storia, sono elementi centrali della formazione che viene offerta e del lavoro che si chiede ai molti giovani provenienti da altre zone del paese. E’ un’esperienza formativa importante per tutti i partecipanti.

Di Vittorio scandaloso: una discussione da portare avanti

Giuseppe Di Vittorio, le foto dagli schedari fascisti

di Michele Fumagallo

Metto qui sotto un altro pezzo su Giuseppe Di Vittorio, tratto da “Il Manifesto” dell’11 agosto 2012, significativamente titolato dal giornale “Di Vittorio scandaloso”. Era un omaggio al sindacalista nel 120esimo anniversario della nascita, ma naturalmente anche un pretesto per affrontare la “questione Murale” e continuare in qualche modo la battaglia.

Questo pezzo è l’ultimo della prima parte di documentazione sull’affaire “Murale Di Vittorio” che sto offrendo ai lettori del blog dell’Associazione Il Manifesto in rete. Dopo, come annunciato, verranno le tre interviste ai protagonisti “diretti” del Murale, appositamente scritte per questo blog e un reportage da Cerignola sulla situazione attuale. Intanto, chi volesse, può iniziare ad interloquire con una prima discussione.

Giuseppe Di Vittorio nel francobolo commemorativo del cinquantenario della morte

Giuseppe Di Vittorio nel francobolo commemorativo del cinquantenario della morte

“Di Vittorio scandaloso”, da “Il Manifesto” dell’11 agosto 2012

Centoventi anni fa nasceva il grande sindacalista, fondatore della Cgil. Per onorarlo basterebbe partire dalla sua Cerignola. E restaurare finalmente il «suo» murale sul percorso sociale del Mezzogiorno

«La scandalosa forza rivoluzionaria del passato» è l’espressione usata da Pier Paolo Pasolini per significare un uso trasgressivo e non consolatorio della memoria. Insomma, riandare indietro nel passato ha un senso soltanto se è utile al presente, cioè all’anticonformismo del presente. Altrimenti, per chi ama la trasformazione, perché perdere tempo? Riscoprire quindi la memoria di un personaggio del tutto particolare come Giuseppe Di Vittorio ha un senso se quel lascito viene scagliato contro il conformismo del presente, anche contro il conformismo dell’organizzazione sindacale da lui fondata.

Ancora sul murale Di Vittorio: un’assemblea che smosse le acque

di Michele Fumagallo

Proseguiamo il nostro viaggio di documentazione sul destino del murale Di Vittorio a Cerignola. Metto qui sotto un pezzo uscito su “Il Manifesto” del 2 febbraio 2012. Documenta la lotta che cominciò a svilupparsi grazie al lavoro di alcuni (ricercatore, restauratrice, artista) in compagnia di giovani del posto, di un Circolo del Manifesto di una provincia confinante (Avellino) e della Cgil irpina e foggiana. Una lotta che fu alla base dell’impegno (tardivo e ambiguo, come abbiamo visto nel pezzo pubblicato su Imec) della Regione Puglia.

Recuperare il grande dipinto al dirigente della Cgil, riparlare di lavoro e di arte. Una battaglia condivisa, da “Il Manifesto” del 2 febbraio 2012

Metti alcuni articoli del nostro giornale (con una coda di dibattito sull’argomento con la segretaria della Cgil Susanna Camusso) a sostegno di una battaglia per il recupero a Cerignola di un Murale di 150 metri quadri che descriveva la storia di Giuseppe Di Vittorio e della condizione del Mezzogiorno; aggiungi la sensibilità di due organizzazioni come il «Circolo del Manifesto» di Avellino e il sito facebook pugliese «Salviamo il Murale Di Vittorio» che hanno organizzato (con la partecipazione delle due Cgil di Avellino e Cerignola) sabato 21 gennaio scorso nella città pugliese una giornata di incontro sull’argomento; mescola il tutto con la partecipazione all’iniziativa del ricercatore del mondo del lavoro del Tavoliere Giovanni Rinaldi – che da anni si batte per il recupero della memoria di Di Vittorio – , dell’artista che guidò il gruppo di pittori che diede vita al Murale (Ettore De Conciliis), della restauratrice Natalia Gurgone che ha studiato a fondo il problema del recupero del manufatto, del regista Giuseppe Valentino autore del più interessante documentario («Noi bruciamo gli elefanti») sulla realtà di Cerignola, e avrai una bella miscela.