Migranti: Salvini diffida delle Ong ma si fida di Visegrad, della Libia e di Al-Sisi

di Marco Aime

“Tutti i bambini sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Si potrebbe riassumere così, parafrasando George Orwell, l’atteggiamento di media e popolazione nei confronti di certi eventi. La, fortunatamente finita bene, vicenda dei giovani calciatori thailandesi intrappolati in una grotta a causa delle troppe piogge, ha giustamente catalizzato l’attenzione del mondo intero. Da molti paesi sono arrivati tecnici, attrezzature, consulenze per salvare le vite di quei giovani, c’è stata una encomiabile corsa alla solidarietà, accompagnata da una copertura mediatica formidabile, che ha tenuto mezzo mondo in apprensione nel seguire il lavoro dei soccorritori, fino alla felice conclusione e al salvataggio di tutti i protagonisti.

Negli stessi giorni altri bambini rischiavano la vita, anch’essi a causa dell’acqua. Salata questa e increspata dai venti, quell’acqua del Mediterraneo che spesso sbarra il passo ai barconi di chi tenta di venire in Europa. Alcuni di quei bambini, insieme ai loro genitori hanno perso la vita, per abbandono e indifferenza. Nessun esercito di telecamere a documentare queste tragedie, nessun aiuto di paesi vicini o lontani. Al contrario, notizie esaurite in poche righe, in una frase ai telegiornali, con qualche foto più o meno generica di migranti ammassati su un barcone. Nessun aiuto, ma soprattutto un progressivo disimpegno di gran parte dei Paesi europei, impegnati a guardare da un’altra parte, a erigere muri, a srotolare filo spinato.
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Regeni no, i fascisti sì: un oltraggio alla dignità dell’uomo e alla civiltà

Striscione per Regeni tolto da Trieste
Striscione per Regeni tolto da Trieste

di Claudio Cossu

Aveva già iniziato, qualche tempo addietro, Roberto Di Piazza, quando rivestiva il ruolo istituzionale di sindaco di Muggia (Trieste), con la sua politica goffa di regressione antistorica e avverso la dignità dell’uomo. Mal consigliato certamente, intendeva allora dedicare uno spazio di quella cittadina a Niccolò Giani, fondatore e “maestro” di mistica fascista negli anni “30”, nonché violento antisemita. Morto in Albania per il duce nel 1941.

L’operazione non gli riuscì per la forte e vigile reazione della Comunità ebraica di Trieste. Poi, divenuto Sindaco di Trieste, sorretto e spinto dalla Giunta nostalgica del Comune – anni 2007- 2010 circa – volle dedicare uno spazio della città al giornalista fascista Mario Granbassi, emblema e portavoce del fascismo locale di indubbia rilevanza (Il giornale del Guf di Trieste era dedicato al suo nome, riferimento sicuro e obbediente al regime).

Morto nel 1939 combattendo in Spagna, con le milizie del sanguinario e golpista Francisco Franco, duce della falange e dei violenti reazionari spagnoli, invocando il nome di Mussolini e di quel regime repressivo e antistorico. L’operazione riuscì, pur avendo il dissenso e la disapprovazione della cultura e della politica progressista ed illuminata di tutto il Paese. Ma la giunta retriva e nostalgica aveva la maggioranza in quei tempi e nulla si poté fare per contrastare quella dissennata decisione.
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La petizione su Change.org: verità sull’uccisione di Giulio Regeni

Per Giulio Regeni
Per Giulio Regeni

di Giovanni Parmeggiani, Stefania Villanacci, Eleonora Bacchi, Esther Amoròs Berna, Shady Alshhadeh, Pilar Lopez, Claudia Morini, Patricia Belmonte Cerdàn, Lucas Ivorra, Loli Sànchez Lozano, Marco Basile, Allison Blahna, Fabio Rollo, Julie Rubino, Islam Elshaarawy, Jesse Chappelle, Shady Hamadi, Massimo Cozzolino, Karim Metref Abdallah, Pierfrancesco Majorino,Farid Adly, Davide Piccardo, Nabil Bey, Lorenzo Declich, Giuseppe Acconcia, Alessandro Di Rienzo, Elena Chiti, Rita Barbieri, Doris Zaccaria, Rosa Schiano, Rana Alnasr, Egidio Giordano, Maria Teresa Cudemo, Lorena Matteo, Alfredo Manfredini Bohm, Pietro Sabatino, Chiara Crispino, Luisa Ambrosio, Roberta Carvone, Federico Manes, Roberto Trisciani e Libera D’Amato. Qui il link per firmare la petizione su Change.org

Ora tutti conoscono Giulio: aveva 28 anni ed era un dottorando dell’Università di Cambridge.Dal Cairo, dove si trovava da settembre per condurre la sua ricerca sull’economia egiziana nell’era post Mubarak, raccontava quello che accadeva in Egitto. Il 25 gennaio 2016, giorno dell’anniversario dell’inizio delle manifestazioni che hanno portato alla deposizione del presidente Mubarak, Giulio è scomparso. Il suo corpo è stato rinvenuto giorni dopo, nei sobborghi del Cairo, con evidenti segni di tortura.

Giulio rappresenta tutti quei giovani che hanno scelto di indagare il contesto in cui viviamo, con passione, curiosità e spirito critico, per comprendere e conoscere ciò che viene proposto come lontano e diverso. Per questa ragione è nostro dovere ricordare i motivi che hanno spinto Giulio, come tanti altri, a mettere a disposizione di tutti una lettura delle dinamiche che determinano la qualità della nostra convivenza, in un ambiente che si presuppone essere sicuro – quello accademico. Si tratta degli stessi motivi che vogliono garantire la crescita e il mantenimento di una cittadinanza mediterranea e universale, pensata per contribuire alla pace, alle libertà e allo sviluppo di tutti i popoli del comune mare.
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