La soluzione sta nel parlamento: la lezione di Giovanni Sartori davanti allo stallo politico di oggi

di Marco Valbruzzi

Classico è, per Italo Calvino, quel libro o quell’autore che “non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. Non è un caso che mi sia tornata alla mente questa definizione mentre pensavo alla figura intellettuale di Giovanni Sartori. Ormai è un anno che non possiamo più ascoltare dalla sua viva voce o leggere dalla sua vivace penna quello che pensa della situazione politica italiana e della nostra malandante democrazia.

Ma a pensarci bene Sartori – che classico lo è già a buon diritto – ha ancora tante cose da dire e da insegnare. È sufficiente (ri)leggerlo. Così ho pensato che potrebbe essere utile, come facevano gli antichi greci con i loro oracoli, tornare a consultare le opere e i pensieri di Sartori per avere alcune illuminazioni sul presente e, perché no, sul futuro.

La prima questione – mi perdoneranno i lettori – è di strettissima attualità e forse neppure Sartori vorrebbe essere disturbato per una piccolezza tanto piccola. Però, visto che in questi giorni si fa un gran parlare, spesso a vuoto, di accordi di governo, improbabili alleanze e possibili ri-elezioni, forse vale la pena chiedere un rapido consulto.
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Giovanni Sartori

Il politologo Giovanni Sartori asfalta Renzi: “Imbroglia le carte”

di Silvia Truzzi

Da dove cominciamo? “Da dove vuole, tanto in Italia non c’è una cosa che sia a posto!” Siamo a casa del professor Giovanni Sartori, politologo e padre della Scienza politica in Italia, a parlare di riforme costituzionali e legge elettorale che, secondo molti, sbilanceranno il sistema democratico a favore dell’esecutivo.

Professore, perché non c’è nulla che sia a posto?

Tutto il sistema oggi è fondato su errori e incompetenza. Abbiamo un Parlamento eletto con quell’obbrobrio del Porcellum che adesso riforma la Costituzione. Abbiamo un presidente del Consiglio che non ha vinto le elezioni, ha semplicemente vinto le primarie del suo partito. Poi ha vinto le elezioni europee, ma questo naturalmente non c’entra nulla: non si può fare un’estensione per analogia! Le primarie sono state usate come legittimazione e poi anche le Europee.

Ma non va bene. Aggiungo una cosa che ho più volte scritto: l’articolo 67 della Costituzione prevede l’assenza di vincolo di mandato, un concetto che Grillo e il Movimento 5 Stelle non conoscono. La rappresentanza di diritto pubblico prevede che ogni membro del Parlamento non rappresenta i suoi elettori, ma la Nazione. Altrimenti torniamo alla rappresentanza di diritto privato, come nel Medioevo.

Ha detto che voterà No al referendum sulla riforma del Senato. I costituzionalisti hanno sottolineato come leda il principio di rappresentatività, dato che i senatori non saranno eletti ma mantengono competenze come la revisione costituzionale; eleggono i giudici della Consulta e il presidente della Repubblica.
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