Si perde pur vincendo: la crisi del sistema Emilia Romagna e i quesiti urgenti della sinistra

Elezioni politiche - Foto di Alessio85di Giaime Garzia

Sì, in Emilia Romagna il centrosinistra ha tenuto. O, almeno, ha perso meno che altrove. Ma da festeggiare c’è ben poco, per non dire nulla, per due ragioni. La prima: da un lato emerge l’innegabile exploit del Movimento 5 Stelle, tenuto a battesimo a Bologna e che ben prima che altrove ha usato la tradizione da “laboratorio” della più rossa delle terre italiane. Si veda l’ingresso in Regione dei consiglieri Andrea Defranceschi e Giovanni Favia (quest’ultimo poi espulso dall’orbita di Grillo e caduto – c’è chi dice definitivamente, ma si vedrà più avanti – candidandosi per Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia) e il caso Parma, con la giunta Pizzarotti che raccoglie un’eredità pesantissima (e deficitaria) di un scellerato governo cittadino di centrodestra. Il secondo motivo è la frammentazione della sinistra, cannibalizzata oltre che dal M5S anche dalla divisione registrata con il passaggio di diversi esponenti alla formazione – sconfitta – dell’ex procuratore aggiunto di Palermo.
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Con i Favia non si può cambiare

Foto di Giovanni Faviadi Sergio Caserta

Come previsto Berlusconi dilaga, annebbia il popolo italiano con la sua “macchina da guerra” informativa intatta e perfettamente efficace, Berlusconi è un macinatore di attività, d’invenzioni, di una comunicazione ipertrofica che però genera audience e spot, quindi fa girare soldi e riconsegna l’illusione che le sue insegne luminose torneranno a splendere, che la festa può continuare, anche perché diciamolo chiaramente, il suo diretto antagonista a destra il professor Monti ha sbagliato quasi tutto gettandosi nella mischia, senza pensare che la campagna elettorale non sia lo spread che si abbassa per pubbliche virtù.

Questa campagna elettorale si gioca sulla pelle di milioni d’italiani che non ce la fanno più che hanno bisogno di ritrovare un po’ di speranza e qualche certezza per il futuro, cose che francamente lui non è in grado di garantire, giacché come Dracula si è nutrito solo di tagli, sacrifici, riduzione di diritti. Il linguaggio aulico intende evidenziare che la posta in gioco è altissima e non si può sbagliare, lo scenario sarebbe stato molto diverso se Monti avesse mantenuto la sua neutralità, anche appoggiando dall’esterno una lista centrista, avrebbe difeso meglio i troppo magri risultati della sua opera che non sono spendibili in uno scontro dove di solito vince chi urla più degli altri, la spara più grossa, promette demagogicamente ciò che non manterrà.
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Lettera aperta ad Antonio Ingroia: no alle forzature della creazione della lista

di Marco Trotta, Rudi Ghedini, Nino Pizzimenti, Sergio Caserta, Lorenzo Alberghini e Margherita Romanelli Egregio dottor Ingroia, abbiamo aderito a vario titolo al percorso di “Cambiare ci può”, e stiamo partecipando alle assemblee di Bologna. Nell’ultima – il 7 gennaio – sono emerse due proposte votate a larga maggioranza. Ovvero: i candidati della circoscrizione Emilia-Romagna […]

M5S: Grillo, l’informazione e i confini della libertà puntellati da cinque stelle

Foto di Sara Fasullodi Francesca Mezzadri

Per il Movimento 5 Stelle non ti candidi, ma ti candidano. Basta presentare un CV, una fedina penale pulita e non avere tessere di partito. È andata così nelle candidature per le imminenti elezioni della Regione Sicilia, si stanno scegliendo ora i candidati per le future elezioni del Lazio. E proprio in questi giorni su un portale è uscita la notizia di una prima candidatura: una donna sorridente a rappresentare i grillini per il Lazio, con link a profilo facebook del Movimento 5 Stelle dei Castelli Romani. Peccato che il profilo Facebook sia falso (ora è stato cancellato) e la notizia una bufala. Sul web succede.

Del resto, da sempre, uno dei pilastri del Movimento 5 Stelle, è stata l’informazione libera sul web. L’informazione è “uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale” recita il blog (o sito ufficiale) del movimento elencando proposte che così, nero su bianco, sembrano meravigliose e moderne come: la cittadinanza digitale dalla nascita, copertura completa nazionale dell’ADSL, abolizione della legge sul copyright e dell’ordine dei giornalisti e così via. Però a Beppe Grillo e, in generale, al Movimento 5 Stelle, i giornalisti non piacciono. Non è una notizia, non è una novità. Il leader del movimento li definisce sul suo profilo Twitter – nel migliore dei casi – “venduti”, “macchina del fango”, “cancro del paese” e non si conta il numero di minacce di querele rivolte ai quotidiani colpevoli di scrivere falsità e di rendere “la verità menzogna e le menzogne verità”.
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