Addio a Sandro Provvisionato, cronista con la passione della verità

di Loris Campetti

Una passione per il giornalismo, una passione per la verità, una passione per la democrazia. È morto lunedì 30 ottobre Sandro Provvisionato, un amico e un compagno. Aveva iniziato fin da piccolo a scavare dentro le notizie e non ha mai smesso. Ci ha insegnato che si può fare un mestiere a rischio come quello del giornalista senza mai piegare la testa e senza mai girarla dall’altra parte: indipendente sempre, sia che lavorasse per la l’agenzia Ansa sia che dirigesse Radio Città Futura, o per l’Europeo o come capocronaca del Tg5 di Mentana dove si è inventato il settimanale d’inchiesta internazionale Terra!. E, soprattutto, la sua creatura: www.misteriditalia.it.

Dal caso Moro al “pentimento” di Patrizio Peci, dalla Uno bianca ad Ali Agca, non sono i misteri che mancano nel paese della strage di stato, e Sandro li ha attraversati e raccontati tutti in tantissimi libri, saggi, interventi. Una vera militanza al servizio della verità, anche quella scomoda. Sandro rispettava le persone, non i potenti. Nella guerra “umanitaria” alla Jugoslavia, nel Libano occupato da Israele, in Iran e Iraq, nel Kosovo delle armi, della droga e della pulizia etnica. Dalla parte dei più deboli, per esempio dei palestinesi. Qualche anno fa mi propose di fare un viaggio insieme in Iran, paese che Sandro conosceva e aveva raccontato.
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Addio a Valentino Parlato: fu tra i fondatori del Manifesto e grande osservatore della politica italiana

Nella notte è mancato Valentino Parlato. Era nato a Tripoli il 7 febbraio 1931 e aveva 86 anni. Fondatore del Manifesto, più volte aveva diretto il quotidiano comunista. Dopo la fuoriuscita delle storiche firme, se n’era andato anche lui tornando a firmare in seguito. Per il Manifesto in rete aveva scritto diversi pezzi ed era […]

Gli attentati di Bruxelles e noi: tra cattiva informazione e cattiva coscienza

di Marco Trotta

Il copione lo abbiamo già visto con gli attentati di Parigi. Domani le pagine dei giornali saranno piene di cronache più o meno dettagliate. Ma intanto i social network si stanno riempiendo di commenti di ogni tipo e di immagini virali come questa diffusa da Le Monde. Vale la pena avere qualche punto di riferimento per non perdersi. Elenco quelli che ho trovato più utili in queste ore. (aggiornato al 23/03/2016 – 11:22)

Le fonti prima di tutto

Valigia Blu aveva pubblicato alla fine dell’anno scorso un utile Manuale di sopravvivenza alle breaking news dove, tra le altre cose, si invita a diffidare della marea di informazioni diffuse sui social network senza una fonte certificata. E non è solo un problema di pagine di sedicente contro informazione e non meglio specificati testimoni oculari. Ci sono cascati. Anche fior di giornalisti blasonati che hanno diffuso la voce di “spari” e “grida arabe” dopo le esplosioni senza citare nessuna fonte. Del resto il problema dell’utilizzo di contenuti provenienti dalle miriade di cellulari che generalmente sono attivi in questi casi esiste. Le testate estere chiedono prima di certificare la fonte.
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La Stampa e il gruppo Repubblica Espresso

La voce della nazione: l’editoria e la via verso il pensiero unico

Siamo lieti di ospitare un importante articolo di Loris Campetti pubblicato sull’ultimo numero della rivista quindicinale svizzera Area che analizza, senza veli, una delle più significative operazioni editoriali e politiche degli ultimi decenni, passata finora, come tante altre vicende, quasi sotto silenzio stampa.

di Loris Campetti

La notizia è semplice da raccontare: La Stampa cambia padrone e va a rafforzare il gruppo editoriale Repubblica-Espresso. Non è che uno dei tanti esempi di un processo di dimensione globale di accorpamento capitalistico che va dall’acciaio alla chimica, dall’auto alla moda, dall’alimentare all’informatica e all’informazione. Punto. Senonché, dietro la notizia nuda e cruda, si nasconde una storia secolare italiana e in gioco c’è un pezzo di democrazia e pluralismo.

La Stampa di Torino, fondata nel 1867, è stata negli ultimi novant’anni “il giornale del padrone”, cioè della Fiat. La famiglia Agnelli ha sempre puntato molto su Torino, e per dissetare le sue mire egemoniche ha investito notevoli risorse, oltre che sull’auto e sulla Juventus, nell’informazione. Così è cresciuto nel tempo il suo peso sul milanese Corriere della sera ed è finito nelle fauci degli Agnelli anche il Secolo XIX di Genova (i buontemponi hanno spolverato l’acronimo Ge-Mi-To).

La “vocazione atlantica” dell’Avvocato (così veniva rispettosamente chiamato Gianni Agnelli, mentre per chi voleva sfotterlo era Giuanin lamiera) non ha impedito, fino alla discesa in campo di Sergio Marchionne, la cura dell’immagine Fiat a Torino e in Italia. Poi, l’Atlantico è stato attraversato dal nuovo amministratore delegato che ha trasformato la Fiat in Fca (Fiat Chrysles Automotive), trasportando negli Usa investimenti, know-how, produzione e ricerca.
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Frank Cimini: è la politica che trasforma la società, non il diritto

Frank Cimini
Frank Cimini
di Roberto Loddo

Frank Cimini è un cronista giudiziario dalla barba nera e la battuta pronta. Ha attraversato 36 anni di giornalismo giudiziario italiano svelando i retroscena del palazzo di giustizia di Milano. Ex ferroviere, poi praticante al Manifesto, per venticinque anni al Mattino, inviato al Palazzo di Giustizia di Milano. In pensione dalla fine del 2013, cura il blog Giustiziami.it insieme alla giornalista Manuela D’Alessandro.

Sono poche le voci del giornalismo che hanno maturato una sensibilità libertaria e garantista. Come sei arrivato ad occuparti di cronaca giudiziaria?

La mia formazione di cronista giudiziario nasce come continuazione dell’attività politica, mi occupavo delle ingiustizie del carcere e dei diritti dei detenuti. La professione giornalistica è stata l’evoluzione politica nata dalla militanza nella sinistra extraparlamentare da quando facevo parte di Soccorso Rosso.

La crisi della carta stampata e dei media tradizionali ha pregiudicato l’indipendenza e la qualità dell’informazione?
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Palestina

Verità e giustizia sulla Palestina: un appello ai giornalisti

In vista della presentazione del libro Gaza e l’industria israeliana della violenza di Alfredo Tradardi, Diana Carminati ed Enrico Bartolomei, riportiamo l’attenzione sulla questione Palestina con questo articolo

di Patricia Tough e Raffaele Spiga, Coordinamento Campagna BDS Bologna (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni nei confronti dell’economia israeliana)

L’indifferenza sull’ingiustizia dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi da parte dell’Europa e del mondo è inaccettabile così come è inaccettabile il modo in cui la maggioranza della nostra stampa e i media TV presentano il conflitto israelo-palestinese.

Non è accettabile che nei nostri TG si parli di Israele per intendere anche la Palestina. Non è accettabile che nei nostri TG si definiscano terroristi i Palestinesi che usano violenza ad Israeliani mentre gli Israeliani che usano violenza ai Palestinesi non meritano questo brutto appellativo.

Non è accettabile che si parli di Palestina solo quando si tratta di avvenimenti che colpiscono Israele, non si parla mai nei maggiori quotidiani italiani delle continue violenze gratuite da parte dei soldati nei confronti di Palestinesi, ai check point imposti dappertutto, dove vengono bloccati senza motivazioni, anche se si tratta di andare in ospedale a partorire, persone anziane vengono umiliate, giovani donne e uomini vengono maltrattati-e fino a ferirli-e gravemente o peggio, eccetera.
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Inchiesta, è arrivato il nuovo numero della rivista. Il sommario

Inchiesta
Inchiesta
Un appuntamento da tenere a mente, quello con il nuovo numero della rivista Inchiesta, pubblicata dalla Dedalo Edizioni. Questo il sommario:

  • L’editoriale. Segnali che precederanno la fine del mondo, di Vittorio Capecchi
  • Le diagnosi. Perché ho deciso di aderire alla Lista per Tsipras, di Daniela Padoan
  • La Cgil deve cambiare rotta, di Ciro D’Alessio
  • Così non si va da nessuna parte!, di Gianni Rinaldini
  • In difesa della democrazia sindacale, di Umberto Romagnoli
  • Mali francesi e mali d’Europa, di Bruno Giorgini
  • Gli interventi. Autonomia della persona, socialità, cittadinanza attiva, di Riccardo Terzi
  • Euro al capolinea?, di Riccardo Bellofiore e Francesco Garibaldo
  • La solitudine del lavoro, di Alberto Burgio
  • Nuovi processi di razionalizzazione organizzativa e trasformazioni del lavoro, di Matteo Rinaldini
  • Le interviste, Non dobbiamo aver paura che la poesia entri nella narrativa, di Yuri Herrera
  • Freak Antoni, un artista totale, di Danilo Masotti

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Ferrara, giornalisti antirazzisti crescono

CLANdestino - Foto di Redattori si diventa
CLANdestino - Foto di Redattori si diventa
di Francesca De Luca

La locandina del Resto del Carlino, qualche settimana fa, titolava: “Clonava bancomat. Inseguito e preso da due rumeni onesti”. Titoli simili appaiono normali in un’Italia annegata nei pregiudizi, in un paese nel quale il razzismo è divenuto così endemico da non stupire più. Accade a Ferrara, nel silenzio quasi generale. A denunciarlo sono ragazzi già adulti a dimostrazione che ci sono alternative alla rassegnazione.

Ragazzi-modello nel ruolo di insegnanti. Sono i giovani di Occhio ai media, un gruppo di lavoro nato tre anni fa da un’idea dell’associazione Cittadini del mondo. Hanno dai 14 ai 28 anni. Rania, Marco, Elena Sofia, Taha Idriss, Siham, sono solo alcuni, sovente nati in Italia, hanno genitori di origini marocchine, tunisine, pakistane, albanesi, romene, italiane. Hanno creato un vero e proprio osservatorio sulle modalità di diffusione delle informazioni. Dimostrando, dati alla mano, come negli ultimi anni si sia intensificato il ricorso ad epiteti razzisti, offensivi e lesivi della dignità della persona.

E l’impegno di questi giovani consiste nell’analizzare le modalità con cui vengono raccontate le notizie. La domanda che si ripete è: quanto un certo lessico influisce sulla costruzione dell’opinione pubblica? Perché tanta insistenza, nei fatti di cronaca nera, nell’evidenziare la nazionalità del presunto autore di un reato quando non è italiano. Titoli che oltrepassano il grottesco, come quello citato all’inizio, appaiono normali in un’Italia annegata nei pregiudizi. Il compito che questi ragazzi si sono prefissi è ricordarci che, invece, questo atteggiamento racconta di un paese abituato a comportamenti scorretti ormai consuetudinari che non possono, e non devono, essere accettati.
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Noi Donne: le news politiche in Italia sono ancora maschili e plurali

Noi Donne
Noi Donne
di Marina Caleffi

Le donne nei tg italiani? Ancora “indiane nella riserva”. Presenti soprattutto come “vittime” di reati. Piu’che dare notizia, siamo dunque la notizia. Questo è quanto, in sintesi si evince dai risultati dell’Osservatorio Europeo sulle Rappresentazioni di Genere diffuso l’8 maggio 2013. Le giornaliste sugli schermi delle TV europee sono diventate piuttosto numerose, ma solo in Spagna comincia a intravedersi l’atteso effetto della ‘massa critica’. Nelle notizie dei TG europei le donne continuano in un modo o nell’altro a essere ‘mal ridotte’.

A far notizia sono soprattutto gli uomini: 3011 su 4213 soggetti rilevati nel 2012. Le donne sono meno di un terzo delle persone di cui si parla e/o intervistate nei TG europei: il 29%. In Italia solo il 24%. In entrambi i casi i dati sono identici a quelli registrati per il 2011. Solo i TG di Spagna e Francia registrano una visibilità femminile sopra la media, con una percentuale di donne nelle notizie rispettivamente del 37% (in crescita di 4 punti percentuali rispetto al 2011) e del 33%.

In tutti i casi, a far notizia sono soprattutto le donne giovani. Fra gli under 18, le donne ottengono una rappresentanza pari al 45%, nella fascia fra i 19 e i 34 anni registrano una presenza del 44%. Viceversa fra gli over 50 sono meno di una ogni quattro uomini: il 19% nella fascia 50-64 e il 17% fra gli over 64. Come nel 2011, le donne sono poco presenti soprattutto nell’informazione politica, con una rappresentanza pari al 20%. Ed è l’Italia il paese che registra la più bassa presenza femminile nelle notizie politiche (13%), seguita da Inghilterra e Germania (19%) e, ad ampia distanza, da Spagna (28%) e Francia (34%).
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