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Perché per Parigi vi siete mobilitati e per Orlando molto meno?

Strage di Orlando

Strage di Orlando

di Giacomo D’Arrigo, direttore generale dell’Agenzia nazionale per i giovani

Non è cosa da poco, o fatto da omettere. Non è stata solo una carneficina di giovani che come unica colpa avevano quella di stare nel posto sbagliato al momento sbagliato (che poi il Pulse può essere definito posto sbagliato?). No quella di Orlando è una strage di ragazzi gay che non ha precedenti. Inutile girarci intorno. L’omofobia è viva e lotta assieme a noi. Anche nella grandiosa America dei diritti dove coppie omosex possono adottare e sposarsi. Qui non si parla di comprendere o meno le ragioni di chi non è come noi. Qui non si parla di chi ha paura, di chi ha attitudini diverse. No qui si parla di cieco odio di genere sfociato in violenza incontrollabile. E ingiustificabile.

Qua in Italia le reazioni sono state blande. L’America è più lontana della Francia e del suo Bataclan. E poi sarà stato l’Isis o la follia di un pazzo omofobico? Perché fa decisamente la differenza. Ed è qui che invece le nuove generazione devono smarcarsi da quella pericolosissima linea di confine che separa l’indifferenza dall’ipocrisia.

Tocca ai più giovani, quelli dell’inclusione, quelli perennemente in marcia verso nuovi orizzonti e nuove terre. Quelli che volgarmente vengono oramai definita la generazione “millenials”. Tocca quindi a loro, dicevo, saltare quelle barricate enormi che hanno ancorato i destini di tante giovani coppie gay a cui i diritti si fa ancora fatica a riconoscerli.

La legge sulle unioni civili è storica ma è già vecchia

Unioni civili - Foto di Francesca Corona

Unioni civili - Foto di Francesca Corona

di Andrea Maccarrone

L’11 maggio la Camera ha definitivamente approvato la legge sulle Unioni Civili per le coppie omosessuali. Un passaggio senza dubbio storico perché rompe un tabù, fatto di speranza più volte deluse, promesse non mantenute, negazione e insulti, resistito oltre 30 anni. E cosa più importante questa legge finalmente riconosce un pezzo di realtà sociale, riconosce dei diritti e quindi cambia in meglio la qualità della vita di tante persone che la aspettavano.

Nonostante ciò non si riesce a gioire pienamente di una norma che nasce già vecchia (il modello tedesco che la ispira è vecchio di 15 anni) e soprattutto concede diritti al caro prezzo della dignità e negando la piena uguaglianza.

Questa norma colma solo a metà il grande ritardo rispetto alla società, dove sì è ormai compiuta una vera e propria rivoluzione e dove le coppie omosessuali, con o senza figli, sono riconosciute pienamente come famiglie, cosa che ancora una volta questa legge prova a negare in maniera subdola. Con la famosa definizione di “formazione sociale specifica” che ancora le unioni civili all’articolo 2 della costituzione e non al 29 che parla di famiglia appunto, espungendo dal testo quasi ogni riferimento alla vita familiare, negando la possibilità di adozione e la stepchild adoption e con quell’altra previsione quasi ridicola guardando alla sensibilità contemporanea, che è la cancellazione solo per unioni civili dell’obbligo di fedeltà, nel tentativo di evidenziare una maggiore promiscuità e precarietà di queste unioni rispetto a quelle etero “santificate” dal matrimonio.

Ddl Cirinnà, calcoli macabri sulla pelle delle persone

Famiglie arcobaleno

Famiglie arcobaleno

di Pierfranco Pellizzetti

I bigotti e le beghine in Italia sono quantitativamente più numerosi degli omosessuali? Perché se così non fosse, qualcuno avrebbe sbagliato i propri calcoli elettorali. E non sarebbe la prima volta, in materia di diritti civili. Valga per tutti l’idolo di Maria Elena Boschi – l’aretino Amintore Fanfani, cavallo di razza e segretario della Democrazia Cristiana del tempo che fu – il quale puntò all’en plein nella roulette referendaria sulla legge Fortuna-Baslini [istitutiva del regime che autorizza la cessazione degli effetti civili del vincolo matrimoniale] e finì sbancato.

Era il maggio 1974. Per di più sbeffeggiato, visto l’involontario effetto comico che produsse grazie ai temi con cui arringava platee maciste, presunte maggioritarie; al grido “se passa la legge sul divorzio vostra moglie scapperà di casa con l’amica”.

Come si vede, già quattro decadi fa l’omofobia non portò fortuna a chi ne aveva strumentalizzato in senso politico la vocazione carceraria. E così si potrebbe confermare anche per il ddl Cirinnà. Lo si diceva, a danno di chi ci ha fatto i suoi calcoli sopra. E magari fino a un minuto prima giurava di votarlo.

Unioni civili, attenti a non svuotare la legge

Unioni civili

di Stefano Rodotà

La discussione sulle unioni civili avrebbe bisogno di limpidezza e di rispetto reciproco, invece d’essere posseduta da convenienze politiche, forzature ideologiche, intolleranze religiose. Di fronte a noi è una grande questione di eguaglianza, di rispetto delle persone e dei loro diritti fondamentali, che non merita d’essere sbrigativamente declassata, perché altre urgenze premono. I diritti, dovremmo ormai averlo appreso, sono indivisibili, e quelli civili non sono un lusso, perché riguardano libertà e dignità di ognuno.

Bisogna liberarsi dai continui depistaggi. La maternità surrogata, vietata fin dal 2004, viene evocata per opporsi all’adozione dei figli del partner, penalizzando proprio quei bambini che si dice di voler tutelare e tornando così a quella penalizzazione dei figli nati fuori dal matrimonio eliminata dalla civile riforma del diritto di famiglia del 1975. E si dovrebbe ricordare che la Costituzione parla della famiglia come società “naturale” non per evitare qualsiasi accostamento alle unioni tra persone dello stesso sesso.

Ma per impedire interferenze da parte dello Stato in «una delle formazioni sociali alle quali la persona umana dà liberamente vita», come disse Aldo Moro all’Assemblea costituente. Altrimenti ricompare la stigmatizzazione dell’omosessualità, degli atti “contro natura”. L’impegno significativo del presidente del Consiglio per arrivare ad una disciplina delle unioni civili rispettosa di quello che la Corte costituzionale ha definito come un diritto fondamentale a vivere liberamente la condizione di coppia si è via via impigliato nel prevalere delle preoccupazioni legate alla tenuta della maggioranza.

Ancora su Renato Zangheri: la politica, prima che si imbarbarisse

Renato Zangheri - Foto di Libertà e Giustizia

di Rita Vella, Circolo LeG di Bologna e consigliere di direzione dell’associazione

È il 1968. Il professore è in piedi, con le maniche della camicia bianca rimboccate, nell’aula magna di Economia gremita di studenti e spiega ‘Il Capitale monopolistico’di Baran e Sweezy.

È la prima immagine che ho di Zangheri, che per me è stato prima un Maestro all’Università e poi un riferimento nel lavoro in Comune a Bologna negli anni ’70 e nei primi anni ’80. Gli anni in cui si costruiva il welfare bolognese con investimenti pubblici massicci negli asili nidi, nei servizi sociali, nella cultura, nelle case popolari realizzate anche nel Centro storico, protetto, come la collina bolognese, dalla speculazione edilizia, con piani urbanistici che furono un esempio per molti.

Era una sfida di buon governo che il PCI lanciava al governo centrale con quelle politiche keynesiane di cui avremmo molto bisogno oggi. Erano gli anni in cui venivano le delegazioni straniere a visitarci per vedere una “città a misura d’uomo” alle cui politiche i cittadini partecipavano nelle affollate assemblee di Quartiere. Ci fu anche un convegno di studio del Consiglio d’Europa.

Tutti volevano sapere qual era il segreto per cui amministratori, lavoratori e cittadini si sentivano parte di un progetto per il bene comune. Il segreto era una squadra di politici onesti e capaci (pagati pochissimo) con una guida autorevole: politici al servizio delle istituzioni e non viceversa.

Bologna: il Cassero e le foto “blasfeme”, no all’istigazione all’odio

Il Cassero

Il Cassero

dell’Altra Emilia Romagna

Sulla vicenda delle foto “blasfeme” all’Arcigay di Bologna, e in particolare sulle reazioni violente scaturite dalla pubblicazione di immagini della “festa eretica e scaramantica Venerdì credici”, organizzata lo scorso 13 marzo al circolo Lgbt del Cassero, riteniamo che se è legittimo criticare un’espressione di dileggio verso una concezione religiosa o filosofica diversa dalla propria, non è ammissibile trasformare queste critiche in assalti violenti, minacce gravi ed ingiurie, istigazione all’odio di chiaro stampo fascista.

Le rappresentazioni irridenti il simbolo della croce cristiana costituiscono la rappresentazione iperbolica della critica e del rifiuto di uno specifico sistema di credenze, valori e regole: può non piacere ma è una manifestazione della libertà di pensiero e della creatività dello spirito che avviene senza arrecare un danno specifico, in quanto non rivolta contro qualcuno in particolare ma contro una filosofia di vita.

Lasciamo anatemi ed integralismi da parte e interroghiamoci sui mali più profondi e veri della società che determinano disagio: la povertà, la discriminazione sociale, l’intolleranza per le diversità; Papa Francesco ci sembra da questo punto di vista più illuminato di certi suoi prelati e di molti improvvisati alfieri della Sua Chiesa.

Matrimonio omosessuale: il pensiero di Bagnasco e ciò che la Chiesa non vuole accettare

Foto di Globovisiondi Marino Buzzi

Giungono come un avvertimento alla classe politica italiana le parole di Bagnasco contro il matrimonio omosessuale. È da ingenui continuare a pensare che in Italia non solo si rispetti ma neppure si aspiri a mantenere la laicità delle istituzioni. Il Vaticano, con tutti i suoi interessi economici, è una potenza che fa paura. Fa paura ai potenti e fa paura ai meno potenti. I primi a causa del vil denaro e i secondi per via di quella storiella del peccato e della dannazione eterna che ci raccontano da secoli (oggi anche su Facebook e Twitter).

È quindi un ammonimento per niente velato quello che il buon Bagnasco rivolge all’Italia. Del resto Oltretevere c’è un po’ di nervosismo. Prima la Spagna, paese fortemente cattolico, e ora anche la Francia hanno scelto la via dei diritti, della civiltà e della laicità dello stato. Fa sorridere che Bagnasco parli di baratro rivolgendosi a iniziative che nulla tolgono alle persone eterosessuali e che, al contrario, donano speranza e diritti anche a coloro che sino ad ora ne erano esclusi.

Pare che il Dio di Bagnasco possa perdonare tutto e tutti, dai dittatori agli assassini, tranne coloro che vogliono essere padroni e padrone del proprio corpo e della propria vita. Baratro non è una parola che utilizzerei per parlare dei diritti. Mi verrebbe in mente, semmai, proprio per l’assenza di diritti. Non ho sentito nessuna parola uscire dalla bocca di Bagnasco quando, qualche settimana fa, la Russia di Putin ha emanato una vergognosa legge contro le persone omosessuali. Invece, contro la legge francese, si sprecano parole di ogni genere.

Storia Lgbt, gli archivi “Frainer” e “Casagrande” del Cassero in mostra a San Francisco

Antonio Frainer. Ritratto davanti al Cassero di Porta Saragozza, Bologna, 1984

di Vincenzo Branà, presidente del circolo Arcigay Il Cassero

Viene inaugurata oggi, venerdì 1 febbraio, alla Front Gallery del Museo di Storia GLBT di San Francisco la mostra Migrating Archives: LGBT Delegates From Collections Around the World, nella quale verranno presentati materiali provenienti dagli archivi Lgbt di nove diversi Paesi del mondo. Tra questi anche l’Italia: parteciperà all’esposizione, infatti, anche il Centro di Documentazione del Cassero, il circolo Arcigay bolognese, che ha inviato oltreoceano i materiali degli archivi Antonio Frainer e Stefano Casagrande.

“Le immagini – spiega la curatrice E.G. Crichton – saranno riunite in grandi pannelli grafici e video per creare ritratti delle organizzazioni partecipanti e delle storie di vita che hanno scelto come rappresentanti. E’ come se le persone ritratte fossero esse stesse delegate virtuali nella nostra città e nel nostro tempo”, aggiunge Crichton. “Alcune delle persone incluse sono famose, altre sono persone comuni i cui materiali sono stati trovati o donati dopo la loro morte. Uno o due rimangono anonimi riflettendo il destino di tante persone LGBT i cui nomi sono scomparsi dalla storia”.

“Io non ci sto”: la nuova campagna del Telefono amico gay e lesbico del Cassero

Il non ci sto

Parte la nuova campagna informativa del Telefono amico gay e lesbico del Cassero “Io non ci sto”, per accendere i riflettori sul servizio di counseling messo in campo ogni settimana, dal lunedì al venerdì, dalle 20 alle 23, dai volontari del circolo lgbt bolognese (al numero 051/55.56.61).

In funzione dal 1992, il Telefono amico gay e lesbico permette anche di accedere a servizi di consulenza individuale gratuita e lavora in rete con gli altri servizi del circolo, dallo sportello legale a quello sanitario.

La Campagna sarà diffusa attraverso manifesti e locandine nei locali frequentati dal pubblico lgbt e nei luoghi pubblici. Sul web, oltre ai banner diffusi sui vari siti tematici, è nato un sito dedicato con tutti i riferimenti del servizio.

Il primo testimonial di “Io non ci sto” è Gaetano Navarra, noto stilista bolognese che veste star di fama internazionale, del mondo del cinema e della musica.

Risocoivermi: un’installazione del Cassero sull’amore omosessuale negato dalla legge

RisocoivermiArcigay “Il Cassero” – Bologna

Da quanto tempo gay e lesbiche rivendicano in Italia il riconoscimento dei loro amori davanti alla legge? Come si misura questo tempo? Cosa succede se quello stesso tempo lo “trascorriamo” in Spagna, nel Regno Unito, in Francia o negli Stati Uniti? Risocoivermi è un’installazione che tenta di dare una risposta puntuale a queste domande, fornendo una racconto rapido ma fedele del dibattito politico italiano degli ultimi 35 anni sul tema del riconoscimento delle coppie omosessuali, comparandolo con ciò che nel frattempo succedeva oltreconfine.

Qui accanto scorrono due cronistorie: la prima racconta il dibattito italiano sulle unioni tra persone dello stesso sesso, la seconda ripercorre le stesse date – e lo stesso tema – nei Paesi europei ed extraeuropei. La prima risulta essere un lungo, estenuante fermo immagine su una discussione sterile, che non è riuscita, in oltre tre decenni, a giungere ad alcuna conclusione, la seconda, invece, ha i connotati di un’incursione trasversale e tematica nel pensiero democratico occidentale, che negli stessi anni in cui l’Italia viveva il suo immobilismo, ha messo al bando le norme omofobiche promuovendo il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso.