Petrolio, carbone e gas salveranno il lavoro?

di Mario Agostinelli

I delegati di oltre 200 Paesi delle Nazioni Unite erano arrivati ai colloqui sul clima a Katowice con l’incarico di sostenere l’accordo di Parigi 2015. Pur trattandosi di un appuntamento “tecnico” per fare il punto sui progressi o i ritardi rispetto all’agenda fissata tre anni orsono, l’attenzione si è focalizzata sulle responsabilità che i leader mondiali si sarebbero assunti nei confronti dell’emergenza climatica. A un mese dalla conclusione della Conferenza possiamo dire che sono state confermate le previsioni più pessimistiche: in tre anni non solo non si sono verificati miglioramenti apprezzabili, ma, alla luce degli ultimi dati diffusi dal Global Carbon Project, le emissioni di gas serra sono aumentate per il secondo anno consecutivo nel 2018.

Preso atto di ciò, si deve constatare che l’incombente crisi climatica sta andando oltre le nostre capacità di controllo: vale allora la pena di andare oltre la ricerca dei colpevoli del passato (peraltro tanto noti quanto insensibili), per metterci in azione come persone e soggetti sociali attivi, capaci con le loro reazioni e comportamenti di imporre un cambiamento di rotta. Tanto urgente da doversi realizzare in un arco temporale breve, che, secondo l’IPCC, non può andare oltre i prossimi quindici anni.
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Trivellazioni nel bolognese: troppo silenzio sulla ricerca del gas

Trivellazioni
Trivellazioni
di Massimo Corsini

Ancora non lo sanno, ma i cittadini di Galliera, San Pietro in Casale e Malalbergo, hanno ricevuto un regalo di Natale. Il 23 dicembre scorso è stato pubblicato sull’albo pretorio la richiesta di V.I.A. (la famosa valutazione di impatto ambientale) da parte della società australiana Po Valley operante nel settore della ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, relativa all’autorizzazione per la messa in produzione di un pozzo di gas in località Sant’Alberto a San Pietro in Casale.

Sono stati informati anche i comuni di Galliera e Malalbergo perché territori confinanti al pozzo d’estrazione. Inutile dire che il regalo non è piaciuto ai pochissimi che sono venuti al corrente della faccenda, quelli che si informano, i soliti rompiscatole dei comitati cittadini, quelli della sindrome di “Nimby” (“not in my back yard”). D’altra parte, sembra che dall’ormai lontana data di pubblicazione, i comuni interessati si siano spesi un po’ poco per informare i propri concittadini della prossima eventuale attività estrattiva (e solo alla fine di questo mese hanno espresso il loro parere in merito, negativo ovviamente).

È vero che con il decreto “Sblocca Italia” le competenze di autorizzazione sono state tolte agli enti locali, Regioni e Comuni, per passare al governo, ma sono pur sempre gli enti locali stessi che devono esercitare una funzione referenziale imprescindibile per il governo a tutela del territorio. A maggior ragione in una Regione come l’Emilia Romagna che proprio tre anni fa, nel 2012, è stata sconvolta da un terremoto fino ad allora ritenuto improbabile e a causa del quale, in seguito alle polemiche successive al lavoro della commissione Ichese sulla possibilità di eventuali legami causa effetto tra attività sismica ed estrazioni di idrocarburi, è stata fatta una moratoria in nome del principio di precauzione tanto caro all’Unione Europea in materia ambientale (l’allora governatore Vasco Errani, prima di essere costretto alle dimissioni per altre note vicende, fu investito da non poche polemiche per aver tenuto nascosto in un cassetto il sopracitato rapporto).
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Ucraina - Foto di barbadillo.it

Ucraina ed Europa senza pace. Storie di energia fossile e nucleare

di Mario Agostinelli

Continua a stupirmi una lettura episodica di eventi manifestamente collegati al modello energetico fondato sulle fonti fossili e la concentrazione degli impianti di produzione. E mi inquieta la scarsa propensione dei media nel collegare eventi distruttivi e guerre a questo stesso modello e agli interessi delle corporation che lo alimentano.

Geopolitica contro biosfera: ecco il nodo del conflitto tra fossili e rinnovabili; guerre contro relazioni e comportamenti sostenibili; controllo dell’informazione contro pluralismo e democrazia. Queste evidenze vengono raramente portate alla luce. Perciò, questa volta metto in fila qui tre storie diverse, che però hanno in comune la volontà dei governi e dell’establishment economico di rimanere ancorati all’attuale sistema di consumo e produzione di energia.

1. Il gas che attizza i roghi di Kiev

Torneremo a vivere in un continente che – come mezzo secolo fa – era metà sotto il tallone degli Usa e metà sotto quello dell’Unione Sovietica? Saranno ancora le armi ospitate sul suo territorio a segnare il ruolo subalterno dell’Europa tra i contendenti? La tragedia ucraina viene proposta in termini geopolitici non convincenti: l’Ucraina aderirà alla “democratica” Unione Europea o manterrà legami con il “dispotico” impero russo? È vero che i confini della moderna Ucraina contengono una crepa Est-Ovest, che è linguistica, religiosa, economica e culturale.
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Hera e la cattiva strada delle multiutility

Heradi Vincenzo Comito

Hera spa è un’azienda con sede sociale a Bologna, nata nel 2002 dalla fusione di 12 aziende municipalizzate operanti in Emilia Romagna; è attiva della distribuzione del gas, dell’acqua, dell’energia e nello smaltimento dei rifiuti in Emilia Romagna e nelle Marche, ma si sta espandendo anche al di fuori di queste regioni. Azionisti di riferimento sono un numero rilevante di comuni. Partecipano al capitale anche delle entità esterne, quali Lazard Asset Management, Carimonte Holding, Gsgr srl., ecc. Dovrebbe presto diventare socia la Cassa Depositi e Prestiti, che acquisirà il 6% del capitale complessivo.

I ricavi della società, che erano stati pari a circa 1,1 miliardi di euro nel 2002, sono saliti sino ai 4,1 miliardi del 2011. Il tasso di crescita medio annuo della cifra d’affari si colloca nel periodo intorno al 16,2%. I dati del 2012 vedono una ulteriore crescita sino a 4,5 miliardi, con un incremento del 9,4% sull’anno precedente.

Dal 1° gennaio 2013 la società AcegasAps, che concentra la sua attività sulle aree di Padova e di Trieste, è entrata a far parte del gruppo. La cifra d’affari di Hera per il 2012, se considerassimo nel conto anche tale nuova struttura, dovrebbe superare i 5 miliardi. In prospettiva, essa potrebbe diventare ancora più rilevante con la ventilata, ipotetica, fusione con Iren spa, un altro complesso di grandi proporzioni. Nel 2011 l’energia elettrica rappresentava il 35,1% del totale della cifra d’affari, il gas il 33,0%, l’acqua il 13,2%, l’ambiente il 16,4%; gli altri servizi raccoglievano il residuo 2,2%.
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Zic.it: Hera-Acegas, la protesta blocca il consiglio comunale a Bologna

Da Zic.it, Hera-Acegas, la protesta blocca il Consiglio comunale: Lavori già sospesi due volte da decine di manifestanti, che protestano contro la fusione tra le multiutility. Il palazzo del Comune era presidiato dalla Polizia fin dalla mattina. Alcune decine di persone, armate di striscioni e cartelli, pochi minuti fa hanno bloccato i lavori del Consiglio […]

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