1980, la strage di Bologna tra passato e presente

di Riccardo Lenzi La vigilia di Natale del 1979 le truppe sovietiche avevano invaso l’Afghanistan, un’occupazione che sarebbe durata fino all’inizio del 1989. La resistenza afghana sarà sostenuta dagli Usa e arruolerà anche volontari islamici provenienti da vari paesi arabi. Dal maggio ’79 il primo ministro del Regno Unito è Margaret Thatcher, alla quale verrà […]

Terra e futuro, solo una rivoluzione ci salverà

di Guido Viale Nella ricorrenza «giornata della Terra» è un passo avanti che il movimento Friday for future abbia posto all’ordine del giorno il tema dei cambiamenti climatici prossimi a una deriva irreversibile e catastrofica. Il movimento, cresciuto intorno alle comparse mediatiche di Greta Thunberg, insieme al più recente Extinction Rebellion, hanno posto all’ordine del […]

La lunga guerra dei 30 anni che inventa il Tav

di Guido Viale

Come mai un moscerino come il Tav (“ma è solo un treno!” diceva Bersani) è diventato un elefante intorno a cui si giocano le sorti di governo, sviluppo, benessere e buon nome della nazione? Difficile capirlo da giornali e Tv. Sono tutti in mano all’Union sacrée SìTav tra Meloni, Salvini, Zingaretti e Berlusconi; più Confindustria, sindacati, bocconiani e madamine. Un’Unione sacra si fa per andare in guerra; e infatti, sul Tav Torino-Lione c’è una guerra dei Trent’anni: dai ’90 del secolo scorso a oggi.

Tre precisazioni: il Tav è un treno; così lo chiamano i valsusini, i loro amici e i documenti tecnici, che loro conoscono bene; la Tav lo dicono invece i suoi supporter, per mancanza di rapporti sia con i valligiani che con i documenti tecnici. Poi il Tav Torino-Lione non è un treno ad alta velocità, ma ad alta capacità, per il trasporto di merci e, in subordine, passeggeri: ma alla velocità di convogli merci lunghi un chilometro e con 2000 tonnellate di carico.

Eppure, tra i giornalisti di Repubblica c’è chi sostiene che i 5Stelle non vogliono “la Tav” perché sono contro la velocità, cifra irrinunciabile della modernità. Infine, il Tav Torino-Lione non è solo una galleria di 57 chilometri, cuore di quella guerra: è anche la tratta dalla galleria a Lione, che non sarà progettata prima del 2038 né realizzata prima del 2050, rendendo del tutto inutile la galleria superveloce, se mai verrà ultimata prima; e la tratta verso Torino, che non si sa ancora da dove dovrebbe passare. Effetto analogo: rende inutile la galleria.
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Due appuntamenti per il clima: la riscossa internazionale dei giovanissimi

di Sergio Sinigaglia

Venerdì prossimo, 15 marzo, decine di città europee e non solo, vedranno scendere in piazza migliaia di giovani in occasione dello sciopero internazionale per il clima. Una settimana dopo, sabato 23, a Roma si terrà una grande manifestazione nazionale sugli stessi contenuti e contro le grandi opere. Due appuntamenti rilevanti che rilanciano alla grande il movimento socioecoambientalista.

In particolare la giornata del 15 assume una importanza notevole. L’aspetto sicuramente centrale, come hanno evidenziato molti commenti, è certamente il protagonismo di una nuova generazione, i cosiddetti “millennials” che finalmente sembrano aver rotto gli indugi e intendono prendere nelle proprie mani il loro destino. Dopo il movimento altermondialista, quello di “occupy” e degli indignados, una nuova leva, fatta di giovanissimi, assume rilievo internazionale.

Soprattutto stravolge una visione del tempo ormai da anni appiattita su un infinito presente, con l’annullamento della memoria del passato e ancora di più di qualunque progettualità futura. E infatti proprio sul futuro del nostro pianeta è impostata l’analisi e l’attenzione del nuovo movimento. In completa sintonia con il “principio responsabilità” di Hans Jonas, questi giovanissimi mettono al centro del loro agire politico la denuncia del vicolo cieco in cui il Sistema sta conducendo la nostra e le altre specie viventi.
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Karl Marx impigliato nel futuro

di Benedetto Vecchi

Due secoli separano il presente dall’anno di nascita di Karl Marx. In termini di anni (duecento), l’immagine evocata è quella di un uomo e di un’opera di altri tempi, ottocentesca. Eppure la sua critica all’economia politica, la sua antropologia filosofica, la sua militanza politica hanno condizionato gran parte del Novecento. Era quindi prevedibile che studiosi – marxisti e non solo – facessero i conti con la sua eredità teorica. Molte sono state le pubblicazioni dedicate al Moro. Difficile individuarne contorni netti, tuttavia. Ne esce semmai una costellazione tematica, talvolta sfuggente.

In primo luogo, emergono quelli che David Harvey ha chiamato i «punti di stress» dell’opera marxiana. La teoria del valore lavoro, la distinzione tra lavoro produttivo e improduttivo, la definizione della necessità di una organizzazione politica che valorizzasse l’autonomia della classe operaia. La polarità tra una tendenza globale del capitale (la formazione di un mercato mondiale, o per usare una espressione di Etienne Balibar di «capitalismo assoluto») e una «nazionalizzazione» della base economica del capitalismo stesso.
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Cronaca dal futuro: accadde il cinque marzo duemiladiciotto

di Sergio Caserta

È il cinque marzo duemiladiciotto, terminati gli scrutini delle elezioni politiche sono noti i risultati: il centrodestra (meglio dire la multiforme destra) ha vinto come previsto le elezioni sfiorando il quaranta per cento, il movimento cinque stelle si conferma primo partito con il venticinque per cento ma accusa il colpo dei disastri in cui si è imbattuto, tra notizie vere e gonfiate di irregolarità che hanno fortemente nuociuto all’immagine di forza antisistema, il Pd come previsto si ferma al ventun per cento un risultato clamorosamente negativo ma atteso, con la coalizione tocca il ventisei per cento.

Renzi infatti si affretta a gettare la colpa sugli “scissionisti” che hanno determinato l’arretramento che senza loro non ci sarebbe stato ( motivo per cui non si dimette anche se ormai è un’anatra più che zoppa). Liberi e Uguali infatti raggiunge un appena dignitoso sei per cento che è il “minimo sindacale” ma certo non costituisce un risultato utile per poter incidere sugli equilibri nazionali, si tratta di ricominciare veramente dal basso. Potere al popolo supera le previsioni dei sondaggi che li volevano all’un per cento e sfiora il quorum fermandosi ad un ottimo e inutile duevirgolaotto per cento, grande soddisfazione morale, in realtà un’altra debacle per la sinistra-sinistra.

Cosi si va verso il quarto governo Berlusconi ottuagenario che nel frattempo ha ottenuto il via libera dalla Corte di giustizia europea che gli restituisce i diritti politici passivi di eleggibilità. Tutti questi dati sono viziati da un risultato di partecipazione al voto a dir poco allarmante, ha votato infatti il quarantotto per cento degli eventi diritto, mai una percentuale cosi bassa, ma comunque non inficia l’esito delle elezioni per la cui validità, a differenza che per i referendum, non è previsto un quorum di votanti, a riprova della scarsa qualità e coerenza della nostra democrazia.
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Campagna elettorale: la prevalenza del Viperetta o la rinuncia al futuro

di Luigi Ambrosio

Con l’annuncio di candidatura nelle fila centriste della galassia berlusconiana del presidente della Lazio, Claudio “famo ‘sta sceneggiata” Lotito e del presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, il mitico Viperetta reso celebre dall’imitazione di Maurizio Crozza, la campagna elettorale iniziata da appena una settimana potrebbe chiudersi qui.

Quantomeno dal punto di vista dello spettacolo. O meglio, c’è da sperarlo che si chiuda qui, dal punto di vista dello spettacolo. A fronte di un Paese attraversato da pulsioni pericolose, quali la rabbia, il risentimento, la paura, a fronte delle esistenze sempre più precarie, a fenomeni di portata storica come quello dell’immigrazione che necessitano di pensiero e di politiche capaci di guidare il cambiamento, a fronte di una società che invecchia e a una marginalizzazione progressiva rispetto al resto del mondo, la politica dovrebbe essere capace di proporre visioni alte, inclusive, proiettate nel futuro, immaginando l’Italia nel contesto europeo e mondiale quantomeno nel medio periodo, quantomeno nei prossimi dieci, venti, trent’anni.

Invece no. Invece ha prevalso il brevissimo periodo, fino a questo momento. Il mettere in tasca qualche soldo alle persone. Sia chiaro, il problema non sono le proposte in quanto tali che in sé potrebbero essere perfino ottime. Il problema è che non si vede il disegno complessivo entro cui si collocano. I protagonisti della campagna elettorale rinunciano a comunicarlo, a proporlo agli italiani. Viene il sospetto che il disegno complessivo non sia contemplato.
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La scuola oggi: per quale futuro?

di Silvia R. Lolli

Apprendiamo che il 13 ottobre 2017 ci sarà una manifestazione, sciopero nazionale, degli studenti, contro l'”ASL-alternanza scuola-lavoro”. Si potrebbe dire: “l’Unione degli studenti riprende come ogni anno a manifestare all’inizio della scuola, è ormai una consuetudine…”. Forse però oggi, a distanza di tre anni dalla L. 107/15, ci sono tutti i requisiti perché gli studenti possano prendere coscienza delle falsità che si stanno dicendo circa il loro futuro.

Quando se ne parla non si analizza MAI il possibile, nuovo paradigma del lavoro per la società non solo del futuro, ma anche dell’attuale. Sono incontri normalmente dedicati alle “passerelle” dei politici o alle lezioni trite e ritrite dei formatori di turno. Poche le novità nei linguaggi e nei concetti comunicati.

Il 13 dovremmo capire se la partecipazione sarà consapevole e diversa rispetto alla provenienza degli studenti: ci sarà la stessa critica fra gli allievi dei tecnici e professionali e quelli dei licei? Crediamo che motivi per manifestare i giovani ne abbiano; come leggiamo dal sito dell’associazione, il problema è il loro futuro; lo esprimono con una domanda eloquente: “ci rubano il futuro?”

A chi è più vecchio viene rubato uno scampolo di futuro, mentre ai giovani se sta rubando uno molto più grande: è dovuto all’incertezza che oggi sembra attanagliare tutti. Forse non abbiamo solo gli anticorpi per affrontare questo tempo? Certo l’incertezza di un sistema scolastico capace di promuovere solo Non c’è capacità di immaginare il futuro, come non c’è stata e non c’è la capacità di riflettere, discutere e criticare da parte degli addetti ai lavori la L.107/15. Una propaganda politica fuorviante, e dobbiamo ricordarlo incostituzionale perché poco rappresentativa, ne ha permesso l’applicazione stentata, confusa che cambia la scuola nel modo peggiore.
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Il mondo al tempo dei quanti: perché il futuro non è più quello di una volta

di PierLuigi Albini

Quando nel marzo dell’anno scorso Mario presentò qui a Pentatonic un primo schema di quello che sarebbe poi diventato un libro scritto con Debora Rizzuto, il titolo era Connessi ma lontani. Quanti e relatività: istruzioni per la politica. Ora il libro, uscito verso la fine del 2016, con la prefazione dei due fisici Gianni Mattioli e Massimo Scalia e con la postfazione del politologo Giorgio Galli, ha un titolo diverso, che nel testo non fa sconti alla politica, ma che appare di più ampio respiro e coinvolgente non la sola politica: “Il mondo al tempo dei quanti”. Perché il futuro non è più quello di una volta.

Un libro insolito – è stato notato – e anche ambizioso, perché l’argomento è di una tale vastità e complessità, e ha così tante e tali implicazioni, anche pratiche, che potremmo definirlo come un lievito destinato a crescere, da nutrire con apporti multipli e con riflessioni e approfondimenti ulteriori. Non a caso, nel corso di altre presentazioni del libro, si è detto che questo testo potrebbe essere la base di partenza di un possibile laboratorio partecipato. Personalmente, mi auguro che questo auspicio diventi realtà.
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L’Emilia Romagna tra storia e futuro: in libro del Mulino sulle politiche regionali

Tra storia e futuro. Politiche per una regione smart
Tra storia e futuro. Politiche per una regione smart
di Vittorio Capecchi, Sergio Caserta e Angiolo Tavanti

Si tratta di una ricerca sulle trasformazioni dell’economia in Emilia Romagna realizzata dalla Associazione Valore Lavoro di Bologna (il cui presidente è Angiolo Tavanti) con il finanziamento dell’Assessorato alle attività produttive della Regione Emilia Romagna basata un campione di interviste qualitative per realizzare una ricerca azione avente due obiettivi:

  • a) capire quale può essere una adeguata politica regionale per realizzare in Emilia Romagna una regione “intelligente, ecocompatibile e inclusiva”;
  • b) individuare i nuovi cluster di imprese che si aggiungono a quelli che da più anni hanno successo in questa regione e capire come questi cluster stanno affrontando la più grave crisi economica dal dopoguerra.

Per raggiungere i due obiettivi della ricerca sono state fatte:

  • a) interviste a protagonisti di politiche regionali considerando tre gruppi di attori: attori che hanno risposto alla crisi dal basso (come i Fab Lab, aggregazioni di imprese per territorio o per specializzazione…); attori intermedi (associazioni imprenditoriali e sindacali, enti locali, centri di ricerca e formazione… ); attori regionali (Assessorati regionali, Ervet, Aster, responsabili regionali di associazioni imprenditoriali e sindacali..);
  • b) interviste a imprese che rappresentano l’intreccio tra storia e futuro nelle diverse direzioni della innovazione tecnologica.

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