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Proprietà collettiva: l’originale e le imitazioni. Una replica a Norma Rangeri

di Guido Ambrosino (Berlino), Giuliana Beltrame (Padova), Sergio Caserta, Mauro Chiodarelli (Bologna), Marco Ligas (Cagliari), Lidia Menapace (Bolzano) e Daniele Barbieri (Imola)

Cara Norma,

in un editoriale del 20 febbraio (La testata dura del manifesto) inviti “le care lettrici e i cari lettori” a prepararsi a sottoscrivere per un progetto di “proprietà collettiva” della testata, e metti in guardia dalle “imitazioni”. A noi sembra invece che proprio il tuo progetto sia un’imitazione o, peggio, ricorra all’etichetta di “proprietà collettiva” per camuffare una sostanziale privatizzazione della testata: il suo passaggio in forma esclusiva, e escludente, al gruppo che ora gestisce il giornale.

Il tuo “noi”, il soggetto collettivo che aspira a diventare padrone della testata (non “tornare” a esserlo, perché non l’ha mai posseduta prima) è la cooperativa “il nuovo manifesto”, ovvero una cerchia di 10 + x persone. Dieci erano i soci al momento della costituzione il 18 febbraio. Il loro numero potrà crescere fino a qualche decina. Certo dovrà essere sostanzialmente inferiore ai 67 soci con cui si è sciolta a dicembre la vecchia cooperativa editrice in fallimento, schiacciata dal peso di un personale sovradimensionato rispetto alle vendite. Insomma un collettivo di produttori, giornalisti e poligrafici, di qualche decina di persone.

La prima cooperativa editrice nel 1994 aveva accettato di condividere la proprietà della testata, nell’ambito della “manifesto Spa”, con più di seimila azionisti, nostri lettori-sostenitori. Rispetto alla situazione precedente, il tuo progetto restringe radicalmente l’area coinvolta nella proprietà: priva i seimila azionisti della Spa (anch’essa prossima alla liquidazione) anche della loro partecipazione di minoranza, priva di ogni influenza giornalisti e collaboratori dissidenti (o comunque “eccedenti”).

Tesseramento dell’Associazione “il manifesto in rete”: sabato la cena nella notte pre-elettorale

La notte prima delle elezioni

L’Associazione il manifesto in rete parte ufficialmente con l’apertura della sua campagna di tesseramento. In parallelo chiacchiere e tagliatelle aspettando il governo che verrà. L’appuntamento è dunque per sabato 23 febbraio 2013 alle ore 20.30 presso il centro Sociale Ricreativo Rosa Marchi, via Pietro Nenni 11. Partecipano Gabriele Polo (giornalista) e Michele Cosentini (satirista).

Assemblea dei circoli del Manifesto: un progetto d’informazione per ricostruire la sinistra

Assemblea circoli del Manifesto

di Sergio Caserta

Sabato 16 febbraio a Bologna si è tenuta la riunione dei circoli, dei giornalisti e collaboratori del Manifesto, dopo l’assemblea del 4 novembre a Roma; all’ordine del giorno la proposta di realizzare un progetto editoriale on line per sviluppare l’esperienza dei siti e dei blog dei circoli già attivi in alcune realtà.

All’incontro hanno partecipato i rappresentanti dei circoli, Ivano Di Cerbo e Marco Luzzatto di Roma, Beniamino Grandi di Modena, Giuliana Beltrame e Roberto Verdi di Padova, Marcello Madau per il circolo sardo, Daniele Leardini, Bruno e Viola Borghini di Rimini, Enrico Stagni e Antonella Raddi del circolo di Udine, Daniele Barbieri di Imola, Roberto Frey e Daniele Dubbini di Ancona, Felice Doria di Treviso, Vincenzo Fuschin di Ravenna, Michele Fumagallo del circolo di Avellino ha inviato un intervento scritto, inoltre sono intervenuti in collegamento Skype, Andrea Palladino per il sito Manifestiamo e Guido Ambrosino da Berlino, numerose compagne e compagni del circolo di Bologna. Per i giornalisti erano presenti Valentino Parlato, Angela Pascucci, Roberto Tesi, Loris Campetti, Angelo Mastrandrea, Tiziana Ferri, Alessandra Fava, Silvio Messinetti, Claudio Magliulo e Leonardo Tancredi.

Si è svolto un lungo e intenso dibattito sulla situazione di difficoltà del giornale,sul suo svuotamento di idee, persone e progetto, sulle gravi divisioni prodotte per le scelte compiute dall’attuale direzione, nel corpo redazionale, nel collettivo e con i collaboratori, tra il giornale e la rete di circoli e sostenitori con la conseguenza di ancor più incerte prospettive.

Tutti gli interventi hanno concordato, pur nell’articolazione di opinioni e senza nascondere le differenze esistenti, sulla necessità di non disperdere l’esperienza di cooperazione e d’impegno del mondo del Manifesto, per un’informazione militante che recuperi il meglio della tradizione del giornale, guardando al futuro, per costruire il progetto di un organo d’informazione politico culturale, attraverso la partecipazione delle migliori e più ampie risorse intellettuali, politiche e professionali.

Valentino Parlato e “Il manifesto” che rinasce

La rivoluzione non russadi Alberto Sebastiani

“Il manifesto” non deve morire. Quindi, secondo Valentino Parlato e tanti lettori, serve un nuovo piano editoriale, raccogliere fondi, acquistare la testata e ripartire, magari non come quotidiano, magari come settimanale, o in altra forma, ma ripartire. Parlato ha lasciato “Il manifesto” (era tra i fondatori del gruppo nel 1969, con Rossana Rossanda, Lucio Magri e Luigi Pintor) nel dicembre scorso, perché in disaccordo con il piano di rilancio dell’attuale redazione, ma non sembra avere alcuna intenzione di abbandonare la lotta per il “suo” quotidiano. Sa che ha avuto tante crisi, e che stavolta è davvero brutta, ma «siamo come Anteo: ogni volta che cade a terra riprende forza», dice alla Libreria Irnerio Ubik, giovedì scorso, presentando La rivoluzione non russa. Quarant’anni di storia del Manifesto, a cura di Giancarlo Greco (Manni). Un libro che racconta dall’interno, tra riflessioni e articoli, com’è nata e come si è consolidata l’idea di un quotidiano comunista e pacifista, i cui editoriali e prime pagine hanno fatto storia.

Ma del passato si è parlato poco, perché il presente incombe. Così la presentazione, introdotta da Leonardo Tancredi del Circolo “Il manifesto” di Bologna, diventa un’assemblea, il racconto di un nuovo orizzonte possibile per il quotidiano comunista che nel 2013 compirebbe 42 anni, liquidatori permettendo. Parlato ne discute a Bologna perché qui c’è un terreno fertile. Da quando si è aperta la crisi del giornale il Circolo organizza incontri, cene di autofinanziamento e pensa alla costruzione di un soggetto collettivo per acquistare la testata dai liquidatori, evitare il pericolo di farla passare a privati, e gestire il rilancio. Con altre realtà nazionali ha istituito l’associazione “Il manifesto in rete”, e ora sostiene l’idea di una proprietà collettiva di lettori, Circoli del Manifesto e giornalisti, «iniziativa – dice Sergio Caserta del Circolo bolognese – che ha il sostegno di firme storiche della testata come la Rossanda, Loris Campetti, Angela Pascucci, Galapagos, Marco D’Eramo, Marina Forti, Gabriele Polo, Angelo Mastrandrea, Astrit Dakli e i collaboratori legati al sito “Manifestiamoci”».

Il manifesto 2: vai avanti che mi vien da ridere

Il Manifestodi Cinzia Gubbini, giornalista del manifesto in cig a zero ore

La nuova cooperativa del manifesto, nata il 1 gennaio sulle ceneri della coop che editava da 41 anni l’unico quotidiano comunista italiano, sta facendo i primi passi. Ed ecco arrivare i primi contratti: cinque per ora, a cinque giornalisti come prevede la legge sull’editoria. Ma anche in questo caso le polemiche non mancano, nonostante l’abbandono del campo da parte di ben 22 ex dipendenti su 67, nei fatti tra i più “riottosi” e critici nei confronti della direzione di Norma Rangeri. A questi vanno aggiunti alcuni “pensionati” – molte firme storiche – che in polemica con il nuovo corso hanno interrotto ogni collaborazione.

L’ultima assemblea (la prima della nuova coop) è finita con gente che ha sbattuto la porta. Motivo: la cooperativa dice addio all’egualitarismo salariale tra giornalisti e poligrafici, e inaugura la “normalizzazione” per i giornalisti, che entrano a tutti gli effetti nel regime del contratto nazionale. Quindi non si guadagneranno più come paga base 1.200 euro (calibrata sullo stipendio di un metalmeccanico, decisione del ’71). Verrà invece rispettato il contratto dei giornalisti, che prevede ben altri stipendi. I giornalisti assunti a tempo indeterminato godranno, sulla carta, di uno stipendio di circa 1900 euro.

Il futuro del Manifesto: un settimanale per il 2013

Il futuro del manifesto

Il futuro del manifesto

di Daniele Barbieri

Ogni tanto sogno. Oppure entro – versione fantascientifica – in qualche universo parallelo dove la storia si è biforcata e ci sono piccole differenze: a esempio Pio Laghi si pente pubblicamente prima di morire oppure io salvo uno dei Giovanardi dall’annegamento e lui diventa anti-proibizionista. Ne ho narrato qui in blog sotto il titolo «Il cuscino della notte».

Mi è ricapitato di nuovo. Oggi nella posta ho trovato un messaggio dal futuro cioè datato martedì 19 marzo 2013. Mi arriva dalla redazione de «il manifesto (settimanale)» e ha tutta l’aria di essere l’editoriale: molto concreto perché, immagino io, una più complessa analisi – la «dichiarazione di intenti» – sta all’interno.

Forse voi preferite pensare che ‘sta roba l’abbia scritto io (in trance?) o che si tratti di uno scherzo. Io altro non so dirvi ma tutto è possibile: vedremo, in fondo il 19 marzo è vicino. Ecco il testo ricevuto.

Il futuro del Manifesto: 40 anni di storia giunti alla fine

Il futuro del Manifesto

Il futuro del Manifesto

di Marina Forti

la scena di “colloquio” descritto da Tiziana Ferri è terribile. Tutta la mia solidarietà. Questo, e la segretezza che circonda perfino i nomi dei primi soci della nuova cooperativa, e la scelta di chiudere il sito (insensato) e il “delicato” gesto di toglierti accesso alla pagina Facebook… Tutto purtroppo mi conferma la natura del “nuovo manifesto”. E mi conferma che 40 anni di storia collettiva sono finiti.

Sta a noi voltare pagina, pensare altro, anche se non si chiamerà più allo stesso modo.

Il futuro del Manifesto: attendiamo informazioni sulla nuova cooperativa

di Doriana Ricci

Cara Tiziana,

ci tengo a manifestarti pubblicamente tutta la mia solidarietà e vicinanza per quello che ti è accaduto. Se c’è una persona che una cooperativa editoriale di sani di mente avrebbe dovuto tenere in organico, quella sei proprio tu. È evidente quindi il criterio che stanno usando per la selezione del personale, perché continuare a dire che non ne hanno uno?

Approfitto per chiedere a tutti: quando verremo informati sui componenti della nuova coop? Com’è andata a finire l’informazione sulla nostra posizione creditoria (stipendi maturati e tfr) tanto urgente? Vi informo che ho telefonato a Benedetto per dargli la mia disponibilità a venire al giornale per fare io questo lavoro di info – che andrebbe fatto solo tramite mail personali – subito dopo aver ricevuto l’email Urgente sua e di Carlo. Ma Benedetto mi ha risposto che sta ancora aspettando l’elenco e che mi avrebbe richiamata, cosa che non ha ancora fatto, neanche per dirmi: grazie non serve…

Che vuol dire che verrà chiuso il sito? Non ci sarà più il giornale on line? Cari Cdr e Rsu, non dovreste darci qualche informazione in più? O non siete più i nostri rappresentanti sindacali e dobbiamo considerarvi scaduti?

Il futuro del Manifesto: un miracolo fasullo

Il Manifestodi Daniele Barbieri

Sulla prima pagina del manifesto il 29 dicembre viene annunciato, con un articolo breve e incomprensibile, nientemeno che un “miracolo”. Si legge che “il ministero dello sviluppo ha autorizzato ieri ufficialmente l’affitto del giornale alla nuova cooperativa. È un contratto che allontana, almeno per qualche tempo, l’urgenza della vendita della testata”. Illogico e loffio. Ma siccome bisogna essere buoni, mi son detto: “domani spiegano tutto”.

Invece il 30 dicembre neanche un rigo. “Segreti e bugie” come nel titolo di un famoso film inglese. Per me è evidente che il manifesto per come lo conoscevo, con i suoi pregi e con i suoi difetti, è morto (sto parafrasando un famoso editoriale di Luigi Pintor che annunciava: “La sinistra italiana, per come la conoscevamo, è morta”).

Dal 2013 il quotidiano in edicola sarà, almeno per me, un’altra cosa da quello che (ripeto: con i suoi pregi e i suoi difetti) mi ha accompagnato per anni. Sarà possibile – e come? e quando? con chi? – far nascere un nuovo manifesto? Se la discussione vi interessa segnalo soprattutto il sito del circolo bolognese, cioè che è molto ricco (anche d’altro). Da parte mia continuo a credere ai versi di Bertolt Brecht: “Il mondo si muove se noi ci muoviamo / si muta se noi ci facciamo nuovi”.

Il futuro del Manifesto: hanno vinto i numeri, non la politica

di Giuliana Palombi

Cara Tiziana, condivido la tua amarezza e il tuo sconcerto per queste ultime tristi vicende al manifesto e per come alcuni di noi, a prescindere dall’anzianità professionale, sono stati liquidati senza molti di giri di parole e una firma su di un modulo (niente di personale nei confronti di chi ha fatto i colloqui, sia chiaro). Pensare che tutto ciò sia avvenuto proprio al manifesto fa venire i brividi. Ma tant’è.

D’altronde compagni/e ben più blasonati di noi sono stati congedati senza tanti convenevoli, quindi di cosa meravigliarsi? Detto ciò, sai com’è andata a finire, secondo me? Che al giornale ha vinto il più forte, non il più forte politicamente, ma il più forte numericamente. Alla fine, quello che è contato sono stati i rapporti di forza e il trovarsi nei posti chiave della macchina redazionale (il famoso slogan “il giornale è di chi lo fa”). Tutto qua. L’idea di quello che sarà il nuovo manifesto resta oscura ai più e forse anche a chi lo farà.