Venti di crisi: le difficoltà di Coop Alleanza 3.0

di Roberto Vezzelli, aderente a Modena Volta Pagina, cooperatore per 45 anni, già presidente di Legacoop Modena e di cooperative di produzione e lavoro

La notizia apparsa in questi giorni inerente al processo di riorganizzazione-ristrutturazione avviato nella grande cooperativa di consumo Coop Alleanza 3.0 (dichiarati oltre 754 esuberi di impiegati) la rimette, dopo la comunicazione dei risultati del bilancio 2017, sotto i riflettori e sotto l’attenzione dei portatori di interesse dei territori ove essa opera. Coop Alleanza 3.0, nata dalla fusione delle tre cooperative di consumo emiliane di Modena-Ferrara, Reggio Emilia e Bologna sta faticando pesantemente nella gestione industriale.

Essa ha realizzato pesanti perdite nel 2017. Coop Alleanza 3.0 non è riuscita a controbilanciare e neutralizzare le difficoltà gestionali attraverso la leva finanziaria creata dalla forbice tra incassi e pagamenti e dai risultati derivanti dall’uso del grande prestito da soci, situato sui libretti individuali, utilizzando il differenziale tra quanto riconosciuto come interesse ai soci prestatori e quanto ricavato dal suo investimento in attività finanziarie.

Tale leva finanziaria ha avuto ed ha un ruolo decisivo nel supportare i risultati economici complessivi dei bilanci annuali della cooperativa ed è un suo elemento positivamente distintivo. La integrazione tra le tre cooperative precedenti, a suo tempo avvenuta e sostenuta con grande enfasi comunicativa, non evidenziava elementi importanti di innovazione del modello imprenditoriale e di gestione industriale ma è apparsa una “sommatoria” in continuità di gestione, senza indicare come affrontare i nodi e le criticità che integrazioni tra imprese di quel genere e di quella dimensione inevitabilmente propongono.
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Modena: inaccettabili le modalità per fondere due ospedali

Ospedali e sanità
Ospedali e sanità
di Gianluigi Trianni, igienista e medico sanità pubblica, l’Altra Emilia Romagna

Gentile Direttore,
già nel 2010 (…) intervenendo nel dibattito sul PAL (Piano Attuativo Locale) della Provincia di Modena sostenni la necessità dell’accorpamento di “Baggiovara” all’/nell’AOU Policlinico di Modena.

Sarebbe l’unica cosa positiva fatta a Modena in tema di politica “ospedaliera” dagli anni ’80, dopo l'”errore Baggiovara” commesso dal centrosinistra modenese e regionale, con il sostegno di sindacati confederali e (medici) autonomi e la complice non decisa opposizione del centrodestra e di una UniMore, votata ad un opportunismo politico istituzionale “inutile alla buona sanità ed alla buona università”, ed alla cui attuazione e “giustificazione” tecnica parteciparono sia l’attuale assessore regionale Venturi che buona parte del suo attuale quadro dirigenziale in regione ed a Modena.

Oggi, alla luce della relazione del nucleo tecnico sul progetto sperimentale “di gestione unica” presentata a Modena, a maggior ragione sostengo che non solo è necessario ma che è anche doveroso tale “accorpamento”, (che definire “unificazione gestionale” è riduttivo ed errato poiché in realtà non si tratta semplicemente di unificare la gestione ma di fondere, ridefinendone, adeguandone e potenziandone l’organizzazione, dei due ospedali della città entrambi sede di attività universitarie (.) in un unico ospedale anche universitario su due sedi).
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