La campagna elettorale nel nordest anticipa il futuro dell’Italia

di Annalisa Camilli

“Quando pareva vinta Roma antica, sorse l’invitta decima legione, vinse sul campo il barbaro nemico, Roma riebbe pace con onore”. Le parole della marcetta della decima flottiglia Mas – un corpo militare della Repubblica sociale italiana (Rsi) – sono scandite da una trentina di reduci e simpatizzanti: sono tutti avanti con l’età e sono venuti nel municipio di Gorizia per celebrare il 73° anniversario della battaglia di Tarnova della Selva contro l’esercito jugoslavo. È la prima volta che gli è concesso entrare nella sala della giunta comunale.

È il 20 gennaio, un sabato mattina: è freddo, ma c’è il sole. Un gruppo di militanti di CasaPound in picchetto sotto al municipio è venuto a sostenere quelli della Decima Mas, mentre un centinaio di antifascisti che protestano contro l’evento sono tenuti a distanza dalle forze dell’ordine. “Onore a chi non ha tradito”, c’è scritto in fasciofont sullo striscione tenuto da alcuni ragazzi di CasaPound.

I cappelli grigioverdi da combattenti calzati sulla testa e in mano i vessilli dell’Rsi: una bandiera con al centro un’aquila che artiglia un fascio, all’apice un fiocco azzurro, il colore della Decima Mas. I reduci del battaglione fascista che collaborò con la Germania nazista sono accolti nel municipio di Gorizia dal consigliere di Forza Italia Fabio Gentile, famoso perché risponde all’appello del consiglio comunale alla maniera fascista: alzando il braccio destro.
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Regeni no, i fascisti sì: un oltraggio alla dignità dell’uomo e alla civiltà

Striscione per Regeni tolto da Trieste
Striscione per Regeni tolto da Trieste

di Claudio Cossu

Aveva già iniziato, qualche tempo addietro, Roberto Di Piazza, quando rivestiva il ruolo istituzionale di sindaco di Muggia (Trieste), con la sua politica goffa di regressione antistorica e avverso la dignità dell’uomo. Mal consigliato certamente, intendeva allora dedicare uno spazio di quella cittadina a Niccolò Giani, fondatore e “maestro” di mistica fascista negli anni “30”, nonché violento antisemita. Morto in Albania per il duce nel 1941.

L’operazione non gli riuscì per la forte e vigile reazione della Comunità ebraica di Trieste. Poi, divenuto Sindaco di Trieste, sorretto e spinto dalla Giunta nostalgica del Comune – anni 2007- 2010 circa – volle dedicare uno spazio della città al giornalista fascista Mario Granbassi, emblema e portavoce del fascismo locale di indubbia rilevanza (Il giornale del Guf di Trieste era dedicato al suo nome, riferimento sicuro e obbediente al regime).

Morto nel 1939 combattendo in Spagna, con le milizie del sanguinario e golpista Francisco Franco, duce della falange e dei violenti reazionari spagnoli, invocando il nome di Mussolini e di quel regime repressivo e antistorico. L’operazione riuscì, pur avendo il dissenso e la disapprovazione della cultura e della politica progressista ed illuminata di tutto il Paese. Ma la giunta retriva e nostalgica aveva la maggioranza in quei tempi e nulla si poté fare per contrastare quella dissennata decisione.
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Uno spiacevole episodio di malasanità a Trieste, città mitteleuropea

Debora Serracchiani e la sanità in Friuli Venezia Giulia
Debora Serracchiani e la sanità in Friuli Venezia Giulia
di Claudio Cossu

È stata effettuata, recentemente, una interessante indagine sui riflessi della corruzione nella sanità italiana, realizzata da “Transparency International Italia”, “Censis”, “Ispe-Sanità” e “Rissc” (vedi “Avvenire” del 7 aprile 2016, pag. 4). Come risultato, tra l’altro, è stato accertato che in 4 aziende sanitarie su 10, nel nostro Paese, si sono verificati – negli ultimi 5 anni – spiacevoli e intollerabili episodi di corruzione e, le parole sono di Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione “la sanità si è dimostrata il terreno di scorribande da parte di delinquenti d’ogni risma”.

Tale indagine ha rivelato, inoltre, che il 77 per cento dei dirigenti sanitari, ammette un pericolo di corruzione nella relativa azienda di appartenenza. Questo perché “la torta sanità” vale una cifra enorme: 110 (centodieci) miliardi di euro l’anno da cui “6 miliardi vengono sottratti – si stima – alla cure” (sempre da Avvenire del 7 aprile 2016, pag.2). Ma i guadagni illeciti, i reati di corruttela nel settore sanitario, costano cari per tutti, ma soprattutto per le classi meno abbienti, per gli utenti più anziani e malati e per i diversamente abili.

Come curare, dunque, questa disgustosa e repellente patologia, questa emorragia di denaro che colpisce ingiustamente la collettività? Ma con i risparmi, perbacco, con l’applicazione di una rigida e forte “speding review” e migliorare così, se non sanare, i bilanci delle varie Regioni. Ma la suddetta manovra finisce per colpire – peraltro – gli utenti più poveri, sprovveduti e i più deboli fisicamente.
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