Matteo Renzi

Annunci, 100 euro in busta paga e contratti: il periodo di prova passa da 3 mesi a 3 anni

di Rudi Ghedini

Annunci e rinvii, promesse e impegni personali, una strepitosa capacità di attirare l’attenzione e qualche timida ammissione di non aver potuto fare fino in fondo quello che voleva: ecco, in sintesi, la rutilante conferenza stampa di Matteo Renzi.

Sui famosi 100 euro in busta paga, la maggiore tassazione delle rendite, il taglio dell’Irap e lo sblocco totale dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, si è concentrata l’attenzione dei costruttori dell’opinione pubblica, quasi a disagio e persino intimoriti dalle scariche di adrenalina scaturite dal “corpo” del premier, con il suo eloquio rivolto direttamente agli spettatori, saltando la mediazione dei giornalisti, e quelle slides da televendita su cui è facile ironizzare, ma che non escluderei abbiano colpito nel segno.

Su un punto della complessa manovra annunciata da Renzi, invece, è rimasto un assordante silenzio. E invece si tratta del punto più concreto, immediatamente rilevante per decine, anzi centinaia di migliaia di persone: chi lavora con un contratto a termine. Cosa ha fatto il Governo? Ha esteso, di fatto, il periodo di prova da tre mesi a tre anni.

Ha effettuato una decisa liberalizzazione dei contratti di lavoro a termine: l’azienda potrà prologarli senza nemmeno specificarne la causale, gli unici limiti sono la durata massima (3 anni, appunto) e il fatto che ogni azienda non potrà avere più del 20% di occupati temporanei (in precedenza, l’asticella si fermava tra il 10 e il 15%).
Leggi di più a proposito di Annunci, 100 euro in busta paga e contratti: il periodo di prova passa da 3 mesi a 3 anni

La casa è di chi la abita - Foto di Dario BornAgain

Austerità espansiva: cronache di una manovra di classe

di Vincenzo Maccarrone

“Far parte dell’Euro implica prendere misure dure ma necessarie”.
(Y. Mersch [1], membro dell’executive board della BCE, Atene, 8 Novembre 2013)

Dopo un breve periodo di politiche espansive per far fronte alla devastante crisi economica ancora in corso, molti paesi europei hanno attuato pesanti politiche di austerità, con tagli alla spesa ed aumento della tassazione.

Per attuare questa svolta, i politici europei hanno fatto affidamento sulla produzione scientifica dei cosiddetti sostenitori dell’austerità espansiva. Se per molti e molte di noi il nome degli economisti Rehinart e Rogoff è divenuto noto, a seguito dello “scandalo dell’excel“, è in realtà un altro lavoro accademico il testo a cui si sono ispirati molti decisori. E, c’è da esserne fieri, gli autori sono entrambi italiani.

Stiamo parlando dell’articolo, datato 2010, “Large changes in fiscal policy: taxes versus spending” di Alberto Alesina e Silvia Ardagna, economisti di scuola bocconiana emigrati successivamente negli USA. La tesi di A&A è la seguente: non è affatto detto (come predicato dalla scuola Keynesiana) che politiche di austerità provochino un crollo della crescita. Secondo A&A, è possibile stimolare la crescita tramite politiche di riduzione della spesa e delle tasse, grazie all’aumento della fiducia (confidence) del settore privato provocato da queste politiche.
Leggi di più a proposito di Austerità espansiva: cronache di una manovra di classe

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi