La strategia della Variante di Castello: tagliare i tempi, aprire i cantieri

di Antonio Fiorentino

L’annosa partita dell’area a nord ovest di Firenze è giunta a uno degli snodi cruciali: l’approvazione del nuovo Piano Urbanistico Esecutivo (PUE) di Castello, variante di quello del 2005 sottoscritto da Ligresti, Domenici e Biagi, naufragato tra mille polemiche e inchieste della magistratura a conferma sia del ruolo strategico di quest’area che dell’atteggiamento subalterno e negligente con cui la locale classe dirigente, politica ed economica, ha affrontato il tema.

L’approvazione della Variante di Castello è diventata la condizione necessaria per sbloccare tutti gli altri progetti che interessano l’area, dalla cosiddetta “Cittadella Viola”, al nuovo aeroporto intercontinentale, alla terza corsia dell’autostrada, alla nuova sede della Mercafir. La questione dell’inceneritore, previsto a Case Passerini, dovrebbe essere ormai chiusa, segnando un importante punto a favore di tutti coloro, associazioni, centri sociali, comitati, che tenacemente sono riusciti a bloccarne il progetto in nome della pericolosità dell’impianto e della corretta chiusura del ciclo dei rifiuti.

Figura 1
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Firenze: una variante per la degenerazione urbana

di Ilaria Agostini

Come distruggere insieme urbs e polis. L’insegnamento della città guida del renzismo urbanistico. Ma contrastare si può passando dalla denincia all’azione. Proprio in nome della “rigenerazione urbana”, una Variante al Regolamento Urbanistico sottopone a trattamento degenerativo il corpo esangue della città storica e lo predispone a nuova speculazione immobiliare. La Variante al RU, approvata dalla Giunta e a breve in discussione consiliare, aggredisce il patrimonio edilizio storico e abolisce l’obbligatorietà del restauro sui monumenti architettonici: la loro tutela viene demandata alla libera discrezionalità della Soprintendenza, ridotta allo stremo dalla riforma Franceschini.

Nel feudo del declinante potere renziano

All’ultimo anno di mandato, la Giunta Nardella si esprime con questo pericoloso provvedimento che apre la strada agli appetiti sulle architetture monumentali del centro città e delle colline, che agevola la sciagurata vendita di edifici storici di proprietà pubblica e che, infine, legittima vecchie speculazioni bloccate dal sistema giudiziario. È l’estrema torsione amministrativa, liberista e servile, un regalo agli “investitori”, agli immobiliaristi, ai parassiti della rendita.Ma è principalmente un atto di selezione sociale.

L’accelerazione impressa dalla Variante rafforza infatti il processo di esclusione della vita civile e delle funzioni sociali dai luoghi rappresentativi della comunità cittadina, prodromo dello spossessamento degli spazi pubblici e comuni. Corrobora ulteriormente la già avviata sostituzione dei residenti con «utenti» che, dotati di notevole disponibilità economica, influiscono sull’assetto urbano senza tuttavia partecipare alla vita politica [1]. Tutta urbs niente polis, verrebbe da dire. La popolazione ideale da governare.
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Firenze-Livorno: una lettera contro la terza corsia sull’autostrada A11

del Comitato pistoiese contro la terza corsia sull’A11, con l’adesione di Grazia Francescato, Tomaso Montanari, Giorgio Nebbia e Edoardo Salzano

La scelta di realizzare la terza corsia sull’autostrada A11 poteva essere parzialmente convincente fino alla fine del secolo passato, non in questo XXI secolo in cui molte persone hanno acquisito una duplice consapevolezza: da una parte la sostenibilità ecologica (da cui dipendono i cambiamenti climatici) non consente uno sviluppismo quantitativo dei consumi di petrolio e di altre fonti energetiche non rinnovabili che aumentano l’effetto serra e dall’altra parte, in Italia più che in altri paesi, abbiamo da decenni alcuni gravi problemi che tendono ad aggravarsi:

  • Una mobilità che, dopo diversi decenni di chiacchiere, continua a rimanere concentrata sul trasporto su gomma (particolarmente inquinante per la qualità dell’aria, da cui dipende la salute e particolarmente nefasto nel contribuire all’effetto serra): anche il progetto per il raddoppio della ferrovia da Pistoia a Lucca è ben lontano dall’essere adeguatamente finanziato e rischia di non trovare le risorse finanziarie necessarie per essere portato a conclusione. Insomma, a nostro parere, è necessario che siano garantite le risorse finanziarie per realizzare una moderna metropolitana di superficie che (in un area come quella da Firenze a Lucca-Pisa-Livorno con quasi due milioni di abitanti e migliaia di imprese produttive) consenta treni veloci per i viaggiatori e magari anche per le merci destinate all’aeroporto di Pisa e/o al porto di Livorno;
  • La sicurezza del territorio da alluvioni e frane e la sicurezza sismica degli edifici pubblici e privati necessitano che siano notevolmente aumentati gli investimenti pubblici in questa direzione: sappiamo che la Regione Toscana ha finalizzato a questo problema più di quanto hanno fatto vari governi del nostro Paese, ma complessivamente siamo assai lontani dalle necessità (come sono lontani delle necessità gli stanziamenti che finora sono stati destinati a Livorno per rimediare al recente disastro alluvionale);

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La democrazia minacciata / 2

Libertà e Giustizia a Firenze
Libertà e Giustizia a Firenze
di Silvia R. lolli

(Prima parte). Rispetto alla corruzione sistemica di mani pulite, in cui c’era la soglia invisibile (al disopra di una certa soglia la corruzione è inevitabile) e che era disciplinata dalle segreterie dei partiti, oggi è cambiata la natura dei soggetti: la debolezza della politica ha reso il sistema corruttivo policentrico; la delega ai soggetti privati permette alla rete di adattarsi alle esigenze. C’è un capacità di trasformazione adattativa, la differenza dei sistemi corruttivi fra Mose (una società privata (consorzio Venezia nuova) che acquisisce poteri molto discrezionali dal pubblico (corruzione centripeta), Expo (tanti faccendieri per seguire i tanti privati – corruzione centrifuga) e Roma capitale, dove si costituisce una cooperativa di servizi da impresa criminale che può minacciare coloro che nell’ente pubblico devono rilasciare appalti per i servizi.

Questo cambiamento nella legalità dell’illegalità è documentato nell’intercettazione di Lorenzo Frigerio, già in affari negli anni Novanta; a pag. 30 dell’ordinanza di custodia cautelare si legge: “La legalità non è un valore è una condizione quindi…se tu la tratti come unico valore che un paese ha scassi tutto…bisogna trattare come legalità l’illegalità”.

Cosa possiamo fare? La corruzione si può curare con un antibiotico, ma la strategia vincente è quella di rafforzare le immunità. Allora oltre ad avere strumenti come dice Cantone simili a quelli utilizzati per la criminalità organizzata (pentiti…) occorre indirizzare più risorse pubbliche ai settori che portano ameno corruzione: scuola, ricerca, cultura e Welfare e meno alle grandi opere strutturali. Gesualdo Bufalino disse che a sconfiggere le mafie sarà un esercito di maestri elementari, di professori e anche di studenti (ai lavori della mattinata erano presenti un buon numero di studenti del Liceo classico Michelangelo di Firenze).
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Libertà e Giustizia a Firenze

La democrazia minacciata / 1

di Silvia R. lolli

Libertà e Giustizia ha ancora una volta dal 2002, momento della sua nascita, svolto il suo compito di associazione di cultura politica, in un momento in cui la democrazia si perde. Comincia ad avere una lunga storia questa associazione vigilante sulla Costituzione. Il convegno, dal titolo “La Democrazia minacciata”, aperto a Firenze il 27 febbraio all’auditorium di S. Apollinare è proseguito all’aula Battilani dell’Università di Firenze. Aula storica quest’ultima, come ha ricordato il padrone di casa, il prof. John Gilbert, rappresentante di FLC/CGIL dell’università: nel 1378 i battilani, i cardatori della lana, la cui corporazione, detti i Ciompi, aveva sede in questa chiesa decisero la rivolta chiamata appunto Il Tumulto dei Ciompi.

Oggi, dopo 637 anni questo convegno di LeG può rilanciare la democrazia. Sabato ha aperto i lavori, coordinati dal proponente Paul Ginsborg, Gustavo Zagrebelsky con la relazione “Tempi esecutivi?”. A lui sono seguite altre due relazioni (dovevano essere tre, ma Stefano Rodotà purtroppo non ha potuto essere presente e spiegarci l’attuale “Lotta per i diritti”): l’europarlamentare Barbara Spinelli “Il vuoto democratico dell’Unione Europea” e Tommaso Fattori direttore di Transform!Italia che ha descritto le “Forme della postdemocrazia in epoca di austerità”.

Il giorno dopo ci sono state vere e proprie lezioni e si sono analizzati i vari aspetti che ci stanno portando verso una società meno democratica con i pericoli che si stanno delineando, anche a causa della corruzione sistemica, sia con l’ennesima riforma Costituzionale sia con la legge elettorale, ma passando dal servilismo dell’informazione e dei media: Alberto Vannucci “La corruzione e la sopravvivenza affannata della democrazia italiana dal Mose a Roma capitale”; Nando Dalla Chiesa “Giustizia e democrazia: la questione italiana”; Arianna Ciccone e Fabio Chiusi “E-democracy: la politica 2.0 alla prova dei fatti”; Lorenza Carlassare “L’attacco alla Costituzione”; Marco Travaglio “Il servilismo dell’informazione nella crisi della democrazia”; Paul Ginsborg “Democrazia, passioni, vita familiare”; il convegno si è conscluso con una tavola rotonda partendo da libro di Donatella Della Porta “Can Democracy be saved” con sandra Bonsanti, Gustavo Zagrebelsky, sergio Labate e Elisabetta Rubini Tarizzo.
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Eataly raccontata da dentro: un’inchiesta dei lavoratori

Eataly e i lavoratori
Eataly e i lavoratori
degli scioperanti di Eataly-Firenze

1. La nuova apertura di Eataly a Firenze, ossia sul come ci hanno divisi

Eataly Firenze apriva i battenti il 17 Dicembre 2013, in grande stile. In occasione dell’inaugurazione il Sindaco Renzi, intimo amico del Farinetti, tesseva le lodi dell’iniziativa imprenditoriale, senza preoccuparsi minimamente del fatto che i 131 lavoratori al tempo occupati, erano stati quasi tutti assunti tramite agenzie interinali (OpenJob e Adecco, come nelle altre città d’Italia dove Eataly è tuttora presente), con contratti a scadenza, di un mese circa. I lavoratori più “stabili”, erano già stati formati nei negozi di Genova, Roma o Bari. Della situazione di estrema precarietà (e di illegalità) in cui versava allora il personale, non si curò neanche la Filcams-CGIL, perché tutto tacque, nonostante l’organizzazione sindacale, già nei mesi precedenti, avesse partecipato a dei tavoli con l’azienda per far sì che il nuovo negozio assorbisse gli ex librai e baristi delle libreria Edison e Martelli.

La strategia di Eataly, quando c’era in ballo l’apertura di un nuovo punto vendita, è stata all’incirca la stessa in tutte le città: dapprima si progettava il trasferimento di un gruppo di responsabili (uno per reparto) selezionati negli altri punti vendita; successivamente si formava un piccolo nucleo di occupati “interni” ad Eataly e da essa direttamente formati (con contratti a tempo determinato della durata massima di un anno); si passava infine all’accaparramento di un numero elevato di interinali, da selezionare mese dopo mese. Questa è una formula che si fonda giuridicamente sulla definizione che Eataly dà delle sue nuove aperture: Start-Up, ossia un’impresa creata per favorire lo sviluppo di attività innovative. Su questo punto torneremo più avanti.
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Firenze, famiglie accolgono inquilini in difficoltà: una stanza in cambio di aiuto per le bollette

La casa è di chi la abita - Foto di Dario BornAgain
La casa è di chi la abita - Foto di Dario BornAgain
di Redattore Sociale

Sono circa 100 gli inquilini a Firenze che hanno aperto le loro case gratuitamente a persone o famiglie in difficoltà. È successo grazie al progetto ‘Abitare solidalÈ promosso da Auser Abitare Solidale, che crede fortemente in questo progetto. “Tra il proprietario dell’appartamento e il nuovo inquilino c’è un rapporto di reciprocità – ha detto il responsabile del progetto Gabriele Danesi – Il primo offre gratuitamente una o più stanze del suo immobile, il secondo aiuta il proprietario nella cura della casa pagando le bollette”. Questa mattina si è parlato di queste tematiche in un convegno all’auditorium Sant’Apollonia di Firenze.

Un progetto in cui crede anche la Regione Toscana: “Questi numeri – ha detto la vicepresidente e assessore al welfare Stefania Saccardi, presente al convegno – confermano l’importanza di questo progetto, è un modo innovativo e originale per dare risposte all’emergenza abitativa”. Ecco perché l’amministrazione regionale “intende sostenere questo progetto, anche economicamente, affinché si possa estendere in tutta la regione”. La vicepresidente Saccardi ha annunciato anche altri interventi in tema casa: “Abbiamo intenzione di utilizzare gli immobili privati invenduti in case popolari attraverso accordi con tra pubblico e privato”.
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Immigrazione: la parola adesso è presa

Associazione Prendiamo La Parola
Associazione Prendiamo La Parola
di Francesca Materozzi

L’invito, fatto dall’associazione Prendiamo la Parola, era rivolto alle associazioni di migranti e di persone di origine migrante, le associazioni antirazziste e non solo, le organizzazioni laiche e religiose, i movimenti, sindacati e partiti. Lo scopo era fare una riunione per “definire e costruire collettivamente una manifestazione nazionale per condividere una battaglia di civiltà”. La data era stata stabilita per il 6 luglio, presso il dopolavoro ferroviario in via Alemanni, a Firenze.

Malgrado il caldo, le molte iniziative previste in questo fine settimana proprio in tema immigrazione, molti hanno risposto all’invito. Nella saletta infatti, le sedie erano tutte occupate e gli sguardi attenti mentre Mercedes Frias, presidente dell’associazione, introduceva la riunione e Edda Pando sintetizzava i punti su cui si sarebbe sviluppata. Il tutto si condensava in 3 domande secche: la disponibilità dei presenti a dar vita ad una convergenza di soggetti, la definizione dei contenuti su cui aggregarsi, le azioni da mettere in campo.

Per tutta la mattinata i presenti: esponenti di movimenti, associazioni, partiti e sindacati, ma anche semplici attivisti, si sono confrontati su questi temi. Nel pomeriggio sono state tratte le conclusioni che hanno portato a convergere sulla proposta rivolta anche ai tanti soggetti non presenti, di indire una manifestazione nazionale in autunno. Si tratta di un progetto che vuole essere di stimolo e aperto in modo da favorire lo sviluppo della coscienza civile, della difesa non solo dei migranti ma per la totalità dei cittadini. Nella quasi totalità degli interventi si è parlato di “necessità” di un percorso di convergenze perché ognuno dei soggetti, da solo è destinato alla sconfitta. Alcuni hanno sollevato la criticità nei rapporti con il governo, altri la necessità di acquisire credibilità e valore ottenendo quei risultati finora mai ottenuti. Si è giunti ad un punto di equilibrio definendo il “campo delle convergenze” come un terreno in cui nessuno deve rinunciare alla propria specificità e alla propria autonomia e in cui non si deve necessariamente trovare accordo su tutto.
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Forum nazionale per una nuova finanza pubblica e sociale

Se il debito è mio me lo gestisco io: verso il Forum della finanza pubblica di Firenze

di Alessandra Fava

“Se il debito è nostro riappropriamocene. Vogliamo gestirlo. Che ci spieghino da che cosa è generato”: Marco Bersani, tra i fondatori di Attac Italia, prende la questione di petto. Lo fa con la solita passione e informazione scientifica che contraddistingue da sempre le sue battaglie e ne lancia una nuova: quella per una finanza pubblica a partire da un audit popolare. Se ne discuterà il 13 aprile al Forum nazionale per una nuova finanza pubblica e sociale promossa da una rete di associazioni, a Firenze. Bersani ha parlato per un paio d’ore al circolo Zenzero di Arci, a Genova. Abbiamo trasformato il suo intervento in domande e risposte.

Iniziamo dall’attualità e dalla crisi di Cipro, che lettura dai?

“Noi continuiamo a dare fiducia a un modello economico che dimostra talmente tante inefficienze da pensare di abbandonarlo. I dieci milioni a Cipro per l’Europa sono un inezia e invece il sistema va nel panico. Conviene ricordare che la Bce ha dato mille miliardi alle banche con tassi dell’1 per cento. È che il messaggio che passa anche in Italia è un po’: facciamo i bravi per mitigare la rabbia e la collera degli dei antichi quando siamo di fronte a esponenziali differenze sociali con un pianeta diviso in due dove le uniche cose che circolano liberamente sono I capitali finanziari. La finanza che fa dodici volte il Pil mondiale è fuori controllo. E quindi in discussione ora c’è la democrazia in sè. Perché se vi devo espropriare di tutto, non vi devo lasciarvi margini di protesta”.
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Vittime - Foto di Federica Pezzoli

Le associazioni vittime al futuro parlamento: “Siamo motore democratico, ascoltateci”

di Giaime Garzia

Hanno il loro candidato al parlamento, Paolo Bolognesi, come già in passato ebbero Daria Bonfietti, la presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di Ustica che dal 1994 al 2006 fu prima alla Camera e poi 2 volte al Senato. Ma se anche il presidente dei familiari del 2 agosto 1980, in corsa da indipendente nelle liste del Pd, non ce la facesse nella competizione elettorale per le politiche, “noi perseguiremo comunque i nostri scopi rivolgendoci sempre alle istituzioni”.

Ad affermarlo è Manlio Milani della Casa della Memoria di Brescia che riunisce le vittime della strage di piazza di Loggia del 28 maggio 1974. E mentre parla, fa segno di assenso Roberto Della Rocca, vicepresidente dell’Aiviter (l’Associazione italiana vittime del terrorismo), e tutti i loro colleghi, quelli che rappresentano feriti e familiari di chi morì in altre stragi, dall’Italicus del 1974 al Rapido 904 del 1984 passando per piazza Fontana del 1969 e per l’attentato di via dei Georgofili del 27 maggio 1993.

Si sono riuniti a Bologna presso la sede dell’Unione vittime per stragi per presentare alla stampa il loro programma per il 2013. Un programma che va dalla piena attuazione della legge 206 del 2004 su risarcimenti, sanità, previdenza e gratuito patrocinio all’abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo. E poi ecco che compare una lista di punti da portare avanti come l’informatizzazione degli atti giudiziari e la messa a disposizione di quelli della commissione stragi, contributi pubblici alle associazioni vittime per le loro attività statutarie (come andare nelle scuole a parlare ai ragazzi) o la reintroduzione dell’osservatorio sulle vittime di reato.
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