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Landini: una nuova confederalità per tutto il lavoro

Maurizio Landini

di Tommaso Cerusici

Quali novità mette in campo questo congresso? Parlo esplicitamente di novità visto che, a differenza di quelli del 2010 e 2014, si sta andando verso una costruzione unitaria del percorso congressuale…

In primis sicuramente quella di allargare la partecipazione attraverso il metodo di costruzione delle proposte. Per la prima volta nella nostra storia non è una commissione politica nazionale di 50 persone che decide le linee di discussione per delegati e iscritti, ma si è definita una traccia che è stata poi sottoposta alla discussione e alle eventuali proposte e modifiche del gruppo dirigente diffuso, cioè alle assemblee generali delle categorie ad ogni livello: territoriale, regionale e nazionale.

Questo ha determinato che circa 20.000 persone, cioè il gruppo dirigente diffuso – di cui la maggioranza delegati in produzione – ha potuto prima conoscere e poi discutere le proposte che la Cgil intende mettere in campo. Questo è sicuramente un processo democratico e importante che ha riscontrato un consenso molto diffuso. Credo non debba rimanere semplicemente un metodo utilizzato per il congresso ma che possa invece diventare lo strumento con cui – per esempio annualmente – verificare e definire quello che si sta facendo territorio per territorio, così come le azioni dell’organizzazione e le pratiche contrattuali.

Rinaldini: “Marchionne? Ha sacrificato la Fiat per salvarne i padroni”

di Gabriele Polo

“Marchionne non ha salvato la Fiat, l’ha sacrificata per salvarne i proprietari. Del resto era stato assunto per questo, quindi ha fatto un ottimo lavoro, dal punto di vista degli eredi Agnelli”. Gianni Rinaldini fa uno sforzo di laicità: dopo il lutto per l’uomo, l’ex segretario generale della Fiom prova a superare la generalizzata santificazione del manager, fornendo il proprio punto di vista su chi è stato sua controparte e trarre un bilancio sugli esiti industriali, sindacali e sociali della fu maggiore impresa privata italiana targata Torino; ora gruppo americano con la testa a Detroit, quotata a Wall Street, sede legale ad Amsterdam e fiscale a Londra: “Assunto per gestire l’uscita della Fiat dall’auto, evitare il fallimento del gruppo che avrebbe travolto gli Agnelli – più di cento eredi, divisi in numerose famiglie e importanti cognomi – e arrivare al pareggio di bilancio, Sergio Marchionne ha svolto fino in fondo il compito che gli era stato assegnato. Salvando Exor, i suoi azionisti. E la Chrysler, grazie a Obama. Per poterlo fare ha sacrificato la Fiat, penalizzato gli stabilimenti italiani e soprattutto i suoi operai”.

Marchionne arriva in Fiat nel 2003 e diventa amministratore delegato nel giugno 2004, dopo la morte di Umberto Agnelli e lo scontro della famiglia con Morchio che voleva diventare presidente oltre che a.d. del gruppo. Da allora è stato anche la tua controparte. Che impressione ne hai tratto?

Marchionne: la resistenza della Fiom fu eroica. E vincente

di Piergiovanni Alleva

Anch’io ho un’immagine e un ricordo preciso dell’era Marchionne, morto oggi, mercoledì 25 luglio, ed è quello dell’uscita, con gli scatoloni in mano, dei delegati della Fiom dallo stabilimento della Magneti Marelli di Bologna. Il sindacato da sempre maggioritario, e di gran lunga, in questo storico stabilimento, veniva letteralmente cacciato dalle salette riservate ai sindacati. Salette riservate non da anni ma da decenni ormai all’attività sindacale, e questo indiscutibilmente era il simbolo, almeno per me e per altri operatori giuridici e sociali, dell’era Marchionne. Come si era potuto arrivare a tanto?

Vi si era arrivati da una parte attraverso una furba e causidica interpretazione dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori che consente ai sindacati firmatari di contratti collettivi di formare Rsa e dall’altra da una precisa e algida volontà di prevaricazione da parte dei vertici della Fiat appoggiati dalla quasi totalità di commentatori e di operatori politici.

Detto in breve: poiché l’articolo 19 dello Statuto dava diritto a una presenza organizzata in azienda ai sindacati che si erano conquistati un contratto collettivo, ragionando al contrario, questa presenza non poteva più essere accordata a un sindacato che avesse rifiutato di firmare il classico accordo bidone offerto dall’azienda ad altri sindacati e da essi accettato.

I diari di Bruno Trentin: il racconto di un periodo cruciale

di Luigi Agostini

La pubblicazione dei Diari di Bruno Trentin rivestono una straordinaria importanza. Per ieri e per oggi. Gettano un fascio di luce su un periodo cruciale, su orientamenti e scelte che hanno inciso e continuano a incidere in profondità sulla realtà italiana, dal ruolo e dal peso che nella storia del Paese hanno svolto e svolgono grandi organizzazioni di massa. Tra cui, indubitabilmente la Cgil.

I diari rappresentano un documento teorico, un itinerario strategico, in un frangente altamente drammatico: il collasso dell’Urss, lo scioglimento del PCI, la crisi italiana, la crisi di direzione della Cgil. Rappresentano anche un romanzo di vita e insieme ritratto della personalità intima dell’uomo: un uomo tormentato e in ricerca, ma profondamente solo, quasi esterno/estraneo alla propria organizzazione; nei diari – sorprendentemente per me-, non emerge mai, in termini psicanalitici, un riconoscimento dell’Altro e delle sue Ragioni, in uno stile polemico in cui il contradditore, interno o esterno alla Cgil viene normalmente declassato e moralmente squalificato. Sia, sia si tratti di Del Turco o Garavini, di Carniti o di Carli o Amato o Benvenuto. Per non dire del continuamente vituperato Bertinotti.

I diari sono concentrati su uno straordinario appuntamento dell’Uomo con la Storia. Un romanzo di vita di un dirigente straordinario, simbolo dell’autunno caldo, della FLM (il più grande incontro di massa della storia italiana tra forze cristiane e forze di orientamento socialista), del sindacato dei consigli; Un dirigente di primo piano della più grande macchina politica dell’occidente, il PCI togliattiano: non per caso riposa per sempre al Verano accanto ai massimi dirigenti del PC.

Francesca Re David: prima donna al vertice Fiom

di Massimo Franchi

La notizia della giornata sindacale è arrivata dalla Cgil. Con la conferma dell’anticipazione data da Il Manifesto nel giorno della manifestazione di piazza San Giovanni. A sostituire Maurizio Landini alla guida della Fiom sarà Francesca Re David (nella foto), a lungo segretaria nazionale e molto vicina al leader dei metalmeccanici. Una continuità sindacale che però diventa storia: per la prima volta una donna guiderà una federazione dei metalmeccanici, rompendo i 16 anni di dominio reggiano (sia Landini che il predecessore Rinaldini vengono dalla terra di Prodi) portando una romana alla carica che fu di Bruno Trentin e Claudio Sabattini.

Se il passaggio di Landini a segretario confederale verrà ratificato dall’Assemblea generale della Cgil del 10 e 11 luglio, due giorni sarà l’assemblea della Fiom a eleggere Re David sempre su proposta di Susanna Camusso. Se si tratterà di un traghettamento fino al congresso del 2018 o di una leadership più lunga dipenderà molto anche dal contesto esterno in Cgil. Quello che anche Susanna Camusso chiama «percorso unitario» che va a superare le divisioni del congresso 2014 dovrà reggere alla prova delle tante anime della Cgil, dai riformisti ai pensionati.

Stefano Rodotà: tutti a fingere di non ricordare quando stringeva lo striscione della Fiom

di Loris Campetti

Della terna regalataci dalla Rivoluzione francese il nostro tempo salva ben poco. Certamente la libertà, ma solo quella intesa come il diritto delle merci e dei capitali di viaggiare liberamente; quanto agli umani, meglio che se ne restino a casa loro. Della fraternità resta ben poco, solo un accenno nella versione caritatevole, con il ricco buono che aiuta il povero, ma a condizione che anche lui sia buono.

Via la solidarietà di classe perché il conflitto non deve più essere tra il basso e l’alto, bensì tra coloro che soffrono giù in basso. Te la do io, allora, la fraternità. E che vogliamo dire dell’uguaglianza? Meglio tacere, al massimo possiamo prendercela con i politici che sono tutti uguali in quanto tutti ladri (salvo i politici che ci attizzano contro i politici che son tutti ladri). È normale, invece, che Marchionne guadagni 500 volte più di un operaio della Fiat. L’uguaglianza è stata sepolta dalla competizione che dev’essere praticata con cattiveria (guai al buonismo, o alla bontà che dir si voglia) al piano terra.

Siccome questo insegna il nostro tempo, è logico che di un personaggio straordinario come Stefano Rodotà si ricordi soltanto ciò che non è troppo incoerente con tale scenario. Rodotà? Un collaboratore prestigioso di Repubblica. L’uomo dei diritti civili, il garante della privacy. Al massimo, il tutore della Carta costituzionale, ma questo aspetto del suo impegno un po’ infastidisce il più grande giornale italiano: anche i migliori, a volte, sbagliano.

Michele De Palma: “La Fiom mette Fca sotto inchiesta”

di Tommaso Cerusici

Nel 2017 prende avvio la ricerca su Fca e Cnh promossa dalla Fiom nazionale insieme alla Fondazione Claudio Sabattini, con la collaborazione della Cgil nazionale e della Fondazione Di Vittorio. Su ragioni e obiettivi di questa ricerca, alla situazione attuale nel gruppo Fca e Cnh abbiamo intervistato Michele De Palma, Responsabile settore automotive della Fiom nazionale.

Perché come Fiom avete deciso di dare il via ad una ricerca su Fca e Cnh?

Perché per guardare al futuro bisogna aver chiara la situazione attraverso un bilancio. L’inchiesta sul mondo Fca e Cnh è fondamentale se si vuole davvero decidere con i lavoratori. Dal 2011 – cioè dall’entrata in vigore del contratto collettivo specifico di lavoro con la conseguente esclusione della Fiom dagli stabilimenti, alla presentazione del piano industriale e finanziario da parte dell’amministratore delegato Marchionne – tante cose sono cambiate e vogliamo fare il punto della situazione per capire come le lavoratrici e i lavoratori hanno vissuto questi anni e quali sono gli elementi sui quali investire la nostra iniziativa di carattere sindacale e contrattuale per il futuro.

Perché il 2018 è un anno cruciale: c’è una precisa coincidenza che è data dalla scadenza del piano industriale e occupazionale, dalla scadenza del contratto collettivo specifico di lavoro e dalla scadenza, in alcuni degli stabilimenti più importanti, degli ammortizzatori sociali. Infine, anche gli assetti proprietari e finanziari sembrano essere in evoluzione, detta in modo semplice: sarà ancora Marchionne l’amministratore delegato? Fca venderà degli asset o finirà in un processo di fusione? Con quali effetti industriali e occupazionali? L’incrocio di tutti questi fattori e delle incognite determina per noi un’evidente evoluzione nel conflitto di questi anni, per continuare ad avere uno sviluppo industriale ed occupazionale e uno spazio di contrattazione democratico per i lavoratori.

Francesca Re David (Fiom): “Un contratto riconquistato grazie all’unità dei lavoratori”

Francesca Re David

Francesca Re David

a cura di Tommaso Cerusici

Con il referendum del 19-20-21 dicembre 2016 i metalmeccanici hanno approvato, con l’80% dei voti a favore, il nuovo contratto di categoria. Un contratto unitario, che ha visto circa 350 mila lavoratori partecipare alle consultazioni. In merito al recente accordo unitario per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici, Tommaso Cerusici ha intervistato per Inchiesta Francesca Re David, segretaria generale della Fiom di Roma e del Lazio e presidente del Comitato Centrale della Fiom.

Qual è la genesi di questo contratto?

Il contratto nasce con due piattaforme sindacali distinte, quella della Fiom da una parte e quella di Fim e Uilm dall’altra. A queste due va aggiunta la proposta di Federmeccanica, chiamata “rinnovamento contrattuale”, proprio per dare l’idea di un’ipotesi di cambiamento totale della struttura del contratto nazionale. Queste erano le premesse e, invece, oggi siamo di fronte ad un accordo unitario, sottoposto all’approvazione dei lavoratori tramite il voto.

È la prima volta che un contratto nazionale parte con due piattaforme separate e si conclude con un accordo unitario. Noi veniamo da 15 anni di intervalli tra accordi separati e accordi unitari (negli ultimi 8 anni sempre e solo accordi separati), quindi da un situazione estremamente complessa.

Claudio Sabattini: una tesi, alcune lezioni

Claudio Sabattini

Claudio Sabattini

della Fondazione Claudio Sabattini

A tredici anni dalla scomparsa di Claudio Sabattini, la Fondazione che porta il suo nome e MetaEdizioni, pubblicano la versione on line della sua tesi di laurea, Rosa Luxemburg e i problemi della rivoluzione in occidente (l’edizione cartecea è del 2006 ed è esaurita).

Non è solo un’occasione per ricordare il dirigente sindacale – segretario generale della Fiom dal 1994 al 2002 -, il compagno, l’amico. È soprattutto un modo per riprendere il filo di un discorso utilizzando un lavoro che della tesi di laurea ha solo l’involucro quasi occasionale, ma che è caratterizzato dalla ricerca militante e dalla passione politica. Il “fine” è tutt’altro che accademico – fin dal titolo – e l’impianto è del tutto coerente e interno al contesto in cui la tesi viene presentata.

Siamo nel 1970, Claudio è appena stato eletto segretario generale della Fiom bolognese – dopo anni di lavoro in Cgil e di militanza nel Pci; alle spalle ha il ’68 studentesco, di fronte un “rivolgimento” sociale e soprattutto operaio che apre la strada alla stagione dell’autonomia di classe. E, allora, i “problemi della rivoluzione in occidente” non sono un richiamo all’ortodossia marxista ma il concreto interrogarsi sulle questioni basilari dei rapporti di produzione, delle relazioni sociali e dei suoi conflitti, del potere che si contrasta e di quello che si costruisce in questo contrasto conflittuale.

Morti sul lavoro, morti di lavoro

Morti sul lavoro

Morti sul lavoro

di Gianfranca Fois

Nei giorni scorsi la Saras ha risarcito in sede civile la Fiom per la morte di tre operai avvenuta il 26 maggio 2009 per intossicazione mentre effettuavano un intervento di desolforazione in una cisterna della raffineria. La cifra è stata devoluta dalla Fiom per la realizzazione dell’insonorizzazione della sala di registrazione nel Parco comunale della musica “26 maggio” a Villa S.Pietro, paese d’origine dei tre operai.

Ma purtroppo dei morti sul lavoro non si parla quasi più così come di sicurezza sul lavoro. In un tempo in cui i diritti dei lavoratori vengono smantellati punto per punto, sembrano essere diventati argomenti obsoleti, ostacolo per il dispiegamento delle potenzialità di imprese, società, multinazionali. Conquistano l'”onore” della prima pagina solo quando le morti interessano almeno tre o più lavoratori contemporaneamente.

Eppure le morti sul lavoro non sono diminuite come facevano supporre i dati Inail del decennio 2005- 2014. Infatti questi dati tengono conto solo degli iscritti all’Istituto, non contano cioè chi ha una diversa assicurazione, chi lavora in nero, i vigili del fuoco, gli appartenenti alle forze dell’ordine, quanti perdono la vita in itinere, spesso a causa della stanchezza accumulata per turni troppo lunghi, per lo stress e la fatica del lavoro.

Nonostante ciò anche l’Inail nel 2015 ha registrato un aumento di morti sul lavoro a fronte di una diminuzione di incidenti, ma il dato preoccupante è che su un certo numero di infortuni mortali denunciati l’Istituto ne riconosce un numero decisamente inferiore. Ad esempio nel 2014 ci sono state 1107 denunce per infortunio mortale, gli infortuni mortali riconosciuti sono stati 662 mentre 26 sono in istruttoria.